giovedì 20 dicembre 2012

Inspiegabilmente

Ascolto lei.
E all'improvviso c'è il sole. C'è una panchina piena di scritte. C'è una risata, in sottofondo. C'è una focaccia calda e salata. E il suo primo, piccolo sorriso. C'è una corsa affannata. Ed erba bagnata. Ci sono parole mai dette. E altre, dette troppo forte. C'è un silenzio da rompere. E qualche film da guardare. C'è una voce, nel buio. Che vuole essere ascoltata. Ma non ci riesce mai. C'è aria di sfida. E odore di fango. C'è un portone rotto. E un divano per cinque. Ci sono mani che tremano. Ed altre, che tirano schiaffi. Incontrollabili. Ci sono pensieri dimenticati. E paure che non passano. C'è il rumore dei pattini sull'asfalto. E i suoi capelli lunghi che si intrecciano ai miei. C'è un bicchiere pieno. E la voglia di chiudere gli occhi e non svegliarsi più. C'è il campanello che suona. E la musica alta. Così alta che io no. Non lo posso sentire.
E poi il buio. Le mani nascoste nelle maniche della giacca. Il naso freddo. Il culo bagnato. Gli occhi chiusi. Il silenzio. E una voce. La mia. Che segue il tempo, nella mia testa. Sempre la stessa canzone. Sempre la stessa. Fino a che non c'è più fiato. Fino a che non sorge il sole. E possiamo ricominciare a ridere. Per un po'. Fino a quando, voltandomi. Non vi vedrò più.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

mercoledì 19 dicembre 2012

Sono senza parole.

Ma sono qui.
Sono sempre stata incostante. E' una parte di me che non credo di poter cambiare. Forse nemmeno voglio farlo.
Le giornate volano così.
Le lascio andare come se non me ne importasse niente. Come se andasse bene così.
In realtà non va bene un cazzo. Vado bene solo io. Nonostante quegli sguardi. Nonostante quei pensieri. Che dovrebbero essere nascosti. Sotterrati. Murati vivi. E invece sono qui. Davanti a me. E mi fissano. Pensano di potermi sorprendere. Pensano di potermi ferire. Non hanno capito niente. E' evidente.
Ma io sono immune, a tutto questo. Loro non sanno. Non sapranno mai. Solo io so.
So cose che non vorrei sapere.
So cose che non dovrei sapere.
So che, comunque. Qualcosa dovrà pur succedere. Altrimenti.
Altrimenti è come se non fossi qui. Come se non ci fossi mai stata.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

venerdì 14 dicembre 2012

Mi ricordo

Che da bambina chiudevo gli occhi, univo le mani e pregavo Dio.
Gli chiedevo di non farmi prendere brutti voti a scuola. Così papà non si sarebbe arrabbiato. E magari per una volta non mi avrebbe tirato le orecchie.
Gli chiedevo di non far morire mai i miei genitori.
E di non far venire il terremoto. Perché mi faceva paura. Quella crepa sul soffitto di nonna mi teneva sveglia la notte. Mentre lei russava e rigirava il corpo nel letto. Col suo rosario appoggiato sul comodino. Che le dava un senso di pace. O almeno io credevo così.
Poi una sera qualcosa è cambiato. Stasera mi spieghi quella telefonata in bagno. Ha detto lei, dandogli le spalle. E niente è stato più come prima.
Nonna mi fissava, com sguardo severo. E io facevo finta. Perché le preghiere non le volevo dire più. Dio non era più mio amico. O forse non l'era stato mai.
Perché tutto si stava sgretolando. E niente avrebbe cambiato le cose. C'erano pagine di diario bagnate dalle lacrime. E nessuno più ascoltava. Ognuno guardava dritto davanti a sé. Solo io non riuscivo a farlo. Perché davanti a me non vedevo niente. E questo faceva rabbia. Tanta rabbia.
Dove sei, Dio? Lo chiamavo. Lo insultavo. E gli chiedevo come poteva permettere che succedessero certe cose. Se sei così onnipotente, com'è che te ne stai lì a guardare? Com'è che tanta gente muore? Com'è che ci sono le guerre? Com'è che tante persone non hanno da mangiare? Com'è che la mia vita fa schifo?
E' per il libero arbitrio, dicevano loro.
Vaffanculo, rispondevo io. Inventatene una migliore. Che questa a me fa proprio cagare.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

giovedì 13 dicembre 2012

Devo ancora riprendermi


Lo ammetto. Il weekend alcolico e senza sonno mi ha devastata fisicamente e psicologicamente. Ho recuperato solo ieri l'uso della parola. E solo stamattina mi sono ricordata che mi chiamo Ade, ho venticinque anni, ho un gatto e un fidanzato. Insomma. Se volete i particolari succosi del fine settimana, li trovate qui. Che io zero sbatti.
E niente. Ieri è venuta a trovarmi lei.
E ci siamo volute subito bene.
 

 
Ma non poteva essere altrimenti. Ecco. Siccome ho da lavorare e Il Disturbatore mi parla imperterrito da un quarto d'ora infischiandosene bellamente del fatto che io stia facendo altro e non stia per niente ascoltando le sue cazzate, vi abbandono con una carrellata di immagini.
Tornerò. Forse. Ma non stasera. Perché c'è il Milan. Eh.



Le sfogliatine che ho amorevolmente preparato per Alle.

La torta (buonissima) gentilmente offerta dalla coinquilina di Alle.

"Volemose bene". Indovinate con chi?


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato



lunedì 3 dicembre 2012

Paco


Miagolava forte. Pioveva. E tutti gli passavano davanti, buttando giusto uno sguardo nella sua direzione.
Paco, strofinava il muso sulle mie gambe. Poi, con un balzo, eccolo sulle ginocchia che tremava. Chissà, forse sarebbe andato tutto bene. Questa volta.
Paco, sotto all'ombrello. Accovacciato su di me, che gli parlavo. E gli dicevo che presto tutto sarebbe cambiato. Che non avrebbe più fatto così freddo. Che non ci sarebbe più stato l'asfalto duro e umido a spezzargli le unghie. Che la vita non sarebbe più stata così difficile. Una pazza, insomma.
Paco. Le sue ferite. Quei dentini spezzati. E quelle cicatrici che forse un giorno potrà dimenticare di avere.
Paco. Annusa dappertutto. Esplora ogni angolo. E, piano piano, noi impariamo che a Paco piace:
Il suo tiragraffi di cartone.
Mangiare.
Il mio divano rosso.
Dormire in mezzo a noi.
Mangiare.
Miagolare per attirarsi le coccole.
Seguirci per tutta la casa.
La sua sabbietta.
Mangiare.
Fare le fusa.
Fare gli occhietti languidi.
Stare in braccio.
La mia ombra mentre faccio colazione.
La freccetta del mouse.
Mangiare.
Il mio divano rosso.
Rispondere con un miagolino quando gli dico qualche cosa.
Strofinare il muso sulle mani.
Farmi lo sgambetto.
Giocare con i pezzetti di crosta della pizza.
Mangiare.

