lunedì 29 dicembre 2014

Tornare a scuola

A ventisette anni, è una decisione che non tutti sono in grado di capire.
Per esempio, Il Disturbatore, non l'ha mai capita.
Non la capiva quando volevo tornare a scuola a venti tre, figurarsi ora.
Solo che, a venti tre, ero ancora succube. Ora no. E c'è una bella differenza.
Ma non sono qui per parlare di lui, certo che no.
Sono qui per raccontarvi qualcosa di me, che non lo faccio da tanto tempo.
Come vi ho già accennato, a Settembre di quest'anno ho iniziato a frequentare una scuola serale per recuperare un diploma che, per cause che non starò a spiegarvi (ma chi mi segue da un po' dovrebbe conoscere), non ho preso quando avrei dovuto.
Per me, che sono l'antisocialità, ritrovarmi in una classe con ventisette cristiani è stato un trauma.
La mia prima vicina di banco è stata una ragazza eritrea con delle fantastiche treccine che continuava a sbattere pericolosamente vicino alla mia faccia. Poi si girava e mi diceva "scusa, sto invadendo il tuo spazio! Vuoi una caramella?". Inutile dirvi che è durata poco, nel giro di qualche giorno si è spostata nella fila dietro.
La seconda vicina di banco è stata una diciottenne pugliese, appena arrivata a Milano per seguire il suo ragazzo. Lei non faceva altro che parlare e parlare e parlare ed io fingevo di ascoltarla bestemmiando mentalmente. Il nostro amore è finito quando ha scoperto che io il sabato sera non vado sui navigli e ascolto musica rock ("che musica ascolti?" "rock" "ah, e che musica è?").
Alla fine ho sfrattato l'eritrea e nella fila dietro ci sono andata io, e fanculo al mondo.
All'inizio è stata dura. Superate le prime settimane, il gioco ha cominciato a farsi pesante ed io ho avuto momenti di sconforto tali, che mi chiudevo in casa a pensare a quanto la mia vita fosse un totale fallimento.
Per una come me, educata a credere di essere una deficiente, non è una cosa poi così nuova. Sono cose che capitano spesso, anzi. Basta veramente poco per far scattare la molla del "non sai fare un cazzo" ma, fortunatamente, ho imparato a uscirne. Con fatica proporzionata alla misura del trauma, ma alla fine ne esco.
E così è stato. Mi sono ripresa e ho iniziato a fare sul serio.
Ce la posso fare, e ce la farò. Vi pare?
Ora però la smetto di fare la sborona e vado a studiare chimica. Che è meglio.

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venerdì 26 dicembre 2014

Polpettine zucca e ceci & zucca e patate (vegan)/Pumpkin and chickpea & pumpkin and potatoes patties (vegan recipe)


E niente. Buon Natale e tutti gli auguri del caso. Io sono viva, ho sempre qualche piccolo problemino nel mantenere i miei cazzo di propositi, sono costantemente piena di cose da fare tra studio, lavoro, band, scrivere, sopravvivere, ricordarmi dei parenti, ricordarmi degli amici eccetera, sono uscita viva dal pranzo di Natale dai nonni di Mr. Ade e per questo sono ormai convinta di essere praticamente indistruttibile (la solita esagerata). Non vi faccio più utopiche promesse del tipo "giurin giurello che tornerò ad essere una brava blogger", perché tanto ormai non mi credereste più e per la miseria fareste pure bene. E adesso ricetta.

Polpette zucca e patate/Pumpkin and potatoes patties

  • un quarto di zucca/a quarter of a pumpkin
  • 3 patate grandi/3 big potatoes
  • 3 cucchiaini di lievito alimentare/3 teaspoons yeast flakes (inactive)
  • sale/salt
  • pepe/pepper
  • aglio in polvere/garlic powder
  • 5 cucchiai di pangrattato + altri 3 per l'impanatura/5 tablespoons breadcrumb + 3 for breading
  • semi di sesamo/sesame seeds

-cuocere la zucca al cartoccio in forno a 200° (tagliarla a pezzettoni senza privarla della buccia
avvolgerne due o tre pezzi con la stagnola)/first, cut the pumpkin into large pieces, put it in a wrapper and bake 200° for an hour
-lessare le patate/then, boil the potatoes
-una volta fredde sbucciare zucca e patate/when both are cooled, peel them
-schiacciare la zucca con la forchetta e passare le patate con lo schiacciapatate/next, mash the pumpkin with a fork and the potatoes with the potato masher
-aggiungere sale, pepe, aglio in polvere, lievito e pangrattato quanto basta fino a ottenere una consistenza che vi permetta di formare le polpette//add salt, pepper, garlic powder, yeast flakes and breadcrumb just enough to shape the patties
-passare alcune polpettine nel pangrattato, altre nei semi di sesamo/roll some patties in the breadcrumb and some in the sesame seeds
-infornare a 200° per circa 35 minuti, girandole una volta/bake 200° for 35 minutes, turn them one time



Polpette ceci e zucca/Pumpkin and chickpea patties

  • 250 gr di ceci cotti/250 grams of boiled chickpeas
  • un quarto di zucca/a quarter of a pumpkin
  • 3 cucchiaini di lievito alimentare/3 teaspoons yeast flakes (inactive)
  • sale/salt
  • pepe/pepper
  • aglio in polvere/garlic powder
  • 5 cucchiai di pangrattato + altri 3 per l'impanatura/5 tablespoons breadcrumb + 3 for breading
  • semi di sesamo/sesame seeds
-cuocere la zucca al cartoccio in forno a 200° (tagliarla a pezzettoni senza privarla della buccia
avvolgerne due o tre pezzi con la stagnola)/first, cut the pumpkin into large pieces, put it in a wrapper and bake 200° for an hour
-frullare i ceci, schiacciare la zucca e unirli/first, mash the chickpeas and the pumpkin and mix them
-aggiungere sale, pepe, aglio e pangrattato quanto basta per formare le polpettine/add salt, pepper, garlic powder, yeast flakes and breadcrumb just enough to shape the patties
-impanarne alcune nel pangrattato altre nel sesamo/roll some patties in the breadcrumb and some in the sesame seeds
-infornare a 200° per circa 35 minuti, girandole una volta/bake 200° for 35 minutes, turn them one time

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venerdì 12 dicembre 2014

La rubrica delle cazzate #3


 

Sono simpatica, vero?

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mercoledì 3 dicembre 2014

Cose #1

Non so perché quando parlo mi s'impappina il cuore, mentre quando scrivo è come se mi lanciassi con lo skateboard da una discesa, e chissenefrega se arrivo in piedi alla fine.

