Settembre vaffancul e Ottobre pure tuuuu. Zàzàzà.
No, regà.
Mi dovete perdonare.
Non è che io non voglia intrattenermi in vostra compagnia, è che - porca mignotta - qua siamo tornati a pieno regime, proprio.
Ho la scadenza del Calvino che mi ansima sul collo e sto facendo la terza revisione del romanzo perché sono una cazzo di perfezionista dimmerda (ma è giusto così, se lo ritengo ancora da revisionare, dovrà pur esserci un motivo).
Mio fratello quindiciquasisedicenne ha ripreso la scuola a bomba e siamo già a livelli tali che ci tocca studiare fino a tarda sera.
Ho ricominciato a seguire anche altri ragazzini, il che mi porta via qualche altra ora giornaliera.
Leggo come se dovessi battere un record (e sono molto competitiva), perciò viaggio su una media di quattro libri a settimana (ma posso migliorare).
E, per concludere, non ho ancora smesso di adorare il mio essere allegra massaia/contadina, e anche questi compiti, da molti nemmeno ritenuti tali, portano via tempo (la pasta madre è il male, io ve lo dico. e anche il terrazzo con mille piantine da orto che non si curano da sole - però ti danno tante, tante soddisfazioni -).
Enniente.
Per il resto continuo a odiare laggente, la società, il mondo e le canzoni napoletane.
Quindi tutto a posto, non è cambiato niente tra di noi, no?
Senz'e te nun pozzo stà pecché tu m'appartienneeee
Ok, ho finito.
Non vi faccio promesse - perché detesto infrangerle - , però sappiate che, di tanto in tanto, vi penso.
Ci vediamo alla prossima, spero quando sarò un po' meno schizzata di così.
Vi lovvo.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Visualizzazione post con etichetta Odio tutti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Odio tutti. Mostra tutti i post
mercoledì 3 ottobre 2018
Luglio col bene che ti voglio
Etichette:
Ade e la gente,
Ade e la scuola,
Aspirazioni letterarie,
Attimi di romanticismo,
Fatevi amorevolmente i cazzi miei,
Mollatemi,
Odio tutti,
Sticazzi,
Vita
mercoledì 20 giugno 2018
Trent'anni e siamo ancora qua
A domandarci cose, a singhiozzare sul letto, a chiederci perché.
Quando avevo sedici anni pensavo che a trenta sarei stata grande abbastanza.
Oggi mi vedo piccola e mi accorgo che lo sono.
Le mie amiche si sposano, figliano, hanno lavori stabili.
Io penso che mi piacerebbe occupare quella casetta lì, sopra il Piave, e fare l'eremita.
Di trovare posto in un'azienda, alla fine, non me ne frega niente.
Di avere una stabilità, di annegare nell'abitudine, nemmeno.
Odio la maggior parte delle persone.
Sei ciò che odi.
Eh, allora sono un mucchio di cose brutte.
Non so perché le odio, forse perché sto affogando nella sfiducia globale.
Mi chiedo se sarò in grado di aiutarmi da sola.
Un giorno dico sì, l'altro dico mah, e poi mi abbraccio le gambe.
La verità è che le cose da risolvere sono davvero tante ed io devo mettermi in testa che non le posso affrontare tutte insieme.
Ma come, dai. Vuoi dire che non ci riesci?
Esatto, cazzo. Non ci riesco.
Sei ciò che dici.
Eh, allora sono un mucchio di cose brutte, perdio.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Quando avevo sedici anni pensavo che a trenta sarei stata grande abbastanza.
Oggi mi vedo piccola e mi accorgo che lo sono.
Le mie amiche si sposano, figliano, hanno lavori stabili.
Io penso che mi piacerebbe occupare quella casetta lì, sopra il Piave, e fare l'eremita.
Di trovare posto in un'azienda, alla fine, non me ne frega niente.
Di avere una stabilità, di annegare nell'abitudine, nemmeno.
Odio la maggior parte delle persone.
Sei ciò che odi.
Eh, allora sono un mucchio di cose brutte.
Non so perché le odio, forse perché sto affogando nella sfiducia globale.
Mi chiedo se sarò in grado di aiutarmi da sola.
Un giorno dico sì, l'altro dico mah, e poi mi abbraccio le gambe.
La verità è che le cose da risolvere sono davvero tante ed io devo mettermi in testa che non le posso affrontare tutte insieme.