P.S.
Grazie, gente. Per il vostro supporto tecnico.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

giovedì 29 novembre 2012

Perché lo sappiate


 

Nella dimora di Ade c'è un nuovo inquilino. Sì. Quello che vedete qui sopra spiattellato sul mio divanozzo rosso che vi guarda con certi occhioni. Lui (che per qualche ora è stato anche una lei. causa ignoranza generale sulle sembianze dei genitali felini castrati. e io ho anche fatto la figa sui vari social network presentando "la mia nuova gattina Jenna". son cose.) non ha ancora un nome. Perché io e Mr. Ade abbiamo opinioni contrastanti. Il fatto che alla fine sceglierò io è abbastanza palese. Però voglio dargli l'illusione di avere possibilità di scelta. E quindi vi propongo un sondaggio. I nomi papabili sono:

-Paco (proposto dal Disturbatore)
-Marte (perché l'ho trovato Martedì)
-Silvestro (perché è bianco e nero)
-Rocky (la scelta di Mr. Ade. se mi volete bene vi prego di stroncarlo sul nascere. grazie)

Sono comunque aperta (che detta così potrebbe anche suonare male) a nuove proposte.
Insomma. Quando il mio patonzolo avrà un nome (cosa che spero avverrà entro stasera), vi racconterò la sua storia figherrima. O per lo meno. La sua storia dal momento in cui i nostri sguardi si sono incrociati, su quel ponte pedonale. Che tenerezza.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

giovedì 22 novembre 2012

Scrivere digitando i tasti a caso

Sperando che il tastierino intelligente prima o poi capisca cosa voglio dire. E lo dica. Anzi lo scriva. Che alla fine quello è il suo dannatissimo compito. Che cazzo. Che tutti lo odiano. Povero cristo. Che la maggior parte delle volte scrive cose che non esistono proprio. Usa termini che io manco per niente. E mi fa perdere il filo dei discorsi. Però io gli voglio bene. Nonostante tutto. Perché a volte lui mi ascolta. E capisce le mie priorità. Come quando mi tiene in memoria le parolacce peggiori. Cosicché io non debba faticare a riscriverle continuamente. Insomma. Io non lo abbandonerò. Perché, in fondo, sono una brava persona. E niente. Tutto questo per dirvi che oggi sono felice. Che ieri sera sono andata a dormire strafatta come neanche dieci anni fa. Che Mexes ha fatto un goal che mamma mia. Che il mio vicino interista ci ha sentiti urlare come non succedeva da troppo tempo. E ha pensato, cazzo. Ma tu guarda cosa mi doveva capitare. E ha messo a letto il suo bambino interista dicendogli "tranquillo, tra poco sarà tutto finito, dormi." Che ho scritto un capitolo del romanzo e questo mi rende euforica al punto che stamattina quando hanno passato Maria dei Blondie ho ballato saltellando sui miei nuovi stivaletti rossi. Felice. Perché ho scoperto che anche con il nuovo taglio posso farmi i capelli così. Eccheccazzo. Son soddisfazioni. O no?



 

Dimenticavo. Il professore ha il mio primo libro. Finalmente. E io aspetto con ansia la sua opinione. Senza la quale io proprio no. Non mi sentivo pronta. A spedire il tutto in mani sconosciute. Vi aggiorno.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

mercoledì 21 novembre 2012

Pesto di foglie di sedano


E niente. Immagino che ormai abbiate capito che ultimamente testa per scrivere zero. Tant'è che me ne sto qui a casa, davanti al pc. Con le cuffie e la musica a tutto volume. A friggermi il cervello cercando idee per non lasciare il secondo romanzo fermo a venti pagine. Cosa che non mi riesce affatto. Con immenso giramento di coglioni a nastro. Ecco. Che mi sembrava strano di essere arrivata a quattro righe senza imprecazioni. Insomma. Siccome in questi giorni ho dato cene come se piovesse, ho sperimentato qualche ricetta. Tipo questa. Che è una di quelle cose che mi vengono un po' così. Perciò immaginatemi in piedi nella mia cucina a fissare questo enorme cespuglio di foglie di sedano e a domandarmi come evitare di farle finire in spazzatura. Fatto? Sì. Sono quella con la kefiah, le calze rosse e la faccia sfatta. Già. Comunque. Questa crema l'ho proposta alla cena di Sabato scorso come accompagnamento per verdure fresche (finocchi, carote e roba così) o da spalmare su crostini di pane caldo. Però non mi dispiacerebbe provarla come condimento per la pasta. Cosa che probabilmente farò. Ma non stasera. Perché c'è il Milan. E perché non ho assolutamente voglia di alzare il culo dalla sedia e fare qualcosa di costruttivo. Si era capito?

Ingredienti:
  • una decina di noci
  • un mazzo di foglie di sedano
  • olio extravergine d'oliva
  • sale
  • pepe
  • acqua q.b.
  • il succo di mezzo limone
  • parmigiano (ma anche no)
Preparazione:

Beh. Non è che ci sia molto da dire, eh? Lavate le foglie e mettetele nel frullatore con un filo d'olio, sale, pepe, le noci, il succo di limone e il parmigiano. Frullate il tutto e se serve aggiungete un goccio d'acqua per amalgamare. Mettete la crema in frigo e servite fredda. Fine.
Come sono socievole, oggi. Mamma mia.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

martedì 20 novembre 2012

Tanti auguri a me

E un bel vaffanculo alla depressione post compleanno. E alle conseguenze di tale nefasta condizione psicologica. Che mi rende un essere disgustoso. Incline alle risposte acide. Ai capricci. Alle risse. Allo sguardo perso nel vuoto. Che mi impedisce di ridere alle battute del prossimo. Obbligandolo a battere in ritirata nel più breve tempo possibile per evitare la mia smorfia di disprezzo. Mi sento così incredibilmente depressa che me ne sto tutta sola con me stessa. Ad elaborare pensieri di una noia mortale. Che mi rendono una persona triste e priva di lucidità mentale. Sono talmente lamentosa che mi schiaffeggerei da sola. E cercherei di auto convincermi che andrà tutto bene. Anche se non avrò un cane. Anche se non ho ancora trovato una giacca rossa bella da poter dire stigrancazzi. Anche se non si lavora per niente. Anche se non ho realizzato i miei sogni. Anche se faccio fatica a perdonare. Anche se non posso cambiare il passato. Anche se il Milan ha venduto Thiago e Ibrahimovic. E ha tenuto Pato che sbaglia i rigori. Anche se mi sento infelice. Sapendo perfettamente quanto sia ingiusto da parte mia, sentirmi così.
Tanti auguri. A me



Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

venerdì 16 novembre 2012

Le chicche di Ade vol. 2

Il disturbatore: Settimana scorsa mi sono fatto male all'occhio. Ho veramente rischiato.
Cliente: Eh diamine poteva andarti molto peggio!
Il disturbatore: Davvero. Qualcuno ha guardato giù...
Ade: E ha sputato.

Inutile dirvi la mia percentuale di acidità, oggi.



Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

giovedì 15 novembre 2012

Tra Ade & La Zia (Parte 11)

Zia: Zia di cacchetta non farti sentire!!
Ade: Zia sto lavorando come una pazza. E poi ci siamo sentite ieri
Zia: Tu hai un'altra lo so
Ade: Ma finiscila
Zia: Basta. Mi comprerò un vibratore e starò sempre con lui. Tzè

Zia: Penserai a me quando ci andrai? Piccola caccola puzzolosa
Ade: Io ti penso sempre pustola mia
Zia: From culo with love
Ade: Mi sembra giusto
Zia: Zia ma tu mi ami?
Ade: Si zia
Zia: Sei arrabbiata con me?
Ade: No. Rompicoglioni.
Zia: :-(
Ade: Puzzi
Zia: Di te

Zia: Io puzzo tu puzzi egli puzza noi puzziamo voi puzzate essi puzzano... ma tu puzzi più di tutti... buongiorno la zia
Ade: Ciao occhio di vetro!! Ci vedi oggi?
Zia: No

