mercoledì 18 luglio 2018

Avere un gatto è bellissimo

Nel mio caso, siccome ne ho due, è addirittura spettacolare.
Per esempio.
Hai appena pulito tutta casa, no? Passato l'aspirapolvere (anche sul divano), lavato i pavimenti, spolverato... tutto è profumato e brillante e tu ti crogioli in questo attimo di meraviglia. Poi, ti volti un secondo e - zac - il gatto ha fatto la cacca e impestato la stanza di puzza, lanciato sabbietta ovunque (nonostante abbia una sabbiera chiusa) e, grattandosi, si è strappato via con quelle sue unghiaccie una quantità indefinita di peli che si è depositata ovunque, persino sul tavolo e - ovviamente - sul divano.
Sei davanti al pc, in un momento clou: finalmente i pensieri stanno connettendosi e stai per risolvere un pezzo di trama che non riuscivi a collocare da tempo, appoggi le dita sulla tastiera, la prima frase ti sale alla mente, la trovi bellissima, stai per metterla nero su bianco e la gatta, placida, ti passa davanti alla faccia, ti dà una testata - per dimostrarti il suo affetto - e poi ti si siede sulle mani, facendo le fusa.
Hai appena comprato il terzo copridivano negli ultimi sei mesi. Arrivi a casa e, felice di poter nuovamente apprezzare l'umanità del tuo sofà - almeno per un po' -,  lo foderi con amore e intimi ai gatti di starci lontano. Ovviamente, hai comprato loro una moltitudine di oggetti su cui farsi le unghie ma, non appena andrai in bagno a fare la pipì, tornerai in salotto e scoprirai che, in cinque minuti, sono già riusciti a sfilettare i trenta euro che hai appena speso.
Stai lavando il pavimento, i gatti sono tranquilli sul terrazzo e pensi "beh, dai, non si alzeranno proprio ora.". Invece lo fanno, solo per il gusto di lasciarti l'impronta dei loro bellissimi polpastrelli ovunque.
La porta (o la finestra) sono chiuse. Vuoi perché fa caldo, vuoi perché fa freddo, vuoi per le zanzare, sono chiuse. La gatta ti guarda, guarda la porta, ti riguarda. "Ok, ti apro". Le apri e lei si mette esattamente in mezzo. "Esci, così richiudo". No, lei si siede. E ti guarda. Cazzo fai, tieni la porta chiusa??
Stai facendo colazione e il gatto sale sul tavolo, dà una testata - per dichiararne il possesso - al primo pacchetto di cereali che trova e genera un effetto domino che distrugge ogni cosa.
Stai mangiando lo yogurt e la gatta ne vuole un po'. Dammelo.
Apri il mascarpone/la ricotta/il formaggio fresco/il gelato e la gatta ne vuole un po'. Dammelo. Adesso.
Devi apparecchiare la tavola e la gatta è sdraiata sul tavolo. Fai per spostarla e lei ti trucida una mano, urlando, e poi se ne va offesa.
Stai scrivendo e una mosca ti ronza intorno. La scacci. Ritorna. La scacci. Ritorna. Guardi i tuoi gatti. Uno dorme sul divano e l'altra è sulla sedia che ti guarda come se fossi scema. "Fate qualcosa no? Non siete felini indomabili cacciatori?". No.
Di sera - diciamo intorno alle otto circa - il gatto si trasforma da ciccione pigro a cavaliere indomito e PRETENDE di uscire a fare casino (infilarsi in casa degli altri, litigare col gatto del vicino, rosicchiare le piante sui davanzali altrui e cose così.). Se non glielo permetti, lui emette dei suoni MOSTRUOSI che ti impediscono di svolgere qualsiasi attività.
Verso le cinque o le sei del mattino, la gatta decide che devi svegliarti. E miagola. Forte.
Se lasci dei panni sullo stendino ad asciugare e ti distrai un attimo, la gatta ne afferra uno a caso, lo tira giù e lo ciuccia, riempiendolo di bava e peli. Te ne accorgi perché, mentre lo fa, miagola come se la stessero sgozzando.
I principini hanno due sabbiere che tengo quotidianamente pulite. Nonostante ciò, a volte, ritengono che fare la pipì fuori sia una buona pratica. E, mentre noi elaboriamo ipotesi sulle cause di tale comportamento (forse non amano questo tipo di sabbietta, magari è il posto in cui la teniamo, forse preferirebbero che non fosse chiusa, magari sono malati, forse di tanto in tanto uno dei due sbaglia e va nella sabbiera dell'altro e questo, per ripicca, la fa fuori e cose così) e relative soluzioni, secondo me loro se la ridono sotto quei baffoni bianchi che si ritrovano.
Se i gatti non fossero carini, li ameremmo lo stesso?
Secondo me sì. Cioè, guardate un Chihuahua e poi ne riparliamo (scherzo, mi piacciono anche loro).