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giovedì 20 novembre 2014

Non sono il tipo di persona

E questa volta non sto cantando una canzone. Sto per tirare fuori un pezzo di Ade che odio. Un pezzo di Ade che tengo solo per me, perché è una palla. È patetica. Ed io non la voglio, qui. Ma adesso mi serve, ne ho bisogno. Devo metterla qui perché non so dove altro metterla. E se non mi decido a metterla da qualche parte finisce che mi logora dentro. Perché è una bastarda, lei. Una troia.
E allora eccola. Non sono il tipo di persona che piange davanti agli altri. Non sono il tipo che si lascia consolare, magari abbracciare. Non sono il tipo che cerca la preoccupazione del prossimo. Anzi, la evito. Per questo non dico quanto mi sento stupida. Quanto mi sembra di aver buttato via un pezzo della mia vita. Non dico che mi sento uno schifo quando vedo quello sguardo, nelle persone. Quello sguardo che è un misto di pena e superiorità. Perché ho ventisette anni e mi sembra di avere alle spalle solo merda. Mi sono iscritta a scuola perché quando ero ragazzina ero troppo incazzata per poterla gestire, e non l'ho fatto. Non l'ho fatto prima perché ho permesso, per l'ennesima volta, a mio padre di decidere della mia vita. Per questo ho passato sei anni a lavorare nel suo negozio di merda, a fare un lavoro che mi fa vomitare, a permettergli di guardarmi con quell'espressione che non ha mai smesso di usare con me. Quella che usava quando non capivo la matematica. Quella che ha usato quando a tredici anni gli ho detto "io voglio fare musica". Quella che, potessi, giuro che gli staccherei dalla faccia per ficcargliela nel culo. E adesso? Adesso mi sembra di avere due persone dentro. Una che mi spinge e dice "muovi quel culo, sorella. ce la puoi fare". L'altra che, invece, mi guarda come se fossi matta e mi chiede dove cazzo penso di voler andare. Ma la guardi in faccia la realtà? A cosa vuoi che ti serva farti il culo per tre anni? E poi, pensi veramente di potercela fare? Ma non lo vedi che NON ce la fai? Non lo vedi che sei stupida, proprio come diceva tuo padre quando eri piccola? Non lo vedi, eh?
Credevo che liberare la mia vita dalla presenza di mio padre mi avrebbe fatto bene. In realtà, è riuscito così bene nel suo intento, ha lavorato così duramente per fare in modo che io crescessi sentendomi una fallita, che alla fine è proprio così che mi sento. È così che mi sento quando vedo che gli altri ce la fanno e io no. È così che mi sento quando studio e non mi rimane in testa niente. Lui è sempre lì a ricordarmi quanto sono stupida.
E allora non ho voglia di parlare né di uscire né di cantare né di ridere né di chiacchierare né di festeggiare il mio compleanno né altro. Tutto ciò che faccio lo faccio perché lo devo fare. Prendo la mia maschera da Ade serena e sicura di sé e via. Il problema delle maschere è che hanno sempre un prezzo. Ed io lo sto pagando, ora. Il mio corpo crolla spesso e mi costringe a fermarmi. Smettila, Ade. Frena.

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mercoledì 19 novembre 2014

Le luci nelle case degli altri, Chiara Gamberale


Questo è uno di quei libri acquistati "di pancia", e devo dire che, quando non è impegnata a chiedere cibo, la mia pancia riesce ad avere delle intuizioni mica male.

Nel condominio di via Grotta Perfetta 315, un giorno, succede una cosa.
Succede che Maria, mamma di Mandorla e giovane amministratrice condominiale, muore.
Durante il suo funerale, Mandorla, che ha sei anni, tira fuori una lettera, scritta per lei il giorno della sua nascita, in cui Maria, oltre a un sacco di altre cose, le dice che il suo papà abita in via Grotta Perfetta 315 e, una sera di Marzo, forse per noia, forse per curiosità, ha fatto l'amore con lei.
Così, gli abitanti del condominio, allarmati da questa notizia, decidono di adottare Mandorla, che non ha nessun altro parente, tutti insieme, purché, per non rovinare nessuna famiglia, nessun uomo di loro faccia il test del DNA.
Mandorla cresce e, passando di casa in casa, continua a chiedersi chi sia il suo papà. Sarà Samuele Grò, del secondo piano? O Lorenzo Ferri, del quarto? Finché, un giorno...

" <Adesso basta> aveva intimato Tina, un giorno, spaventando i suoi alunni non tanto per il tono, fermo ma tutto sommato pacato, bensì per il fatto che a usarlo fosse lei.
<Adesso basta> aveva ripetuto. <Va bene, a Gianpietro manca un pezzetto di gamba.>
Qualche risolino, negli ultimi banchi, non ce l'aveva fatta a contenersi: e aveva dato ancora più determinazione a Tina per proseguire.
<Ma credete che Dio tenga per sé i pezzi che mancano alle persone?>
A questa domanda, aveva finalmente risposto il silenzio generale: Tina, per la prima volta in vita sua, provava l'ebbrezza di parlare e venire ascoltata. Le girava un po' la testa, dall'emozione. Forza, ce la fai: si era dovuta incoraggiare, fra sé e sé.
<Perché se Dio facesse così, significherebbe che Dio è cattivo, giusto?>
Il silenzio cominciava ad appesantirsi di un certo turbamento.
<E qualcuno ha il coraggio di dire che Dio è cattivo? Alzi la mano chi ha il coraggio di dirlo.>
Nessuno aveva avuto il coraggio.
<Mi pareva strano> aveva sorriso Tina: e i suoi alunni potevano giurare che non era il sorriso di sempre, quello che scintillava sulle labbra pallide della maestra. <Dunque, se Dio non è cattivo, vuol dire che non toglie davvero i pezzi alle persone. Semmai glieli nasconde addosso; nel cuore, nel cervello, nei muscoli delle braccia, nei posti più strategici, insomma. E volete sapere una cosa? Lo fa solo con chi considera veramente speciale, con chi considera suo amico, perché vuole farlo apparire senza un pezzo agli sciocchi che così avranno modo di convincersi, poveri illusi, di essere superiori rispetto a lui e abbasseranno la guardia: mentre in realtà sono di gran lunga inferiori, dato che non nascondono un'arma segreta. Ignorano, gli sciocchi, che quando Gianpietro deciderà di mostrare anche a loro dov'è nascosto il pezzo che gli manca, sarà troppo tardi per chiedergli scusa di non essere stati gentili con lui: e si vendicherà con la forza di chi ha un cuore o un cervello o dei muscoli più potenti dei normali esseri umani. Non potete nemmeno immaginarvi quant'è forte, quella forza. Non ve lo potete proprio immaginare di che cosa sanno essere capaci, gli amici di Dio.>
Una bambina aveva cominciato a piangere."

"<Si può sapere che diritti speciali hanno le altre persone?>
Michelangelo e Paolo si sono messi a ridere, ma non come quando erano allegri perché c'era da festeggiare qualcosa: ridevano seri, se si può dire così. E mi hanno spiegato che proprio perché i diritti delle persone non sono speciali, ma riguardano cose naturali come sposarsi e avere dei bambini, è giusto che siano concessi a tutti, anche ai maschi che amano i maschi o alle femmine che amano le femmine.
<Perché famiglia è dove famiglia si fa> ha sentenziato Michelangelo. Data la mia situazione, non potevo che essere d'accordo con lui, però da qualche parte mi sono detta: se le cose stanno così, se tutti cioè devono avere il diritto di fare famiglia con chi gli pare, perché mia madre non ha avuto il diritto di fare famiglia con Paolo e Michelangelo? Perché avrebbe dovuto "cercarsi un marito", come mi aveva detto Paolo, quella volta? C'entrava forse la storia del bisogno di Paolo che Michelangelo fosse "suo"? Ma "le altre persone", quelle che impedivano a Paolo e Michelangelo di sposarsi e di avere dei bambini, non pensavano forse la stessa cosa: che cioè il matrimonio e i figli fossero una "loro" proprietà esclusiva? Qualcosa non tornava o magari era destinato a non tornare.
"Vorrei che cresci rara come una giraffa in città, ma con l'istinto domestico del cagnolino (che a me è sempre mancato)" aveva scritto mia mamma, nella sua lettera. Di solito quindi bisognava scegliere: o la libertà di girare per il mondo come fosse una savana o l'istinto domestico, un collare col nome e qualcuno che ci porta dal veterinario. Ma la libertà lo sanno tutti che è una cosa bella e giusta: allora l'istinto domestico, se la esclude, che è? Brutto e sbagliato? Insomma che significa, esattamente, istinto domestico? Me lo chiedo ancora: stanotte, qui. Come si fa a capire se ce l'hai o se ti manca? E, se ce l'hai, perché devi rinunciare all'avventura della savana?
Se famiglia è dove famiglia si fa, non avrebbero potuto sposarsi in tre, mia mamma, Paolo e Michelangelo? Non sarebbe stata una maniera, quella, per essere giraffe e cagnolini nello stesso tempo? Per scorrazzare indisturbati nella savana durante il giorno e avere una cuccia assicurata per la notte?"

