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domenica 15 ottobre 2017

Wildlife Photographer of the Year 2017


Wildlife Photographer of the Year è una mostra fotografica (ma va?) organizzata dall'associazione radicediunopercento alla Fondazione Luciana Matalon (Milano, Foro Buonaparte 67).
È veramente bellissima, ci sono degli scatti meravigliosi, emozionanti, che non ti permettono di distogliere lo sguardo e che, nel silenzio di quell'attimo perfetto, riescono a dire tanto, a volte tutto.
L'ingresso costa 9€ + 1€ di tessera associativa e se la mostra vi è piaciuta e vorrete tornarci portando un amico, potrete rientrare senza rifare il biglietto (e vi piacerà, ve lo garantisco).
Inoltre c'è una stanzetta in cui potrete provare gratis (ma è gradita una piccola donazione a supporto) una delle attività dell'associazione: la realtà virtuale immersiva. Io sono stata sul fondo dell'oceano, faccia a faccia con una balena.
Poi, se volete di più, potete partecipare agli incontri con alcuni fotografi (c'è un volantino con il calendario all'ingresso) o addirittura iscrivervi ai corsi di fotografia in associazione.
Vi lascio con alcuni degli scatti che ho amato di più.








E con la civetta triste, la mia preferita.

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mercoledì 6 agosto 2014

Ossessione #3


Sì, sono viva.
No, non ho tempo di scrivere.
Sì, vi penso.
No, non ho comunque tempo di scrivere.
Sì, dovete accontentarvi di questa banale toccata e fuga.
Però che stile, no?

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lunedì 7 aprile 2014

Ossessione #1


"...These things take time to grow, it’s been said that time heals wounds... but no, I won’t be controlled and so, this story goes... stay with me, stay with me... and I know that I could be this way... and I know that I could walk away..."

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lunedì 9 settembre 2013

Quanto ti amo, panino vegano.


 

L'artefice di questa mia nuova e gustosissima passione è la mia seconda dolce metà (quella con la patata, per intenderci), ossia la Patty. Grazie a lei ho scoperto lo spaziale accostamento: avocado/pomodoro/maionese (sì lo so che la maionese non è vegana, ma basta comprare quella di riso et voilà. oppure potreste provare ad autoprodurvela, cosa che io ho rinunciato a fare dopo la quinta volta che mi veniva uno schifomerda). Pensate! Ho comprato il mio primo avocado tutto da sola e sono riuscita A) a comprarlo maturo al punto giusto B) a sbucciarlo! uh ah! Sono forte, eh? La Patty sarebbe davvero orgogliosa di me se solo adesso non fosse al mare a godersela alla faccia mia 'rtacci sua.
E niente. Immagino di non dovermi dilungare nel spiegarvi come si prepara (è un panino, santa pazienza. ce la farete da soli, no?) ma ritengo doveroso soffermarmi su un aspetto da tenere seriamente in considerazione.
Una cosa che non dovete assolutamente fare (e parlo per esperienza personale) è pensare di divorare codesto panino in compagnia di qualcuno che non vorreste mai vi vedesse con il naso, il mento, le mani, i pantaloni, le scarpe, il pavimento completamente spalmati di maionese tendente al verdognolo. Forse avrei dovuto, per sensibilizzarvi al meglio, mostrarvi la fotografia di me nel dopo-panino. Ma conservo ancora un po' di amor proprio e ho deciso che no. Meglio di no. Certo se voi pensate di riuscire a mangiarlo senza sporcare né voi stessi né il prossimo vostro, allora ok. Vi sfido. Ma vi consiglio di fare la prova dell'involtino primavera, prima: provate un po' a mangiare un involtino primavera SENZA FAR FUORIUSCIRE TUTTA LA VERDURA. Mia zia ci riesce, per dirne una. E io da bambina rimanevo sempre allibita a fissarla da dietro i miei occhialoni rosa scelti da quella stronza con pessimo gusto da mia madre. Diamine, son cose che ti segnano, eh?
Dicevo, se ci riuscite (ma voglio le prove), allora potreste essere in grado di mangiare questo panino in compagnia senza compromettere la vostra identità di persone per bene. Io e la Patty non abbiamo questo problema, no. Dovreste vederci quando mangiamo le tortillas ripiene di fagioli e salsa piccante e tutto quello che di commestibile c'è in frigo. La tenerezza, proprio. Poi ci facciamo a vicenda delle allegre foto che potremo eventualmente utilizzare quando avremo bisogno di estorcere un favore all'altra.
Anche io e Mr.Ade ci si diletta in questo simpatico passatempo. Per esempio io conservo gelosamente una sua foto mentre dorme in una posizione assurda e si vede la pancetta e lui contraccambia con una foto di me in pigiamone invernale con tanto di kefiah sulla testa (non chiedetemi il perché) che gioco all'x-box. E quando gioco all'x-box aaaaaah quando gioco all'x-box do il meglio di me in fatto di espressioni intelligenti. Chevvelodicoaffare.
Comunque io stavo parlando del panino che è molto buonissimo e voi dovete proprio provarlo. Ebbasta.

