sabato 19 aprile 2014

Ossessione #2


"... che pace non ho perché davanti c'è sempre un limite che mi sfugge, un brivido che grida chi sei dietro i bei discorsi, dietro l'intima ragione che mai confesserai..."
 

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venerdì 18 aprile 2014

Tanto prima o poi devi tornare

E dove sta scritto, eh? C'è forse un cazzo di contratto firmato col sangue? Ho forse venduto la mia anima a Lucifero mentre ero in post sbornia da Tennent's super? Pensi forse di avere un qualche diritto sulla mia piccola e incazzatissima persona? E magari pensi pure di poterlo esercitare sfoderando quel sorrisetto del cazzo da persona molesta? Tu, che sei un piccolo, inutile moscerino del cazzo. Un senza palle. Un frustrato bisognoso di attenzioni. Una di quelle persone che fa le cose perché desidera ardentemente che gli si venga detto grazie, oooooh, grazie, come farei senza di te, eh? Che vita sarebbe senza di te, eh? Come potrei esistere senza di te, eh?
Io lo so, perdio. Lo so come farei senza di te.
FAREI MEGLIO.
Ed io lo so che l'odio fa male. Lo so che ti logora dentro. Lo so che bisogna apprezzare ciò che si ha e che c'è chi sta e peggio e che blablabla fanculo.
Sono satura di parole che non voglio più sentirmi dire. Sono piena fino al midollo di vite, pensieri, desideri che non mi appartengono e non mi interessano e non possono coesistere con me.
Forse sono una pazza. Una scriteriata. Una che della vita non ha ancora capito niente.
Ma sapete cosa c'è?
Non me ne frega un cazzo.

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venerdì 11 aprile 2014

La nuova rubrica (utilissima, aggiungerei)


In pratica, ecco in cosa consiste:
Ade prende le cazzate che trova in giro (l'applicazione per studiare inglese è una grande, enorme fonte d'ispirazione) e ve le piazza qui.
Che, se siete imbecilli non dico quanto me ma quasi, vi fate una risata di quelle stupide, che durano dieci minuti e che, poi, vi fanno ringraziare il cielo per avervi donato questa meravigliosa cosa che è l'idiozia. Aiuta, credetemi.

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giovedì 10 aprile 2014

Hai le mani giunte

Ma non stai pregando.
Pensi alle sue dita che scorrono sul pianoforte.
Si chiama attesa.
Il cuore batte forte e veloce, lo senti picchiare contro i tuoi pollici.
Eccole, arrivano. Ti percorrono le vertebre, lanciandosi in picchiata.
Cinque note, sei forse.
Una lacrima scivola sulla tua guancia.
Bello, bellissimo.
L'erba è bagnata e tu hai un po' freddo, ma va bene. Si sta bene, qui.
Chiudi gli occhi e non pensare.
Suonale ancora, ti prego. Suonale per me.


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lunedì 7 aprile 2014

Ossessione #1


"...These things take time to grow, it’s been said that time heals wounds... but no, I won’t be controlled and so, this story goes... stay with me, stay with me... and I know that I could be this way... and I know that I could walk away..."

