lunedì 5 gennaio 2015

Torta soffice ricotta e yogurt/Soft cake ricotta and yogurt


Hello my darlings!
Come avete iniziato questo presumibilmente fantastico anno nuovo?
Io col raffreddore, in culo a lui.
Comunque. Questa mattina mi sono svegliata col proposito di studiare come se dovessi nutrire un supercervello affamato ma, chevvelodico affare, sono qui che scrivo a voi. E ho in forno una torta. Vabbè. Ormai sono qui, vedrò di rendere produttivo questo prezioso tempo.
Dunque, cosa vi posso dire dell'anno passato? E secondo voi me lo ricordo? Ottimisti.
Vediamo, le prime cose che mi saltano in mente sono:
-ho ricevuto una proposta editoriale da una casa editrice che, però, voleva il cash. Le ho fatto ciao con la manina guantata e cippa.
-ho trovato degli amici fantastici.
-ho detto addio al negozio del Disturbatore (e, al momento, anche a lui).
-ho trovato un cane e Mr.Ade ed io l'abbiamo chiamato Sam, come Sam Winchester di Supernatural. Perché abbiamo entrambi le rotelle fuori posto, ma anche perché, alla fine, è un nome che gli sta proprio a pennello.
-ho iniziato a guardare The Vampire Diaries (grazie amata!) e ho aggiunto un nuovo marito alla mia collezione.
-sto leggendo i promessi sposi e, posso dirlo? 'na pizza.
-ho ricevuto in regalo (da BabboMr.AdeNatale) un meraviglioso microfono.
Bene, per finirla con questa noiosa lista di cazzi miei, vi lascio alla ricetta della torta che, alla fine, ero venuta qui anche per questo.


TORTA SOFFICE RICOTTA E YOGURT/SOFT CAKE RICOTTA AND YOGURT

Ingredienti/ingredients:
  • 200 g di farina 0/200 grams 0 flour
  • 100 g di zucchero integrale di canna/100 grams brown sugar
  • 2 uova/2 eggs
  • 150 g di ricotta/150 grams ricotta
  • 125 g di yogurt bianco/125 grams white yogurt
  • la buccia grattugiata di mezzo limone/grated peel of half lemon
  • una bustina di lievito per dolci/1 sachet baking powder
Preparazione/preparation:

-In una ciotola amalgamate ricotta, yogurt, zucchero e uova/in a bowl, mix ricotta, yogurt, sugar and eggs. 
-Aggiungete la farina, il lievito e la buccia di limone/add flour, baking powder and lemon peel. -Rivestite uno stampo con carta da forno e infornate a 180° per 40 minuti/cover a cake pan with baking paper and bake 180° for 40 minutes.
-Una spolverata di zucchero a velo e via!/dust with powdered sugar and enjoy your cake!

Grazie a Patty per le meravigliose foto, in ricordo di quella stupenda giornata passata insieme a divorare cibo e a drogarci di serie tv. Love U ♥


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lunedì 29 dicembre 2014

Tornare a scuola

A ventisette anni, è una decisione che non tutti sono in grado di capire.
Per esempio, Il Disturbatore, non l'ha mai capita.
Non la capiva quando volevo tornare a scuola a venti tre, figurarsi ora.
Solo che, a venti tre, ero ancora succube. Ora no. E c'è una bella differenza.
Ma non sono qui per parlare di lui, certo che no.
Sono qui per raccontarvi qualcosa di me, che non lo faccio da tanto tempo.
Come vi ho già accennato, a Settembre di quest'anno ho iniziato a frequentare una scuola serale per recuperare un diploma che, per cause che non starò a spiegarvi (ma chi mi segue da un po' dovrebbe conoscere), non ho preso quando avrei dovuto.
Per me, che sono l'antisocialità, ritrovarmi in una classe con ventisette cristiani è stato un trauma.
La mia prima vicina di banco è stata una ragazza eritrea con delle fantastiche treccine che continuava a sbattere pericolosamente vicino alla mia faccia. Poi si girava e mi diceva "scusa, sto invadendo il tuo spazio! Vuoi una caramella?". Inutile dirvi che è durata poco, nel giro di qualche giorno si è spostata nella fila dietro.
La seconda vicina di banco è stata una diciottenne pugliese, appena arrivata a Milano per seguire il suo ragazzo. Lei non faceva altro che parlare e parlare e parlare ed io fingevo di ascoltarla bestemmiando mentalmente. Il nostro amore è finito quando ha scoperto che io il sabato sera non vado sui navigli e ascolto musica rock ("che musica ascolti?" "rock" "ah, e che musica è?").
Alla fine ho sfrattato l'eritrea e nella fila dietro ci sono andata io, e fanculo al mondo.
All'inizio è stata dura. Superate le prime settimane, il gioco ha cominciato a farsi pesante ed io ho avuto momenti di sconforto tali, che mi chiudevo in casa a pensare a quanto la mia vita fosse un totale fallimento.
Per una come me, educata a credere di essere una deficiente, non è una cosa poi così nuova. Sono cose che capitano spesso, anzi. Basta veramente poco per far scattare la molla del "non sai fare un cazzo" ma, fortunatamente, ho imparato a uscirne. Con fatica proporzionata alla misura del trauma, ma alla fine ne esco.
E così è stato. Mi sono ripresa e ho iniziato a fare sul serio.
Ce la posso fare, e ce la farò. Vi pare?
Ora però la smetto di fare la sborona e vado a studiare chimica. Che è meglio.