"<Vuoi davvero sapere come la penso, Mandorla?> mi ha chiesto. Ed è lì che ho capito che non aveva capito, e che forse tutto sommato era meglio così, ma gli ho fatto cenno con la testa per rispondere che sì, certo, volevo saperlo.
<Se questa cosa dell'amore non è una stronzata che hai letto da qualche parte, o visto magari in un film, se insomma è davvero roba tua: allora devi vivertela, non c'è un'altra possibilità.>
<Non ti seguo.> Non lo seguivo.
<Dunque> ha sospirato, <da tutte le parti ci arriva il messaggio che amare è bello. Pensa alle favole che raccontano a voi femmine quando siete piccole. Biancaneve e la Bella Addormentata avrebbero dormito per tutta la vita, se non arrivava il Principe Azzurro a svegliarle. E Cenerentola? Avrebbe continuato a pulire cessi. o no?>
<Sì?> Che potevo dire?
<Sì. O meglio: no. Cioè: sì, siamo martellati dalla promessa che quando troveremo l'amore potremo dirci davvero realizzati, ma no: non è vero. Chi l'ha deciso che imboccare i figli del Principe Azzurro per Biancaneve sia stato meglio che dormire tutta la vita, circondata però dall'affetto suoi amici nani che sicuramente, una volta diventata madre, è stata troppo occupata con la casa, i pannolini e tutto il resto per poter anche solo sentire al telefono? Eh? Chi l'ha detto?>
<Ma poveri nani...> non potevo che considerare.
<Poveri nani, Mandorla, brava! Poveri nani. Perché, le tre fatine della Bella Addormentata? Quante volte pensi che andrà a trovarle, quella stronza, quando dovrà stare dietro all'argenteria del castello dove è andata ad abitare, o quando dovrà iscrivere i bambini a equitazione - perché vuoi che non sappiano andare a cavallo, i figli del figlio del re?>
<Povere fatine!>
<Povere fatine, certo. Ma...> e ha dato l'ultimo tiro al mozzicone di canna che ormai gli stava bruciando i polpastrelli <ma è proprio chi tifa per i sette nani e per le tre fatine che può farcela.>
<In che senso?>
<Nel senso che se tutte quelle fregnacce, da Perrault alla pubblicità dei sughi pronti, su di te non hanno fatto presa, se davvero non ci vedi niente di buono nel perpetuarsi della specie umana attraverso l'accoppiamento e quanto ne consegue, quando poi ti capita di incontrare qualcuno e di ritrovarti a vivere con quel qualcuno, be': puoi stare certo che non sei stato costretto a farlo. Che quella è la precisa espressione della tua volontà.>"

"Viviamo tutti all'oscuro di qualcosa che ci riguarda, no?
Tutti.
Non possiamo sapere perché la nostra professoressa ogni tanto arriva in classe con le occhiaie, per esempio. Oppure perché al panettiere che ci fa sempre una battuta spiritosa, in certi giorni non vada per niente di scherzare. Non sappiamo che cosa fanno (la maestra e il panettiere, intendo) di domenica pomeriggio. Non sappiamo chi è passato prima di noi a un bagno pubblico che puzza da fare schifo. Perché il cane che abbiamo trovato è stato abbandonato. Chi l'ha legato a un palo, con quale criterio abbia scelto proprio quel palo: non lo sappiamo. Che cosa dicono le persone quando parlano di noi ma noi non ci siamo: nemmeno questo sappiamo. Possiamo illuderci d'immaginarlo, ma non lo sappiamo. E poi, un mondo di altre cose. Chi ha deciso perché quando diciamo "albero" intendiamo un tronco con i rami e le foglie e non, che ne so, un coso scivoloso per lavarci le mani che invece chiamiamo "sapone": anche quel nome lì qualcuno l'avrà stabilito. Ma come? Quando? Non lo sappiamo. E perché? Di che colore è il retro del cielo? Che cosa pensa una formica che ci passeggia su un braccio? Boh."


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giovedì 6 novembre 2014

Pizzette di melanzane/Eggplant's pizza


Hola chicos!
Manco fossimo alle porte dell'anno nuovo, mi sono preparata una lista di propositi, uno dei quali è: scrivere. Perché, per la miseria, mica posso continuare ad aggiornare il blog una volta al mese (quando va bene), vi pare?
Poi, cosa che mi rende particolarmente nervosa e incline a scatti d'ira funesta, ho scaricato un po' di foto dall'aifon (cioè, roba che non lo facevo tipo da... boh. tre mesi?) e mi sono resa conto di avere un botto di foto di ricette di cui NON RICORDO NULLA. Questo significa che, ahivoi, c'è la possibilità che io non riesca a condividerle qui.
Che qualcuno, a caso, sia dannato per questo.
Comunque. Con quale pacchettino di cazzi miei posso allietare questa vostra giornata?
Vediamo.
Ah, ieri ho imparato a fare il cubo dei binomi.
Poi, due mie compagne di classe litigano di brutto durante le lezioni ed io rido.
Next, ho fatto incazzare (per la seconda volta) la secchiona della classe, superandola in inglese. E rido, ancora.
E adesso la ricetta, che il tempo passa ed io ho mille cose da fare (tra cui studiare per la verifica d'informatica e guardarmi otto episodi di The Vampire Diaries).

PIZZETTE DI MELANZANE

Ingredienti:
  • melanzane (dai?)
  • sugo di pomodoro q.b.
  • mozzarella
  • parmigiano
PREPARAZIONE:

-Dunque, tagliate le melanzane a rondelle di circa un centimetro di spessore e posizionatele su una teglia.
-Tagliate la mozzarella a dadini.
-Con l'aiuto di un cucchiaio, spalmate abbondante salsa di pomodoro su ogni fetta, aggiungete la mozzarella, spolverate col parmigiano e appizzate il forno a 200°.
-Eseguite un balletto stile flashdance mentre il forno si riscalda.
-Infornate il tutto per una ventina di minuti.

Mi è venuta fame, mannaggia a voi.

ENGLISH VERSION

To my english followers, I want avoid to translate all my nonsense, so I translate only the recipe! XD


EGGPLANT'S PIZZA

Ingredients:
  • eggplants
  • tomato sauce
  • mozzarella
  • parmesan
PREPARATION:

-First, cut the eggplant into slices about one centimeter and put them on a baking pan.

-Then, cut mozzarella into cubes.
-Next, helping you with a tablespoon, put a lot of tomato sauce on the slices, mozzarella's cubes, some parmesan and turn on the oven.
-After that, you can perform a ballet in flashdance style, while the oven warms up.
-Finally, bake 200° for about twenty minutes.