Ma come, dai. Vuoi dire che non ci riesci?
Esatto, cazzo. Non ci riesco.
Sei ciò che dici.
Eh, allora sono un mucchio di cose brutte, perdio.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
lunedì 14 maggio 2018
La verità è che non ti piaci abbastanza
Perché amarsi è un'altra cosa.
Amarsi è non farsi del male e tu di male te ne fai eccome.
Amarsi è, cosa?
Ma che ne sai tu, poi?
Cosa sentenzi a fare tu, poi?
Non giudicare se non vuoi essere giudicata.
E, datti pace, perché anche quando avrai smesso di giudicare tu, gli altri continueranno a farlo.
Ma è possibile, poi, non giudicare?
No, non lo è.
Basta con 'ste stronzate.
Si giudica non appena si posa lo sguardo.
Non è forse così?
La verità è che non ti piaci abbastanza e non ti ami abbastanza da non lasciarti scalfire dai giudizi.
Non ti sei difesa e non ti difendi perché temi che il mondo abbia ragione, sei in torto tu.
Tu che non ti amalgami, tu che mostri i tuoi strati, tu che non mostri niente.
Tu che non ridi quando gli altri ridono.
Tu che stai in silenzio quando gli altri urlano.
Tu che ti guardi dentro e non smetti di farlo solo perché hai paura del mare di merda che ci trovi.
Anzi ti ci immergi, in quella merda.
La ingoi, pure.
Perché lo sai che è così che deve andare.
E la verità fa paura.
La verità è che non ti piaci abbastanza, sì. E nemmeno ti conosci abbastanza, poi.
Ti sei persa di nuovo, forse?
Forse.
La verità è che non scrivo più, non canto più, non so dove sto andando, continuo a girarmi di qua e di là, quale uscita prendo? Non lo so più, ho perso i miei sogni, scivolano via dalle dita, divento vecchia e non divento grande, o forse sono grande e non me ne accorgo perché non so niente di niente, sono inutile, io.
Io io io, ma chi sono io? E perché ho smesso di cercarmi?
Credevo d'essermi trovata, io.
Ma sono rimasta con un pugno pieno di sabbia e lo sguardo incredulo.
Ma che davvero è successo a me?
Davvero ho preso un abbaglio così GRANDE?
Mi sono seduta sul ciglio della strada, impotente, a gambe incrociate, il muso imbronciato.
Le macchine passavano e, con le ruote, mi schizzavano roba addosso.
Sassetti, acqua e fango.
Ma io lì, impassibile.
Mesi e mesi dopo, metà corpo è inglobato nel cemento.
E adesso? Dì un po', genio, che pensi di fare?
Penso alle mie dita dei piedi e vorrei solo sgranchirle, ma non le sento più.
La rabbia ti salverà, chiamala.
No, è stata lei ad intrappolarmi qui. Lei non è affidabile, non lo è mai stata e mai lo sarà.
Fa solo ciò che le gira per la mente. A volte mi ha aiutato, è vero, ma altre volte mi ha distrutto
Ed io, con pazienza, ho dovuto rimettere insieme i pezzi.
Svegliati.
Esci.
Sorridi.
Ti prego.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Etichette:
Cose di cui in genere non parlo,
Delusione,
Odio tutti,
Silenzi,
Vita
venerdì 12 gennaio 2018
2018, Welcome Back Ade
Cazzo pensavate, che fossi sparita?
Eh no, miei cari. Fuori discussione.
Sono ancora qui, viva, sana e maledettamente pronta a scrivere questo primo post del 2018.
Allora. Da dove inizio? Dai buoni propositi? Naaaaa, scordatevelo.
Inizierò col dirvi del mio meraviglioso trasloco.
Eh già, l'Ade si è spostata e tutto è andato a gonfie vele. Ahhh che meraviglia traslocare: tutte quelle scatoline e scatolette, il freddo di cristo, i tagli sulle braccia, la sporcizia e le merdate accumulate negli anni, i viaggi in discarica, i mobili ikea che li monti, li smonti e poi se li vuoi rimontare cazzi tuoi, le ruote della macchina che si bucano e dai vabbè montiamo il ruotino alle sei del pomeriggio di sabato in mezzo al nulla assoluto e cazzodibudda il ruotino è bucato anche quello, l'odore di vernice che ti si attacca addosso, la bronchite... BELLISSIMO. Non avete mai traslocato, cuori miei? FATELO ADESSO, che diamine, ORA! Vi assicuro che sarà un'esperienza meravigliosa, di quelle da annotare sul libro "le avventure della mia vita" che sfoglierete quando vi nutrirete di pappine, per ricordare i bei tempi andati.