Sono il conte Draaaaacula miiiiinchia

Tu vai, lasciami qui.

Mamy guarda, faccio il morto!

Che barba, che noia, che caldo, che sonno

Te lo dico io cosa devi fare: niente!

Mbeh? Chiudi, no?

Mamy ti puzza il fiato!

Questa è scema

La comodità

Sonno profondo

Dai facciamoci un selfie!

Tu vai, lasciami qui #2

buh!


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domenica 15 luglio 2018

Sto leggendo un libro

- quale novità? - che si assume l'ingrato compito di insegnarmi a vivere nel "qui e ora".
A ME.
CHE SONO PAZZA.
No, a parte le stronzate. Si tratta di pratiche per esercitare la mente a pensare a una cosa alla volta, impedendole di vagare, perché si possa vivere pienamente il momento presente. A quanto pare - e, nel mio caso, è verissimo - noi non pensiamo praticamente mai a ciò che stiamo facendo. Mentre tagliamo i pomodori pensiamo a quello che dovremo fare dopo (e uno qui può dire "vabbè, mi porto avanti") oppure mentre ci interroghiamo su una decisione da prendere, pensiamo a quello che potrebbe accadere dopo o a quello che ci è già accaduto in passato, e questo è più grave, temo, perché lasciamo che una paura ci influenzi e, magari, ci impediamo di vivere qualcosa che, in quel momento, vorremmo davvero davvero vivere. Infatti, l'autore dice che la nostra mente tende a ricercare il piacere ed evitare il dolore SEMPRE e questo, molto spesso, ci porta a causarci ancora più dolore. Ora, io ho sicuramente banalizzato il concetto e, comunque, il libro l'ho appena iniziato quindi, se vi interessa, leggetevelo.

