venerdì 11 luglio 2014

La fata delle tenebre, Holly Black


 

Allora, c'è questa tipa, Kaye, che vive un po' allo sbando con la mamma che è una specie di groupie. Dopo l'ennesimo fallimento amoroso della suddetta madre, si trovano costrette a tornare al paesello dalla nonna, con la coda tra le gambe. E quindi niente, siccome questa tipa, Kaye, quando era bambina vedeva la gente morta le creature magiche, una notte si ritrova a girovagare tutta allegra per la foresta e, tadàn, ecco che si trova davanti questo tizio gnocco da panico con le orecchie a punta, che ha una freccia conficcata da qualche parte nel corpo. Lei gli salva la vita e, una volta tornata a casa, si masturba pensando a lui. No, non è vero. È che volevo rendere più succosa la storia. Comunque. Dopo la vicenda, Kaye viene contattata da due esserini di sua conoscenza che le confessano che...
Cazzo volete, che ve lo racconti tutto?
Comunque, per non lasciarvi completamente a bocca asciutta, posso dirvi che la storia prosegue con mirabolanti avventure. Sono gentile, vero?
Enniènte.
Fino ad oggi, la mia esperienza con le fate si limitava alle Winx, quel cartone animato con le fatine vestite da giovani prostitute, ma, devo ammettere, che questa lettura è stata piuttosto piacevole.
Siccome codesto romanzo è il primo di una trilogia (che non sei un cazzo di nessuno se non scrivi una trilogia. eh.), è probabile che, presto o tardi, io torni a sfracellarvi le palle con serissime e utilissime  altre recensioni.
Bello, no? Non vi ho messo addosso una gioia infinita?

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giovedì 10 luglio 2014

Il mio idolo #4

 
  
Chiaro. La famiglia prima di tutto.


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sabato 5 luglio 2014

Zucchine tonde ripiene/ Round zucchini stuffed

 

Qualcuno provi a dire che non sono artistica. Tipo che ieri ho scoperto quest'applicazione figatissima per modificare le foto e mò so cazzi vostri, io ve lo dico. Comunque. Oggi non ho nessun tipo di ispirazione e non mi sento nemmeno particolarmente simpatica, quindi vi lascio la ricetta e cippa. Belle cose.

Ingredienti/Ingredients:
  • 2 zucchine tonde dell'orto della vostra amica/2 round zucchini
  • 4 fette di pancarré/4 slices of sandwich loaf
  • scamorza affumicata/smoked scamorza
  • parmigiano/parmesan cheese
  • sale e pepe/salt and pepper
Preparazione/Preparation:

-Tagliate in due le zucchine e con un cucchiaio svuotatele e ponete la polpa in una ciotola con il pancarré sbriciolato e schiacciate il tutto fino a ridurlo in una poltiglia schifiltosa./First, cut in half zucchini and, with a spoon, remove the pulp and put it in a bowl with crumbled sandwich loaf and mash.
-Aggiungete la scamorza tagliata a pezzetti, il sale, il pepe e mescolate./Then, add scamorza cut in pieces, salt, pepper and mix.
-Riempite le zucchine con la poltiglia, spolverate di parmigiano e infornate a 200° per circa mezz'ora, finché non saranno belle dorate./Next, fill zucchini with the mush, dust with parmesan cheese and bake 200° for 30 minutes about, until brown.
-Divoratele come se non ci fosse un domani!/Finally, gobble up and enjoy!

 

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mercoledì 25 giugno 2014

Il mio idolo #3


E niente. Ve lo ricordate?
Beh, è tornato.
Godetevelo.

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venerdì 20 giugno 2014

Cavatelli homemade


Ebbene sì, sto impazzendo. No, non è vero (e guai a chi prova ad obiettare, chiaro?). Fatto sta che, sebbene cucinare mi sia sempre piaciuto, ho da poco scoperto che MI RILASSA, anche.
Pazzesco, eh?
E, ve lo assicuro, ce ne vuole per rilassare una come me. Comunque. Ultimamente ho iniziato a "mettere le mani in pasta" e la cosa mi piace da matti. In casa Ade si sforna ormai un chilo di pane a settimana (arriva anche quello, state sereni), focacce, pizze e... pasta! Il mio primo tentativo (ottimamente riuscito. sì, me la sto menando) sono stati proprio questi cavatelli, che ho condito con un semplicissimo sugo pomodorini e basilico. Ma... rullo di tamburi... indovinate cosa mi è arrivato ieri dal fantastico mondo di Amazon (sì, mi sono convertita. ed è stata la mia fine)? Nientepopòdimeno che LA MACCHINA PER LA PASTA. Dio, mi sento veramente un'allegra casalinga col grembiule a fiori, quando faccio così. E niente. Con questo piccolo aggeggio infernale (ho preso quella manuale, che ricordo usava mia nonna quando ero piccola e mi divertiva un sacco) potrò fare lasagne, tagliatelle e spaghetti. Qualcuno mi fermi, cazzo.
Cioè, vi rendete conto che ho scritto la mia prima parolaccia solo alla riga diciassette? Che diamine mi succede oggi? Bah.
Va bene, passiamo alla ricetta e basta con le minchiate.