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venerdì 26 dicembre 2014

Polpettine zucca e ceci & zucca e patate (vegan)/Pumpkin and chickpea & pumpkin and potatoes patties (vegan recipe)


E niente. Buon Natale e tutti gli auguri del caso. Io sono viva, ho sempre qualche piccolo problemino nel mantenere i miei cazzo di propositi, sono costantemente piena di cose da fare tra studio, lavoro, band, scrivere, sopravvivere, ricordarmi dei parenti, ricordarmi degli amici eccetera, sono uscita viva dal pranzo di Natale dai nonni di Mr. Ade e per questo sono ormai convinta di essere praticamente indistruttibile (la solita esagerata). Non vi faccio più utopiche promesse del tipo "giurin giurello che tornerò ad essere una brava blogger", perché tanto ormai non mi credereste più e per la miseria fareste pure bene. E adesso ricetta.

Polpette zucca e patate/Pumpkin and potatoes patties

  • un quarto di zucca/a quarter of a pumpkin
  • 3 patate grandi/3 big potatoes
  • 3 cucchiaini di lievito alimentare/3 teaspoons yeast flakes (inactive)
  • sale/salt
  • pepe/pepper
  • aglio in polvere/garlic powder
  • 5 cucchiai di pangrattato + altri 3 per l'impanatura/5 tablespoons breadcrumb + 3 for breading
  • semi di sesamo/sesame seeds

-cuocere la zucca al cartoccio in forno a 200° (tagliarla a pezzettoni senza privarla della buccia
avvolgerne due o tre pezzi con la stagnola)/first, cut the pumpkin into large pieces, put it in a wrapper and bake 200° for an hour
-lessare le patate/then, boil the potatoes
-una volta fredde sbucciare zucca e patate/when both are cooled, peel them
-schiacciare la zucca con la forchetta e passare le patate con lo schiacciapatate/next, mash the pumpkin with a fork and the potatoes with the potato masher
-aggiungere sale, pepe, aglio in polvere, lievito e pangrattato quanto basta fino a ottenere una consistenza che vi permetta di formare le polpette//add salt, pepper, garlic powder, yeast flakes and breadcrumb just enough to shape the patties
-passare alcune polpettine nel pangrattato, altre nei semi di sesamo/roll some patties in the breadcrumb and some in the sesame seeds
-infornare a 200° per circa 35 minuti, girandole una volta/bake 200° for 35 minutes, turn them one time



Polpette ceci e zucca/Pumpkin and chickpea patties

  • 250 gr di ceci cotti/250 grams of boiled chickpeas
  • un quarto di zucca/a quarter of a pumpkin
  • 3 cucchiaini di lievito alimentare/3 teaspoons yeast flakes (inactive)
  • sale/salt
  • pepe/pepper
  • aglio in polvere/garlic powder
  • 5 cucchiai di pangrattato + altri 3 per l'impanatura/5 tablespoons breadcrumb + 3 for breading
  • semi di sesamo/sesame seeds
-cuocere la zucca al cartoccio in forno a 200° (tagliarla a pezzettoni senza privarla della buccia
avvolgerne due o tre pezzi con la stagnola)/first, cut the pumpkin into large pieces, put it in a wrapper and bake 200° for an hour
-frullare i ceci, schiacciare la zucca e unirli/first, mash the chickpeas and the pumpkin and mix them
-aggiungere sale, pepe, aglio e pangrattato quanto basta per formare le polpettine/add salt, pepper, garlic powder, yeast flakes and breadcrumb just enough to shape the patties
-impanarne alcune nel pangrattato altre nel sesamo/roll some patties in the breadcrumb and some in the sesame seeds
-infornare a 200° per circa 35 minuti, girandole una volta/bake 200° for 35 minutes, turn them one time

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venerdì 12 dicembre 2014

La rubrica delle cazzate #3


 

Sono simpatica, vero?

