martedì 15 maggio 2018

Sono le dieci del mattino

E i programmi per questa mia fantastica giornata attualmente sono:
-scrivere questo post
-leggere l'articolo di copertina di Internazionale
-andare in palestra a sfondarmi di braccia e addominali (e, forse, avventurarmi per la prima volta verso il corso di PILOXING; non chiedetemi cosa cazzo sia perché non ne ho idea. Diciamo che, sulla base delle mie conoscenze palestritive, posso supporre che si tratti di un mix tra Pilates e Boxe. Però diciamo anche che non ho idea di cosa sia Pilates, quindi le mie supposizioni sono pressoché inutili. Vi saprò dire.)
-nutrire il cervello di un dodicenne per un paio d'ore
-nutrire il cervello di un quindicenne per un paio d'ore
-passare l'aspirapolvere
E poi credo di poter affermare che, a quel punto, la giornata starà volgendo al termine ed io potrò infilarmi nuovamente sotto le coperte, afferrare il best-seller di turno e dirmi che sì, anche oggi non ho pensato a cosa voglio fare della mia vita.
Che peccato.
Non ne ho avuto il tempo, si capisce no?
A volte mi domando perché il mio telefono mi comunichi di continuo che tempo fa, quanti gradi ci sono e tra quanto passa l'autobus sotto casa. Cerca per caso di lanciarmi qualche messaggio subliminale? Vuole per caso che io faccia qualcosa?
Non so.
Settimana scorsa ho fatto un colloquio di lavoro.


e qui tocca fare un preludio

Nell'ultimo post in cui vi ho parlato dei cazzi miei (sì, lo so che non lo faccio spesso e che il più delle volte i miei post sono un flusso di coscienza depressincazzata di cui voi non capite assolutamente niente), avevo accennato al fatto di avere tre lavori. Beh, sintetizziamo il tutto dicendo che uno dei due lavori l'ho piantato perché me ne si stava concretizzando un altro (il secondo) che poi alla fine non si è concretizzato e quindi mi è rimasto il terzo (che però non è sufficiente a pagarmi l'affitto). La cosa negativa è che ho pianto per cinque minuti sentendomi una fallita. La cosa positiva è che ho smesso di fumare perché io "i soldi a quelli lì non ce li do più". Che è un ragionamento da cinquenne ma la cosa non mi tocca anzi posso dire che me ne compiaccio perché i cinquenni sono meglio dei trentenni e comunque fumare fa male, ecco. Quindi, in pratica, sono di nuovo alla ricerca di un lavoro. Anche se, a dirla tutta, non mi sto particolarmente impegnando perché non sono affatto sicura di voler trovare un lavoro. E non sono nemmeno sicura di voler fare l'Università (però sono andata a informarmi). Non sono sicura di voler creare un blog serio -senza offesa per il mio swanza- e dedicarmi completamente a quello che una volta, ne sono sicura, era il mio sogno. Non sono sicura di rimettermi in gioco con la musica. Non sono sicura di voler piantare tutto e andare a cercare me stessa in un altro posto, lontano da qui.

preludio's end

E quindi niente, ho fatto 'sto colloquio. Ed è vero che l'ho fatto proprio alla cazzo di cane, eh. Volevo boicottarmi da sola, pare. Non mi sono preparata per niente, non sono nemmeno andata a vedere che cazzo facessero in 'sta azienda, niente. Mi sono presentata lì senza nemmeno un filo di trucco dicendomi che vaffanculo ho passato gli ultimi mesi a preoccuparmi di come apparire, di sembrare figa e al passo coi tempi perché il-cazzo-di-mondo-reale-chiede-questo, di frequentare i posti giusti, sistemare i capelli nel modo giusto, pubblicare le foto giuste ed essere giustagiustagiusta e quindi oh, se mi volete in questa azienda che fa non-so-cosa-e-me-ne-sbatto mi prendete così. E alla fine, ecco, mi fanno LA DOMANDA.

"Ma tu, se potessi scegliere, cosa vorresti fare?"