Fanculo.
E niente. Ora vivo a Milano, in una casa molto più piccola ma con un terrazzo enorme che adesso sembra il regno di un accumulatore compulsivo, ma tant'è. Non ho ancora né un divano né tanto meno un tavolo ma sono solo dei piccoli, insignificanti dettagli.
Poi. L'ade ha cambiato lavoro. Ora ne svolge, un attimo solo, fatemeli contare...tre.
Il primo penso di potervelo descrivere semplicemente così.
"Postodelcazzo buongiorno, sono Ade, operatrice numero 1358, con chi ho il piacere di parlare?".
Eh sì. Adesso immaginatemi seduta ad una scrivania, con una cuffietta in testa, in una sala contenente circa una trentina di cristiani uno più ignorante dell'altro.
Il mio lavoro consiste nel sopportare la loro presenza per sei ore al giorno, in pratica, e poi nell'assistere i clienti che chiamano per sapere vattelappesca, anche loro per la maggior parte un branco di ignoranti patentati. In teoria, poi, dovrei anche cercare di vender loro cose. Ma io me ne frego, come diceva qualcuno.
Il mio responsabile l'altro giorno è passato dalla mia scrivania e mi fa: "Allora Ade, dimmi un po', come ti trovi?". Io gli ho sorriso fintamente (e davvero non si capiva) e gli ho regalato un'alzatina di spalle alla Michael Jackson. E allora lui mi fa: "Dai su, voglio sperare che questo non sia il lavoro della tua vita.".
Devo dargliene atto, è una persona perspicace.
Non che sia difficile accorgersi che lì dentro il livello di cultura generale è leggermente in difetto.
Vi dico solo che ieri un collega si è alzato e ha urlato: "Non vengo da Lodi per lodarvi, né da Piacenza per piacervi, ma vengo da Chiavari e vi ho detto tutto.". E no, non ha quindici anni.
Non mi sono fatta il segno della croce perché non so come si fa.
Nietzsche a me mi fa una sega, diciamocelo. Chi vuole capire, capisca.
Il secondo lavoro è molto meglio, ma non ne parlo per scaramanzia.
Come terzo ed ultimo lavoro, siccome il primo mi frutta due merendine e un calcio in culo, l'Ade del vostro cuore nutre il cervelletto di alcuni ragazzini che, inutile che ve lo dica, mi amano alla follia.
Dette le mie cazzate, vado a farmi la doccia che devo andare a svolgere allegramente il mio lavoro numero uno. Per farlo al meglio tenterò di dimenticarmi almeno una decina di parole che conosco, così, per mimetizzarmi tra la folla.
A risentirci, spero di esservi stata utile, ma non lo credo affatto.
Che bella cosa, i blog.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Eh no, miei cari. Fuori discussione.
Sono ancora qui, viva, sana e maledettamente pronta a scrivere questo primo post del 2018.
Allora. Da dove inizio? Dai buoni propositi? Naaaaa, scordatevelo.
Inizierò col dirvi del mio meraviglioso trasloco.
Eh già, l'Ade si è spostata e tutto è andato a gonfie vele. Ahhh che meraviglia traslocare: tutte quelle scatoline e scatolette, il freddo di cristo, i tagli sulle braccia, la sporcizia e le merdate accumulate negli anni, i viaggi in discarica, i mobili ikea che li monti, li smonti e poi se li vuoi rimontare cazzi tuoi, le ruote della macchina che si bucano e dai vabbè montiamo il ruotino alle sei del pomeriggio di sabato in mezzo al nulla assoluto e cazzodibudda il ruotino è bucato anche quello, l'odore di vernice che ti si attacca addosso, la bronchite... BELLISSIMO. Non avete mai traslocato, cuori miei? FATELO ADESSO, che diamine, ORA! Vi assicuro che sarà un'esperienza meravigliosa, di quelle da annotare sul libro "le avventure della mia vita" che sfoglierete quando vi nutrirete di pappine, per ricordare i bei tempi andati.
Fanculo.