Ingredienti per circa 4 porzioni di cavatelli/ Ingredients for 4 servings:
  • mezzo chilo di semola di grano duro/ half a kilo durum wheat flour
  • acqua qb/ water to taste
Preparazione/ Preparation:

Avete visto quanta roba vi serve?
Allora. Piazzate la semola sull'asse, fate un buchetto in mezzo e cominciate a versare l'acqua a filo, amalgamando il tutto finché non ottenete una consistenza adeguata per iniziare ad impastare. Ed è qui che comincia il divertimento. Sfogate tutte le vostre frustrazioni su quel piccolo panetto di pasta e rivoltatelo come un calzino, finché non diventa bello sodo. Lasciate riposare una mezz'ora.
A questo punto, via coi cavatelli.
Put the durum wheat flour on the board, make a hole in the middle, start to add water and knead until create a compact dough. Let it stand half an hour.


Staccate piccoli pezzi di pasta e "rollateli" creando un salsicciotto il più possibile sottile.
Tear off small pieces of dough and create some slim rolls.


Tagliuzzatelo in pezzettini di circa 2 cm.
Cut them in small pieces (2 cm).


Schiacciate ogni pezzettino con le dita, rivoltandolo.
Push and flip them.

Cavatelli pronti! Li cuocete in acqua salata, finché non vengono a galla. Più o meno dieci minuti, ma assaggiateli prima, che è meglio.
Cavatelli ready! Cook them in boiling salted water until they float, for ten minutes about. Try to taste before drain them. I have tasted them with a tomato and basil sauce. Enjoy!

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giovedì 19 giugno 2014

Non buttiamoci giù


I protagonisti sono Martin, Jess, Maureen e JJ.
Martin è un famoso presentatore televisivo che, dopo essere finito a letto con una quindicenne che proprio non sembrava una quindicenne, perde famiglia e lavoro.
Maureen è la madre di un ragazzo disabile per cui ha rinunciato praticamente ad avere una vita, al di là dell'andare in chiesa la domenica.
Jess è una giovane psicopatica disadattata (io la amo) che è stata mollata da un tipo e non se ne capacita.
JJ è un americano trapiantato a Londra che ha perso la sua adorata rock band e pure la fidanzata.
Si incontrano per caso la notte di Capodanno, sul tetto della casa dei sucidi, tutti con l'intenzione di togliersi la vita, cosa che non faranno, che ve lo dico a fare. Almeno non nelle prime, ehm diciamo... boh duecento pagine? Insomma. Non sarò certo io a dirvi se alla fine s'ammazzano o no. Leggetelo, che ne vale la pena.
JJ
"Dunque, ma come fa la gente a non dire parolacce? Come è possibile? In un discorso ci sono tutte 'ste pause, dove per forza devi metterci un <cazzo>. Ve lo dico io chi sono le persone più ammirevoli del mondo: i giornalisti dei telegiornali. Se facessi io quel mestiere sarebbe tutto un <E quei figlidiputtana hanno fatto schiantare quell'aereo del cazzo contro le Torri Gemelle>. Come fai, altrimenti, se sei un essere umano? Magari non sono tanto ammirevoli. Magari sono solo zombie-robot."