Ade: Zia minchia ti ha detto ti amo e tu cosa gli hai risposto??
Zia: Io no
Ade: Ahahahahahahah non ti chiamerà mai più!!
Zia: Ma va me l'aveva già detto prima di ieri
Ade: Ma come io no!!! Ma figa!!
Zia: Eh zia è così
Ade: Ho capito ma ci son modi e modi
Zia: Eh vabbù che gli dicevo ti voglio bene
Ade: Cazzo ne so ti inventavi qualcosa
Zia: Tipo la mia religione non lo permette
Ade: Tipo guarda io sono una persona un po' particolare. Oppure tipo ho promesso alla mia amica che ti amo lo dico solo a lei.
Zia: Certo
Ade: Non essere scontrosa con me
Zia: Con te mai perché ti amo
Ade: Guarda che ti lascio se continui così. Altro che comprare casa a Casalpusterlengo e fare sette bambini
Zia: Infatti io avevo detto nove
Ade: Sai che non possiamo permettercelo. Poi chi le paga le tue cure psichiatriche
Zia: Ma io mi prostituisco per quelle
Ade: Sai che non voglio più che tu ti prostituisca. Dobbiamo voltare pagina
Zia: Non si può. Ciao Osvaldina
Ade: Ciao grulla

Ade: Zia state arrivando?
Zia: Ci ha fermate la polizia
Ade: Ti stai facendo sbattere da qualche sbirro?
Zia: Magari


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

giovedì 8 novembre 2012

Ci sei tu

Con i tuoi quindici anni. E quell'ingenuità sulle spalle. Tanto bella quanto pericolosa.
C'è lui. Con le sue mani su di te. Che ti dice scusa. Era da troppo tempo che volevo farlo. Ma tu non lo dici a nessuno, eh?
Ancora tu. Con la tua rabbia dentro. Che taci e tremi. Che ti domandi perché. E ti chiedi a quante altre ancora. A quante prima di te.
Poi c'è lei. Che smette di parlarti. Per quattro lunghi anni. Chissà lui cosa le avrà detto. Chissà cosa avrà tramato, per pararsi il culo. Dalle eventuali accuse di quella ragazzina instabile. Quella ragazzina a cui sorrideva. A cui diceva sono uno zio anche per te.
Ancora tu. Vorresti dimenticare. Parlarne a qualcuno. Ma non ci riesci. E mediti vendetta. Gli auguri ogni male. Ogni sofferenza. E ti chiedi lei cosa starà facendo, tutta sola.
Lui. Cosa ne avrà fatto, di lei?
Ecco. Lui. Il tempo passa. Lo vedi per la strada. Ti guarda trionfante. Pronuncia il tuo nome e sorride. Ammicca e ti squadra. Tu tiri dritto. Lo guardi con disprezzo. Vorresti sputare. Dare un calcio alla sua macchina. Tirarlo giù a forza e sbattergli la testa sul marciapiede. E invece passi. Fingendo indifferenza. Cosa che, negli anni, hai imparato a fare bene. E sai. Che lui non può più niente su di te. Anche se la ferita non è ancora chiusa.
Lei. Una telefonata. Una cena e due parole taglienti. Lei sa che tu sei forte. Sa che non tremi più.
Si ricomincia. Nulla è cambiato. O forse tutto. Ma lui non c'è. E a te non importa. Va bene così.
Ma ad un tratto, lui. Il corpo magro. Pallido. Gli occhi chiedono pietà. Domandano perdono. Qualcosa lo sta portando via. In un mondo sconosciuto. Un posto senza nome. E ad un tratto tutto l'odio passa in secondo piano. Non può che essere così. Ha fatto già abbastanza la vita. Per punirlo. Ma tu non riesci ad essere dispiaciuta. E nemmeno felice. Perché non si può essere felici, della morte. Non si può gioire, della malattia.
Lei. Lei lo ama. E tu ti chiedi se lo sa. Se lo ha sempre saputo. Se lui l'ha fatto anche con lei. La vedi immersa nelle sue foto. La vedi piangere. Non ci riesci, ad essere triste. Non puoi. Eri solo una bambina. E lui un uomo. E questa cosa non cambierà mai. Ma tu. Tu non hai più paura. Ma lei. Lei invece sì.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato 

martedì 6 novembre 2012

Tutto va bene

Ieri non sono caduta come una pera sul marciapiede causa sfondamento di un tacco e oggi non ho lividi dappertutto.
Non mi sta per arrivare il ciclo quindi non sto mangiando qualsiasi cosa a qualsiasi ora, non mi vedo grassa e orrenda e non ce l'ho con nessuno.
Non sto per andare dal dentista a farmi togliere l'apparecchio e quindi non ho paura.
Stasera non c'è il Milan e io non lo guardo col Disturbatore che oggi non mi sta per niente sul cazzo.
Non ho tagliato i capelli e di conseguenza non posso cercare di farmi piacere il taglio che non c'entra niente con quello che volevo io.
Tra poco non è il mio compleanno e io (come tutti gli anni) non ho la più vaga idea di cosa fare e quindi non mi verranno crisi esistenziali sul fatto di essere un'orsa di merda che non ha mai nessun tipo di idea.
Non ho problemi d'identità che mi impongono di vedere nero tutto quello che mi sta intorno.
E adesso non sto andando ad aprire la barretta di cioccolato alle nocciole grande come il mio avambraccio che custodisco gelosamente nel retro del mio negozio.
Non ho bisogno di un massaggio lungo tre ore e un quarto.
Non sono per niente lunatica.
E non sono per niente un'attaccabrighe.
Giuro. Che le cose stanno esattamente così.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

venerdì 2 novembre 2012

Lasagne con ragù di soia


Insomma. Come vi avevo già accennato, Mercoledì la Patty è venuta nella mia nuova dimora per la seconda volta. Era da tanto tempo che non riuscivamo a vederci che abbiamo dovuto raddoppiare i Mercoledì per riuscire a fare tutto quello che volevamo fare e a dirci tutto quello che volevamo dirci. E probabilmente ci vedremo anche la settimana prossima perché io ho ormai un bisogno fisico di cibo giapponese. E niente. Le avevo promesso le lasagne e così è stato. Lei mi ha portato un sacco di regali che io ho apprezzato tantissimo. Tipo le banana chips al peperoncino. Le patatine a non so bene cosa ma stamattina le ho assaggiate e cazzo se erano buone. Una collana messicana con il mio segno maya. E un dolcetto di marzapane. Inutile dirvi che io ADORO la Patty. Appena arrivata ci siamo messe a sfogliare gli album fotografici di mio nonno e ci è partita tutta la mattina. Abbiamo pranzato e poi abbiamo chiacchierato sorseggiando caffè con in sottofondo Medal Of Honor (che c'era Mr. Ade attaccato all'Xbox). Ho sfogliato con ammirazione il blocco di disegni della mia amica (che è troppo troppo brava) e, infine, ci siamo messe a lavorare alla mia sinossi. Cosa che ci ha portato via ben tre ore del pomeriggio. Però, gente. E' fatta. E' finalmente pronta per essere spedita a destra e a manca. Comunque. Passiamo alle lasagne. Che io blatero ma alla fine son qui per questo. Ecco.
Ah dimenticavo.
Borgà, vaffanculo.

