venerdì 14 dicembre 2012

Mi ricordo

Che da bambina chiudevo gli occhi, univo le mani e pregavo Dio.
Gli chiedevo di non farmi prendere brutti voti a scuola. Così papà non si sarebbe arrabbiato. E magari per una volta non mi avrebbe tirato le orecchie.
Gli chiedevo di non far morire mai i miei genitori.
E di non far venire il terremoto. Perché mi faceva paura. Quella crepa sul soffitto di nonna mi teneva sveglia la notte. Mentre lei russava e rigirava il corpo nel letto. Col suo rosario appoggiato sul comodino. Che le dava un senso di pace. O almeno io credevo così.
Poi una sera qualcosa è cambiato. Stasera mi spieghi quella telefonata in bagno. Ha detto lei, dandogli le spalle. E niente è stato più come prima.
Nonna mi fissava, com sguardo severo. E io facevo finta. Perché le preghiere non le volevo dire più. Dio non era più mio amico. O forse non l'era stato mai.
Perché tutto si stava sgretolando. E niente avrebbe cambiato le cose. C'erano pagine di diario bagnate dalle lacrime. E nessuno più ascoltava. Ognuno guardava dritto davanti a sé. Solo io non riuscivo a farlo. Perché davanti a me non vedevo niente. E questo faceva rabbia. Tanta rabbia.
Dove sei, Dio? Lo chiamavo. Lo insultavo. E gli chiedevo come poteva permettere che succedessero certe cose. Se sei così onnipotente, com'è che te ne stai lì a guardare? Com'è che tanta gente muore? Com'è che ci sono le guerre? Com'è che tante persone non hanno da mangiare? Com'è che la mia vita fa schifo?
E' per il libero arbitrio, dicevano loro.
Vaffanculo, rispondevo io. Inventatene una migliore. Che questa a me fa proprio cagare.


Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

22 commenti:

  1. Se il dio è quello cattolico dovrebbe essere per il libero arbitrio pure lui (mi riferisco alle tentazioni nel deserto). Quindi come risposta proprio non regge.
    Comunque io faccio volentieri a meno di un dittatore morale.

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    1. Io faccio a meno dell'ipocrisia. Anche.

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  2. arriva sempre un momento in cui uno si chiede quale sia la cosa giusta da dire.
    che ferma l'impulso di scrivere di getto ogni pensiero e si confronta con l'idea che ha di sé e della persona che ha davanti.
    mi è sempre stato chiarissimo che tu avessi una spada in mano. pian piano ne affiorano i motivi.
    che dici, ce lo beviamo un té caldo, in questa mattina di città sepolta?
    ti aspetto alla macchinetta. offro io.

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  3. Mi viene in mente Dante quando scriveva (riferito a Dio): "E se licito m'è, o sommo Giove che fusti in terra per noi crucifisso, son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?"
    Me lo sono sempre chiesta, soprattutto in quel periodo della mia vita. E per quanto c'è stato chi mi ha detto: "Se si prega i miracoli vengono" (facendomi capire che non l'avevo fatto abbastanza io), io non credo che sia cosi. Il do ut des non esiste nè con gli uomini nè tanto meno (per chi ci crede) con Dio.
    Penso che con il tempo ognuno arrivi alle sue conclusioni in base alle sue esperienze e alla sua testa... però so solo che qualora ci sia non è di certo quello che viene descritto dai Cattolici, dai Musulmani, dagli Ebrei ecc.. (per non citare altri...)
    :-*

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  4. la fede è un fatto.
    uno per vivere ed essere felice la deve avere per forza.
    non parlo della fede in Dio, io quella ce l'ho, e non sai quale mano sulla spoalla mentre brancolavo nel buio sia stata, tuttavia non è l'unica cosa in cui uno può decidere di credere.
    però deve averla, altrimenti è tutto finto e finito...
    altrimenti tutto passa e nulla resta e questo fa schifo e paura.

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    1. Ma io la fede ce l'ho. In me stessa.

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  5. Massimi sistemi, oggi.
    Io ho abbandonato la strada della religione anni e anni fa, quando ho cominciato a capire che era tutto un far leva su paure e sensi di colpa.
    Se devo scegliere qualcosa che richiami a dio ed affini, mi ascolto La buona novella di De Andrè.
    E mi sento a posto con tutti gli dei.