I'm going to try to translate my other recipes.
I'm sorry if I made mistakes XD

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domenica 2 novembre 2014

Volevo dirvi

Che mi avete deluso.
Cioè, ma sul serio credete che mi sia fatta bionda?
Santa pazienza.

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venerdì 31 ottobre 2014

Cinque cose che dovreste sapere

Siccome sono sempre stata una persona coerente, per smentire il mio precedente post, ecco le mie novità riassunte in una graziosissima lista.
Tadaaaaan!

1) L'Ade, alla veneranda età di ventisei anni, è tornata a scuola.
2) Sempre la cara, vecchia Ade, ha mandato a cagare Il Disturbatore e al momento è disoccupata (ma felice).
3) Ade ha un cane.
4) Ade canta in una rock band che al momento le dà un sacco di soddisfazioni.
5) Ade si è fatta biondAHAHAHAHAH.


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giovedì 30 ottobre 2014

Di scuse e cazzate varie

Cosa posso dire a mia discolpa? Cioè, qui mi serve una bomba di quelle supermegastrafigatecnologiche per giustificare codesta mia assenza ingiustificabilmente ingiustificabile. Cazzo. Mi sembra persino di aver dimenticato come minchia si usa questa dannata tastiera del cip.
E invece no. Niente bombe, che a noi qui non ci piacciono, le membra sanguinolente che schizzano fuori dai corpi. Vero?
Comunque. Siccome non ho nessunissima intenzione di mettermi qui, armata di santa pazienza di cui non sono formalmente provvista, a spiegarvi nei minimi dettagli tutti gli avvenimenti della mia cazzutissima vita da tot mesi a questa parte, dovrete accontentarvi, come al solito, delle mie sincerissime scuse.
Una roba tipo così.
"Oh bella fratelli, scusate tanto se sono sparita, c'avevo delle cose da mettere apposto, però, oh, tra di noi tutto rego, no? Checcel'avete una stizza da offrirmi, sì?"
Ok, ho finito.

Ps
Sì, questo qui sarebbe quello serio. No, vabbè.

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giovedì 16 ottobre 2014

Vi presento mio marito


Poi ne scrivo uno serio. Giuro.

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venerdì 12 settembre 2014

Dove, se non qui?

Potrei dire che mi sento come dentro una pressa?
Io ci provo a spingere, lo giuro. Ma quella bastarda schiaccia e schiaccia, cosa posso fare? Qualche volta mi chiedo se, forse, non sarebbe più facile lasciarmi ridurre a una sottiletta, sarà poi così un male?
Il mio problema è che non sono capace di sottostare. Cioè, è proprio una di quelle parole che, puah. Mi spiego?
Cosa vuoi, Ade? Devi domandare, altrimenti nulla arriva.
Voglio ridere.
E poi?
Voglio essere me stessa, sempre.
E poi?
E voglio essere felice.
Bene, altro?
Sì, vorrei essere coraggiosa. E, perché no, anche un po' stronza. Perché le stronze, si sa, quelle vanno sempre dove vogliono andare, senza voltarsi mai indietro.

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mercoledì 6 agosto 2014

Ossessione #3


Sì, sono viva.
No, non ho tempo di scrivere.
Sì, vi penso.
No, non ho comunque tempo di scrivere.
Sì, dovete accontentarvi di questa banale toccata e fuga.
Però che stile, no?

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venerdì 11 luglio 2014

La fata delle tenebre, Holly Black


 

Allora, c'è questa tipa, Kaye, che vive un po' allo sbando con la mamma che è una specie di groupie. Dopo l'ennesimo fallimento amoroso della suddetta madre, si trovano costrette a tornare al paesello dalla nonna, con la coda tra le gambe. E quindi niente, siccome questa tipa, Kaye, quando era bambina vedeva la gente morta le creature magiche, una notte si ritrova a girovagare tutta allegra per la foresta e, tadàn, ecco che si trova davanti questo tizio gnocco da panico con le orecchie a punta, che ha una freccia conficcata da qualche parte nel corpo. Lei gli salva la vita e, una volta tornata a casa, si masturba pensando a lui. No, non è vero. È che volevo rendere più succosa la storia. Comunque. Dopo la vicenda, Kaye viene contattata da due esserini di sua conoscenza che le confessano che...
Cazzo volete, che ve lo racconti tutto?
Comunque, per non lasciarvi completamente a bocca asciutta, posso dirvi che la storia prosegue con mirabolanti avventure. Sono gentile, vero?
Enniènte.
Fino ad oggi, la mia esperienza con le fate si limitava alle Winx, quel cartone animato con le fatine vestite da giovani prostitute, ma, devo ammettere, che questa lettura è stata piuttosto piacevole.
Siccome codesto romanzo è il primo di una trilogia (che non sei un cazzo di nessuno se non scrivi una trilogia. eh.), è probabile che, presto o tardi, io torni a sfracellarvi le palle con serissime e utilissime  altre recensioni.
Bello, no? Non vi ho messo addosso una gioia infinita?

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giovedì 10 luglio 2014

Il mio idolo #4

 
  
Chiaro. La famiglia prima di tutto.


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sabato 5 luglio 2014

Zucchine tonde ripiene/ Round zucchini stuffed

 

Qualcuno provi a dire che non sono artistica. Tipo che ieri ho scoperto quest'applicazione figatissima per modificare le foto e mò so cazzi vostri, io ve lo dico. Comunque. Oggi non ho nessun tipo di ispirazione e non mi sento nemmeno particolarmente simpatica, quindi vi lascio la ricetta e cippa. Belle cose.

Ingredienti/Ingredients:
  • 2 zucchine tonde dell'orto della vostra amica/2 round zucchini
  • 4 fette di pancarré/4 slices of sandwich loaf
  • scamorza affumicata/smoked scamorza
  • parmigiano/parmesan cheese
  • sale e pepe/salt and pepper
Preparazione/Preparation:

-Tagliate in due le zucchine e con un cucchiaio svuotatele e ponete la polpa in una ciotola con il pancarré sbriciolato e schiacciate il tutto fino a ridurlo in una poltiglia schifiltosa./First, cut in half zucchini and, with a spoon, remove the pulp and put it in a bowl with crumbled sandwich loaf and mash.
-Aggiungete la scamorza tagliata a pezzetti, il sale, il pepe e mescolate./Then, add scamorza cut in pieces, salt, pepper and mix.
-Riempite le zucchine con la poltiglia, spolverate di parmigiano e infornate a 200° per circa mezz'ora, finché non saranno belle dorate./Next, fill zucchini with the mush, dust with parmesan cheese and bake 200° for 30 minutes about, until brown.
-Divoratele come se non ci fosse un domani!/Finally, gobble up and enjoy!

 

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mercoledì 25 giugno 2014

Il mio idolo #3


E niente. Ve lo ricordate?
Beh, è tornato.
Godetevelo.

