lunedì 16 giugno 2014

Soffro lo stress

Io soffro lo stress nanananananananààààà. Sono in una boyband sono in una boyband nanananananananàààààà.
Sì, ho finito.
Cosa vi volevo dire?
Ah, ecco. La vostra Ade, unica e inimitabile blogger farlocchissima, ha deciso di partecipare al suo primo contest (oh ma che minchia è un contest? spè che lo cerco su google, va), per la precisione questo qui sotto. Abbassare lo sguardo, prego.


Ecco fatto. Il contest è organizzato da una bravissima cuochina vegan e il regolamento, se vi interessa, lo trovate qui. Che poi è anche il suo blog.
E niente. Ieri sono stata alla presentazione del libro "Chiamami se diventa verde" di Alessio Sala, illustrato dalla mia meravigliosa amica per la pelle Patty e ho anche partecipato a un laboratorio di scrittura organizzato e tenuto dall'editrice. La cosa è stata un sacco divertente, in pratica ci veniva mostrata una tavola con un disegno (di Patty) e due parole e noi in quattro minuti dovevamo scrivere qualcosa che contenesse le due parole, volendo anche ispirandoci al disegno. Poi, cose dell'altro mondo per una sociopatica come me, chi voleva poteva leggere ciò che aveva scritto (cioè davanti a tutti, capito?!) così io, mentre gli altri leggevano, mi fissavo allegramente le unghie, fingendo di essere assorta in pensieri di vitale importanza (col cazzo che leggo, col cazzo che leggo, col cazzo che leggo e cose così), che mi impedivano di partecipare alla cosa. Me la sono cavata per i primi otto minuti. Poi la tizia mi ha guardato e mi ha chiesto "tu non leggi?" e allora ho letto, tenendo la testa bassa e toccandomi i capelli con fare nevrotico, chiaramente. Giusto per non apparire, chessò, socievole. Dio, che parola terrificante. Dà i brividi, no?
Comunque. Siccome sono stata praticamente minacciata (indovinate da chi?), ho deciso di pubblicare il mio mini racconto, ed eccolo qui.

Saliva i gradini della stazione a due a due, trascinandosi dietro quel macigno di valigia che si era portato per il viaggio. Il treno stava per partire e lui imprecava sottovoce, sperando in un ritardo del macchinista.
"Dannazione!"
Disse quando, urtato da una ragazza che scendeva a tutta velocità, si ritrovò a terra con un ginocchio dolente, mentre lei fissava il contenuto della sua borsa che rotolava giù per i duecento scalini. (parole da utilizzare: treno e ginocchio)
"Te lo chiedo con il cuore in mano!"
Lo pregò lei, fissandolo con le lacrime agli occhi.
"Aiutami a recuperare le mie cose!"
Lui la guardò, attonito.
"Io... perderò il treno..."
Riuscì a dire, con voce flebile, anche se già sapeva che tutto era deciso. Non l'avrebbe lasciata lì, non le avrebbe voltato le spalle per continuare la sua folle corsa contro il tempo.
"Al diavolo"
Disse, mollando il manico della valigia e avvicinandosi a lei che ora sorrideva, grata. Il dolore al ginocchio era sparito, come per magia. (parole da utilizzare: cuore e mano)
I due scenderono gli scalini e li scrutarono uno ad uno per vedere se ci fossero oggetti. Lui aveva lasciato le sue cose più in alto e in quel momento non gliene importava un fico secco. Tutte le volte che lei si girava a guardarlo, lui le fissava la bocca e lei sorrideva divertita.
Aveva recuperato un braccialetto fucsia, un bloc notes, due penne e un segnalibro.
Quando arrivarono giù, incredibile fin dove fosse rotolata quella borsa!, lui le porse ciò che aveva trovato, sperando silenziosamente che non si sarebbero salutati così. (parole da utilizzare bocca e fucsia)
Lei lo fissò, sbattendo le palpebre.
"Verresti con me?"
Gli chiese, con fare malizioso.
Lui sentì un brivido percorrergli il corpo ma non poté fare a meno di risponderle
"Certo!"
La sua valigia giaceva sola, allo scalino numero ottantaquattro, sembrava fissarlo mentre andava via.
Quando aprì gli occhi era su un tetto, nudo. La ragazza era sparita e si sentivano, in lontananza, delle sirene.
"Ma cosa cazzo mi è successo?"
Si chiese, coprendosi le parti intime con le mani, come per timore che qualcuno potesse vederlo. (parole da utilizzare: palpebre e tetto)
Si costrinse ad alzarsi anche se sentiva le membra molli: gambe e braccia parevano penzolare. Si tenne con una mano e tentò di affacciarsi per guardare giù. Due ambulanze bloccavano la strada e un'enorme chiazza di sangue scuro sporcava praticamente l'intera carreggiata. Guardò l'orologio, che stranamente aveva ancora al polso.
"A quest'ora starei facendo scalo a Bologna..."
Si ritrovò a pensare.
"E invece chissà in che guaio mi sono cacciato..."
Cercò con gli occhi i suoi vestiti, ma vide solo la borsa della ragazza, abbandonata poco più in là. (parole da utilizzare: braccia e scalo)
La prese e se la mise in spalla, deciso a scendere da quel tetto, nudo o no, e capire cosa diavolo gli fosse successo. All'improvviso lei gli fu davanti e lui sussultò. Era nuda e aveva il corpo imbrattato di sangue.
"Cos'hai fatto, eh? Cosa'hai fatto?"
Gli urlò contro, poi gli si scagliò addosso, pestandogli i piedi. Lui cercava di togliersela di torno e la spingeva, ma lei lo mordeva e lo graffiava con forza. Prese a urlare, non ce la faceva più.
Quando riaprì gli occhi, era seduto su una panchina, al binario dodici.
"Era solo un sogno...!"
Pensò, con un sospiro, ma si accorse subito che accanto a lui c'era una borsa. E non era la sua. (parole da utilizzare: piedi e binario).