E niente. Ora vivo a Milano, in una casa molto più piccola ma con un terrazzo enorme che adesso sembra il regno di un accumulatore compulsivo, ma tant'è. Non ho ancora né un divano né tanto meno un tavolo ma sono solo dei piccoli, insignificanti dettagli.
Poi. L'ade ha cambiato lavoro. Ora ne svolge, un attimo solo, fatemeli contare...tre.
Il primo penso di potervelo descrivere semplicemente così.
"Postodelcazzo buongiorno, sono Ade, operatrice numero 1358, con chi ho il piacere di parlare?".
Eh sì. Adesso immaginatemi seduta ad una scrivania, con una cuffietta in testa, in una sala contenente circa una trentina di cristiani uno più ignorante dell'altro.
Il mio lavoro consiste nel sopportare la loro presenza per sei ore al giorno, in pratica, e poi nell'assistere i clienti che chiamano per sapere vattelappesca, anche loro per la maggior parte un branco di ignoranti patentati. In teoria, poi, dovrei anche cercare di vender loro cose. Ma io me ne frego, come diceva qualcuno.
Il mio responsabile l'altro giorno è passato dalla mia scrivania e mi fa: "Allora Ade, dimmi un po', come ti trovi?". Io gli ho sorriso fintamente (e davvero non si capiva) e gli ho regalato un'alzatina di spalle alla Michael Jackson. E allora lui mi fa: "Dai su, voglio sperare che questo non sia il lavoro della tua vita.".
Devo dargliene atto, è una persona perspicace.
Non che sia difficile accorgersi che lì dentro il livello di cultura generale è leggermente in difetto.
Vi dico solo che ieri un collega si è alzato e ha urlato: "Non vengo da Lodi per lodarvi, né da Piacenza per piacervi, ma vengo da Chiavari e vi ho detto tutto.". E no, non ha quindici anni.
Non mi sono fatta il segno della croce perché non so come si fa.
Nietzsche a me mi fa una sega, diciamocelo. Chi vuole capire, capisca.
Il secondo lavoro è molto meglio, ma non ne parlo per scaramanzia.
Come terzo ed ultimo lavoro, siccome il primo mi frutta due merendine e un calcio in culo, l'Ade del vostro cuore nutre il cervelletto di alcuni ragazzini che, inutile che ve lo dica, mi amano alla follia.
Dette le mie cazzate, vado a farmi la doccia che devo andare a svolgere allegramente il mio lavoro numero uno. Per farlo al meglio tenterò di dimenticarmi almeno una decina di parole che conosco, così, per mimetizzarmi tra la folla.
A risentirci, spero di esservi stata utile, ma non lo credo affatto.
Che bella cosa, i blog.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
giovedì 2 novembre 2017
Volevo scrivervi una recensione
Ma poi mi sono detta naaaa. Perché non raccontare loro un po' di cazzi miei?
Ieri stavo ascoltando delle vecchie registrazioni di quando prendevo lezioni di canto ed è stato pazzesco, perché quella voce lì mica sembrava la mia. È un po' la stessa sensazione che mi prende quando leggo i miei vecchi post o quando guardo delle vecchie foto o quando leggo le mie vecchie storie.
QUELLA. NON. SONO. IO.
È una cosa esaltante, non trovate?
Ci sono giorni in cui mi dico che non ho mai passato un periodo più merdoso di questo ma la verità è che non è la verità. Ne ho passati eccome, di periodi più merdosi. Solo che ora sono lontani e non ne sento più la puzza. Ed è tipico, no? Quando qualcosa è lontano e non è in grado di toccarci, semplicemente non esiste. Come quando leggi che in Somalia un attentato terroristico ha ucciso trecentocinquantotto persone e ti rendi conto che nessuno scrive su facebook I am Somalia.
NO. MA. COSA.
Mi raccomando non tirare fuori quel giornale da comunista che ti racconta cose che nessuno vuole sapere. Che qui siamo in Italia aka in Europa aka nel mondo occidentale civilizzato e non è dato porsi domande che siano troppo diverse da "quand'è che inizia xfactor?".
Che il novantanovepercento degli esseri umani mi fa schifo ve l'ho mai detto?
Beh, forse avreste potuto intuirlo.
Ero seduta di fronte a un responsabile di settore con gli occhi azzurri e l'espressione benevola che mi fa "Ade, cos'è che ti fa arrabbiare?".