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mercoledì 4 settembre 2013

Ade e il nuovo amore.




Ma quanto è bella?

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giovedì 22 novembre 2012

Scrivere digitando i tasti a caso

Sperando che il tastierino intelligente prima o poi capisca cosa voglio dire. E lo dica. Anzi lo scriva. Che alla fine quello è il suo dannatissimo compito. Che cazzo. Che tutti lo odiano. Povero cristo. Che la maggior parte delle volte scrive cose che non esistono proprio. Usa termini che io manco per niente. E mi fa perdere il filo dei discorsi. Però io gli voglio bene. Nonostante tutto. Perché a volte lui mi ascolta. E capisce le mie priorità. Come quando mi tiene in memoria le parolacce peggiori. Cosicché io non debba faticare a riscriverle continuamente. Insomma. Io non lo abbandonerò. Perché, in fondo, sono una brava persona. E niente. Tutto questo per dirvi che oggi sono felice. Che ieri sera sono andata a dormire strafatta come neanche dieci anni fa. Che Mexes ha fatto un goal che mamma mia. Che il mio vicino interista ci ha sentiti urlare come non succedeva da troppo tempo. E ha pensato, cazzo. Ma tu guarda cosa mi doveva capitare. E ha messo a letto il suo bambino interista dicendogli "tranquillo, tra poco sarà tutto finito, dormi." Che ho scritto un capitolo del romanzo e questo mi rende euforica al punto che stamattina quando hanno passato Maria dei Blondie ho ballato saltellando sui miei nuovi stivaletti rossi. Felice. Perché ho scoperto che anche con il nuovo taglio posso farmi i capelli così. Eccheccazzo. Son soddisfazioni. O no?



 

Dimenticavo. Il professore ha il mio primo libro. Finalmente. E io aspetto con ansia la sua opinione. Senza la quale io proprio no. Non mi sentivo pronta. A spedire il tutto in mani sconosciute. Vi aggiorno.


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martedì 10 luglio 2012

Comunicazioni random

Sono al lavoro e sto sgranocchiando cereali. E bevendo il caffè. Ho sentito arrivare Il Disturbatore perché mi è arrivato il suono del suo vocione qui fuori che rompeva le palle a uno che ha occupato un posto non suo davanti al negozio. L'arte di farsi i cazzi propri, no. Lui non la conosce.
Ho scoperto per caso che è uscito il secondo romanzo di Josh Bazell. L'ho visto sullo scaffale, l'ho preso, me lo sono portato al petto e ho cominciato ad esultare vivacemente in mezzo alla libreria. Mister Ade mi guardava così. Se avete immaginazione visualizzatevi la scena. E il suo sguardo da GiuroCheIoQuestaNonLaConoscoAnziAdessoMiAllontanoUnPochinoFischiettando.
Ieri è venuta a trovarmi la Patty. Ho avuto un bellissimo braccialetto messicano, colorato, intrecciato a mano. Figo. Ho esultato. Poi siamo andate in giro per negozi e mi sono comprata una canotta fucsia, trasparente coi teschi ricamati. Insomma. Non vi so spiegare precisamente com'è fatta. Comunque è bella. E' mia. E oggi l'ho messa con sotto un'altra canotta nera. Solo che è lunga e allora ci ho fatto il nodino a lato e sembro una quindicenne. Non che in genere io non lo sembri dato che non posso comprarmi una cazzo di birra in santa pace senza che mi chiedano i documenti e poi mi dicano "Scusi tanto, eh." Ma scusa de che. Scusa una minchia. Dammi sta birra, ti sembra che io abbia meno di diciott'anni, vacca boia impestata? Poi dicono che non mi devo incazzare. Persino quell'idiota dell'edicolante, il mese scorso quando ho rinnovato l'abbonamento ai mezzi mi fa. Rinnovi tutto il mese? Ma la scuola finisce tra una settimana. Santa pazienza. Comunque. Mister Ade ha deciso che gli piace fare i coktail. Così è da Sabato che sono costantemente ubriaca. Sì. Perché io sono l'assaggiatrice ufficiale. Non so se mi spiego.
Sto lavorando alla sinossi del romanzo. No. La verità è che sto pensando di lavorare alla sinossi del romanzo. Comunque arriva. Giuro. Anche se devo ancora fare la lista delle case editrici a cui spedire il tutto. Che lavoraccio infame. Che poi ultimamente passo la mia esistenza al pc a cercare un fottuto posto in cui andare in vacanza. Ed è una missione impossibile. Miseriaccia ladra. Vabbè.
Ieri sera mi sono riguardata About a boy. Io lo adoro Hugh Grant. E niente. Non ho più un cacchio da dire e poi c'è Il Disturbatore che disturba quindi chiuderò. Ciao gente.