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venerdì 20 giugno 2014

Cavatelli homemade


Ebbene sì, sto impazzendo. No, non è vero (e guai a chi prova ad obiettare, chiaro?). Fatto sta che, sebbene cucinare mi sia sempre piaciuto, ho da poco scoperto che MI RILASSA, anche.
Pazzesco, eh?
E, ve lo assicuro, ce ne vuole per rilassare una come me. Comunque. Ultimamente ho iniziato a "mettere le mani in pasta" e la cosa mi piace da matti. In casa Ade si sforna ormai un chilo di pane a settimana (arriva anche quello, state sereni), focacce, pizze e... pasta! Il mio primo tentativo (ottimamente riuscito. sì, me la sto menando) sono stati proprio questi cavatelli, che ho condito con un semplicissimo sugo pomodorini e basilico. Ma... rullo di tamburi... indovinate cosa mi è arrivato ieri dal fantastico mondo di Amazon (sì, mi sono convertita. ed è stata la mia fine)? Nientepopòdimeno che LA MACCHINA PER LA PASTA. Dio, mi sento veramente un'allegra casalinga col grembiule a fiori, quando faccio così. E niente. Con questo piccolo aggeggio infernale (ho preso quella manuale, che ricordo usava mia nonna quando ero piccola e mi divertiva un sacco) potrò fare lasagne, tagliatelle e spaghetti. Qualcuno mi fermi, cazzo.
Cioè, vi rendete conto che ho scritto la mia prima parolaccia solo alla riga diciassette? Che diamine mi succede oggi? Bah.
Va bene, passiamo alla ricetta e basta con le minchiate.

Ingredienti per circa 4 porzioni di cavatelli/Ingredients for 4 servings:
  • mezzo chilo di semola di grano duro/ half a kilo durum wheat flour
  • acqua qb/ water to taste
Preparazione/Preparation:

Avete visto quanta roba vi serve?
Allora. Piazzate la semola sull'asse, fate un buchetto in mezzo e cominciate a versare l'acqua a filo, amalgamando il tutto finché non ottenete una consistenza adeguata per iniziare ad impastare. Ed è qui che comincia il divertimento. Sfogate tutte le vostre frustrazioni su quel piccolo panetto di pasta e rivoltatelo come un calzino, finché non diventa bello sodo. Lasciate riposare una mezz'ora.
A questo punto, via coi cavatelli.
Put the durum wheat flour on the board, make a hole in the middle, start to add water and knead until create a compact dough. Let it stand half an hour.


Staccate piccoli pezzi di pasta e "rollateli" creando un salsicciotto il più possibile sottile.
Tear off small pieces of dough and create some slim rolls.


Tagliuzzatelo in pezzettini di circa 2 cm.
Cut them in small pieces (2 cm).


Schiacciate ogni pezzettino con le dita, rivoltandolo.
Push and flip them.

Cavatelli pronti! Li cuocete in acqua salata, finché non vengono a galla. Più o meno dieci minuti, ma assaggiateli prima, che è meglio.
Cavatelli ready! Cook them in boiling salted water until they float, for ten minutes about. Try to taste before drain them. I have tasted them with a tomato and basil sauce. Enjoy!

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giovedì 19 giugno 2014

Non buttiamoci giù


I protagonisti sono Martin, Jess, Maureen e JJ.
Martin è un famoso presentatore televisivo che, dopo essere finito a letto con una quindicenne che proprio non sembrava una quindicenne, perde famiglia e lavoro.
Maureen è la madre di un ragazzo disabile per cui ha rinunciato praticamente ad avere una vita, al di là dell'andare in chiesa la domenica.
Jess è una giovane psicopatica disadattata (io la amo) che è stata mollata da un tipo e non se ne capacita.
JJ è un americano trapiantato a Londra che ha perso la sua adorata rock band e pure la fidanzata.
Si incontrano per caso la notte di Capodanno, sul tetto della casa dei sucidi, tutti con l'intenzione di togliersi la vita, cosa che non faranno, che ve lo dico a fare. Almeno non nelle prime, ehm diciamo... boh duecento pagine? Insomma. Non sarò certo io a dirvi se alla fine s'ammazzano o no. Leggetelo, che ne vale la pena.
JJ
"Dunque, ma come fa la gente a non dire parolacce? Come è possibile? In un discorso ci sono tutte 'ste pause, dove per forza devi metterci un <cazzo>. Ve lo dico io chi sono le persone più ammirevoli del mondo: i giornalisti dei telegiornali. Se facessi io quel mestiere sarebbe tutto un <E quei figlidiputtana hanno fatto schiantare quell'aereo del cazzo contro le Torri Gemelle>. Come fai, altrimenti, se sei un essere umano? Magari non sono tanto ammirevoli. Magari sono solo zombie-robot."

Martin
"<Come si chiama nelle poesie?>
<Scusa?>
<Cioè, sì, le poesie... e anche in letteratura inglese. Delle volte dici che qualcosa è come qualcosa, e delle volte dici che qualcosa è qualcosa. Tipo, il mio amore è una rosa dimmerda eccetera.>
<Similitudini e metafore.>
<Esatto. Preciso. È stato Shakespeare a inventarle, giusto? È per quello che era un genio.>
<No.>
<E allora chi è stato?>
<Non importa.>
<Ma allora, perché Shakespeare era un genio? Cos'è che ha fatto?>
<Un'altra volta.>
<Vabbè. Lo stesso. Dunque, qual è la roba per cui dici che qualcosa è qualcosa, tipo 'sei un cazzone' anche se in realtà non sei un grosso cazzo... inteso come pene. Chiaramente.>
Maureen sembrava sull'orlo delle lacrime.
<Oh, Jess, per carità...> ho detto io.
<Scusate. Scusate. Non sapevo se dovevamo mantenere le stesse regole quando c'era soltanto da parlare di grammatica e così.>
<Le manteniamo.>
<Esatto. Scusa, Maureen. Vabbè... 'sei un maiale' quando non sei un maiale.>
<Metafora.>"

Jess
"Io penso. Lo so che nessuno ci crede, ma io penso. È solo che il mio modo di pensare è diverso da tutti gli altri. Prima di pensare devo incazzarmi e magari diventare anche un filo violenta, che lo capisco che per gli altri può essere un po' una menata, ma va' a cagare."

JJ
"Passiamo tutti tanto tempo senza dire cosa vogliamo perché sappiamo di non poterlo avere. E perché sembrano robe rozze, o ingrate, o sleali o infantili, o stupide. O anche perché siamo talmente disperati da fingere che le cose siano come devono essere, e sembra una mossa falsa confessare a noi stessi che non lo sono. Su, forza, sputa cosa vuoi. Magari non ad alta voce, se c'è il rischio di finire in un casino. <Vorrei non averlo mai sposato.> <Vorrei che fosse ancora viva.> <Vorrei non avere mai fatto dei figli con lei.> <Vorrei avere una barcata di soldi.> <Vorrei che tutti gli albanesi tornassero nella loro Albania di merda.> Qualunque cosa sia, dilla a te stesso. La verità ti renderà libero. Oppure ti beccherai un pugno sul muso. Sopravvivere a qualsiasi vita tu stia vivendo significa mentire, e l'inganno corrode l'anima: quindi, almeno per un minuto, molla le bugie."

Solo una parola, per questo romanzo.
FANTASTICO.

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lunedì 16 giugno 2014

Soffro lo stress

Io soffro lo stress nanananananananààààà. Sono in una boyband sono in una boyband nanananananananàààààà.
Sì, ho finito.
Cosa vi volevo dire?
Ah, ecco. La vostra Ade, unica e inimitabile blogger farlocchissima, ha deciso di partecipare al suo primo contest (oh ma che minchia è un contest? spè che lo cerco su google, va), per la precisione questo qui sotto. Abbassare lo sguardo, prego.