Ingredienti per una teglia da otto (e che nessuno osi dire A, ma neanche B. Per intenderci.):
  • 350 gr di lasagne fresche
  • 100 gr di fiocchi di soia
  • due bottiglie di passata di pomodoro
  • una mozzarella
  • besciamella
  • grana padano qb
  • rosmarino
  • sale
  • mezza cipolla rossa
  • olio evo
  • mezzo bicchiere di vino rosso
Prepararle:

Allora. Prima di tutto reidratate i fiocchi di soia in una ciotola con acqua tiepida per cinque minuti. Tritate la cipolla e soffriggetela nell'olio. Scolate la soia e buttatela nella pentola col soffritto. Sfumate con il vino e lasciate andare a fuoco bassissimo per qualche minuto. A questo punto aggiungete la passata, il sale, il rosmarino, coprite e lasciate cuocere per almeno un'ora, mescolando di tanto in tanto.
Quando il ragù sarà pronto procedete con la creazione della megalasagna. Procedete a strati: sugo, besciamella, lasagne, sugo, besciamella, mozzarella a pezzetti, grana, lasagne e via così fino a quando non ci saranno abbastanza strati. Infornate a 180° per circa mezz'ora poi alzate a 200° per altri dieci minuti. A parere mio le lasagne devono essere PIENE di sugo. E devono esserci così tanti strati che quando te le trovi nel piatto devi per forza fare "ooooooh" con un rivolo di bava all'angolo della bocca. Va bene la smetto.
Ecco. E poi volevo mostrarmi anche le mie adorate patate con paprika e aglio. Che possono rivelarsi immensamente utili quando avete bisogno di allontanare qualcuno. Garantisco io.


Sono troppo una fotografa, eh?

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato 

mercoledì 31 ottobre 2012

Io amo la V.


Perché mi ha insegnato come fare questo. Ecco.
Cioè, sbarluffi. Qui nasce una nuova era di "tra Ade e La Zia". Eh. Parliamone.
Sono le 23.10
E' tutto ok.
Ho internet a casa. Da circa un quarto d'ora. E come potevo non inaugurare l'evento con le mie cazzate?
Che stamattina è venuto il tecnico. Che sono andata ad aprirgli la porta e voleva fare subito il figo. Poi è entrato in sala e ha visto Mr. Ade. Ha smesso. In compenso prima di andare via si è voltato a salutarmi e ha picchiato duro contro lo spigolo del mio immenso e durissimo tavolo di cristallo. Ho provato dolore per lui. Ma il ragazzo, niente. Ha sorriso e si è allontanato con disinvoltura. So io le bestemmie che ha tirato una volta fuori. Vabbè.
Ho preparato un sacco di post a cui ho scritto solo il titolo. Abbiate fede.
Oggi ho scritto la sinossi. Solo ed esclusivamente grazie alla gentile collaborazione della Patty, la mia musa ispiratrice. L'ho comprata con le lasagne. Questa è la verità. E presto pubblicherò la ricetta. Così magari QUALCUNO non oserà più chiamarmi DOLCIARA.
Mi è venuta voglia di spaghetti. Aglio, olio e peperoncino. Cazzo. Devo smetterla di parlare di cibo durante le ore notturne. Divento pericolosa quando l'ultimo pasto risale a qualche ora fa. 
Ho cominciato un libro del bisnonno. Sono emozionata perché mentre leggo mi rendo conto che è esattamente lui, come in quelle lettere che non ho ancora finito, e la cosa mi piace da matti. E ho anche scoperto che ha scritto almeno una dozzina di libri. E io li avrò tutti. TUTTI.
Bene. Dopo tutto questo vi saluto. Che ho un sacco di cose da fare, io.
Sì, lo so che sono le undici e mezza. E allora? Sono una donna impegnata.

Ah, dimenticavo. Che adesso ci ho preso gusto e per voi è finita.


Per la cronaca, sì. Quello è lo sfondo della mia chat. Problemi?


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

lunedì 29 ottobre 2012

Odio tutti

Odio Il Disturbatore che "non ti taglio i capelli perché devo scappare" e poi ci mette un'ora a levarsi dai coglioni.
Odio "no prima delle quattro non posso, devo fare il riposino".
Odio la macchinetta del caffè che decide di rompersi proprio quando io ho più bisogno di lei.
Odio lo smalto semipermanente che dopo due giorni si è già scheggiato. E pure di brutto.
Odio "cambia canale perché Ringo parla troppo" e dopo due ore "chi ha cambiato radio?" dopo che mi sono subita Gamma radio e i suoi revival del cazzo e ho pensato seriamente al suicidio.
Odio le borchie che si staccano.
Odio La Zia che mi snobba.
Odio Il Disturbatore che "vieni presto che abbiamo gente alle nove" e si presenta alle nove meno cinque, dopo che io ho finito di fare tutto e mi dice "ah, io devo farmi il caffè e andare in bagno, se arrivano cominciale tu".
Odio "ma cosa te ne fai di tutte queste riviste?" le leggo, vaffanculo e pensa ai cazzi tuoi.
Odio tornare a casa e non trovare più le patatine che avevo appena comprato.
Odio dover mettere pezzetti di carta in bilico sui MIEI cassetti per verificare che nessuno si sia fatto i cazzi miei.
Odio "mi fa cinque copie di questo?" "Sì, torni tra tre quarti d'ora" certo perché io non ho davvero un cazzo da fare anzi guarda adesso mi piazzo su quella panchina lì, mi rollo una canna e finisco il libro che ho cominciato due mesi fa.
Odio il sito internet di Fastweb che mi prende per il culo.
E odio anche l'operatrice di Fastweb che non sa fare il suo lavoro.
Odio il tecnico che "se vuole posso venire Giovedì o Venerdì" e quasi mi manda affanculo perché oso domandargli un orario preciso.
Odio non avere internet a casa da più di un mese.
Odio "adesso mi metto a scrivere" e dopo due pagine sto già pensando ai Sims.
Odio "le addebiteremo 85 euro nella prima bolletta" solo per aver cambiato un cazzo di nome su un contratto.
Odio "ma si cosa vuoi che sia se ti hanno lasciato mezza tapparella aperta" detto da uno che nel giro di otto mesi ha avuto il ladri in casa DUE volte.
Odio "posso prendere un bicchier d'acqua?" e poi quando non ci sono mi saccheggi la dispensa.
Odio non avere un cappotto rosso e non potermi permettere di comprarlo.
Odio mio fratello che, dopo aver scartato il regalo che mi ha portato via mezzo pomeriggio, mi dice "spero di non dimenticarmi di averlo".
Odio che mi guardi male perché ti dico che sei un'impedita a non saper separare i tuorli dagli albumi quando sei pure dotata di aggeggio chiamatosi "separatuorli". Sì. Sono più brava di te. E non solo in questo, per la verità. E smettila di guardarmi perché quei cazzo di albumi non si montano a neve, sperando che io possa farci qualcosa. Arrangiati. Cogliona.
Odio non riuscire a fare le foto alla schermata di Whatsapp.
Odio dover ammettere di non riuscire a fare le foto alla schermata di Whatsapp.
Odio l'idea che qualcuno stia in casa mia quando non ci sono e faccia i comodi suoi.
E odio sapere di non poter fare niente per cambiare la cosa. Almeno per il momento. Almeno fino a quando non impazzirò completamente e minaccerò tutti con la spada del nonno. Sbavando e urlando di andare fuori dal cazzo. Di pagarsi una cazzo di babysitter. Di andare a mangiare al ristorante. E di non rompere i coglioni a me. Interrompendo così tutti i rapporti pseudofamiliari.
Odio i rapporti pseudofamiliari.
Odio non poterti alzare di peso e appiccicarti al muro. E gustarmi la tua espressione di terrore. Piccola stronza zen del cazzo.
Odio il professore che non mi caga più. Quando avrei voluto fosse il primo a leggere il mio libro.
Odio non aver ancora scritto la sinossi e la fottuta lettera di presentazione.
Tipo "ciao sono Ade, la mia vita è una rottura di cazzo, faccio un lavoro di merda, sono frustrata e vorrei spaccare la faccia a qualcuno, l'unica cosa che so fare bene è scrivere e se voi non pubblicate il mio libro io vi spedisco circa una dozzina di pacchi bomba. E vi lancio Activia scaduti sulle finestre. E un sacco di altre cose che adesso non mi vengono in mente. Ah, dimenticavo. Ho quasi 25 anni. Dico un sacco di parolacce. Mi piace la birra. Mi fumo ancora le canne perché mi piace troppo la sensazione che si prova a ridere per le minchiate fino a farsi venire il mal di pancia. Mi sono persa Batman. Mi stanno tutti sul cazzo.
Ok. Adesso potete dire che sono tornata.
O quasi.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

sabato 27 ottobre 2012

Tra Ade & La Zia (Parte 10)

Arirandom.