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martedì 3 luglio 2012

Blink 182

 

Chevvelodicoaffare. Oggi non ho nessunissima voglia di lavorare. Sì. Lo so. Non è una gran novità. Però, oh. Oggi ancora meno. Ho scritto sull'agenda del negozio. Ade va via prima causa concerto a cui non ha intenzione di arrivare tardi. E non ci son cazzi che tengano. Sono contenta, sì. Ma lo sarò di più quando li starò guardando. E ascoltando, ovviamente. Nel frattempo continuo a non sopportare nessuno. E a resistere alla tentazione di tirarmi su un drummino. E a mangiare da far schifo per sopperire al bisogno di nicotina. Eh già, gente. Se qualche furbetto vi dice che figurati. Mica ti viene fame se smetti di fumare. Mica ingrassi. Ecco. E' un cazzone. Perché ti viene fame sì, per la miseria. E pure tanta. Insomma. Avrei davvero bisogno di un bel sacco da boxe da tenere in borsa e tirare fuori all'occorenza. Davvero davvero davvero. No, comunque, ho deciso. A Settembre mi iscrivo a Krav Maga. O a qualsiasi altro corso che mi faccia sfogare e diventare una macchina da guerra. TerminAde. Va bene la smetto. 
Violet? Oggi sono in canotta fucsia, jeans, cintura rosa con le borchie e scarpe arancioni. Mi riconoscerai? XD




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giovedì 21 giugno 2012

Assenza giustificata

No. E' che io sono una sorella fantastica. E volevo passare il mio giorno libero coi nani. L'idea era di portarli in biblioteca per prendere qualche lettura estiva. Così alle nove in punto ero in Cadorna convinta di prendere un treno che mi portasse a destinazione. Ovviamente non è andata così. Perchè ho scoperto che da qualche giorno i treni per casa dei nani da lì non ci passano più. Tipo io guardo il cartellone. Niente treni. Mmm. Scusi, buon uomo. Ma i treni per casa dei nani? Ah no. Da qui non partono più. Deve andare in Bovisa e cambiare. E capirai. Dopo un paio di imprecazioni mi sono avviata verso la fermata dell'autobus. Tempo di attesa: dieci minuti. E attendiamo. Sono salita sul mezzo, mi sono seduta, e dopo due minuti questo si ferma e ci fa scendere tutti. Vado in deposito. Inutile dirvi le bestemmie. Va bene. Ho fatto un paio di telefonate perchè avevo immensamente bisogno di sfogare la mia frustrazione su qualcuno e sono andata a prendere la metro. Alle dieci e mezza sono arrivata. Sudata e incazzata nera. Mi sono fatta un caffè e ho fumato un drummino lungo come la torre di Pisa.
-Tata?
-Non ci sono per altri dieci minuti. Fila.
Alla fine ci siamo messi a giocare a Monopoli. Un'ora per spiegare le regole, tre lunghe ore di partita passate a rispiegare le regole e a dividere i fanciulli quando si azzuffavano.
-Tu hai più soldi di me! Ti odio!
-Tu sei scemo!
-E tu sei stupido!
Alle quattro e mezza siamo usciti. Stavamo camminando verso la biblioteca quando, puf. Un'illuminazione. Ma davvero io sono convinta di prendere in prestito dei libri quando in casa c'è un nano numero tre che distrugge tutto quello che trova? No. Non è un'idea intelligente. Perciò li ho portati al mercatino dell'usato. Nano numero uno girovagava con aria assente. Io gli mettevo in mano un libro, speranzosa. E lui.
-Io non ci capisco niente.
Ottimo. Nano numero due correva e toccava tutto. Poi tornava verso di me con in mano libri dai titoli che non ripeterò.
-Questo? Posso questo?
-Vedere un pò? No. Direi di no.
-Ma...
-Mettilo giù!
Abbiamo comprato nove libri. La maggior parte scelti da me. Anche se nano numero due ogni tanto ci metteva becco e io non riuscivo a dirgli di no. Perchè dentro di me c'era una vocina che mi diceva. Ehi! Ti sta chiedendo un libro! Sta mostrando interesse! Compragli tutto ma proprio tutto quello che vuole! E così è stato. Quando siamo usciti ne voleva ancora. E io gongolavo allegramente.
-Mi compri "I viaggi di Gulliver"?
-Certo. Appena lo trovo te lo prendo.
-E Geronimo Stilton?
-Si, tesoro. Promesso.
Abbiamo anche trovato un libro per bambini di Daniel Pennac. E io ho tentato di spiegar loro quanto fosse bravo questo scrittore. Nano numero uno mi fa.
-Eh? Come hai detto che si chiama? Ah.
Nano numero due mi ha chiesto di fargli leggere tutti i suoi libri. Inutile dirvi che li ho riportati a casa camminando a un metro da terra. Diventeranno degli avidi lettori? Chissà... ma la speranza è sempre l'ultima a morire. Anzi. Nel mio caso, non muore mai.