Allora, in primis, sticazzi. Il mio cervello ha fatto tipo "oh, ma sfigato. ma tu se potessi scegliere, dì un po', staresti qui di fronte a me con quel cazzo di gilet grigio-topo e la riga di lato a farmi 'sta domanda del cazzo, oppure te ne staresti beato su una spiaggia, con in mano una birra ghiacciata e nessun fottuto pensiero in testa?". Sticazzi l'ho già detto?
Poi credo di aver aperto la bocca per far entrare un moschino che, l'avevo visto, stava proprio cercando un posto caldo e umido dove passare la notte e aver fatto "beeeeh". No, non stavo imitando il verso di un ovino. Cercavo di prendere qualche secondo per elaborare una risposta plausibile e alla fine mi è uscito qualcosa tipo "valorizzare le mie competenze, imparare, crescere professionalmente"... ARIA FRITTA.
Perché alla fine, io, cosa voglio fare NON LO SO PERDIO.
A me piacciono un sacco di cose e sono brava in un sacco di cose ma non chiedetemi che lavoro io voglia fare perché non lo so.
E forse è proprio questo il problema. Anzi, uno dei problemi, non minimizziamo.
E quali sono 'sti problemi? Vediamoli insieme, che oggi non so che mi è preso, le dita vanno da sole.

Problema 1) Io so benissimo cosa non voglio fare e vagamente cosa mi piacerebbe fare. E quello che mi piacerebbe fare NON è una cosa sola (tipo voglio fare l'avvocato, il veterinario, l'onicotecnica), giusto per aggiungere un capitolo alla saga idee-chiare-mai-eh?. Mi piacerebbe fare UN SACCO di cose, questa è la verità. O almeno credo, perché non è che io le abbia provate tutte per potermi permettere di dire che mi piacerebbero. Voglio dire, bisogna provare nella vita, no? Cioè, volete dirmi che non capita mai a nessuno di dire "voglio fare l'avvocato", studiare millemila anni per poi scoprire che fare l'avvocato gli fa cagare? Quindi io posso solo dire, a spanne, cosa credo che mi potrebbe piacere. Poi, boh. Fatemi provare.

Problema 1bis) Se non hai le idee chiare, non sai stare al mondo. Se non hai un obiettivo (uno e uno soltanto) da perseguire, non sarai mai nessuno. Se preferiresti sperimentare, viaggiare, scoprire, vivere con poco invece che elaborare un business plan della tua vita, finalizzato al profitto sempre crescente, sei una sega.

Problema 2) Mi ruga tantissimo che la vita delle persone debba essere basata (e giudicata) al novanta percento sul lavoro che fanno. Cioè, quando incontri una persona è come ti chiami, quanti anni hai, di dove sei, CHE LAVORO FAI. E nella maggior parte dei casi se il lavoro non è giudicato interessante la conversazione si conclude lì. Ma cristo. Io non sono il mio lavoro. Io sono una persona, ho degli interessi, dei talenti, magari sono anche simpatica ma se non ho un lavoro interessante, morta lì. Next one.

Problema 2bis) La seconda cosa su cui si basano i giudizi e i conseguenti rapporti con le persone sono gli studi fatti. Ok, non hai un lavoro interessante? Beh, però studi, no? Stai facendo il quinto-master-and-commander-dottorato-ricerca-di-sto-cazzo, giusto? Ah, no? Ok, next one.

Problema 3) Se non sei estroverso, non sei nessuno. Puoi essere falso, ipocrita, malvagio però, ehi, ma quanto sai essere brillante in mezzo a un gruppo di persone? Poco importa che tu non stia assolutamente ascoltando cosa dice il tuo interlocutore, se sai fare le domande giuste al momento giusto, le battute giuste al momento giusto, è fatta. Tu sei il top. Sei introverso? Non ami parlare giusto per far prendere aria alle tonsille? Preferisci conoscere meno persone ma in modo più approfondito? Non ami intrometterti nei discorsi degli altri solo per dimostrare di aver qualcosa da dire? Preferisci evitare le chiacchiere inutili? Beh, ma cazzo. Impara a stare al mondo, no? O altrimenti rifugiati in qualche borgo di montagna in mezzo ai vecchi e parla con le mucche.