Ade: Ciao piccola cagna
Zia: Ciao buglia
Ade: Cacca
Zia: Che fai?
Ade: Nulla. Tu?
Zia: La resa
Ade: Figi
Zia: Quando ci vediamo? Buglia
Ade: Mai
Zia: Meglio. Scema della merda

Ade: Zia hai mai pensato che potremmo essere parenti?
Zia: No perché
Ade: Zia ti chiami come mia nonna e sei del suo stesso paese
Zia: Beh anche perché sono psicopatica come te... non dovremmo trascurare questo particolare
Ade: Vero! Dovremmo indagare le nostre origini
Zia: Si direi di si
Ade: Magari siamo procugine o qualcosa del genere
Zia: Ma poi dobbiamo lasciarci
Ade: Ma va facciamo l'incesto
Zia: Ottimo. Zia non so se farmi il caschetto.
Ade: Zia ricominci?
Zia: Help me
Ade: Ti do fuoco

Zia: Oh zia ti ricordi di me....
Ade: No chi sei?
Zia: Sono quella che hai violentato ed  è rimasta incinta... e ricordati di pagare la bolletta
Ade: Qualche indizio in più?
Zia: Io ero quella vestita da banana flambé
Ade: Ah ecco adesso ricordo. E come si chiama nostro figlio?
Zia: Leopoldo Giannino Bruno Mars quello che canta e Rocco quello della patatina olè. Per gli amici Nino D'angelo
Ade: Zia mi hai stimolato la cacca
Zia: Tiro fuori sempre il meglio di te
Ade: Anche per questo ti amo. Oltre che per il tuo grosso sedere sexy
Zia: E non hai ancora visto il pene. Quando mi fai le mani?
Ade: Vieni alle quattro. Dovremmo essere sole che mio padre deve uscire.
Zia: Finalmente si fa sesso. Esci a fumare.
Ade: Stai tranquilla che ti sputo
Zia: Appena ti vedo ti stupro il cervello
Ade: Fottiti


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

martedì 16 ottobre 2012

Ehi, voi due

Ho una confessione da fare. Ma forse, chissà. Già lo sapete. Che me ne sto accoccolata sul mio divano rosso. Con questo plico enorme appoggiato sulle gambe. E vi leggo. Voi. Uomini con la schiena dritta. Le vostre parole. Le vostre emozioni. Su pagine ingiallite dal tempo. Che odorano di ricordi. Di vite e di persone che non ho mai incontrato. Ti immagino. Seduto alla tua scrivania. Il rumore della Olivetti in mezzo al silenzio della notte. I bambini di là che dormono. Una moglie che forse un giorno tornerà a star bene. E un futuro su cui lavorare. Un futuro per cui lottare con le unghie. E con l'astuzia. Tu. Desideroso di sapere. Di conoscere. Di imparare. E così fiero di essere ciò che sei. La tua firma, a fondo pagina. E le mie mani che hanno paura di rompere qualcosa di così fragile e perfetto. Il pensiero della tua voce che mi assale. E la consapevolezza che mai più potrò domandarti tutte le cose che vorrei sapere. E che tu mi racconteresti con passione. Mi amavi per la mia curiosità. E io ti amavo perché tu sapevi tutto. Anche se io di te non sapevo niente. Ma lui? Non lo so, com'è il suo viso. Però lo immagino. Grande. Imponente. E burbero. Seduto alla sua scrivania. La macchina da scrivere usurata dal troppo lavoro. La carta intestata. E i mille pensieri che gli fasciavano la testa. Era uno scrittore, lui. Un uomo che giocava con le parole. Le faceva sue. E ti incantava. Chissà cosa provavi, tu. Quando aprivi la casella della posta. E trovavi una sua lettera. Eri felice, vero? Perché lui sa scrivere. Perché lui ti ha insegnato tutto. Chissà, adesso. Cosa penserebbe lui, di me. E lei? Dov'è lei? Dove sono le sue parole scritte a mano, di getto? Le sue parole tristi. Rassegnate. Impaurite. Perché la vita è cattiva, con lei. E tu? Tu pure. Me lo sento. E loro? Loro sono piccoli. Ma cresceranno. E diventeranno uomini. Che forse un giorno neanche più si parleranno. Che forse un giorno ti perdoneranno, per ciò che hai fatto alla loro mamma. Li cerco, i suoi occhi. Mi butto a capofitto tra le immagini. E lei non c'è. Dov'è? Dove l'hai lasciata? Non le ho mai nemmeno dato un bacio. Per me lei è una foto. Un volto in un quadretto illuminato e impolverato. Un osso in una scatoletta. Una voce che non riesco a sentire. E poi ho trovato lui. Seduto su una panchina, al parco. Col suo cappotto lungo e il cappello. Un mezzo sorriso e lo sguardo rivolto a quei bambini, che un giorno rinnegherà. Un giorno in cui le macchinine, le scarpette rosse e il minestrone di fave saranno lontani. E lui sarà solo col suo rancore. Deciso a dare un'ultima lezione di vita a quell'uomo a cui ha dato la vita. A cui ha dato il cognome.
E poi mi immagino. In un salotto, seduta accanto a voi. E parliamo. Perché voi, di parole. Ne avete tante. Ne avete anche per me. Perché infondo, io. Io sono una di voi. Io sono una donna con la schiena dritta. Io sono la spettatrice delle vostre vite. La lettrice delle vostre storie. E la donna a cui avete dato il cognome. E che sarà sempre fiera di portarlo. Nonostante tutto.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

sabato 6 ottobre 2012

Milano

È nuvole grigie. È deposito ATM. È semaforo rosso. Milano è il tabaccaio in piazzetta. È parco senza panchine. È rotaie del tram. Milano è 4x4. È strada disfatta. E piume insanguinate. Milano è lavori in corso. È aperto Domenica. È odore di muffa. Milano è happy hour dalle cinque alle otto. È suono di clacson. E chiacchiere da bar sulle ultime partite. Milano è una sirena. È l'autobus che non si ferma. E una signora che sorride al suo cane. Milano è scarafaggi per le strade di periferia. E' mendicanti ai semafori. E sulle scale della metropolitana. Con in braccio quei bambini. Che chissà che vita faranno. Milano è impronte di tacco sull'asfalto morbido. E' tappare buchi che si riapriranno presto. E' una promessa impossibile da mantenere. Milano è cartelloni strappati. E' un palazzo sempre più alto. E' l'ultima cena. Milano è stereotipi. E' camminare veloce. E spingere prima tu. Milano è fila davanti ai negozi. E' correre per arrivare primi. E' strada chiusa per lavori. Milano è la camicia ingiallita. Dell'anziano che alle sette e mezza va a prendere il pane. E cammina piano. Con lo sguardo fisso davanti a sé. Che si chiede quand'è stato. Che tutto è cambiato così. E lui è rimasto solo.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

venerdì 5 ottobre 2012

Ciao sono Ade


Ho ventiquattro anni e tre quarti e nella vita ho sempre voluto fare la modella. Ma la peperonata, le patatine fritte, la pastasciutta e i profiteroles hanno avuto la meglio su di me. Così ho dovuto ripiegare sul secondo sogno disponibile. Ma non me lo ricordo più. Comunque. La mia massima aspirazione al momento è riuscire a mangiare quindici goleador tutte insieme e non strozzarmi. Dovrei riuscirci senza problemi. Inoltre vorrei la pace nel mondo e che la terra girasse al contrario almeno per un po'. Così. Per provare un brivido. E niente. Tutto questo per dirvi che sono stata persuasa ad iscrivermi a Twitter. Ovviamente mi sono fatta pregare perché sono una snob del cazzo. Ho ceduto dopo aver constatato che esisteva una petizione chiamata Adesutwitter. O qualcosa di simile. Che son soddisfazioni.
E via con gli aggiornamenti (e le cagate) vari.