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giovedì 3 aprile 2014

Vorrei essere più tollerante

Scusate, questa è la cazzata del giovedì mattina.
In verità vorrei che la gente che cammina davanti a me fumando venisse sparata via da un gaiser di lava bollente.
Vorrei che esistesse una legge che impedisca a mia madre di telefonarmi iniziando la conversazione con frasi del tipo "ciao volevo chiederti un favore" o "ciao, sei molto impegnata ora? no perché devo chiederti una cosa".
Vorrei che, seguendo il filone della legge precedente, ne esistesse un'altra che comprometta temporaneamente le corde vocali di mio padre diciamo dalle sette a più o meno mezzogiorno.
Vorrei non essere stata così buona nello scrivere l'affermazione precedente e mi piacerebbe ritrattare chiedendo, invece, una legge che stabilisca che le figlie sull'orlo di un esaurimento nervoso siano dotate di uno speciale dispositivo spegnipadri.
Vorrei avere le palle solo per togliermi la soddisfazione di sbatterle in faccia a tutti i simpaticoni che ogni volta che chiedo loro gentilmente di non scassarmele, mi rispondono non ce le hai.
No, vabbè. E il bello è che stamattina sono di buon umore. Fate voi.
Comunque. La cosa meravigliosa della mia testa è che un giorno vorrei che fosse legale girare per le strade con una katana, il giorno dopo rifletto sulla possibilità di andare in giro ad abbracciare gente a caso. Così, per vedere che faccia fanno.
Qui ed ora, Ade. Qui ed ora.
E niente. La vita è strana ed io non la capisco. Secondo me è pazza. Mi piacerebbe farla stendere su un lettino, offrirle del tè verde al gelsomino e chiederle di raccontarmi i suoi pensieri.
La cosa buffa della mia testa è che quando penso a qualcosa o qualcuno mi dice qualcosa, lei crea immediatamente un'immagine dettagliata del suddetto pensiero/racconto. A volte è divertente. A volte mi mette in imbarazzo, perché scoppio a ridere mentre la gente parla e nove volte su dieci nessuno capisce perché. Ma va bene, eh? Sono io. Per esempio, no? Durante la stesura di questo post io ho visualizzato rispettivamente: gente che vola per aria urlando, sbirri che arrestano mia madre mentre compone il mio numero di telefono, mio padre che mi parla e non gli esce la voce ed io che gli rido in faccia, io che spengo mio padre schiacciando un pulsante e poi corro via cantando felicità è un bicchiere di vino con un panino, io che tiro fuori delle ipotetiche palle dalle mutande, io che giro con la katana e faccio zac zac, io che abbraccio la gente, io che psicanalizzo la vita mentre lei soffre perché si è ustionata l'ugola col mio tè al gelsomino.
E giuro che non mi drogo più. Parola.
È bello essere qui, oggi. Non so perché sono venuta, non so quando tornerò, una volta che me ne sarò andata. Però qui ed ora, Ade. Qui ed ora, cazzo.
Prendetela come viene. E giuro che non volevo fare delle allusioni sessuali tipo la pubblicità di Aldo.

Parliamone.

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giovedì 20 marzo 2014

A volte Ade si perde

Ve la immaginate?
Vaga. Le scarpe rosse e il naso per aria.
Mormora tra sé e sé: "Ma dove cazzo sono finita?". Però non smette di camminare. Mai.
Poi Ade si ritrova. Puf. E non è mai quella di prima. Il sorriso è diverso, la voce è diversa, lo sguardo è diverso. Dove sei stata, eh? Lo sai che poi mi preoccupo. Lo sai che non devi fare così.
Ma tutto è inutile, con lei. Perché lei non si ferma, continua a camminare.
Le suole si consumano su quella strada piena di curve e salite e discese e tornanti e buche, ma che dico buche, voragini. Sì, voragini.
Dove sei, Ade?
Sono qui.
Non ti vedo, lo sai, il tuo viso è nascosto nell'ombra. Stai sorridendo, si? È forse un sorriso quello?
Persone, cose, fatti, lune, suoni, cosa ti sei portata dietro? Quante cose hai raccattato, stavolta?
Tante.
Forse troppe?
No, mai abbastanza.
Ma dove vai adesso, eh? Non ti fermi per la notte? Non vuoi riposare un po'?
Ma non mi sente più, è già lontana. Persa, di nuovo. O forse no. Forse stavolta no.
Ma che importa, poi? Non è detto che perdersi sia sbagliato, no? A volte è proprio perdendosi che si trova la strada migliore. Quella col panorama più bello, dove fermarsi e fare "ooooh". E togliersi le scarpe e correre giù, togliersi i vestiti, correndo, e non pensare più.
E mentre va via l'ascolto cantare. La sua voce è più forte, adesso. Dove l'avevi nascosta, eh? Volevi forse tenerla solo per te?
Non chiedetemi di scegliere, no. Perché adesso, oggi, questa volta, sceglierei me.

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