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mercoledì 3 dicembre 2014

Cose #1

Non so perché quando parlo mi s'impappina il cuore, mentre quando scrivo è come se mi lanciassi con lo skateboard da una discesa, e chissenefrega se arrivo in piedi alla fine.

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giovedì 20 novembre 2014

Non sono il tipo di persona

E questa volta non sto cantando una canzone. Sto per tirare fuori un pezzo di Ade che odio. Un pezzo di Ade che tengo solo per me, perché è una palla. È patetica. Ed io non la voglio, qui. Ma adesso mi serve, ne ho bisogno. Devo metterla qui perché non so dove altro metterla. E se non mi decido a metterla da qualche parte finisce che mi logora dentro. Perché è una bastarda, lei. Una troia.
E allora eccola. Non sono il tipo di persona che piange davanti agli altri. Non sono il tipo che si lascia consolare, magari abbracciare. Non sono il tipo che cerca la preoccupazione del prossimo. Anzi, la evito. Per questo non dico quanto mi sento stupida. Quanto mi sembra di aver buttato via un pezzo della mia vita. Non dico che mi sento uno schifo quando vedo quello sguardo, nelle persone. Quello sguardo che è un misto di pena e superiorità. Perché ho ventisette anni e mi sembra di avere alle spalle solo merda. Mi sono iscritta a scuola perché quando ero ragazzina ero troppo incazzata per poterla gestire, e non l'ho fatto. Non l'ho fatto prima perché ho permesso, per l'ennesima volta, a mio padre di decidere della mia vita. Per questo ho passato sei anni a lavorare nel suo negozio di merda, a fare un lavoro che mi fa vomitare, a permettergli di guardarmi con quell'espressione che non ha mai smesso di usare con me. Quella che usava quando non capivo la matematica. Quella che ha usato quando a tredici anni gli ho detto "io voglio fare musica". Quella che, potessi, giuro che gli staccherei dalla faccia per ficcargliela nel culo. E adesso? Adesso mi sembra di avere due persone dentro. Una che mi spinge e dice "muovi quel culo, sorella. ce la puoi fare". L'altra che, invece, mi guarda come se fossi matta e mi chiede dove cazzo penso di voler andare. Ma la guardi in faccia la realtà? A cosa vuoi che ti serva farti il culo per tre anni? E poi, pensi veramente di potercela fare? Ma non lo vedi che NON ce la fai? Non lo vedi che sei stupida, proprio come diceva tuo padre quando eri piccola? Non lo vedi, eh?
Credevo che liberare la mia vita dalla presenza di mio padre mi avrebbe fatto bene. In realtà, è riuscito così bene nel suo intento, ha lavorato così duramente per fare in modo che io crescessi sentendomi una fallita, che alla fine è proprio così che mi sento. È così che mi sento quando vedo che gli altri ce la fanno e io no. È così che mi sento quando studio e non mi rimane in testa niente. Lui è sempre lì a ricordarmi quanto sono stupida.
E allora non ho voglia di parlare né di uscire né di cantare né di ridere né di chiacchierare né di festeggiare il mio compleanno né altro. Tutto ciò che faccio lo faccio perché lo devo fare. Prendo la mia maschera da Ade serena e sicura di sé e via. Il problema delle maschere è che hanno sempre un prezzo. Ed io lo sto pagando, ora. Il mio corpo crolla spesso e mi costringe a fermarmi. Smettila, Ade. Frena.

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mercoledì 19 novembre 2014

Le luci nelle case degli altri, Chiara Gamberale


Questo è uno di quei libri acquistati "di pancia", e devo dire che, quando non è impegnata a chiedere cibo, la mia pancia riesce ad avere delle intuizioni mica male.

Nel condominio di via Grotta Perfetta 315, un giorno, succede una cosa.
Succede che Maria, mamma di Mandorla e giovane amministratrice condominiale, muore.
Durante il suo funerale, Mandorla, che ha sei anni, tira fuori una lettera, scritta per lei il giorno della sua nascita, in cui Maria, oltre a un sacco di altre cose, le dice che il suo papà abita in via Grotta Perfetta 315 e, una sera di Marzo, forse per noia, forse per curiosità, ha fatto l'amore con lei.
Così, gli abitanti del condominio, allarmati da questa notizia, decidono di adottare Mandorla, che non ha nessun altro parente, tutti insieme, purché, per non rovinare nessuna famiglia, nessun uomo di loro faccia il test del DNA.
Mandorla cresce e, passando di casa in casa, continua a chiedersi chi sia il suo papà. Sarà Samuele Grò, del secondo piano? O Lorenzo Ferri, del quarto? Finché, un giorno...