Come promesso.


la mia sala qualche giorno fa

la mia sala oggi (cioè il divano è troppo fico)


Mr Ade attacca i quadri sulla fantastica parete mattone.
E basta. Non ho un pc a casa in questo momento. Perciò sono ancora in fase latitanza. Per pubblicare questo post ho dovuto legare e imbavagliare Il Disturbatore in bagno. Che lo sappiate.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

lunedì 1 ottobre 2012

Sono nella casa nuova

E sto pericolosamente barcollando verso l'isteria totale. Tipo che a mezzanotte e mezza mi son messa a pulire il frigo. Tipo che mi ha anche sfiorato il pensiero di bypassare il sonno (che tanto dai, a che cazzo serve, no.) e cominciare a mettere lo scotch dappertutto per portarmi avanti coi lavori. Ma poi mi sono ricordata che (a quanto dicono) l'inquilino del piano di sotto è un rompicoglioni forte. Tipo che probabilmente tempo due settimane e ci stiamo già scannando. E, giusto per darvi un anticipo, io userò la vecchia spada di mio nonno che ho trovato in giro. E allora niente. Mi sono messa a letto. Ma non ho voglia di dormire. Questo posto è una desolazione. Credo che mi metterò a giocare a bejeweled. Prima di cominciare ad urlare in piena notte. E far sapere a tutti che sono arrivata. Cazzo l'Ade è qui. Non ve ne eravate accorti? Stolti e caini che siete. Maledetti bastardi.

Nota:
Post scritto in fase di assoluto degenero post traumatico notturno. L'autrice ha passato del tempo indefinito ad ascoltare Mister Ade che russava copiosamente e a contemplare l'eco degli starnuti nella stanza vuota.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

venerdì 28 settembre 2012

Se hai un appuntamento

Alle cinque. E ti presenti con un'ora di ritardo quando sai perfettamente che io alle sei e mezza chiudo. E nemmeno chiedi scusa ma anzi ti giustifichi dicendo che non hai sentito la sveglia. E passi tutto il tempo a sbadigliare lamentandoti di aver dormito troppo. È inutile che mi fissi con sguardo da pesce lesso sperando di poter intrattenere una qualsiasi conversazione con me. Perché l'unica parola che mi uscirebbe se solo aprissi la bocca sarebbe un vaffanculo. E, francamente. Non me ne frega neanche un cazzo di fingere di non essere infastidita dalla tua presenza. Puoi anche estinguerti domani, per quel che mi riguarda. Troia.
Nota:
Questo trasloco di merda sta devastando i miei nervi già poco saldi di natura. E se ti becco per la strada io ti sputo le caramelle masticate su quei capelli di merda.
Ho finito.
Adesso vado a lezione di yoga. Giuro.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

sabato 22 settembre 2012

Le chicche di Mister Ade vol. 3

Strada rivoltana, Sabato mattina, ore 8.30
Conversazione in macchina.
Ade: Perché non gli prendiamo una bella bottiglia di rosso della cascina, a tuo padre?
Mister Ade: Mi sembra una buona idea.
Ade: Certo che è una buona idea. Perché io oltre ad essere bella, sono pure intelligente. Eh.
Mister Ade: Allora fammi un pompino.
Ade: (comincia a ridere convulsamente. soprattutto perché sta già pensando al post che scriverà.)
Mister Ade: Cazzo ridi. Mica sto scherzando.
E dopo questa ho finito.

Ps. Perdonate la latitanza dal mio ma soprattutto dai vostri blog. Ma tra il lavoro e il triplo trasloco sto impazzendo e credo che il mio cervello abbia assunto la consistenza di un panetto di pongo ammuffito. Insomma. Sono una merda. Ma recupererò. Giuro. Perché mi mancate parecchio. Va bene la smetto. Torno al mio emozionante lavoro. Pace.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

domenica 16 settembre 2012

Risotto ai peperoni & altre piccole consolazioni


Che l'altra sera son tornata a casa ed ero triste. Che questo trasloco mi sta devastando. Più psicologicamente che altro. Temo di essere legata a questa casa più di quanto pensassi. E l'idea di spogliarla e lasciarla vuota e sola, mi deprime. Parecchio. Allora ho stappato il vino, mi son tirata su le maniche e ho cominciato a cucinare. Che ne avevo bisogno. Per rilassarmi. E per un po' non pensare più a niente. Se non alla mia cena. Al profumo della salvia nelle patate. Alla cipolla che rosola in pentola. Ai peperoni coperti di spezie. E al mio bicchiere pieno di vino. Che fa sempre un sacco di compagnia.

Ingredienti per tanto risotto:
  • tre o quattro peperoni misti
  • mezza cipolla rossa
  • olio extravergine
  • sei manciate abbondanti di riso
  • paprika dolce
  • senape in polvere
  • curry
  • sale
Prepararlo:

Prima di tutto bisogna tritare finemente la cipolla. Vi prego non fate gli svogliati, eh. Che mi ficcate la cipolla nell'olio a bistecche. Santa pazienza. Poi. Tagliate i peperoni a tocchetti piccoli e aggiungeteli al soffritto di cipolla. Coprite e lasciate rosolare a fuoco basso per pochi minuti. Poi. Aggiungete un mestolo d'acqua, un pizzico di sale, una spolverata di paprika, curry e senape e coprite. Lasciate cuocere ancora qualche minuto e aggiungete il riso. A questo punto ci siamo. Aggiungete acqua quanto basta perché sia a filo con il riso (che conosco gente che il riso lo fa bollire in litri d'acqua e poi si lamenta che "però a me il risotto così buono mica mi viene". e capirai.), salate, coprite e lasciate cuocere. E qui ve lo dico. Non è che potete andare a giocare al pc e dimenticarvi di tutto il resto, eh. Il risotto va seguito. Bisogna aggiungere acqua quando si asciuga. Controllare la cottura (al dente, per favore. non pappone, eh) e, al momento giusto, spegnere il fuoco e lasciarlo mantecare qualche minuto. E basta. La consolazione è servita.

Per concludere eccovi la dimostrazione della mia immensa tristezza. La libreria vuota. E io malaticcia sul divano che la fotografo perché il tg5 davvero non lo posso guardare.