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venerdì 15 giugno 2012

Qui dentro

Pullula di vita che è una meraviglia. Posso essere felice, triste, arrabbiata, incazzata nera, ubriaca, delirante e tutto quello che voglio. Ma qui, dentro alla mia testa, continuerà sempre a girare un mondo tutto mio. Ed è fantastico. Insomma. C'è tutta questa gente che mi chiama. Sventolando le braccia in alto e urlando cose incomprensibili. Quando non li ascolto, mi insultano. E allora sono costretta a reagire. E litighiamo. Poi ci facciamo una birra e riappacifichiamo. E loro cominciano a raccontare. C'è Gloria, con la sua doppia personalità canterina e una rabbia nascosta nel suo lato più profondo, che non tarderà ad uscire. C'è Veronica, la ventenne problematica. Diciamo mentalmente distorta. C'è Arturo, un bambino speciale. Che è convinto di essere un supereroe. C'è Ilenia, una ragazza in cerca di vendetta. Ci sono Justin e Julia, due tipi davvero molto particolari. Che tireranno su un casino incredibile. C'è Fabio, l'infame. C'è Francesco, l'artista. C'è Leo, l'aspirante ginecologo che spruzza ketchup dalla finestra e beve caffè salato senza batter ciglio. C'è Carlo, l'avvocato ricco e opportunista, che sta per cambiare la sua vita ma ancora non lo sa. C'è Marta, la strafiga che cambierà la vita di qualcun altro. C'è Marco, lo psicopatico. Ci sono Ilaria, Giulia, Adriana, Luca, Andrea e tanti altri. Che faranno parte di qualcosa di importante. O forse no. Poi c'è Chester. Che lecca la sua padrona e le piscia sulla moquette. Convivere con loro non è sempre stato facile. Alcuni si sono conosciuti e hanno combinato un sacco di guai. Altri si devono ancora incontrare, e solo io so cosa combineranno. Tempo fa non riuscivo a sentirli, lo ammetto. Ma ora. Ora li sento forte e chiaro. E li adoro uno per uno. Che siano simpatici, stronzi, cinici, imbecilli, o quant'altro. Perchè? Perchè loro sono me. Solo ed esclusivamente me.

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martedì 15 maggio 2012

Avviso importante

Gente. Se per caso, passeggiando chissà dove, notate un individuo di sesso femminile, coi capelli rossicci, i vestiti molto colorati (soprattutto sul fucsia) e un'espressione cattiva, indugiare davanti alla porta di una qualsiasi libreria, vi prego. Fermatela. Vi assicuro che, nonostante sembri incerta, entrerà. E, presumibilmente, spenderà soldi che non potrebbe permettersi di spendere. Uscirà, poi, felice. Autoconvincendosi dell'assoluta utilità della spesa appena effettuata. Perciò. Vi chiedo questo. Avvicinatela con una scusa. Lei non vi ignorerà, potete starne certi. Anzi. Se le chiedete un'informazione vi sorriderà e cercherà in tutti i modi di esservi utile. Poi, già che ci siete, raccontatele di come avete perso tutto (casa, moglie, conto in banca ecc.) semplicemente entrando in una libreria. Se ci riuscite, versate anche due lacrimucce. Lei vi consolerà. Vi offrirà una parola di conforto. E, sicuramente, penserà a quanto sia stata fortunata ad incontrarvi proprio in quel momento, quando stava per rovinarsi la vita, scendendo le scale della Feltrinelli. Se, per caso, non riuscite ad intrattenerla e vi rendete conto che, nonostante tutto, lei è ancora decisa a varcare quella soglia maledetta. Rubatele il portafoglio. E' facile. In genere si dimentica di chiudere la borsa. Indubbiamente lei vi rincorrerà. Dovrete essere veloci. Allontanatevi il più possibile dal punto incriminato. E poi ridatele il portafoglio, che le serve. Così, forse, sarà talmente arrabbiata che la voglia di entrare in libreria le sarà passata. Altrimenti (ma questa opzione tenetela proprio come ultima spiaggia, perchè potrebbe essere pericoloso per la vostra incolumità) insultatela. State pur certi che non ve la farà passare liscia. E a quel punto, no. Non sarà più interessata ai libri. Ma solo a spaccarvi la faccia. Ce l'avete fatta, dunque. Un ringraziamento sincero, a tutti voi, per il vostro incredibile aiuto. Un giorno verrete ricompensati. Forse. Solo nel caso che lei non sia riuscita a prendervi. In quel caso. Mi dispiace. Io vi avevo avvisato. Telefonerò a vostra madre per farle le condoglianze.
(Fase di delirio post compere in libreria. Maneggiare con cura. Ah. E giusto per dirvelo. Ho comprato l'ultimo libro di Ammaniti. "Il momento è delicato". E' il titolo. Anche se in effetti questo momento è davvero delicato. Perchè non ho più un soldo in tasca. Dato che non ho comprato solo quello. Comunque. Ho comprato l'ultimo libro di Ammaniti. E sono felice. Pace.)