" <Adesso basta> aveva intimato Tina, un giorno, spaventando i suoi alunni non tanto per il tono, fermo ma tutto sommato pacato, bensì per il fatto che a usarlo fosse lei.
<Adesso basta> aveva ripetuto. <Va bene, a Gianpietro manca un pezzetto di gamba.>
Qualche risolino, negli ultimi banchi, non ce l'aveva fatta a contenersi: e aveva dato ancora più determinazione a Tina per proseguire.
<Ma credete che Dio tenga per sé i pezzi che mancano alle persone?>
A questa domanda, aveva finalmente risposto il silenzio generale: Tina, per la prima volta in vita sua, provava l'ebbrezza di parlare e venire ascoltata. Le girava un po' la testa, dall'emozione. Forza, ce la fai: si era dovuta incoraggiare, fra sé e sé.
<Perché se Dio facesse così, significherebbe che Dio è cattivo, giusto?>
Il silenzio cominciava ad appesantirsi di un certo turbamento.
<E qualcuno ha il coraggio di dire che Dio è cattivo? Alzi la mano chi ha il coraggio di dirlo.>
Nessuno aveva avuto il coraggio.
<Mi pareva strano> aveva sorriso Tina: e i suoi alunni potevano giurare che non era il sorriso di sempre, quello che scintillava sulle labbra pallide della maestra. <Dunque, se Dio non è cattivo, vuol dire che non toglie davvero i pezzi alle persone. Semmai glieli nasconde addosso; nel cuore, nel cervello, nei muscoli delle braccia, nei posti più strategici, insomma. E volete sapere una cosa? Lo fa solo con chi considera veramente speciale, con chi considera suo amico, perché vuole farlo apparire senza un pezzo agli sciocchi che così avranno modo di convincersi, poveri illusi, di essere superiori rispetto a lui e abbasseranno la guardia: mentre in realtà sono di gran lunga inferiori, dato che non nascondono un'arma segreta. Ignorano, gli sciocchi, che quando Gianpietro deciderà di mostrare anche a loro dov'è nascosto il pezzo che gli manca, sarà troppo tardi per chiedergli scusa di non essere stati gentili con lui: e si vendicherà con la forza di chi ha un cuore o un cervello o dei muscoli più potenti dei normali esseri umani. Non potete nemmeno immaginarvi quant'è forte, quella forza. Non ve lo potete proprio immaginare di che cosa sanno essere capaci, gli amici di Dio.>
Una bambina aveva cominciato a piangere."

"<Si può sapere che diritti speciali hanno le altre persone?>
Michelangelo e Paolo si sono messi a ridere, ma non come quando erano allegri perché c'era da festeggiare qualcosa: ridevano seri, se si può dire così. E mi hanno spiegato che proprio perché i diritti delle persone non sono speciali, ma riguardano cose naturali come sposarsi e avere dei bambini, è giusto che siano concessi a tutti, anche ai maschi che amano i maschi o alle femmine che amano le femmine.
<Perché famiglia è dove famiglia si fa> ha sentenziato Michelangelo. Data la mia situazione, non potevo che essere d'accordo con lui, però da qualche parte mi sono detta: se le cose stanno così, se tutti cioè devono avere il diritto di fare famiglia con chi gli pare, perché mia madre non ha avuto il diritto di fare famiglia con Paolo e Michelangelo? Perché avrebbe dovuto "cercarsi un marito", come mi aveva detto Paolo, quella volta? C'entrava forse la storia del bisogno di Paolo che Michelangelo fosse "suo"? Ma "le altre persone", quelle che impedivano a Paolo e Michelangelo di sposarsi e di avere dei bambini, non pensavano forse la stessa cosa: che cioè il matrimonio e i figli fossero una "loro" proprietà esclusiva? Qualcosa non tornava o magari era destinato a non tornare.
"Vorrei che cresci rara come una giraffa in città, ma con l'istinto domestico del cagnolino (che a me è sempre mancato)" aveva scritto mia mamma, nella sua lettera. Di solito quindi bisognava scegliere: o la libertà di girare per il mondo come fosse una savana o l'istinto domestico, un collare col nome e qualcuno che ci porta dal veterinario. Ma la libertà lo sanno tutti che è una cosa bella e giusta: allora l'istinto domestico, se la esclude, che è? Brutto e sbagliato? Insomma che significa, esattamente, istinto domestico? Me lo chiedo ancora: stanotte, qui. Come si fa a capire se ce l'hai o se ti manca? E, se ce l'hai, perché devi rinunciare all'avventura della savana?
Se famiglia è dove famiglia si fa, non avrebbero potuto sposarsi in tre, mia mamma, Paolo e Michelangelo? Non sarebbe stata una maniera, quella, per essere giraffe e cagnolini nello stesso tempo? Per scorrazzare indisturbati nella savana durante il giorno e avere una cuccia assicurata per la notte?"