Ecco fatto. Il contest è organizzato da una bravissima cuochina vegan e il regolamento, se vi interessa, lo trovate qui. Che poi è anche il suo blog.
E niente. Ieri sono stata alla presentazione del libro "Chiamami se diventa verde" di Alessio Sala, illustrato dalla mia meravigliosa amica per la pelle Patty e ho anche partecipato a un laboratorio di scrittura organizzato e tenuto dall'editrice. La cosa è stata un sacco divertente, in pratica ci veniva mostrata una tavola con un disegno (di Patty) e due parole e noi in quattro minuti dovevamo scrivere qualcosa che contenesse le due parole, volendo anche ispirandoci al disegno. Poi, cose dell'altro mondo per una sociopatica come me, chi voleva poteva leggere ciò che aveva scritto (cioè davanti a tutti, capito?!) così io, mentre gli altri leggevano, mi fissavo allegramente le unghie, fingendo di essere assorta in pensieri di vitale importanza (col cazzo che leggo, col cazzo che leggo, col cazzo che leggo e cose così), che mi impedivano di partecipare alla cosa. Me la sono cavata per i primi otto minuti. Poi la tizia mi ha guardato e mi ha chiesto "tu non leggi?" e allora ho letto, tenendo la testa bassa e toccandomi i capelli con fare nevrotico, chiaramente. Giusto per non apparire, chessò, socievole. Dio, che parola terrificante. Dà i brividi, no?
Comunque. Siccome sono stata praticamente minacciata (indovinate da chi?), ho deciso di pubblicare il mio mini racconto, ed eccolo qui.

Saliva i gradini della stazione a due a due, trascinandosi dietro quel macigno di valigia che si era portato per il viaggio. Il treno stava per partire e lui imprecava sottovoce, sperando in un ritardo del macchinista.
"Dannazione!"
Disse quando, urtato da una ragazza che scendeva a tutta velocità, si ritrovò a terra con un ginocchio dolente, mentre lei fissava il contenuto della sua borsa che rotolava giù per i duecento scalini. (parole da utilizzare: treno e ginocchio)
"Te lo chiedo con il cuore in mano!"
Lo pregò lei, fissandolo con le lacrime agli occhi.
"Aiutami a recuperare le mie cose!"
Lui la guardò, attonito.
"Io... perderò il treno..."
Riuscì a dire, con voce flebile, anche se già sapeva che tutto era deciso. Non l'avrebbe lasciata lì, non le avrebbe voltato le spalle per continuare la sua folle corsa contro il tempo.
"Al diavolo"
Disse, mollando il manico della valigia e avvicinandosi a lei che ora sorrideva, grata. Il dolore al ginocchio era sparito, come per magia. (parole da utilizzare: cuore e mano)
I due scenderono gli scalini e li scrutarono uno ad uno per vedere se ci fossero oggetti. Lui aveva lasciato le sue cose più in alto e in quel momento non gliene importava un fico secco. Tutte le volte che lei si girava a guardarlo, lui le fissava la bocca e lei sorrideva divertita.
Aveva recuperato un braccialetto fucsia, un bloc notes, due penne e un segnalibro.
Quando arrivarono giù, incredibile fin dove fosse rotolata quella borsa!, lui le porse ciò che aveva trovato, sperando silenziosamente che non si sarebbero salutati così. (parole da utilizzare bocca e fucsia)
Lei lo fissò, sbattendo le palpebre.
"Verresti con me?"
Gli chiese, con fare malizioso.
Lui sentì un brivido percorrergli il corpo ma non poté fare a meno di risponderle
"Certo!"
La sua valigia giaceva sola, allo scalino numero ottantaquattro, sembrava fissarlo mentre andava via.
Quando aprì gli occhi era su un tetto, nudo. La ragazza era sparita e si sentivano, in lontananza, delle sirene.
"Ma cosa cazzo mi è successo?"
Si chiese, coprendosi le parti intime con le mani, come per timore che qualcuno potesse vederlo. (parole da utilizzare: palpebre e tetto)
Si costrinse ad alzarsi anche se sentiva le membra molli: gambe e braccia parevano penzolare. Si tenne con una mano e tentò di affacciarsi per guardare giù. Due ambulanze bloccavano la strada e un'enorme chiazza di sangue scuro sporcava praticamente l'intera carreggiata. Guardò l'orologio, che stranamente aveva ancora al polso.
"A quest'ora starei facendo scalo a Bologna..."
Si ritrovò a pensare.
"E invece chissà in che guaio mi sono cacciato..."
Cercò con gli occhi i suoi vestiti, ma vide solo la borsa della ragazza, abbandonata poco più in là. (parole da utilizzare: braccia e scalo)
La prese e se la mise in spalla, deciso a scendere da quel tetto, nudo o no, e capire cosa diavolo gli fosse successo. All'improvviso lei gli fu davanti e lui sussultò. Era nuda e aveva il corpo imbrattato di sangue.
"Cos'hai fatto, eh? Cosa'hai fatto?"
Gli urlò contro, poi gli si scagliò addosso, pestandogli i piedi. Lui cercava di togliersela di torno e la spingeva, ma lei lo mordeva e lo graffiava con forza. Prese a urlare, non ce la faceva più.
Quando riaprì gli occhi, era seduto su una panchina, al binario dodici.
"Era solo un sogno...!"
Pensò, con un sospiro, ma si accorse subito che accanto a lui c'era una borsa. E non era la sua. (parole da utilizzare: piedi e binario).

Oh ma quanto sto scrivendo oggi? Mi stupisco di me stessa!
Insomma, ho anche avuto in regalo questo splendido segnalibro.

No, non è sfocata. Siete voi che state diventando ciechi.
Potevo sceglierne tra diversi, ognuno con una frase presa dal libro.
Inoltre (sì, non ho ancora finito, ahivoi) ho anche partecipato a questa cosa che si chiama Booksharing (fare aaaaaah e ooooooh, prego). In pratica ho portato otto libri di cui mi frega una cippa e ne ho presi otto di cui può darsi che un giorno mi fregherà una cippa ma può darsi che no.
E niente. Vi saluterò dicendovi che un giorno il mondo finirà, che lo vogliate o meno, ed io morirò leggendo un libro. Ma più plausibilmente diventerò grassa, vecchia e matta come un cavallo e passerò le giornate a lanciare libri dal balcone, ridendo sguaiatamente, mostrando gli unici due denti che mi saranno rimasti.
La poetessa, dovrei fare. No?

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venerdì 13 giugno 2014

Odio il mondo

Se potessi scegliere di rinascere, fanculo. Col cazzo che rinascerei.
Sono stufa di ritrovarmi cadaveri tra le mani. Stufa di piangere morti per cui non ho potuto fare nulla. Stufa di star male per questo e stufa di sentirmi dire frasi del cazzo da gente del cazzo che di me non sa un cazzo.
"Pensa alle persone, invece che agli animali."
Vieni qui, genio. Vieni che inizio a pensare alle persone cominciando dalle tue palle.
Voglio urlare, questo voglio fare.
Voglio un fottuto cuore di pietra, anche.
Voglio che certe cose LA SMETTANO di succedere a me. Sempre a me. Costantemente a me.
Dove cazzo la vendono la capacità di voltarsi dall'altra parte e continuare a mangiare il proprio hamburger? Dovrà pur esistere un posto in cui io possa recuperare un po' di indifferenza, no? Non dovrebbe nemmeno costare cara, visto che ce l'hanno tutti.
E arriverà il giorno in cui questo dannato mondo imploderà, eh? Arriverà cazzo.