E la gatta stronza a cui piacciono i traslochi. E i cartoni. Maledetta lei.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

giovedì 13 settembre 2012

Se oggi fossi qui

Mi diresti ciao scimmietta. Mi abbracceresti forte, ridendo. E io ti darei pacchette sulla spalla. Mi sveglieresti alle otto, perché la colazione è pronta. E troverei il latte col cacao ormai sul fondo perché chissà a che ora l'hai preparato. Mi faresti mille foto brontolando perché "coi capelli lunghi eri più bella". Mi manderesti lettere con la tua scrittura quasi incomprensibile, allegando foto che speri che mi piacciano. Prepareresti le farfalle alla ricotta, perché solo tu le fai così buone. E mangeresti veloce perché fai sempre così. Faresti il pisolino in poltrona e io ti sveglierei perché "ti prego guardiamo ancora questo libro insieme". Ti chiederei ancora di raccontarmi quando hai scattato queste foto e tu me lo racconteresti, di nuovo. Mettendomi una mano sulla spalla. E mi mostreresti, orgoglioso, il ritratto che ti ho fatto quando ancora ero alta così. Che tieni appeso in studio, come un trofeo importante.
Se oggi fossi qui, staresti scartando un regalo stupido. Che ti farebbe ridere. E noi rideremmo con te.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

martedì 11 settembre 2012

Ma che musica di merda

Ascoltavo, da ragazzina?
Santa pazienza.
Che ieri sera in fase trasloco ho tirato giù i cd dall'armadio in sala. E ho pensato. Mah. Se facessi una selezione? Che Mister Ade cerca ancora di convincermi quanto inutile sia possedere dei cd. E dunque via.
Oggi al lavoro ho infilato il primo nello stereo. E per poco non ho perso i contatti con me stessa. Oh. Ma di chi stiamo parlando, qui?
Insomma. Ora sono al secondo. E ho mal di stomaco. Eppure qualche forza sconosciuta sta cercando di spingermi a non buttarli. Ehi. Sono ricordi, eh? Cazzo butti. Scema. Mi sono chiusa in bagno. Le mani sulle orecchie. La luce spenta. Vi prego, fermatelo. Qualcuno intervenga. Subito.
Cioè. Ma. Panjaby mc, no? Chi cazzo è?
E poi. Voi lo sapevate che J Ax suona la tromba? Io sì, evidentemente. Ma avevo rimosso.
E, cosa di importanza estremamente rilevante, ho ricordato. Che c'è qualcosa di grande, tra di noi. E tu non potrai cambiarla mai. Nemmeno se lo vuoi.
Perché la vita non è un film. Eh.
Ho bisogno di un caffè. Ora.


Ah, dimenticavo. Bboy and Flygirls, put your hands in the air. E andiamo.



Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

sabato 8 settembre 2012

Lo so.

Avevo promesso che vi avrei parlato delle mie vacanze. Cazzo volete che vi dica. Avevo anche deciso di autosfidarmi a scrivere un post senza improperi di nessun tipo. Così. Giusto per capire se fosse una cosa fattibile. E niente. L'ho capito. Non lo è. Comunque. Ero davvero piena di buoni propositi, io. Fino a qualche giorno fa. E adesso? Eh. Adesso fanculo. Non ho voglia. Non ho voglia di parlare. Non ho voglia di scrivere. Non ho voglia di esistere. Che sono in quella fase che boh. C'ho i cazzi ma mica lo so, il perché. O magari un po' sì. La verità è che sto per cambiare casa. E la cosa mi piace ma allo stesso tempo mi fa incazzare perché questa è casa mia da cinque lunghi anni. Me la sono sudata e non la lascerei per niente al mondo. Se solo non fosse così lontana. Se solo non si fosse presentata questa occasione. E io, ecco. Sono triste. Mi immagino questo tizio che entra in casa mia. E guarda le mie cose. Si lamenta della mia parete rossa, magari. E usa la mia cucina. E cammina sul mio pavimento. E usa il mio cazzo di bagno. E mette le sue fottutissime piante sul mio merdosissimo balcone. E io intanto mi allontano. Anche se in realtà mi avvicino, poi. E mi allargo, pure. Ed è figo, se ci penso bene. Fanculo ai trentacinque chilometri, no? Fanculo alla statale. Fanculo alla doppia corsia del cazzo. Che ci avete messo una vita e adesso che finalmente è pronta cristo a me non serve più. Fanculo alla tessera dell'abbonamento al pullman di sta minchia. Fanculo al divano nuovo che non è ancora arrivato e già mi sta sui coglioni. Sì perché oh. Ci ho messo tre anni a decidermi a comprarlo. E adesso che l'ho fatto praticamente non mi serve più. Fanculo alla camera da letto che "la lasciamo qui così l'affittiamo arredata come si deve". Fanculo al tizio dell'agenzia immobiliare che ancora non l'ho visto ma so già che lo odierò dal momento in cui metterà piede in questa casa che tra poco non sarà più mia. O per lo meno. Lo sarà ancora, sì. O forse. Perché io non lo so. Cosa ci rivedrò, un giorno. Quando sarà stata usata da mani che non conosco e che non mi frega un cazzo di conoscere. Quando non sarò più l'unica ad averci camminato scalza. Quando sarà intrisa della vita di qualcun altro. E tutto questo rosso non sarà che un rosa pallido. E niente. Questo è l'umore, gente. Una palla, insomma. L'Ade che si commuove per una casetta del cazzo. Infilata in un paesino di quattro culi, nel bel mezzo delle campagne più remote. Quando fino a ieri non vedevo l'ora di andarmene. No ma perché io sono coerente, eh? Dico, non lo sapevate?


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

martedì 4 settembre 2012

Una decina di cose che dovreste sapere dell'Ade

Quando faccio meno di 300.000 punti a bejeweled, mi gira il culo. Tant'è che posso andare avanti a giocarci fino a che non comincio a sognare tris di gemme colorate durante la notte. Allora capisco di avere un problema.

Ho fatto diventare i miei sims talmente ricchi che quasi mi stanno sul cazzo. Allora mi immagino con le sembianze di Monti. Busso alla loro porta. E li faccio pentire di essere nati. Sti evasori di merda.

Detesto non avere il tempo per fare esattamente tutto quello che mi passa per la testa o per lo meno per mantenere le promesse che faccio in momenti di inaspettato ottimismo.

Fosse per me, dovrebbe essere sempre ora di pranzo.

Ragazzina, smettila di darmi i pizzicotti. Ragazzina, basta con i pugni. Ragazzina, mi sto leggermente alterando. Ragazzina, vaffanculo levati dai coglioni. Prima che ti strappi le unghie a morsi e mi ci faccia una collanina.

Non sono mai di ottimo umore. E se anche dovessi esserlo, tranquilli. Passa in fretta.

Posso fermarmi adesso per un taglio?
Sto mangiando, porco cazzo. Esci prima che ti metta quella testina vuota sotto l'acqua bollente. Sció.

Ma ciao! Quanto tempo! Sei un po' ingrassata, per caso?
Tienila! Tienila, presto!!

Posso tirare tranquillamente tutta una notte sveglia. E il giorno dopo essere fresca come una rosa. Perciò non invitatemi mai a casa vostra, a Capodanno. Se vi aspettate che io alle sei del mattino mi metta a dormire. E non vi scassi i coglioni per convincervi a giocare a taboo.

Dopo due consumazioni, sono più simpatica. Ma non per questo meno stronza. Anzi. Potrei non essere in grado di trattenermi dal dire cattiverie più cattive del solito.

Prendi una donna, trattala male. E giuro che ti ritrovi a rotolare giù per le scale. Coglione.

Ade, ho una grande notizia. Sono incinta.
Oh merda.

Ma che bella cosa! Padre e figlia che lavorano insieme. E, dì un po', ti piace il lavoro?
No.

Faccio sogni strani. Credo che il mio inconscio voglia autodistruggersi. Pur di non dovermi più sopportare.
E come dargli torto. Povero cristo.



Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato



domenica 2 settembre 2012

Tra Ade & La Zia (Parte 9)

Random.