Qui e ora - strategie quotidiane di mindfulness, di Ronald D. Siegel

Nel caso, vi saprò dire se con la mia testolina incasinata ha funzionato.
Ve l'ho già detto che ho riscoperto la biblioteca? Beh, ve lo dico ora: ho riscoperto la biblioteca. Questo per me è un traguardo pazzesco, e vi spiego perché. Chi mi segue da tanto lo sa, una volta ero una maniaca dello shopping. Già. Non c'era giorno che io non comprassi qualcosa - vestiti o cagate, per lo più - e mi capitava spesso di "soffrire" se non riuscivo ad acquistare un oggetto che avevo visto e che avevo deciso doveva essere mio. UNA MALATA MENTALE, insomma. No, scherzo. In realtà quello era il mio modo di consolarmi, credo. Lo shopping era per me un modo per colmare i miei vuoti interiori, certo non quelli del mio armadio. Poi, a un certo punto, ho smesso. La cosa appariva così folle che qualcuno mi ha anche definito un'eretica - con amore, s'intende - . E' successo senza preavviso. Semplicemente, un giorno, mentre giravo per negozi, ho sentito che non m'interessava niente: io non volevo nulla. NADA. Tutt'oggi mi capita di pensare "vorrei un vestito nero", poi entro in un paio di negozi e immediatamente mi passa la voglia. Ciao.
Comunque, questa premessa per dirvi che, persa la mania del comprare oggetti inutili, mi era rimasta quella di "voler possedere i libri", a tutti i costi. Ogni libro che leggevo, doveva essere mio. Non riuscivo a concepire l'idea di non avere un libro che avevo letto, ecco. E ora? Puf, sparita anche quella. L'altro giorno entro in libreria, ci resto un secolo e, ogni titolo che mi interessa, invece di provare l'impulso all'acquisto, penso "segno il titolo e vediamo se c'è in biblioteca". OMMIODDIO, regà. Ma che mi succede?
No, seriamente. Credo che ci siano libri DA AVERE - perché sono i tuoi libri, quelli che hai amato con tutta te stessa e che devi vedere lì, su quello scaffale, e, di tanto in tanto, tirarli giù, annusarli, sfogliarli e rileggerli - e credo anche che - in un giorno moooolto lontanissimo - avrò dei figli e vorrei che crescessero in una casa piena di bei libri (cosa che non ho avuto io). Poi magari odieranno leggere, ma vai a sapere.
Però mi sono resa conto che ci sono un sacco di "libretti" - passatemi la definizione - che ho letto e mi sono anche piaciuti ma di cui non ricordo quasi nulla, perché sono i libri "passatempo", quelli che ti fanno passare dei bei momenti e nulla più. E quindi niente, oggi ho capito che di quei libri posso fare a meno, non mi serve possederli. Perché il desiderio di possesso insensato è comunque l'anticamera di qualcosa, temo. FOLLIA, forse. Ok, la smetto.
Vabbè tutta 'sta tiritera per dirvi che sto leggendo UN CASINO. Ho letto:
1)Nel Guscio, Ian Mc Ewan
2)Il Giro del Miele, Sandro Campani
3)Il Viaggio Verticale, Enrique Vila-Matas
4)Andare a Piedi, Filosofia del Camminare, Frédéric Gros
5)Il Senso di Smilla per la Neve, Peter Hoeg
6)Misery, Stephen King
7)Il Razzismo Spiegato a Mia Figlia, Tahar Ben Jelloun
E alcuni saggi/manuali sui più disparati argomenti (dislessia e dsa, fiducia, conoscenza).

Volete qualche opinione/considerazione? No? Beh, 'sticazzi.

1)Allora, Nel Guscio. Sicuramente bello. Il narratore è un bambino che sta per nascere e la storia è intrigante. Però - e questo è chiaramente mio gusto personale - è eccessivamente descrittivo e formale, mi ha dato quasi la sensazione che l'autore volesse far sfoggio della sua cultura, utilizzando appositamente paroloni ed esprimendo concetti in maniera complessa. Che ci sta, eh? Però a me non piace. Mi irritava un po' leggere venti righe di roba e poi, arrivata alla fine, scoprire che voleva solo dire che il cielo è azzurro. Cioè, ma cazzo. Per contro, mi è piaciuto molto l'inserimento - chiaramente inverosimile all'interno della storia, cioè, figuriamoci se un neonato ancora galleggiante nel suo utero può fare considerazioni sulla situazione politica in Gran Bretagna, per dire - di pensieri in generale molto belli sul mondo e sulla sua attuale condizione.
2)Il giro del miele è un romanzo molto bello, intimo e che ti prende dall'inizio alla fine, nonostante la storia non sia colma di colpi di scena e di suspance, ti cattura e ti immerge nelle vicende dei personaggi con facilità estrema. Inoltre la qualità della scrittura di Sandro Campani è davvero molto alta. Il narratore è Giampiero, il quale riceve una visita inaspettata, di notte, da Davide, ex marito della Silvia. I due, che una volta sono stati amici, non si vedono da parecchio e decidono di sedersi al tavolo, con una bottiglia di grappa a far loro da appoggio, e raccontarsi. Raccontare.
3)Ho fatto una fatica tremenda a leggere questo libro. E' veramente una noia mortale. Elucubrazioni su elucubrazioni e un narratore IRRITANTE che ti fa passare ogni voglia di immedesimazione. Sicuramente l'intento era positivo (la labilità della vita e delle certezze, la paura dei cambiamenti e della morte...), però NO.
4)Un bellissimo saggio che esplora l'arte del camminare, vista anche da uomini, filosofi e autori del passato, quali Rimbaud, Thoreau, Kant, Nietzche, Gandhi, Rosseau... una meraviglia.
5)Un giallo che ti inchioda, una protagonista spettacolare - Smilla - e una critica al razzismo dei danesi nei confronti dei groenlandesi, considerati dei selvaggi. Bellissimo.
6)Vabbè, cosa volete che vi dica. Solo una parola: SPETTACOLO.
7)Con il razzismo spiegato a mia figlia l'autore dà una serie di risposte a domande sul razzismo fatte dalla figlia quando aveva dieci anni. E' un po' ripetitivo ma interessante e istruttivo e tratta alcuni argomenti di cui è possibile si sappia poco, spesso per sentito dire.