Le bugie. Le ingiustizie. La mancanza di rispetto.
Cose da niente, no?
A volte mi chiedo cosa esisto a fare io qui.
In questi quasi trent'anni sono stata spesso così ingenua da credere che una persona potesse aiutarne un'altra in difficoltà solo perché conscia di poterlo fare e non perché desiderosa di ottenere qualcosa in cambio, sia pur soltanto gratificazione personale.
Oggi qualcuno mi sta aiutando ed io sono così cinica da domandarmi quale sarà il prezzo.
Eppure da qualche parte dentro di me si cela ancora la speranza che in quell'unopercento rimanente di carne, sangue e ossa vi sia qualcuno in grado di sentire e di vedere nel modo in cui sento e vedo io.
Quella fiammella debole rimasta accesa che è la mia anima sognatrice. O almeno credo che sia lei. Perché, a volte, quando la interrogo e lei non si degna minimamente di rispondermi, mi ritrovo a domandarmi se per caso non sia morta.
Tu devi essere proprio una scrittrice, lo sai?
Ah sì, e perché?
Perché gli artisti sono sempre dei disadattati.
Mi sono soffermata un momento a rileggere ciò che ho scritto finora e mi rendo conto che questo è proprio un bel modo del cazzo di raccontarvi di me.
In questi ultimi anni ho sradicato tante di quelle certezze, smarrito per strada tante di quelle convinzioni e perduto tanti di quegli amici che voi non ne avete idea. E non ho ancora finito. L'altra sera lui mi ha domandato se, secondo me, si arriva a un certo punto della vita in cui si smette di cambiare. Io ci ho pensato e ho risposto che no, non credo si smetta mai. Forse si riesce, se si è disposti a sputare sangue e bile, ad arrivare a una forma più solida, a raggiungere una consapevolezza tale che non si possa più modificare, non nel profondo. Ma qualcosa in noi continuerà sempre a cambiare, che sia un pensiero, un'idea, o il modo di spazzolarsi i denti la mattina.
L'altro giorno facevo scorrere col dito le foto sullo smartphone e vedevo il suo sguardo cambiare al punto che, mettendo a confronto un'immagine di due anni fa e una attuale, quasi non sembrava di avere davanti la stessa persona.
Questo mi basta per credere che forse non sono stata poi così stupida ad aver racimolato quelle poche briciole di fiducia che si sono salvate dalla furia prepotente delle menzogne e ad aver chiesto loro di provare a salvare ciò che di buono restava.
Ed eccomi qui, adesso.
Sedicigiorni ai miei trent'anni.
Ventotto al mio terzo trasloco.
Cinquantanove al termine di questo 2017 che mi ha dato e tolto tanto.
Chissà se sarà in grado, in questo poco tempo che gli rimane, di concedermi ancora qualcosa.
Ieri stavo ascoltando delle vecchie registrazioni di quando prendevo lezioni di canto ed è stato pazzesco, perché quella voce lì mica sembrava la mia. È un po' la stessa sensazione che mi prende quando leggo i miei vecchi post o quando guardo delle vecchie foto o quando leggo le mie vecchie storie.
QUELLA. NON. SONO. IO.
È una cosa esaltante, non trovate?
Ci sono giorni in cui mi dico che non ho mai passato un periodo più merdoso di questo ma la verità è che non è la verità. Ne ho passati eccome, di periodi più merdosi. Solo che ora sono lontani e non ne sento più la puzza. Ed è tipico, no? Quando qualcosa è lontano e non è in grado di toccarci, semplicemente non esiste. Come quando leggi che in Somalia un attentato terroristico ha ucciso trecentocinquantotto persone e ti rendi conto che nessuno scrive su facebook I am Somalia.
NO. MA. COSA.
Mi raccomando non tirare fuori quel giornale da comunista che ti racconta cose che nessuno vuole sapere. Che qui siamo in Italia aka in Europa aka nel mondo occidentale civilizzato e non è dato porsi domande che siano troppo diverse da "quand'è che inizia xfactor?".
Che il novantanovepercento degli esseri umani mi fa schifo ve l'ho mai detto?
Beh, forse avreste potuto intuirlo.
Ero seduta di fronte a un responsabile di settore con gli occhi azzurri e l'espressione benevola che mi fa "Ade, cos'è che ti fa arrabbiare?".
