venerdì 27 ottobre 2017

A volte vorrei solo farmi i selfie in bagno

Non lo so quali strane macchinazioni si inventi la mente umana quando sei lì che ti fai i cazzi tuoi e poi niente alzi lo sguardo e vedi due occhi che non hai mai visto prima e pensi, oh, che cazzo, tu sei proprio come mi immagino che sia tu. E brava, immagina, coraggio. E fatti prendere a schiaffi da quelle stesse storielle di merda che ti sei raccontata. E poi odia tutti, odia come minimo la metà delle persone che ci sono su questa terra. Disprezzale per quel qualcosa che loro hanno e tu non hai e per quell'altro qualcosa che tu hai e loro non hanno. E non vi capite, lo vedi? Forse sarà per quella storia che tu non guardi la tv o per quell'altra che non sai fissare l'obiettivo sentendoti dio sceso in terra pronto a scagliare i suoi fulmini dorati ovunque gli giri il cazzo di lanciarli. E boom, shhh, boom, distruzione. Sai che due più due fa quattro ma se vedi il due e poi vedi il quattro mica li metti insieme, no. Ché sarebbe troppo facile, altrimenti. Troppo facilmente distinguibile la realtà da quell'altra cosa lì che hai creato tu e poi pretendi che sia vera perché da qualche parte hai letto che se puoi immaginare una cosa allora esiste. No ma brava, brava. A volte vorrei solo avere i capelli lunghi e passarci la piastra. E pensare a niente, niente. Starmene lì, davanti allo specchio, a passarmi una ciocca dopo l'altra tra le dita e finita così. Guarda, guarda che bei capelli che hai. Non lo so perché sono sempre le cose che ti rendono fragile a farti forte, delineata. Disegnami così, per favore. Fai solo quella linea un po' più nera e marcami di più, lì. Non lo vedi che devi schiacciare più forte? No, no che non lo vedi perché questi occhi sono miei, mica tuoi. E adesso levati dal cazzo, mettiti laggiù, in mezzo a quel gruppetto lì di gente tutta uguale che ieri notte ha fatto un sogno ma adesso è sveglia e non se lo ricorda più. A volte vorrei urlare così forte che mi urlo nel pensiero. Chissà com'è essere dall'altra parte, essere l'immaginato e non l'immaginante. Essere la tempera e non il pennello. Essere te e mica me. Forse da quel punto lì il cielo è più azzurro, l'erba più verde e l'oceano più blu. Forse due più due fa tre. Forse lei è più bella di me. Forse è migliore. O sana di mente. Forse non legge e non mangia le patatine e non pensa ogni due minuti a quanto le piacerebbe esistere sì, ma su un altro pianeta. Che bisogno c'è di parlare, guardami e basta. Io non ho paura di dirti con gli occhi quello che quattro parole del cazzo sporcherebbero e basta. E tu quanto coraggio hai? E quanto sei davvero migliore di me?
A volte vorrei pisciare in piedi. Oppure, che ne so, dire qualcosa che abbia un senso.

6 commenti:

  1. E ti vedo li, sul palco di quel vecchio teatro di quartiere, di spalle al pubblico che reciti questo monologo. Non so perchè ma questo mi è passato per la testa mentre leggevo.

    P.S.
    Io son meglio di Te, perchè faccio parte di quelli che non sognano mai la notte (tecnicamente dicono sia impossibile, quindi faccio parte di quelli che non ricordamo mai i propri sogni) ;)

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    1. Forse ero lì. Con una sigaretta tra le dita e lo sguardo perso nel vuoto.
      Ma oggi è un altro giorno e domani un altro ancora e, indovina un po'?, dopodomani pure.
      Buongiorno sognatore che dimentica <3

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  2. "Chissà com'è essere dall'altra parte, essere l'immaginato e non l'immaginante" : a me sta cosa, però, terrorizza un pò assai.

    Si dice un pò assai? Se pò dì?
    <3

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    Risposte
    1. Puoi dire il cazzo che vuoi, qui. Basta che non mi sbagli i congiuntivi. <3

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  3. Sei un mondo, tu. Sei un mondo.

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  4. Sul pisciare in piedi si può lavorare. Ma se sei un transessuale è alternativo ad avere erezioni, con la tecnologia attuale. Io scelgo le erezioni.

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Grazie per aver fatto finta di non avere niente di meglio da fare che commentare il mio post... vi lovvo

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