"<Vuoi davvero sapere come la penso, Mandorla?> mi ha chiesto. Ed è lì che ho capito che non aveva capito, e che forse tutto sommato era meglio così, ma gli ho fatto cenno con la testa per rispondere che sì, certo, volevo saperlo.
<Se questa cosa dell'amore non è una stronzata che hai letto da qualche parte, o visto magari in un film, se insomma è davvero roba tua: allora devi vivertela, non c'è un'altra possibilità.>
<Non ti seguo.> Non lo seguivo.
<Dunque> ha sospirato, <da tutte le parti ci arriva il messaggio che amare è bello. Pensa alle favole che raccontano a voi femmine quando siete piccole. Biancaneve e la Bella Addormentata avrebbero dormito per tutta la vita, se non arrivava il Principe Azzurro a svegliarle. E Cenerentola? Avrebbe continuato a pulire cessi. o no?>
<Sì?> Che potevo dire?
<Sì. O meglio: no. Cioè: sì, siamo martellati dalla promessa che quando troveremo l'amore potremo dirci davvero realizzati, ma no: non è vero. Chi l'ha deciso che imboccare i figli del Principe Azzurro per Biancaneve sia stato meglio che dormire tutta la vita, circondata però dall'affetto suoi amici nani che sicuramente, una volta diventata madre, è stata troppo occupata con la casa, i pannolini e tutto il resto per poter anche solo sentire al telefono? Eh? Chi l'ha detto?>
<Ma poveri nani...> non potevo che considerare.
<Poveri nani, Mandorla, brava! Poveri nani. Perché, le tre fatine della Bella Addormentata? Quante volte pensi che andrà a trovarle, quella stronza, quando dovrà stare dietro all'argenteria del castello dove è andata ad abitare, o quando dovrà iscrivere i bambini a equitazione - perché vuoi che non sappiano andare a cavallo, i figli del figlio del re?>
<Povere fatine!>
<Povere fatine, certo. Ma...> e ha dato l'ultimo tiro al mozzicone di canna che ormai gli stava bruciando i polpastrelli <ma è proprio chi tifa per i sette nani e per le tre fatine che può farcela.>
<In che senso?>
<Nel senso che se tutte quelle fregnacce, da Perrault alla pubblicità dei sughi pronti, su di te non hanno fatto presa, se davvero non ci vedi niente di buono nel perpetuarsi della specie umana attraverso l'accoppiamento e quanto ne consegue, quando poi ti capita di incontrare qualcuno e di ritrovarti a vivere con quel qualcuno, be': puoi stare certo che non sei stato costretto a farlo. Che quella è la precisa espressione della tua volontà.>"

"Viviamo tutti all'oscuro di qualcosa che ci riguarda, no?
Tutti.
Non possiamo sapere perché la nostra professoressa ogni tanto arriva in classe con le occhiaie, per esempio. Oppure perché al panettiere che ci fa sempre una battuta spiritosa, in certi giorni non vada per niente di scherzare. Non sappiamo che cosa fanno (la maestra e il panettiere, intendo) di domenica pomeriggio. Non sappiamo chi è passato prima di noi a un bagno pubblico che puzza da fare schifo. Perché il cane che abbiamo trovato è stato abbandonato. Chi l'ha legato a un palo, con quale criterio abbia scelto proprio quel palo: non lo sappiamo. Che cosa dicono le persone quando parlano di noi ma noi non ci siamo: nemmeno questo sappiamo. Possiamo illuderci d'immaginarlo, ma non lo sappiamo. E poi, un mondo di altre cose. Chi ha deciso perché quando diciamo "albero" intendiamo un tronco con i rami e le foglie e non, che ne so, un coso scivoloso per lavarci le mani che invece chiamiamo "sapone": anche quel nome lì qualcuno l'avrà stabilito. Ma come? Quando? Non lo sappiamo. E perché? Di che colore è il retro del cielo? Che cosa pensa una formica che ci passeggia su un braccio? Boh."


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