Comunque, attualmente ho ben nove libri ad attendermi, sul comodino (e solo di quelli della biblioteca, attenzione). Tremate.

Buona domenica, belli. Io me ne vado in palestra. Adieu.

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mercoledì 11 luglio 2018

Di un mercoledì mattina, ore quasi dieci

E niente.
Mi chiedo quale assurdo meccanismo mentale porti una persona a credere di essere nel giusto, quando si offende perché TU non ti fai sentire quando, rovesciando la questione, TU potresti dire la stessa cosa.
Perché, voglio dire, se hai voglia di parlarmi, dove sta il problema?
Ah, giusto. L'orgoglio. Dimenticavo l'orgoglio.
Non mi faccio sentire perché voglio vedere se si fa sentire lei.
Perfetto, CIAONE.

Detto questo, stamattina, come quasi ogni mattina, L. mi dà un bacio, esce di casa e mi dice: "scrivi tanto!".
Ed io scrivo. A volte tanto, a volte non molto, e allora leggo, ché anche quello è un ottimo esercizio (oltre che un piacere).

Ieri la mia insegnante di yoga mi ha fatto la fatidica domanda: e tu che fai? Ho detto: io scrivo.
Ed è stato bellissimo.

Forse la maggior parte delle cose che faccio in questo periodo non produce denaro, ma produce qualcosa di meglio: benessere. E, per la prima volta, non mi sento un fallimento per questo.
Non sono più confusa: so dove sto andando.

"Quello che la gente pensa diventa più importante del seguire la propria Leggenda Personale."

Ogni volta che mi sono persa, è stato perché mi guardavo con gli occhi del mondo. Certo, ammetto che avrei voluto fare l'università, nella mia vita. Ma non è stato possibile, fin qui. Forse lo sarà un giorno. Perché c'è sempre tempo per ogni cosa. Basta non lasciarsi spaventare dal passato e dal futuro, che sono i peggiori nemici di ogni decisione. Il passato spaventa: si ha paura di soffrire ancora. Il futuro spaventa: si teme di non riuscire, di essere troppo vecchi, di rinunciare, facendo una scelta, a qualcos'altro di migliore, ma ancora ignoto.
Eh, sì. Ogni volta che si prende una decisione, si decide di dire di sì a qualcosa e no a qualcosa d'altro.
Bisogna accettarlo, altrimenti si vivrà nel limbo, come vivevo io fino a qualche settimana fa.
Se non si sceglie non si prosegue, se non si prosegue si resta fermi, e la vita, come diceva Luigi, è un flusso continuo che non si può fermare, pena la morte. Morte dell'anima.

Io ho scelto di scrivere, e me ne assumo il rischio. Percorro questa strada a testa alta, aperta e ricettiva, pronta ad affrontare tutto ciò che mi si parerà davanti, pronta a sostenere il mio desiderio, con volontà.