Problema 4) Io non so più se le mie scelte sono state e sono ancora guidate da quello che realmente voglio io oppure se sono tutte frutto del mio bisogno di riscatto. E' triste, non trovate? Io non so se voglio veramente fare l'Università oppure se voglio farla solo per dimostrare al mondo che gnegne, l'avreste detto voi? Io, cresciuta in periferia, con due genitori diciamo "maldestri", ai margini della società, tra quelli che la scuola ama "scremare" per non doversene occupare, laureata? E magari col massimo dei voti? NOMADICOAVETEVISTO? E perché adesso non fate tutti un simpatico suca-suca? E la stessa cosa si applica al resto: perché voglio un bel lavoro? Perché penso di fare questo quello e quell'altro? Mi piace? Voglio ottenere dei risultati che mi daranno soddisfazione? Oppure voglio solo riscattarmi e dimostrare a tutti che non sono una fallita ignorante?

Problema 5) La paura del tempo che scorre. Sì, perché io sto sempre a pensare al dopo. Ok, mi iscrivo all'Università, e poi? Cioè, se mi iscrivo adesso vuol dire che, se va bene, mi laureo a 36 anni. E il resto della vita? E se poi voglio un figlio? No, perché, mica posso fare un figlio se sono troppo vecchia, poi. Poco importa che io adesso un figlio non lo vorrei manco se mi bussasse alla porta una cicogna e mi dicesse "ehi, solo per te oggi c'è un'offerta speciale, ti lascio due poppanti al prezzo di uno e ti evito anche di tirare giù santi e madonne per nove mesi: pensaci, niente pancia esplosiva, niente mal di schiena, nausee, piedi gonfi, vagina che si allarga... solo un paio di neonati freschi freschi e già lavati, con i tuoi geni, eh? Chiaro.". E se poi non mi piace? E se mi nego cose belle per studiare e poi non mi serve a un cazzo? E se sticazzi?

Problema 6) Io non ho mamma e papà che finanziano le mie cazzate. Le mie cazzate, signori, sono ufficialmente autofinanziate. 

Sono le undici e mezza e la mia conclusione è che probabilmente andrò in terapia. L'alternativa è che io mi dia alle droghe pesanti nella speranza di lobotomizzarmi il cervello e smetterla di pensare a quale cazzo sia lo scopo della mia vita. Cosasonoquiafarecosasonoquiafarecosasonoquiafare. Mi sembra di essermi rimbecillita. Ma un po' di sana ignoranza, no? Menefreghismo e superficialità? No, non è fattibile. Ho scoperchiato il vaso di Pandora ormai troppo tempo fa. Non c'è più tempo per ritrattare. Non si torna indietro. Vivere come penso di voler vivere io è davvero un macello, lasciatemelo dire. Non fai in tempo a connetterti con te stesso che, boom, cambia qualcosa. Ed io devo avere qualche seria difficoltà. Forse mi odio. Lo penso perché ogni volta che vado a yoga e l'istruttrice dice "ok, adesso sentitevi", piango.
Se sentirmi mi fa questo effetto forse non è proprio un buon segno.

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lunedì 14 maggio 2018

La verità è che non ti piaci abbastanza

Perché amarsi è un'altra cosa.
Amarsi è non farsi del male e tu di male te ne fai eccome.
Amarsi è, cosa?
Ma che ne sai tu, poi?
Cosa sentenzi a fare tu, poi?
Non giudicare se non vuoi essere giudicata.
E, datti pace, perché anche quando avrai smesso di giudicare tu, gli altri continueranno a farlo.
Ma è possibile, poi, non giudicare?
No, non lo è.
Basta con 'ste stronzate.
Si giudica non appena si posa lo sguardo.
Non è forse così?
La verità è che non ti piaci abbastanza e non ti ami abbastanza da non lasciarti scalfire dai giudizi.
Non ti sei difesa e non ti difendi perché temi che il mondo abbia ragione, sei in torto tu.
Tu che non ti amalgami, tu che mostri i tuoi strati, tu che non mostri niente.
Tu che non ridi quando gli altri ridono.
Tu che stai in silenzio quando gli altri urlano.
Tu che ti guardi dentro e non smetti di farlo solo perché hai paura del mare di merda che ci trovi.
Anzi ti ci immergi, in quella merda.
La ingoi, pure.
Perché lo sai che è così che deve andare.
E la verità fa paura.