Martin
"<Come si chiama nelle poesie?>
<Scusa?>
<Cioè, sì, le poesie... e anche in letteratura inglese. Delle volte dici che qualcosa è come qualcosa, e delle volte dici che qualcosa è qualcosa. Tipo, il mio amore è una rosa dimmerda eccetera.>
<Similitudini e metafore.>
<Esatto. Preciso. È stato Shakespeare a inventarle, giusto? È per quello che era un genio.>
<No.>
<E allora chi è stato?>
<Non importa.>
<Ma allora, perché Shakespeare era un genio? Cos'è che ha fatto?>
<Un'altra volta.>
<Vabbè. Lo stesso. Dunque, qual è la roba per cui dici che qualcosa è qualcosa, tipo 'sei un cazzone' anche se in realtà non sei un grosso cazzo... inteso come pene. Chiaramente.>
Maureen sembrava sull'orlo delle lacrime.
<Oh, Jess, per carità...> ho detto io.
<Scusate. Scusate. Non sapevo se dovevamo mantenere le stesse regole quando c'era soltanto da parlare di grammatica e così.>
<Le manteniamo.>
<Esatto. Scusa, Maureen. Vabbè... 'sei un maiale' quando non sei un maiale.>
<Metafora.>"

Jess
"Io penso. Lo so che nessuno ci crede, ma io penso. È solo che il mio modo di pensare è diverso da tutti gli altri. Prima di pensare devo incazzarmi e magari diventare anche un filo violenta, che lo capisco che per gli altri può essere un po' una menata, ma va' a cagare."

JJ
"Passiamo tutti tanto tempo senza dire cosa vogliamo perché sappiamo di non poterlo avere. E perché sembrano robe rozze, o ingrate, o sleali o infantili, o stupide. O anche perché siamo talmente disperati da fingere che le cose siano come devono essere, e sembra una mossa falsa confessare a noi stessi che non lo sono. Su, forza, sputa cosa vuoi. Magari non ad alta voce, se c'è il rischio di finire in un casino. <Vorrei non averlo mai sposato.> <Vorrei che fosse ancora viva.> <Vorrei non avere mai fatto dei figli con lei.> <Vorrei avere una barcata di soldi.> <Vorrei che tutti gli albanesi tornassero nella loro Albania di merda.> Qualunque cosa sia, dilla a te stesso. La verità ti renderà libero. Oppure ti beccherai un pugno sul muso. Sopravvivere a qualsiasi vita tu stia vivendo significa mentire, e l'inganno corrode l'anima: quindi, almeno per un minuto, molla le bugie."

Solo una parola, per questo romanzo.
FANTASTICO.

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lunedì 16 giugno 2014

Soffro lo stress

Io soffro lo stress nanananananananààààà. Sono in una boyband sono in una boyband nanananananananàààààà.
Sì, ho finito.
Cosa vi volevo dire?
Ah, ecco. La vostra Ade, unica e inimitabile blogger farlocchissima, ha deciso di partecipare al suo primo contest (oh ma che minchia è un contest? spè che lo cerco su google, va), per la precisione questo qui sotto. Abbassare lo sguardo, prego.


Ecco fatto. Il contest è organizzato da una bravissima cuochina vegan e il regolamento, se vi interessa, lo trovate qui. Che poi è anche il suo blog.
E niente. Ieri sono stata alla presentazione del libro "Chiamami se diventa verde" di Alessio Sala, illustrato dalla mia meravigliosa amica per la pelle Patty e ho anche partecipato a un laboratorio di scrittura organizzato e tenuto dall'editrice. La cosa è stata un sacco divertente, in pratica ci veniva mostrata una tavola con un disegno (di Patty) e due parole e noi in quattro minuti dovevamo scrivere qualcosa che contenesse le due parole, volendo anche ispirandoci al disegno. Poi, cose dell'altro mondo per una sociopatica come me, chi voleva poteva leggere ciò che aveva scritto (cioè davanti a tutti, capito?!) così io, mentre gli altri leggevano, mi fissavo allegramente le unghie, fingendo di essere assorta in pensieri di vitale importanza (col cazzo che leggo, col cazzo che leggo, col cazzo che leggo e cose così), che mi impedivano di partecipare alla cosa. Me la sono cavata per i primi otto minuti. Poi la tizia mi ha guardato e mi ha chiesto "tu non leggi?" e allora ho letto, tenendo la testa bassa e toccandomi i capelli con fare nevrotico, chiaramente. Giusto per non apparire, chessò, socievole. Dio, che parola terrificante. Dà i brividi, no?
Comunque. Siccome sono stata praticamente minacciata (indovinate da chi?), ho deciso di pubblicare il mio mini racconto, ed eccolo qui.