PS Questo post è stato realizzato nella giornata di Giovedì, prima che io scoprissi che presto avrei incontrato il mio adorato Niccolò.)

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lunedì 14 maggio 2012

Perseveranza, è la parola giusta


Sono le otto del mattino e già mi girano, sono le parole che mi rimbalzano in testa in questo momento. Comunque. Sabato sono stata la donna più felice della terra. O almeno penso. Perchè non è che io conosca tutte le donne della terra. E non posso essere così sicura di questa mia affermazione. E va bene. Il salone del libro è stato un delirio. Io e Mister Ade siamo partiti a mezzogiorno dal negozio. Siamo arrivati a destinazione alle due. Io, che non sono assolutamente un tipo ansioso, ho cercato subito la sala gialla. Quella dove, due ore e mezza dopo, avrei visto Ammaniti. Il mio mito. Il tizio all'ingresso mi dice. Tranquilla, vieni qui per le quattro e un quarto. E allora giriamo. Fa caldo. C'è troppa gente. Compriamo qualche libro? Non se ne parla neanche. Non so voi, ma io per comprare libri ho bisogno di pace. E lì di pace non se ne vedeva nemmeno in lontananza. Così tra spintoni, manate e pestaggi dei piedi, si fanno le tre e mezza. Decido di tornare alla sala gialla per tastare la situazione. Ci perdiamo. E io, che non vado assolutamente mai in panico, comincio ad innervosirmi. Finalmente la si trova. Sgattaiolo davanti alla lunghissima fila che già c'è, e sento tizio che controlla la porta che dice a una tizia. No è che mi sa che riesco a farne entrare solo una decina. Perchè se la gente che sta dentro decide di non uscire funziona così. Gocce di sudore mi si congelano sulla fronte e sotto le ascelle. Le parolacce più oscene si fanno largo nella mia mente. Comincio ad immaginarmi rossa in viso. Che inveisco contro lo sventurato. Dicendogli vaffanculo. Che io lotto per avere mezza fottuta giornata di ferie, vengo da Milano e se tu non mi fai entrare, immonda testa di cazzo, giuro che ti apro in due usando solo le chiavi di casa. Alla fine entro. Tizio ha cercato di lasciare fuori Mister Ade (che forse ci sarebbe pure rimasto volentieri) ma la mia occhiata terroristica l'ha convinto che no. Non era il caso. Ammaniti legge un racconto e parla per un'oretta. Io rido per tutto il tempo. E' fantastico. Usciamo e mi infilo in una ressa di mostri che mi si arrampicano addosso, per avere una sua firma sul libro. Dopo un pò di insulti rivolti a una tipa che voleva sedersi sulle mie spalle finalmente la ottengo. Ma non sono soddisfatta. Ci allontaniamo un poco. Prendiamo un gelato. Ci riavviciniamo. La gente è andata via. Niccolò si alza e io lo bracco. Che te la fai fare una foto? Certo. Mister Ade era seduto poco lontano con tutte le mie robe in mano. Smollo il telefono al primo che mi trovo davanti e, giustamente, becco l'unico pirla che non sa fare una foto con l'IPhone. Quindi mi fa un video. Un ridicolissimo video in cui io rido nervosamente cercando di spiegargli come si cambia l'impostazione. Ce la fa. E scatta due foto. Una è quella che vedete qui sopra. In cui io vorrei sprofondare e Niccolò se la ride. L'altra è una cosa che davvero non si può guardare. Io c'ho una faccia da imbecille totale. Però ho il video. E ho già obbligato Mister Ade ad estrapolare un immagine decente. Insomma. Niccolò mi ha stretto la mano. E tutto sto casino va bene. Perchè ne è valsa la pena. Dopo la felicità, però, c'è stata la depressione. Perchè io no. Non sarò mai brava nemmeno la metà, di questo mostro sacro della scrittura. E ieri ho passato la giornata a scrivere e cancellare, scrivere e cancellare. Passerà. Comunque. Volevo dire a Patty che no. Non mi ha chiesto di sposarlo. Pace.