"Quando desideriamo qualcosa con volontà, tutto l'Universo cospira affinché realizziamo il nostro desiderio, perché quello rappresenta la nostra missione sulla Terra."

Adesso la smetto di citare l'Alchimista, giuro.

E insomma.
Vi tengo aggiornati, cocchi.

giovedì 5 luglio 2018

Perché mai un re parla con un pastore?

"Per varie ragioni. Ma diciamo che la più importante è che tu sei stato capace di realizzare la tua Leggenda Personale."
Il ragazzo non sapeva neppure che cosa fosse la Leggenda Personale.
"E' quello che hai sempre desiderato fare. Tutti, all'inizio della gioventù, sanno qual è la propria Leggenda Personale. In quel periodo della vita tutto è chiaro, tutto è possibile, e gli uomini non hanno paura di sognare e di desiderare tutto quello che vorrebbero veder fare nella vita. Ma poi, a mano a mano che il tempo passa, una misteriosa forza comincia a tentare di dimostrare come sia impossibile realizzare la Leggenda Personale."
[...]
"Perché parlate di queste cose proprio con me?"
"Perché tu cerchi di vivere la tua Leggenda Personale. E stai per cedere."

L'Alchimista, di Paulo Coelho è un libro da leggere, di quando in quando.
E' un libro magico, per me.
Un libro che, in passato, mi ha resa capace di vedere.
Un libro che, oggi, mi fa riflettere su ciò che è stato. E su ciò che è.
I libri giusti - a me succede di continuo - ti capitano in mano per caso, proprio al  momento giusto, proprio quando le parole che contengono ti servono in qualche modo per comprendere qualcosa.
Oggi sto rileggendo L'Alchimista con mio fratello.
La sua professoressa ha assegnato tre libri da leggere per l'estate (con stesura di relativa relazione) e lui, che odia leggere, ha chiesto a me di sceglierli (corti, più corti possibile). Così io ho scelto. Inizialmente avevo pensato a Branchie, di Ammaniti. Un po' perché è stato il primo libro "da grandi", che mi è arrivato in mano quando grande non ero per niente. Un po' perché mi sarebbe piaciuto farmi raccontare da mio fratello la faccia della professoressa (che io amo tantissimo, come no) nel raccontarle la scena in cui l'orrendo Subotnik fa sfoggio del suo enorme pene di metallo...
Poi però mio fratello l'ha iniziato e ha detto che non ci capiva niente e quindi i tre fortunati, al momento, sono:
Eduardo Mendoza, Nessuna notizia di Gurb; Daniel Pennac, Signori Bambini; e l'Alchimista.
Mi fa specie pensare che, forse, la scelta che ho fatto ha una motivazione valida non solo per me, ma anche per lui. Questi libri dovevano arrivargli adesso, all'alba dei suoi sedici anni. Chissà.

-Perché sorridi mentre leggi?
-Perché ho appena capito una cosa.

"[...] Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini. Tutto è una sola cosa. E quando tu desideri qualcosa, tutto l'universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio."

Oggi sto lavorando per realizzare il mio desiderio. Oggi non mi importa niente di quello che pensa la gente dei pastori e dei venditori di fiocchi di mais. Oggi non mi importa niente di quello che pensa la gente di me.

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martedì 26 giugno 2018

Nemmeno Dio piace a tutti

Questa frase me la disse, tempo addietro, un amico importante.
E oggi, dopo anni, decido di farne il mio leitmotiv.

Ho trovato il coraggio di farmi leggere da lui, dopo quasi tre anni insieme.
Sono rimasta lì a fissarlo per tutto il tempo, come una bambina che mostra un disegno al papà e aspetta il suo verdetto.
Ne osservavo le espressioni, lo guardavo ridere, girare le pagine sempre più velocemente...