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  6. Non ho memoria di me in preghiera.
    Nemmeno da bambina.
    Fino a un po' di anni fa ammiravo, in qualche modo, coloro che avevano fede (o che dicono di averla, perlomeno). Ma ho smesso. Molto egoisticamente, quando sono rimasta vedova mi sono detta che non poteva esistere un dio così crudele. L'ultima volta che sono entrata in una chiesa è stato 9 mesi fa, per il funerale di mia madre. E ho voluto soffermarmi ad ascoltare quel coacervo di frasi trasudanti ipocrisia a mazzi, chiedendomi come era possibile che qualcuno potesse trarne il minimo conforto.
    Non fa per me. Davvero.

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    1. Grazie. Perché hai espresso esattamente quello che avrei voluto dire.
      :**

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  7. Come ha detto il giusto Red arriva il momento di non saper cosa dire..le frasi di circostanza le lasciamo a chi non è dotato di pensiero proprio e ricorre a quello già sentito senza un briciolo di cervello attivo in quel momento. Io la fede l'avevo. Una fede "particolare", molto mal vista in genere dai più, ma che in certi momenti mi ha sicuramente aiutato poi...il buio. Mi sono ritrovata a non credere più in niente o quasi. Quando è morto mio marito la fede che avevo mi ha aiutato a spiegare alla mia bambina cosa era successo, come era successo. Ma il perchè no. Quello non lo capivo neanche io.Non so se al momento sarà stata la cosa migliore, so che ora l'ha superato, di solito ai bambini si nascondono le cose, io mai lo avrei voluto fare. quello che non uccide fortifica, dice qualcuno. dimenticando che il dolore è una malattia lentissima dalla quale si guarisce, se si guarisce, con una dose di antibiotici naturali, uno su tutti la vita. Solo che lascia uno strascico di acciacchi terribili come non riuscire a dimenticare mai quello che si è sofferto e il terrore di poterlo rivivere ancora. Un bacio Ade e scusa il mio sfogo..

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    1. Un bacio a te. E grazie per esserti sfogata qui. Con me.

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  8. Mi ricordo anch'io.
    Ogni notte, prima di addormentarmi, dentro di me. Ciao Dio, come stai? Oggi a me è successo questo, e sono stata molto triste. Cosa devo fare? Me la dai una mano? Certe volte parlavo anche col Papa. Il Papa per me era il nonno che non ho mai avuto. Una volta ho provato anche a pregare durante i pasti, ma a scuola mi prendevano in giro.

    Mi ricordo anch'io.
    Le notti e le giornate in lacrime, e le pagine di diario consumate. Il mio rinchiudermi dentro un armadio perché così non sentivo gli altri, e speravo di lasciare anche le mie tristezze fuori da quel posto buio e tranquillo.

    Dio, dio, dio...
    E certe volte ancora mi capita. Dentro il letto, la mente stanca che gira. Mi capita che una delle ultime parole dentro la mia testa sia quella. Dio. Un semplice Dio.

    E sorrido al pensiero che prima lo chiamavo con l'affetto tenero di una bambina. Poi con l'arroganza della sfida di una ragazzina. E ora con la stanca disillusione di una persona un po' ferita. Senza crederci più.

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    1. Mi trovo così bene, tra le tue parole. Che mi viene spontaneo il silenzio. Chiudere gli occhi e non pensarci più.

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  9. Per un brevissimo periodo della vita, anch'io ho fatto qualcosa di simile alla preghiera. Poi ho smesso, per fortuna. Ora mi do pacche d'incoraggiamento da sola. Funziona ;)

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  10. Pensa solamente al Paradosso dell'Onnipotenza: Può un essere onnipotente creare un oggetto (un sasso inamovibile o una costruzione indistruttibile) dotato di caratteristica tale da mettere in crisi la sua stessa onnipotenza?

    "La risposta che se ne ricava è la non esistenza dell'onnipotenza ,perché se l'ente non è in grado di creare tale oggetto non sarebbe onnipotente, mentre se lo creasse avrebbe creato un qualcosa che di fatto limita la sua onnipotenza sconfessandola come tale."

    Stop.



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    1. E' che non ce la faccio a darti una risposta seria. Mi dispiace.

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  11. io pregavo solo quando serviva.. cioè mai

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    1. Mi sembra un'ottima soluzione, in effetti.

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Grazie per aver fatto finta di non avere niente di meglio da fare che commentare il mio post... vi lovvo

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