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venerdì 11 maggio 2012

Incontro con autore

Insomma. Ieri cazzeggiavo sul web, no? E cosa mi trovo davanti agli occhi? Salone internazionale del libro a Torino. Sabato ore 16.30 incontro con Niccolò Ammaniti. Avete presente quando vi tremano le mani per l'emozione? Ecco. Io stavo messa più o meno così. Mi sono lanciata immediatamente dal Disturbatore. Ti prego. Ti prego lasciami andare. E gli ho estorto un si. Un piccolo e timido si che rimarrà incerto fino a che non sarà il momento di partire. Anche se, ovviamente, lui non capisce il perchè di tanta euforia. In realtà non lo capisce nessuno. Ma io me ne sbatto. Perchè qui stiamo parlando del mio mito. Della mia divinità. Dell'uomo che ha cullato i miei istanti più belli. Colui che mi ha iniziata. Che quando mi è capitato tra le mani il suo "Branchie" non sapevo nemmeno chi fosse. Che quando l'ho finito ho pensato ommioddio io questo tizio lo amo. Che in tempo zero mi sono accapparata tutti i suoi romanzi. Compreso il fumetto e il saggio sull'adolescenza che ha scritto con suo padre. Che quando esce un suo nuovo lavoro devo essere tra i primi ad averne una copia per le mani. Che non sono in grado di tenere il conto delle volte che ho letto "Ti prendo e ti porto via". E infatti sarà proprio quello, il libro che metterò in borsa domani. Se la provvidenza deciderà di lasciarmi andare. Perchè, se per una volta la fortuna dovesse svoltare di qui e mi permetterà di trovarmi faccia a faccia con lui, sarà proprio quello il libro sul quale vorrei ci fosse la sua firma. Io non so cosa aspettarmi da domani. Ma credo che trovarmi nella stessa sala con lui, sarà già un'emozione grandissima. E, se non riuscirò ad avere la sua attenzione anche solo per un istante, spero che la delusione non sia troppo cocente. Ma lo sarà. Perchè io sono così. Se penso a lui e a quello che scrive e poi penso a me, con le mie mille bozze buttate giù. A marcire in un file sul pc. E col mio romanzo ancora incompleto. Che mi trascino dietro da sei lunghi anni. Mi viene quasi da vomitare. Non sarò mai in grado io, piccola inutile e speranzosa umana. Di fare la scrittrice. Me lo tireranno dietro, quel romanzo del cazzo. Mi rideranno in faccia, per aver creduto anche solo per un attimo di poter competere. Ma io non voglio competere. Io voglio scrivere. E voglio incontrare Ammaniti. Voglio stringergli la mano e sorridergli. Voglio dirgli che un giorno diventerò una scrittrice anch'io. Perchè sono nata per farlo. Sono nata per starmene chiusa in una stanza. Con la musica a tutto volume nelle orecchie. A scrivere le mie cazzate e le mie verità. Anch'io, come lui, voglio prendere la vita di un personaggio qualunque. E sconvolgerla. Passeggiare in mezzo alle mie storie, prenderne parte. Essere qualcun'altro. O essere me stessa sul serio. Che quando spengo il computer mi sembra di essere uscita da un altro mondo. Un mondo diverso. Un mondo mio. E solo mio. Non lo so se ci incontreremo domani, Niccolò. Ma, se così fosse, sarà per me l'onore più grande. Il più grande di sempre.