Avevo paura.
Paura di non piacergli.
Paura che, come facevano sempre quando ero piccola, mi dicesse: sei brava ma...

Poi ha finito, si è voltato verso di me e ha detto: mi piace.
E questo è bastato per farmi sentire un po' più brava, un po' meno incapace.
Questo per misurare quanto io abbia bisogno di sentirmelo dire da qualcuno che non sia io, perché io a me non credo, perché la mia parola non vale niente, perché io, in me e in quello che faccio, trovo sempre un difetto.
Così, ieri sera, dopo aver passato mezza giornata a scrivere, mi sono guardata dentro e ho pensato: mi piace.
E ho preso un'altra decisione, molto, molto importante.

Ciao, e tu chi sei? Che fai?
La scrittrice. Io faccio la scrittrice.

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venerdì 22 giugno 2018

Fuori dalla scatola

Sto leggendo un libro molto interessante e vero, di cui forse vi parlerò, un giorno, ma non adesso.
Non so se sono cammello, leone o bambino ma mi sono fatta una specie di idea. Probabilmente tutti e tre in contemporanea.
Insomma.
Nel mio cammino, per ora più che altro intellettuale e troppo poco spesso reale, ogni giorno scopro cose e credo che questo sia un bene.
Oggi, per esempio, mi sono resa conto di una cosa che faccio SEMPRE.

Sminuirmi.

Già, è triste ma è così.
Quando mi si chiede "E tu chi sei? Che fai?" io rispondo sempre quanto di meno interessante possibile, con un tono che da solo dice "sì, lo so, è vergognoso, vero?" e, così facendo, induco le persone a credere che davvero io non sia interessante.

Possibile che tu non riesca a trovare UNA cosa positiva da dire?

Negativo. Io abbasso gli occhi e dico cose tipo "Mah, niente di che, sono solo... faccio soltanto...".
E, in questo modo perverso, faccio sì che davvero le persone si allontanino da me, confermando così la mia paura di non essere "abbastanza".
La verità è che io sono moltissimo, e vorrei essere capace di ripetermelo mille volte al giorno.
Che non è quanti soldi ho che mi identifica. Non è il lavoro che faccio. Non è il numero di amici o quanto lunghe ho le gambe o quanti titoli di studio ho.
Io sono moltissimo perché sono io nel modo più reale e veritiero che posso e perché continuerò ad essere io e a cercare quanti più io possibili posso essere, sempre e per sempre.
Eppure, ogni giorno, me ne dimentico.
Salvo poi ricordarlo, in sprazzi di lucidità che durano davvero troppo poco.

E niente.
Vado in palestra. Perché questo, adesso, è il mio comportamento da assuefazione.

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mercoledì 20 giugno 2018

Trent'anni e siamo ancora qua

A domandarci cose, a singhiozzare sul letto, a chiederci perché.
Quando avevo sedici anni pensavo che a trenta sarei stata grande abbastanza.
Oggi mi vedo piccola e mi accorgo che lo sono.
Le mie amiche si sposano, figliano, hanno lavori stabili.
Io penso che mi piacerebbe occupare quella casetta lì, sopra il Piave, e fare l'eremita.
Di trovare posto in un'azienda, alla fine, non me ne frega niente.
Di avere una stabilità, di annegare nell'abitudine, nemmeno.
Odio la maggior parte delle persone.

Sei ciò che odi.

Eh, allora sono un mucchio di cose brutte.
Non so perché le odio, forse perché sto affogando nella sfiducia globale.
Mi chiedo se sarò in grado di aiutarmi da sola.
Un giorno dico sì, l'altro dico mah, e poi mi abbraccio le gambe.

La verità è che le cose da risolvere sono davvero tante ed io devo mettermi in testa che non le posso affrontare tutte insieme.

Ma come, dai. Vuoi dire che non ci riesci?

Esatto, cazzo. Non ci riesco.

Sei ciò che dici.

Eh, allora sono un mucchio di cose brutte, perdio.

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