Oh ma quanto sto scrivendo oggi? Mi stupisco di me stessa!
Insomma, ho anche avuto in regalo questo splendido segnalibro.

No, non è sfocata. Siete voi che state diventando ciechi.
Potevo sceglierne tra diversi, ognuno con una frase presa dal libro.
Inoltre (sì, non ho ancora finito, ahivoi) ho anche partecipato a questa cosa che si chiama Booksharing (fare aaaaaah e ooooooh, prego). In pratica ho portato otto libri di cui mi frega una cippa e ne ho presi otto di cui può darsi che un giorno mi fregherà una cippa ma può darsi che no.
E niente. Vi saluterò dicendovi che un giorno il mondo finirà, che lo vogliate o meno, ed io morirò leggendo un libro. Ma più plausibilmente diventerò grassa, vecchia e matta come un cavallo e passerò le giornate a lanciare libri dal balcone, ridendo sguaiatamente, mostrando gli unici due denti che mi saranno rimasti.
La poetessa, dovrei fare. No?

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
 

15 commenti:

  1. A me questa storia piace molto :D

    RispondiElimina
  2. Ma guarda che bella storia! Mi compiaccio!

    RispondiElimina
  3. Il racconto è davvero bello e non sai che voglia ho di vederti <3

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie bella mia ♥ manchi tanto anche tu :(

      Elimina
  4. L'inizio!!! Grazie, dovevo saperlo a tutti i costi! Morale: non seguire gli sconosciuti anche se sono gnocchi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Al limite se proprio devi seguirli, fallo di nascosto. Scattando foto al sedere, ovvio.

      Elimina
  5. Bella storia! continuala, perché la voglio leggere tutta :D

    RispondiElimina
  6. ...il racconto merita, quindi clap clap a scena aperta...

    RispondiElimina
  7. 'Sta cosa del racconto con le parole da usare per forza (bello) mi ricorda che ho ancora dei "tre parole" da scrivere...mumble mumble...

    RispondiElimina

Grazie per aver fatto finta di non avere niente di meglio da fare che commentare il mio post... vi lovvo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...