Saliva i gradini della stazione a due a due, trascinandosi dietro quel macigno di valigia che si era portato per il viaggio. Il treno stava per partire e lui imprecava sottovoce, sperando in un ritardo del macchinista.
"Dannazione!"
Disse quando, urtato da una ragazza che scendeva a tutta velocità, si ritrovò a terra con un ginocchio dolente, mentre lei fissava il contenuto della sua borsa che rotolava giù per i duecento scalini. (parole da utilizzare: treno e ginocchio)
"Te lo chiedo con il cuore in mano!"
Lo pregò lei, fissandolo con le lacrime agli occhi.
"Aiutami a recuperare le mie cose!"
Lui la guardò, attonito.
"Io... perderò il treno..."
Riuscì a dire, con voce flebile, anche se già sapeva che tutto era deciso. Non l'avrebbe lasciata lì, non le avrebbe voltato le spalle per continuare la sua folle corsa contro il tempo.
"Al diavolo"
Disse, mollando il manico della valigia e avvicinandosi a lei che ora sorrideva, grata. Il dolore al ginocchio era sparito, come per magia. (parole da utilizzare: cuore e mano)
I due scenderono gli scalini e li scrutarono uno ad uno per vedere se ci fossero oggetti. Lui aveva lasciato le sue cose più in alto e in quel momento non gliene importava un fico secco. Tutte le volte che lei si girava a guardarlo, lui le fissava la bocca e lei sorrideva divertita.
Aveva recuperato un braccialetto fucsia, un bloc notes, due penne e un segnalibro.
Quando arrivarono giù, incredibile fin dove fosse rotolata quella borsa!, lui le porse ciò che aveva trovato, sperando silenziosamente che non si sarebbero salutati così. (parole da utilizzare bocca e fucsia)
Lei lo fissò, sbattendo le palpebre.
"Verresti con me?"
Gli chiese, con fare malizioso.
Lui sentì un brivido percorrergli il corpo ma non poté fare a meno di risponderle
"Certo!"
La sua valigia giaceva sola, allo scalino numero ottantaquattro, sembrava fissarlo mentre andava via.
Quando aprì gli occhi era su un tetto, nudo. La ragazza era sparita e si sentivano, in lontananza, delle sirene.
"Ma cosa cazzo mi è successo?"
Si chiese, coprendosi le parti intime con le mani, come per timore che qualcuno potesse vederlo. (parole da utilizzare: palpebre e tetto)
Si costrinse ad alzarsi anche se sentiva le membra molli: gambe e braccia parevano penzolare. Si tenne con una mano e tentò di affacciarsi per guardare giù. Due ambulanze bloccavano la strada e un'enorme chiazza di sangue scuro sporcava praticamente l'intera carreggiata. Guardò l'orologio, che stranamente aveva ancora al polso.
"A quest'ora starei facendo scalo a Bologna..."
Si ritrovò a pensare.
"E invece chissà in che guaio mi sono cacciato..."
Cercò con gli occhi i suoi vestiti, ma vide solo la borsa della ragazza, abbandonata poco più in là. (parole da utilizzare: braccia e scalo)
La prese e se la mise in spalla, deciso a scendere da quel tetto, nudo o no, e capire cosa diavolo gli fosse successo. All'improvviso lei gli fu davanti e lui sussultò. Era nuda e aveva il corpo imbrattato di sangue.
"Cos'hai fatto, eh? Cosa'hai fatto?"
Gli urlò contro, poi gli si scagliò addosso, pestandogli i piedi. Lui cercava di togliersela di torno e la spingeva, ma lei lo mordeva e lo graffiava con forza. Prese a urlare, non ce la faceva più.
Quando riaprì gli occhi, era seduto su una panchina, al binario dodici.
"Era solo un sogno...!"
Pensò, con un sospiro, ma si accorse subito che accanto a lui c'era una borsa. E non era la sua. (parole da utilizzare: piedi e binario).

Oh ma quanto sto scrivendo oggi? Mi stupisco di me stessa!
Insomma, ho anche avuto in regalo questo splendido segnalibro.

No, non è sfocata. Siete voi che state diventando ciechi.
Potevo sceglierne tra diversi, ognuno con una frase presa dal libro.
Inoltre (sì, non ho ancora finito, ahivoi) ho anche partecipato a questa cosa che si chiama Booksharing (fare aaaaaah e ooooooh, prego). In pratica ho portato otto libri di cui mi frega una cippa e ne ho presi otto di cui può darsi che un giorno mi fregherà una cippa ma può darsi che no.
E niente. Vi saluterò dicendovi che un giorno il mondo finirà, che lo vogliate o meno, ed io morirò leggendo un libro. Ma più plausibilmente diventerò grassa, vecchia e matta come un cavallo e passerò le giornate a lanciare libri dal balcone, ridendo sguaiatamente, mostrando gli unici due denti che mi saranno rimasti.
La poetessa, dovrei fare. No?

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