Le bugie. Le ingiustizie. La mancanza di rispetto.
Cose da niente, no?
A volte mi chiedo cosa esisto a fare io qui.
In questi quasi trent'anni sono stata spesso così ingenua da credere che una persona potesse aiutarne un'altra in difficoltà solo perché conscia di poterlo fare e non perché desiderosa di ottenere qualcosa in cambio, sia pur soltanto gratificazione personale.
Oggi qualcuno mi sta aiutando ed io sono così cinica da domandarmi quale sarà il prezzo.
Eppure da qualche parte dentro di me si cela ancora la speranza che in quell'unopercento rimanente di carne, sangue e ossa vi sia qualcuno in grado di sentire e di vedere nel modo in cui sento e vedo io.
Quella fiammella debole rimasta accesa che è la mia anima sognatrice. O almeno credo che sia lei. Perché, a volte, quando la interrogo e lei non si degna minimamente di rispondermi, mi ritrovo a domandarmi se per caso non sia morta.
Tu devi essere proprio una scrittrice, lo sai?
Ah sì, e perché?
Perché gli artisti sono sempre dei disadattati.
Mi sono soffermata un momento a rileggere ciò che ho scritto finora e mi rendo conto che questo è proprio un bel modo del cazzo di raccontarvi di me.
In questi ultimi anni ho sradicato tante di quelle certezze, smarrito per strada tante di quelle convinzioni e perduto tanti di quegli amici che voi non ne avete idea. E non ho ancora finito. L'altra sera lui mi ha domandato se, secondo me, si arriva a un certo punto della vita in cui si smette di cambiare. Io ci ho pensato e ho risposto che no, non credo si smetta mai. Forse si riesce, se si è disposti a sputare sangue e bile, ad arrivare a una forma più solida, a raggiungere una consapevolezza tale che non si possa più modificare, non nel profondo. Ma qualcosa in noi continuerà sempre a cambiare, che sia un pensiero, un'idea, o il modo di spazzolarsi i denti la mattina.
L'altro giorno facevo scorrere col dito le foto sullo smartphone e vedevo il suo sguardo cambiare al punto che, mettendo a confronto un'immagine di due anni fa e una attuale, quasi non sembrava di avere davanti la stessa persona.
Questo mi basta per credere che forse non sono stata poi così stupida ad aver racimolato quelle poche briciole di fiducia che si sono salvate dalla furia prepotente delle menzogne e ad aver chiesto loro di provare a salvare ciò che di buono restava.
Ed eccomi qui, adesso.
Sedicigiorni ai miei trent'anni.
Ventotto al mio terzo trasloco.
Cinquantanove al termine di questo 2017 che mi ha dato e tolto tanto.
Chissà se sarà in grado, in questo poco tempo che gli rimane, di concedermi ancora qualcosa.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
giovedì 28 gennaio 2016
E mi capita spesso
Di attraversare la strada senza guardare.
Forse sono un po' più svampita di quanto io creda.
Forse quel desiderio di lasciarmi morire che ha accompagnato la mia adolescenza e che credevo estinto in realtà si è solo sopito da qualche parte dentro di me.
Ed ero seduta al tavolo del salotto, al secondo bicchiere di vodka e alla quinta sigaretta dell'ennesima giornata in cui avevo promesso a me stessa che non avrei fumato più perché non è così che voglio essere, non è così che voglio che vada.
E invece eccomi lì, la testa ciondolante, i pensieri confusi, i piedi sulla sedia, il cappuccio in testa, la nausea imminente.
Se solo sapessimo accontentarci.
Dico alla donna che mi sta seduta di fronte, la più forte che voi potreste incontrare.
Mai.
Mi risponde lei.
Ed io so che ha ragione, che c'è stato un tempo in cui ero bravissima ad accontentarmi, la migliore del mio corso.
E così maledettamente infelice.
E così maledettamente infelice.
Vorrei risponderle e dirle che ho capito, che so cosa voglio e che so come ottenerlo, ma mi viene da vomitare e allora mi alzo e mi gira la testa e non posso far altro che buttarmi nel letto così come sono, senza levarmi il mascara dagli occhi, senza togliere dal mio viso la patina di questa giornata che mi ha impregnata di pensieri nefasti e allora mi avvolgo nella mia coperta morbida e vaffanculo tutto, vaffanculo tutti, vaffanculo io e vaffanculo pure tu.