Ciao, piccolino. Scusa se non sono riuscita a salvarti.


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giovedì 12 giugno 2014

Il mahjong insegna

Che quando fai le cose senza arrovellarti troppo sulle logiche, ma seguendo semplicemente l'istinto, tutto ti riesce incredibilmente meglio. E non importa se poi non riesci a spiegarti il perché.
Perdonami se nonostante sia stata educata alla remissione, alla menzogna e all'accettazione sono particolarmente avvezza a infrangere ogni regola, a dire sempre ciò che penso, a riderti in faccia quando dici una cazzata, ad accogliere ogni sfida, a rialzarmi quando cado, a non sopportare obblighi e restrizioni, a credere in me stessa.
È ammirevole, davvero, che in questi ventisei anni tu abbia messo cotanto impegno nel cercare di bistrattare ogni mia capacità, provando a rendermi così insicura e maledettamente autocritica che, ne eri certo, mai e poi mai sarei riuscita in qualcosa, rischiando di raggiungere obiettivi che tu non sei riuscito ad afferrare, e mai e poi mai avrei smesso di aver bisogno di te, avresti sempre potuto contare sulla mia totale sottomissione.
Io, così incapace di camminare da sola. Io, così bisognosa di essere tenuta per mano.
Nei tuoi occhi scorre tutta la delusione che la bocca tace ed io, cullata da una nuvola di egoismo innato ma rimasto sedato e nascosto per tanto tempo, sorrido.
Mai avrei creduto di potermi innamorare della mia totale imperfezione.
Mai avrei pensato di essere in grado di mollare gli ormeggi e lasciare che il mare, calmo o in tempesta, decidesse per me.

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martedì 3 giugno 2014

Meringata (spaccaculi)


Sono troppo una figa. Chevvelodicoaffare. No, cioè. Ma l'avete vista 'sta bomba qui sopra? Parliamone.
Lacrime, sudore e sangue.
No, è una cazzata. La cosa più complicata di questa ricetta è cercare di far aderire quella cazzo di pellicola alla teglia. Tipo che io ne avrò fatto fuori mezzo rotolo.
Ah, e poi grattugiare il cioccolato per ridurlo in scaglie. Anche quella è una grande rottura di ammennicoli. Certo, a meno che non abbiate a disposizione un fidanzato da schiavizzare. N.d.r.
Molto bene, dette le mie tre o quattro parolacce direi che possiamo cominciare, no?

MERINGATA CIOCCOLATO E FRAGOLE (sì, lo so che nun se vedono. ma ce sono. fidateve.)

Ingredienti:
  • un litro e 250 ml di panna fresca
  • 3 bustine di panna fix (ocio perché non lo trovate dappertutto)
  • meringhe a volontà (secondo me almeno 500 gr)
  • cioccolato fondente 100 gr
  • fragole q.b.
PREPARAZIONE:

Dunque. Come prima cosa, fossi in voi, appiccicherei quella dannata pellicola alla teglia, così ve la levate dalle palle e potete passare alla parte divertente.
Sbriciolate le meringhe grossolanamente e riducete il cioccolato in scaglie.
Mettete un litro di panna (gli altri 250 ml vi serviranno per guarnirla) in una ciotola, aggiungete il pannafix e montate fino a renderla soda.
A questo punto cominciate l'assemblaggio. Uno strato di panna, meringhe, cioccolato, panna, meringhe cioccolato e così via (tenete da parte qualche meringa e un po' di scaglie per guarnirla). Ricordatevi che il primo strato di panna sarà poi la parte sopra della torta, dunque non spalmatelo a cazzo. Impegnatevi, santa pazienza.



Bene. Avete fatto? Allora coprite con altra pellicola e sbattete in freezer per almeno una notte (io l'ho preparata il venerdì sera e l'ho lasciata fino a sabato sera).
Fatto? Dormito? Preso il caffè? Perfetto. Allora uscite la torta dal freezer, capovolgetela sul piatto da portata e state lì a fissarla finché non si scioglie.
Naaaaa sto scherzando. Allora, montate i rimanenti 250 ml di panna, lavate e tagliuzzate una decina di fragole e, armati di saccapoche (sì dai, la siringa per i dolci, su.), infierite sulla vostra meringata. Io ho riempito tutto di panna, ho posizionato le fragole e poi ho coperto tutto con le meringhe avanzate e le scaglie di cioccolato. Quindi, se avete intenzione di fare come me, non state a fare ricciolini perfetti di panna con la saccapoche atteggiandovi da grandi chef, sarebbe un'inutile perdita di tempo.
Comunque. A questo punto potete:
A) rimetterla in freezer e tirarla fuori un paio d'ore prima del momento in cui vi servirà
B) se vi servisse di lì a poco, mettetela in frigo e piantatela di ficcarci il dito con la scusa di capire se è venuta bene.

Alla prossima, gentaglia che ancora mi dà retta.

ENGLISH VERSION (ovvero, quella seria.)

MERINGUES' CAKE

Ingredients:
  • 1 l and 250 ml fresh cream
  • 3 bags cream fix
  • 500 gr meringues
  • 100 gr dark chocolate
  • strawberries
PREPARATION:

-First, cover a baking pan with some plastic wrap.
-Then, crumble the meringues, grate the chocolate and put one liter of cream in a bowl with cream fix and whip it until it took on a frothy texture.
-Next, start to build the layers: cream, meringues, chocolate, cream, meringues, chocolate (keep some meringues and chocolate for the garnish) etc. and cover with other plastic wrap. Put the cake in the freezer for 10/15 hours.
-After that, upset the cake on a plate, whip the other 250 ml of cream, cut to pieces the strawberries and start to garnish with other meringues, chocolate, strawberries and cream.
-Finally, put the cake in the freezer and take it out 2 hours before serving.


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mercoledì 28 maggio 2014

La rubrica delle cazzate #2

 

Tipo che io ho riso per venti minuti abbondanti.

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lunedì 26 maggio 2014

Le intermittenze della morte



Io vorrei essere la testa di quest'uomo.

"... La vita è un'orchestra che suona sempre, intonata, stonata, un piroscafo titanic che affonda sempre e sempre torna in superficie, ed è allora che la morte pensa che si ritroverebbe senza saper cosa fare se la nave affondata non potesse mai più risalire..."
"... E poi ditemi se non si troverebbero più bestioline di questo genere sulla terra che non stelle nel cielo, o nello spazio siderale, se preferiamo dare un nome poetico alla convulsa realtà dell'universo in cui siamo un filino di merda sul punto di dissolversi. La morte degli umani, attualmente una ridicolaggine di sette mila milioni di uomini e donne alquanto mal distribuiti nei cinque continenti, è una morte secondaria, subalterna..."

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venerdì 16 maggio 2014

Polpette rapide ceci & senape




Buondì, gente.
Quest'oggi ho deciso di intrattenervi con una ricettina semplice e veloce che è diventata ormai un must in casa Ade: le polpettine di ceci.
Chi tra voi mi conosce e mi segue da un po', sa già quanto io adori spolpettare e quanto sia brava a farlo cof cof cof e le innumerevoli ricettine che potrete trovare qui in giro per lo Swanza vi confermeranno la cosa ma, a costo di apparire monotona, continuerò a pubblicare ricette di polpette come queste palline gustose che sono una meraviglia per il palato e sono veramente facilissime da fare, cosa utile per chi, come me, spesso e volentieri ha poco tempo da dedicare alla preparazione dei pasti.