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sabato 17 marzo 2012

Ho fame

È la mia più tipica espressione. Sì. Perché io adoro il cibo. E il cibo adora me. Insomma noi ci amiamo. E si sa che quando due si amano niente e nessuno li potrà mai ostacolare. Ecco. Io la mattina mi sveglio e il mio primo pensiero è la colazione. Caffè e muffin. Succo di frutta e toast con la marmellata. Spremuta e fetta biscottata con la nutella. Che poi non è nutella vera perché a me piace di più quella del discount che viene tipo dalla tedeschia. Mmm. Comunque. Quando arriviamo a Milano a volte facciamo una seconda colazione perché abbiamo di nuovo fame. Caffè e brioche. Sì. Io e Mister Ade siamo fatti l'uno per l'altra. Intorno alle 10 pero il mio stomaco sta già urlando. Ha bisogno di altro cibo. Così attacco quello che ho a disposizione in negozio. Patatine, crackers, tè coi biscotti, noccioline. Cioè è una cosa a cui davvero non posso sottrarmi. Poi arriva l'ora di pranzo ed ecco che mangio di nuovo. E vado avanti così tutto il santo giorno. Il mio pancino chiede di essere riempito circa ogni due ore. Sarà mica una malattia? No perché io proprio mi sento svenire se non ingurgito qualcosa eh? Quando avevo 18 anni pesavo dieci chili in più. Ero grassottella e non mi piacevo neanche un po'. Però devo avere un metabolismo rapido come pochi. Perché nel giro di qualche mese tra sport e mangiar sano li ho persi tutti, quei cacchio di chili di troppo. E ho dovuto rinnovare il guardaroba. Che disdetta. Io poi che odio fare shopping con tutta me stessa. Sì, sto facendo dell'ironia. Ma andiamo avanti. In effetti a guardare la cosa da un'altra prospettiva il fatto di perdere e mettere su peso così velocemente è controproducente. Vedi sezione smagliature. Ma ormai voglio bene anche a loro. Ci ho dato anche i nomi, per sdrammatizzare. Ho sentito dire che se non si vuole ingrassare basta non colpevolizzarsi ogni volta che si mangia qualcosa che non si dovrebbe. Prenderla con filosofia, insomma. Leggevo anche da qualche parte che se si è a dieta e si ha una voglia intensa di cioccolato o di patatine o quant'altro è meglio fare uno strappo alla regola e mangiarne piuttosto che stressarsi a manetta perché non lo si può fare. Perché è il cervello che fa tutto, per la miseria. Decide lui. Per quel che riguarda lo sport posso dire che mi piace un sacco. Mi sono anche comprata uno step, di recente. E mi metto li tutta convinta un quarto d'ora al giorno a fare su e giù. Lo faccio per il culo. Perché sto invecchiando, porca zozza. E non voglio rammollirmi. Anche se io e lo sport abbiamo un rapporto strano. Ma io ho un rapporto strano un po' con tutte le cose. Nel senso che sono estremamente pigra. Anche se una cosa mi piace farla, eh. Il problema è cominciare. Poi vado via liscia, superato il problema inizio. Quando lo supero. Per esempio mi piace un sacco camminare. Ma non ho mai voglia. Perché penso cose tipo "Seeee finoallàà??". Però se mi prendi, mi posizioni in direzione e mi dai una spintarella poi lo faccio e sono felice. Perché posso ascoltarmi l'iPod in santa pace. E svoltare giù di là. Così mi compro la focaccia.



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martedì 13 marzo 2012

La bambina nata due volte




Questa è la storia di tre donne. Forti, ribelli, indipendenti, sognatrici. Pajarita, Eva e Salomè. In un Uruguay di fine '800 una bambina viene alla luce con la morte di sua madre. Subito odiata dal padre, sparisce in circostanze misteriose dopo pochi giorni dalla nascita. La vecchia zia guaritrice e il fratellino Artigas non smettono mai di cercarla e lei ricompare il primo giorno dell'anno 1900, in cima all'albero più alto del paese. Viva. Forte. Sana. Un miracolo. Ogni inizio secolo, laggiù, accadeva un miracolo. Pajarita fu il loro. Una bambina misteriosa con uno straordinario talento per curare con le erbe qualsiasi malattia. La vita di Pajarita si incrocia con il giovane Ignazio. Un ragazzo italiano di Venezia, venuto nel nuovo mondo per scappare ai demoni che si erano impadroniti della sua famiglia. I due si sposano e sono felici. Ignazio costruisce quella che sarà la loro casa a Montevideo, città che ospiterà gran parte della storia. La coppia ha due splendidi bambini e tutti fila liscio finché la crisi non colpisce il paese e il giovane si lascia trascinare via dal suo brutto passato. Comincia a bere e una notte picchia la moglie e fugge via per non tornare più. Pajarita deve tirare avanti e diventa famosa per i suoi poteri curativi abbastanza da sfamare lei e i suoi bambini, soprattutto la bimba che porta in grembo. Eva. E qui la storia si fa contorta, intricata. I personaggi si intrecciano tra di loro e tu, che leggi, non puoi fare nulla se non amarli e divorare parole per sapere come, cosa, perché. Eva perde l'infanzia e, coraggiosa, affronta il suo diventar donna per poi fuggire in un altro paese insieme al suo amato che l'abbandonerà poco dopo, per farsi ritrovare anni dopo in circostanze inaspettate. Si sposa con un uomo facoltoso dal quale avrà due bambini. Roberto e Salomè. Con cui farà ritorno al suo paese dopo essere stata esiliata dall'Argentina. Deciderà di restare, senza il suo uomo ormai non più suo. Salomè cresce e capisce che la sua famiglia è piena di segreti e leggende. Sua madre è piena di segreti. E lei, a sua volta, si circonderà di segreti che la porteranno ad essere una donna rivoluzionaria. Un romanzo affascinante. Tre generazioni di donne unite tra loro in un paese in continuo cambiamento politico. Amore, forza, coraggio, storia, passione. Ho sofferto e gioito con queste bambine. Con queste ragazze. Con queste donne. Meraviglioso. Nient'altro da aggiungere.