La verità è che non ti piaci abbastanza, sì. E nemmeno ti conosci abbastanza, poi.
Ti sei persa di nuovo, forse?
Forse.
La verità è che non scrivo più, non canto più, non so dove sto andando, continuo a girarmi di qua e di là, quale uscita prendo? Non lo so più, ho perso i miei sogni, scivolano via dalle dita, divento vecchia e non divento grande, o forse sono grande e non me ne accorgo perché non so niente di niente, sono inutile, io.
Io io io, ma chi sono io? E perché ho smesso di cercarmi?
Credevo d'essermi trovata, io.
Ma sono rimasta con un pugno pieno di sabbia e lo sguardo incredulo.
Ma che davvero è successo a me?
Davvero ho preso un abbaglio così GRANDE?
Mi sono seduta sul ciglio della strada, impotente, a gambe incrociate, il muso imbronciato.
Le macchine passavano e, con le ruote, mi schizzavano roba addosso.
Sassetti, acqua e fango.
Ma io lì, impassibile.
Mesi e mesi dopo, metà corpo è inglobato nel cemento.
E adesso? Dì un po', genio, che pensi di fare?
Penso alle mie dita dei piedi e vorrei solo sgranchirle, ma non le sento più.
La rabbia ti salverà, chiamala.
No, è stata lei ad intrappolarmi qui. Lei non è affidabile, non lo è mai stata e mai lo sarà.
Fa solo ciò che le gira per la mente. A volte mi ha aiutato, è vero, ma altre volte mi ha distrutto
Ed io, con pazienza, ho dovuto rimettere insieme i pezzi.
Svegliati.
Esci.
Sorridi.
Ti prego.

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lunedì 2 aprile 2018

Se morissi domani

Morirei infelice.
Tempo perso a vivere.
Cercare qualcosa.
Chiederti perché.
Attribuire un senso a cose.
Pensare.
Ma davvero è tutto qui?
E tutta la bellezza là fuori?
Lei fuori e tu dentro.
Dentro a cosa, poi?
Dissidenza.
Tutto inutile.
La forza, la speranza, il desiderio.
Sì ma dove, cosa, quando.
Inaccettabile consapevolezza.
Guarda anche se non puoi vedere.
Vivi anche se non puoi vivere.
Cerca, anche se non c'è niente da trovare.
Saluta, anche se davanti a te non c'è nessuno.

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venerdì 9 marzo 2018

Io mi impegno sempre in quello che faccio

Esempio banale.
Se decido di non mangiare, non mangio.
Frega un cazzo che sono qui a letto con lo stomaco che urla tipregodammidelcibotroiadimerda.
La verità è che sono incazzata.
Anche per questo mi sono impegnata.
Che non si dica che non mi applico, poi.
Sono incazzata perché il passato ancora mi ferisce e ancora mi fa incazzare ed è EVIDENTE che non mi impegno abbastanza nell'obbligarmi a smetterla di permetterglielo.
Non fa una piega, no?
Io odio non impegnarmi abbastanza.
Il punto è che penso di potermi impegnare in un numero finito di cose alla volta.
Devo ancora capire che cazzo di numero è, ma va bene.
Un passo per volta.
Ho iniziato un nuovo lavoro. Una sfida del cazzo, lasciate che ve lo dica.
E secondo voi quanto mi sto impegnando per farcela?
Troppo.
E secondo voi ce la sto facendo?
No.
E secondo voi ce la farò?
OVVIO.
Perché io mi impegno sempre in quello che faccio, che cazzo ve lo dico a fare.
La verità è che scrivere un numero imprecisato di "cazzo" mi mette di buon umore.
E in questo momento ho davvero davvero bisogno di un po' di buon umore del cazzo.
Quando ero piccola piangevo perché non mi sentivo capita.
Non riuscivo a capire per quale cazzo di motivo non esistesse una o anche solo mezza fottuta persona al mondo che si dimostrasse in grado di capirmi.
Sarcazzo.
Ora non piango più, certo.
Ora l'ho capito che capirsi è utopia pura.
A malapena si riesce a capire se stessi, figurati un po' se devo rompermi il cazzo per capire qualcun altro.
Ciao, proprio.
La verità è che vorrei davvero capirti, per quello che mi hai fatto.
Mi sono impegnata veramente un sacco in questo.
Però forse non abbastanza.
Forse, mentre cercavo di impegnarmi per capirti, non mi accorgevo di aver raggiunto il numero X di cose in cui potevo impegnarmi e, ops, bersaglio mancato.
Non hai vinto quel cazzo di peluche, Ade.
Riprova domani.
Boh, io domani ci riprovo anche.
Però che cazzo.