Ingredienti per 4 persone:
  • due scatole di ceci già lessati (in alternativa potete usare quelli secchi, che è sicuramente meglio ma meno veloce)
  • quattro fette di pancarrè
  • due uova
  • due cucchiai di senape
  • sale e pepe
  • pangrattato qb
  • olio d'oliva
Preparazione:

Scolate i ceci e versateli in una ciotola capiente. Aggiungete il pancarrè ridotto in pezzi, le uova, la senape, il sale e il pepe. Frullate tutto con il frullatore a immersione. L'impasto deve essere sodo (altrimenti le polpette vi si spiattelleranno in padella) perciò, se vi sembra che non lo sia abbastanza (magari provate a fare una polpetta, oggi sono supertecnica, eh? mi viene quasi il dubbio che possiate pensare che vi ritenga tutti dei deficienti. nel caso, non è così. giuro.) aggiungete qualche cucchiaio di pangrattato finché il tutto non raggiunge la consistenza desiderata. Poi formate le polpettine, passatele nel pangrattato e rosolatele in padella con un filo d'olio d'oliva a fuoco medio finché saranno dorate e belle come le mie. Ok, adesso potete mandarmi a fanculo.


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martedì 13 maggio 2014

Storia catastrofica di te e di me


Questo è uno di quei libri presi per caso, quando giro per la libreria osservando e toccando e annusando e non so bene cosa voglio, dove voglio andare e perché e allora vago, lasciandomi attirare da parole, forme, colori, punti.
E non lo so cos'è che mi ha colpito di questo libro, fatto sta che ho voluto che fosse mio e così è stato.

"E non c'è niente di elettrizzante nell'innamorarsi. Ma proprio niente. Alla fine quello che succede è che ti ritrovi a stare sempre da cani, più fuori che mai, devastata dalla paura che finisca male e che la tua vita ne esca rovinata per sempre. E indovinate un po'? È proprio così che va. Sì, certo, lui ha un profumo da paura. E tu ti sciogli quando ti manda un sms per augurarti la buonanotte e sì, d'accordo, i suoi occhi sono troooppo azzurri. E sì, vi tenete per mani mentre andate a geometria e lui conosce tutti i tuoi inconfessabili segreti e ti fa ridere così tanto che poi gli sputi la gazzosa in faccia ma non te ne importa un tubo, anche se è la cosa più imbarazzante del mondo. E sì, quando ti bacia il resto del mondo scompare, la tua mente si spegne e tu senti solo le sue labbra e non c'è nient'altro che conti.
E lui ti dice che sei bella e tutt'a un tratto lo sei.
Ma ho una notizia da darvi: è un gran casino, in realtà, un gigantesco incubo che vi esploderà in mano. Non avete idea del pasticcio in cui vi siete ficcate. L'amore non è un gioco. Le persone ci si tagliano le orecchie. Ci si buttano dalla Torre Eiffel, oppure vendono tutto quello che hanno per trasferirsi tipo in Alaska e vivere con gli orsi grizzly, e poi finiscono sbranate e nessuno le sente urlare aiuto.
Ecco com'è: innamorarsi è più o meno come essere divorati da un grizzly.
E credetemi, io lo so. Perché, non ve l'ho detto? A me è successo. Cioè, non sono stata sbranata da un grizzly. Mi è andata molto, molto peggio."

Brie ha sedici anni quando muore con il cuore letteralmente spezzato in due, dopo che Jacob, il suo primo amore, le spiattella in faccia di non essere più innamorato di lei.
Sindrome del cuore infranto, la chiamano.

"-Allora ci vuoi tornare da lui?-
Mi bloccai a metà sorsata. Lo guardai. -In che senso? Tornare da chi?-
Mugugnò qualcosa e si accasciò sulla tavola. -Dici sul serio, Cleopatra? Te ne sei dimenticata davvero?-
Eh? Che cosa dovrei ricordare? E perché mi chiama Cleopatra?
Non risposi, e lui si diede una pacca in testa. -Continui a stupirmi, mia cara.-
-Perché?- Allungò una mano verso il mio milkshake. -Ragazza, tu sei di brutto nella Fase Uno. Di bruttissimo. Per fortuna la negazione ti rende molto carina.- Sorseggiò dalla cannuccia. -Accidenti, è divino.-
-Ehi!- Gli diedi uno schiaffetto. -Beviti il tuo!- Mi cadde l'occhio sul suo abbigliamento, come succedeva spesso, e mi scappò un sorriso. 
Lui se ne accorse. -Che c'è di così divertente?-
-Niente.- Scossi la testa. -Niente davvero.-
-Eh, no.- Di colpo voleva saperlo a tutti i costi. -Dimmelo.-
Mi morsi un labbro. -Niente, solo... la tua giacca.-
Abbassò gli occhi. -Cos'ha che non va?-
-No, niente.- Soffocai una risata. -Cioè, niente se sei un pilota da combattimento. E se è il 1982.-
Rimase a bocca aperta. -Questa me la segno. E poi, senti, sto qui a farmi dire come vestirmi da una che ha addosso un gigantesco sacco di patate.-
Sogghignai. -Sei geloso solo perché l'ho preso da Saks Fifth Avenue.-
-Brutta questa, Babybel. Bruttissima.- Scosse la testa. -E comunque, prima che ti trasformassi nel mio Ispettore del Look, ti stavo chiedendo: ti dice qualcosa la parola <<riscatto>>?-
Rimasi zitta un momento. -Nel senso di vendetta?-
-Sei un fulmine di guerra oggi, eh, Scamorza?-
-Va bene, ora basta con questi nomignoli,- dissi. -Che cosa intendi per vendetta?
-Be',- rispose lui, sogghignando. -Pensavo solo che magari ti andava di divertirti un po'.
-E posso sapere chi sarebbe la vittima prescelta?
-Oh, dài, su. Cicciobello,- disse Patrick. -Micetto. O come cacchio si chiama-. Aveva un tono canzonatorio. Dispettoso. Mi infastidiva.
-Eh?- risposi stranita. -Chi?
-Aspetta un attimo, ce l'ho,- disse - Jason?
Eh?
-Mancato, non era lui,- mormorò - Jonah, forse?
Ah.
-Jeremy?
Ommioddio.
-Mancato di nuovo, mi sta facendo diventare...
-Jacob,- dissi piano. Mi sentii un nodo alla gola, e un vecchio dolore di mia conoscenza che avevo quasi completamente dimenticato mi scivolò nel petto.....
.....Come potevo aver dimenticato tutto?
Cominciarono a prudermi le dita. Uno strano ronzio e una lievissima scossa elettrica alla nuca, proprio sotto i capelli.
Jacob.
Era stato lui. Lui mi aveva messo in quella situazione. Era colpa sua. Di tutto. E non solo.
Una sensazione vecchia e sepolta si fece strada dentro di me. Una sensazione che non provavo da tempo.
Non ero triste. Non mi sentivo sola. Ero furiosa.
-Allora?- mi chiese Patrick.
Chiusi gli occhi, con quel ragazzo-angelo malvestito seduto di fronte, e per la prima volta fui io a rivolgere a lui un ghigno malefico.
-La pagherà.

Divertente. Forse un po' sciocco. Però un sacco divertente.
Promosso.
Ebbrava Jess.

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