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato.

domenica 4 marzo 2012

Non chiedetemi libri in prestito, rifiuterei


Oggi mi sento in vena di parlarvi di un'altra mia grande passione: i libri. Fin da bambina ho amato leggere e ho sempre divorato qualsiasi libro mi mettessero in mano, e le cose non sono cambiate. Io leggo qualsiasi cosa. Dal romanzo al libro di storia, dalla biografia al fumetto e via dicendo. Non so voi, ma per me i libri sono qualcosa di speciale. Li osservo, lì, sulla mia libreria e quasi li adoro. Non provate a chiedermene uno in prestito, sia mai. A meno che, certo, io non sia più che sicura che lo tratterete con il dovuto rispetto e che, cosa più importante, me lo restituirete al più presto. Il mio nonno aveva due grandi librerie sulle quali aveva esposto il cartello "Non chiedetemi libri in prestito, rifiuterei". Solo a me li prestava, lui. E me li regalava, anche. E ce li guardavamo insieme, seduti in salotto. Adesso quei libri sono miei. Anche se avrei preferito continuare a leggerli e commentarli con lui. E ascoltare tutte le storie che aveva da raccontare, a riguardo. Ad ogni modo. Ora che sono sempre in ballo tra lavoro, casa e cose da fare, però, il tempo per leggere a mia disposizione è fortemente diminuito. E mi ritrovo a leggere qualche pagina la sera, a letto. Finché mi si chiudono gli occhi. Ma non è stato sempre così. Ci sono stati periodi in cui mi sono trovata a leggere libri che ti obbligano a non chiuderli mai. Guai se ci provi. E me ne stavo sveglia fino a notte inoltrata anche se il giorno dopo dovevo alzarmi presto, sfidavo la nausea sui mezzi pubblici e in macchina e praticamente uscivo dal mondo tanto che se mi facevano una domanda io proprio non li sentivo. Ecco. Sono qui per parlarvi di questi libri. Primo tra tutti "Ti prendo e ti porto via". Di Niccolò Ammaniti.



Io, davvero, questo libro, così come tutti gli altri di Niccolò, non so quante volte l'avrò letto e quante lo rileggerei. È di sicuro lui, il mio scrittore preferito. Mi trascina dentro alle sue storie e uscirne fa sempre un po’ male. Come il titolo della sua raccolta di racconti a fumetti, ovviamente letta anche quella. Quando so che sta per uscire un suo romanzo vado in estasi e pattuglio ogni libreria. Non m’importa nulla se non di essere tra i primi ad averne una copia. Ognuno ha le sue, vi pare? Il secondo autore che amo pazzamente è Edward Bunker.


"Educazione di una canaglia" è la sua autobiografia. Ma se leggete i suoi romanzi, vi rendete conto che in ognuno di essi c'è nascosto un piccolo pezzo di lui. Sto parlando di "Come una bestia feroce", "Cane mangia cane", "Animal factory" e "Little Boy blue". Il terzo e ultimo autore che ho intenzione di citare oggi è uno scrittore stupefacente, cinico e crudo. Chuck Palahniuk. Il suo primo romanzo è anche quello indubbiamente più famoso. "Fight club". Avete presente Brad Pitt e Edward Norton? Ecco. Sono i protagonisti dell'omonimo film uscito nel 1999. Tuttavia il mio preferito tra i romanzi di Chuck rimane "Soffocare".


La storia parla di Victor. Un giovane che, per mantenere l'anziana madre in una costosa casa di cura, si reca ogni sera in un ristorante diverso e finge di soffocarsi con del cibo. La persona che lo salverà gli spedirà, così, dei soldi sentendosi in qualche modo il suo eroe.

E voi? Quali sono i vostri romanzi cult?

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