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domenica 11 febbraio 2018

Ho un po' di cose da dire e le dico.

Poco fa stavo leggendo un articolo su Internazionale. In pappa e ciccia dice che uno stronzo è una persona che non si cura dell'umanità degli altri e che si sente superiore a tutti. Ne ho ricavato che probabilmente io sono un po' stronza, ma non del tutto. In linea generale penso di curarmi abbastanza dell'umanità degli altri, anche se spesso e volentieri ritengo che al mondo ci siano individui abominevoli. Un esempio pratico. Ieri stavo cazzeggiando su Fb e sono capitata su un post raffigurante la Boldrini che dice "gli italiani hanno il dovere di ospitare i migranti a casa loro", o qualcosa di simile. Sotto, una sfilza di commenti che facevano tipo: "baldracca mignotta prendili a casa tua cuei negri così ti mettono a novanta e ti scopano per bene", o anche "brutta puttana prima fammi vedere che li ai ospitati a casa tua e alora io li prendo nella mia", oppure "putana se ti beco ti taglio la gola". Penso di aver reso l'idea, no? Ecco. Se, in un caso come questo, sentirmi superiore significa essere stronza, così sia. Anche se, a dirla tutta, più che senso di superiorità il mio è disgusto, ma tant'è. Un'altra cosa che mi disgusta fortemente è la consapevolezza che queste persone, con il loro voto, potrebbero contribuire a portare al governo gente che ha dichiarato di voler offrire assistenza legale al tipo che pochi giorni fa se n'è andato in giro per Macerata a sparare a tutti i "negri" che vedeva e Viva l'Italia.
Certo, bel traguardo il suffragio universale, però.
A parte che - volendo proprio cercare il pelo nell'uovo, eh? - certa gente, stando alla Costituzione italiana (una robetta da niente, giusto la fonte primaria delle nostre leggi) non dovrebbe nemmeno potersi avvicinare al governo, ma tant'è.
Mi piacerebbe dire che se dovesse succedere una cosa simile farei fagotto e me ne andrei in un paese migliore. Il problema è che non penso che un paese migliore esista. Credo che, in fondo, chi più chi meno, siamo tutti un ammasso di  merdosi parassiti incuranti di tutto meno che di riempirci tasche e stomaco.
La speranza, dice Esiodo, è rimasta chiusa dentro quel dannato scrigno.
L'altro giorno mio fratello quindicenne mi ha chiesto a cosa serva studiare la storia. Stando ai fatti odierni, sarebbe stato sensato da parte mia rispondere "a un cazzo di niente".