Zia: Oooooooo a che ora finisci oggi
Ade: Boh ho il corso fino alle quattro poi basta
Zia: Bene bene
Ade: Ma de che
Zia: Sto cazzo

Zia: Zia oggi che si fa?
Ade: Non lo so
Zia: Sei fantastica!
Ade: Devo organizzarmi un attimo
Zia: Okkkkkk
Ade: Brava zia accondiscendente
Zia: Ma pensi di venire
Ade: Sì. Esci
Zia: Arrivo
Ade: Zia o tu non ci sei o io ho perso qualche diottria
Zia: Esco scema

Zia: Zia tu sei una buglia che non ti fai mai sentire
Ade: Tu zia io no
Zia: Ti saluta Bruno Mars

Zia: E' arrivato lo stipendio.... shopping zia
Zia: Rispondi buglia
Ade: Smettila di puzzare cazzo
Zia: Shopping
Ade: Zia io lavoro io
Zia: A che ora finisci?
Ade: Tarda
Zia: Puta
Ade: Cagna
Zia: Tu
Ade: Mi annoio e ho fame
Zia: Dai zia ma che facciamo?
Ade: Ma quando scusa
Zia:
Ade: Zia io sto lavorando
Zia: Ok
Ade: Ma te l'ho detto prima
Zia: Ma io speravo in un miracolo
Ade: Cià
Zia: La sc (per chi non lo capisse, significa "la scema". lo so. ci ho messo mesi a capirla, io.)
Ade: Mbè?
Zia: Vuoi fare a lite
Ade: Sempre
Zia: Ti alzo le mani
Ade: Sfracellati
Zia: Muori
Ade: Ti sbudello
Zia: Muori
Ade: T'azzopp
Zia: Appicciati
Ade: Zoccola
Zia: Puttana
Ade: Meretrice.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

mercoledì 29 agosto 2012

Secondo voi


L'ade dov'è andata, in vacanza?!
Va bene la smetto.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

lunedì 27 agosto 2012

Ciao bella gente

Sono tornata. E sono allegra. Ma solo perchè mi sono fatta due canne. Sennò a quest'ora sarei davanti alla porta del negozio a ringhiare e sbavare contro tutti. Perché questo è l'effetto che fa alla sottoscritta il rientro dalle (brevi. troppo brevi.) vacanze. Per la cronaca. Sono stata in Abruzzo. E ho scoperto che, dopo la Toscana, potrebbe essere messo nella classifica dei posti dove VorreiVivereSeSoloPotessiMandareAFanculoTuttoETutti. Ecco. Questo è lo spirito giusto.
Insomma. Quando casa mia tornerà agibile, ovvero quando l'aria sarà nuovamente respirabile dopo la fantastica disinfestazione di ieri (solo io posso tornare a casa dalle vacanze e trovarla invasa da larve di farfallina magicamente uscite dalle adorate noci. che adesso finiscono dritte dritte nella lista delle cose che non mangerò mai più. dopo le ciliegie. le noci. non le larve. perché le larve io mica le mangio. almeno credo. perché poi quando vado fuori a cena chissà. ma vabbè.) vi farò una dettagliata descrizione dei miei giorni in Abruzzo. No. Nemmeno in ferie, l'Ade si rilassa. Perché, dovete sapere, che io ho un problema. Serio. Mica un problema così, eh? Uno serio sul serio. Ovvero. Io non sto mai ferma. Zero, proprio. Mi annoio, ecco. Perciò non sono in grado di concepire lo spiattellarsi sull'asciugamano e passare otto ore in spiaggia a guardarmi i piedi. Io devo girare. E girare. E girare. O al limite giocare a racchettoni. O rubare i secchielli ai bambini. Comunque. La mia (serissima) intenzione di oggi, sarebbe una carrellata dei miei cult estivi. Sciorinata così, a casaccio. Perciò. Tel chi.

"Qual è il tuo portafoglio?" "Quello con scritto brutto figlio di puttana."

Chettestadicazzo.

Guarda! La nonna sul trattore!

E dajela na capocciata.

 Il mio navigatore è meglio del tuo. Non è vero. Sì che è vero. No. Sì. No. Sì. No.

Gol di Matri! Ma vaffanculo io vado a dormire.

Quattro verticale.

Vorrei un ghiacciolo. No i ghiaccioli li ho finiti, se vuoi ho il ghiacciolo al limone. Mi prendi per il culo?

Guarda una trattoria! Mangiamo? Ma abbiamo appena mangiato i panini. E allora?

Ma le cascate delle Marmore sono artificiali? Già. Sì ma che fregatura, oh.

Su questa pietra ci sono incisi dei nomi e delle date. Vedete questa? E' del 1792. Vabbè. E a me chi lo dice che non le avete fatte voi?

E ho finito. Ma solo perché nella vita ho anche altro da fare. A volte.

P.S.
Mi siete mancati. Love. Love. Kiss. Ecc.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato



lunedì 20 agosto 2012

Warrior


Eccola qui, gente. Un'altra delle mie azzeccatissime scelte. Ormai credo di meritarmi un titolo, no? Sto spodestando Mister Ade a suon di culate. Dalla sua seggiola con la scritta "sono io er mejo". Vi pare? Voglio dire. Ma guardateli, questi due. Non vi è già venuta voglia di questo film? Senza che io abbia ancora scritto la mia? Ma voi già lo sapete. Eh sì. Voi siete scaltri. Sì sì. E scommetto che avete anche già intuito che quella che scrive, al momento, è l'Ade del dopocena. Quella scema, per intenderci. Insomma. Il tizio che vedete qui in alto a sinistra, no? Cazzo è davvero il massimo. Occhiaie, muscoli e faccia cattiva. Sono crollata nel giro di dieci minuti. Poi son balzata sulla sedia, tutta presa dai combattimenti. E ho urlato a Mister Ade di smettere di fare casino con quel cacchio di ghiaccio. Ostia. Che sto guardando un film. Miseria. Poi dicono che non mi devo incazzare. E che devo smetterla con gli psicofarmaci. Cosa volete che vi dica, ancora. Questi sono i film che piacciono all'Ade. Ci sono i tizi a petto nudo. E ci sono i combattimenti. Potrei sguazzarci dal mattino alla sera. Comunque. Forse dovrei raccontarvi anche un po' la trama, eh? Magari siete  qui per questo, voi. Magari no. Ma bisogna fare il proprio dovere fino in fondo. E quindi ecco. I due figaccioni sono fratelli. Ma non si parlano da un botto di tempo. Si ritroveranno ad un torneo dove entrambi gareggeranno per vincere. E niente. E' giunto il momento della serietà, qui. Perché non posso chiudere questo post senza dire una cosa. Ecco. Che Warrior merita sul serio.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

sabato 18 agosto 2012

I mercenari


Dico la verità. Non volevo vederlo. Ho opposto resistenza con tutte le mie forze. Ma ho perso. E quindi niente. Spegni la luce. Punta il ventilatore. Tu siediti qui. No vabbè ma io sto qui che sono comodo. Io vado sul balcone. Ma le facce sono strette. Cambia l'impostazione video. Abbassa il volume che è mezzanotte. Ce lo siamo guardato. Non appena ho visto Jet Li e Jason Statham mi sono ripresa. E ho pensato. Sì. Dai. Non sarà poi così un dramma, la visione di questo film. Peccato per la voce che hanno dato al mio idolo Li. Non si può sentire, cacchio. Insomma. E' un film d'azione. E altro non potete aspettarvi che tante sparatorie, tante botte, sangue, Sylvester Stallone e Mickey Rourke che, detto fra noi, fanno un po' impressione, ecc. ecc.
La trama? Boh. Ero troppo impegnata a sbavare su Statham, per seguirla. Però insomma. Non è che ci voglia un genio, no? Sono dei mercenari, loro. Devono uccidere un tizio. C'è di mezzo una donna (perchè c'è SEMPRE di mezzo una donna). Tante botte e tanto sangue. Mi è piaciuto. Perché a me 'sti film piacciono sempre. Perché sono una cazzo di tamarrissima. E sapete cosa c'è? Poi mi guardo anche il due. Però non al cinema. Perché credo che non potrei reggerlo.
Il mio prossimo cinema? Batmaaaaaaaaaan. Macchevvelodicoaffare.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...