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venerdì 12 gennaio 2018

2018, Welcome Back Ade

Cazzo pensavate, che fossi sparita?
Eh no, miei cari. Fuori discussione.
Sono ancora qui, viva, sana e maledettamente pronta a scrivere questo primo post del 2018.
Allora. Da dove inizio? Dai buoni propositi? Naaaaa, scordatevelo.
Inizierò col dirvi del mio meraviglioso trasloco.
Eh già, l'Ade si è spostata e tutto è andato a gonfie vele. Ahhh che meraviglia traslocare: tutte quelle scatoline e scatolette, il freddo di cristo, i tagli sulle braccia, la sporcizia e le merdate accumulate negli anni, i viaggi in discarica, i mobili ikea che li monti, li smonti e poi se li vuoi rimontare cazzi tuoi, le ruote della macchina che si bucano e dai vabbè montiamo il ruotino alle sei del pomeriggio di sabato in mezzo al nulla assoluto e cazzodibudda il ruotino è bucato anche quello, l'odore di vernice che ti si attacca addosso, la bronchite... BELLISSIMO. Non avete mai traslocato, cuori miei? FATELO ADESSO, che diamine, ORA! Vi assicuro che sarà un'esperienza meravigliosa, di quelle da annotare sul libro "le avventure della mia vita" che sfoglierete quando vi nutrirete di pappine, per ricordare i bei tempi andati.
Fanculo.
E niente. Ora vivo a Milano, in una casa molto più piccola ma con un terrazzo enorme che adesso sembra il regno di un accumulatore compulsivo, ma tant'è. Non ho ancora né un divano né tanto meno un tavolo ma sono solo dei piccoli, insignificanti dettagli.
Poi. L'ade ha cambiato lavoro. Ora ne svolge, un attimo solo, fatemeli contare...tre.
Il primo penso di potervelo descrivere semplicemente così.
"Postodelcazzo buongiorno, sono Ade, operatrice numero 1358, con chi ho il piacere di parlare?".
Eh sì. Adesso immaginatemi seduta ad una scrivania, con una cuffietta in testa, in una sala contenente circa una trentina di cristiani uno più ignorante dell'altro.
Il mio lavoro consiste nel sopportare la loro presenza per sei ore al giorno, in pratica, e poi nell'assistere i clienti che chiamano per sapere vattelappesca, anche loro per la maggior parte un branco di ignoranti patentati. In teoria, poi, dovrei anche cercare di vender loro cose. Ma io me ne frego, come diceva qualcuno.
Il mio responsabile l'altro giorno è passato dalla mia scrivania e mi fa: "Allora Ade, dimmi un po', come ti trovi?". Io gli ho sorriso fintamente (e davvero non si capiva) e gli ho regalato un'alzatina di spalle alla Michael Jackson. E allora lui mi fa: "Dai su, voglio sperare che questo non sia il lavoro della tua vita.".
Devo dargliene atto, è una persona perspicace.
Non che sia difficile accorgersi che lì dentro il livello di cultura generale è leggermente in difetto.
Vi dico solo che ieri un collega si è alzato e ha urlato: "Non vengo da Lodi per lodarvi, né da Piacenza per piacervi, ma vengo da Chiavari e vi ho detto tutto.". E no, non ha quindici anni.
Non mi sono fatta il segno della croce perché non so come si fa.
Nietzsche a me mi fa una sega, diciamocelo. Chi vuole capire, capisca.
Il secondo lavoro è molto meglio, ma non ne parlo per scaramanzia.
Come terzo ed ultimo lavoro, siccome il primo mi frutta due merendine e un calcio in culo, l'Ade del vostro cuore nutre il cervelletto di alcuni ragazzini che, inutile che ve lo dica, mi amano alla follia.
Dette le mie cazzate, vado a farmi la doccia che devo andare a svolgere allegramente il mio lavoro numero uno. Per farlo al meglio tenterò di dimenticarmi almeno una decina di parole che conosco, così, per mimetizzarmi tra la folla.
A risentirci, spero di esservi stata utile, ma non lo credo affatto.
Che bella cosa, i blog.

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martedì 14 novembre 2017

L'ade detesta. A volte ama. #2

E niente. Tra le bozze ho trovato questo post che devo aver scritto non so quanto tempo fa, e mai pubblicato. Siccome mi ha fatto sorridere ve lo lascio, per allietare la vostra giornata. Io oggi sono inspiegabilmente felice. Sarà il sole, sarà l'album dei Mumford & Sons, sarà che stamattina ho fatto gli esercizi e quindi ho scaricato lo stressss, boh. Comunque happy scialalà, it's so nice to be happy scialalalà, everybody should be happy scialalà eccetera.
Ciàbbelli.

La prima parte di questo sproloquio la trovate qui.

Odio.

Quando sali sulla metro, ti attacchi al palo ed è unticcio.

Le caramelle che si succhiano. Le caramelle si masticano, perdio.

Quando decidi di provare un nuovo gusto di gelato. E ti fa schifo.

Quando, per restare in tema gelato, chiedi un cono nocciola e cioccolato e te lo fanno cioccolato e nocciola. Le crisi.

Quando compri un paio di scarpe bellissime e ci zompetti per la città felice e giuliva, fino a quando ti accorgi, dopo mezz'ora e a duemila km da casa, che ti fanno un male di cristo.

Quando chiedi un caffè e ti arriva acqua marrone.

Quando ordini una pizza e ti arriva una bigbabol. Già masticata.

Quelli che si crogiolano nell'autocommiserazione.

Quando sono al pc e Il Disturbatore viene diciottomila volte ad aprire il cassetto della scrivania poi, preso dallo sconforto per non essere riuscito a spiare abbastanza ciò che sto facendo, mi dice: è inutile che continui a chiudere le pagine quando arrivo, non mi interessa quello che fai! E non si rende conto che questa sua affermazione si contraddice da sé.

Amo.

La consapevolezza che episodi di questo tipo non accadranno più.


"Odio quelli che parlano con la bocca aperta!" "E io odio quelli che masticano con la bocca piena!"Cit.

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