La stanza è fredda e ho il respiro pesante.
Però adesso mi addormento, dai.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
La stanza è fredda e ho il respiro pesante.
Però adesso mi addormento, dai.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
venerdì 13 giugno 2014
Odio il mondo
Se potessi scegliere di rinascere, fanculo. Col cazzo che rinascerei.
Sono stufa di ritrovarmi cadaveri tra le mani. Stufa di piangere morti per cui non ho potuto fare nulla. Stufa di star male per questo e stufa di sentirmi dire frasi del cazzo da gente del cazzo che di me non sa un cazzo.
"Pensa alle persone, invece che agli animali."
Vieni qui, genio. Vieni che inizio a pensare alle persone cominciando dalle tue palle.
Voglio urlare, questo voglio fare.
Voglio un fottuto cuore di pietra, anche.
Voglio che certe cose LA SMETTANO di succedere a me. Sempre a me. Costantemente a me.
Dove cazzo la vendono la capacità di voltarsi dall'altra parte e continuare a mangiare il proprio hamburger? Dovrà pur esistere un posto in cui io possa recuperare un po' di indifferenza, no? Non dovrebbe nemmeno costare cara, visto che ce l'hanno tutti.
E arriverà il giorno in cui questo dannato mondo imploderà, eh? Arriverà cazzo.
Ciao, piccolino. Scusa se non sono riuscita a salvarti.
Sono stufa di ritrovarmi cadaveri tra le mani. Stufa di piangere morti per cui non ho potuto fare nulla. Stufa di star male per questo e stufa di sentirmi dire frasi del cazzo da gente del cazzo che di me non sa un cazzo.
"Pensa alle persone, invece che agli animali."
Vieni qui, genio. Vieni che inizio a pensare alle persone cominciando dalle tue palle.
Voglio urlare, questo voglio fare.
Voglio un fottuto cuore di pietra, anche.
Voglio che certe cose LA SMETTANO di succedere a me. Sempre a me. Costantemente a me.
Dove cazzo la vendono la capacità di voltarsi dall'altra parte e continuare a mangiare il proprio hamburger? Dovrà pur esistere un posto in cui io possa recuperare un po' di indifferenza, no? Non dovrebbe nemmeno costare cara, visto che ce l'hanno tutti.
E arriverà il giorno in cui questo dannato mondo imploderà, eh? Arriverà cazzo.
Ciao, piccolino. Scusa se non sono riuscita a salvarti.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
venerdì 18 aprile 2014
Tanto prima o poi devi tornare
E dove sta scritto, eh? C'è forse un cazzo di contratto firmato col sangue? Ho forse venduto la mia anima a Lucifero mentre ero in post sbornia da Tennent's super? Pensi forse di avere un qualche diritto sulla mia piccola e incazzatissima persona? E magari pensi pure di poterlo esercitare sfoderando quel sorrisetto del cazzo da persona molesta? Tu, che sei un piccolo, inutile moscerino del cazzo. Un senza palle. Un frustrato bisognoso di attenzioni. Una di quelle persone che fa le cose perché desidera ardentemente che gli si venga detto grazie, oooooh, grazie, come farei senza di te, eh? Che vita sarebbe senza di te, eh? Come potrei esistere senza di te, eh?
Io lo so, perdio. Lo so come farei senza di te.
FAREI MEGLIO.
Ed io lo so che l'odio fa male. Lo so che ti logora dentro. Lo so che bisogna apprezzare ciò che si ha e che c'è chi sta e peggio e che blablabla fanculo.
Sono satura di parole che non voglio più sentirmi dire. Sono piena fino al midollo di vite, pensieri, desideri che non mi appartengono e non mi interessano e non possono coesistere con me.
Forse sono una pazza. Una scriteriata. Una che della vita non ha ancora capito niente.
Ma sapete cosa c'è?
Non me ne frega un cazzo.
Io lo so, perdio. Lo so come farei senza di te.
FAREI MEGLIO.
Ed io lo so che l'odio fa male. Lo so che ti logora dentro. Lo so che bisogna apprezzare ciò che si ha e che c'è chi sta e peggio e che blablabla fanculo.
Sono satura di parole che non voglio più sentirmi dire. Sono piena fino al midollo di vite, pensieri, desideri che non mi appartengono e non mi interessano e non possono coesistere con me.
Forse sono una pazza. Una scriteriata. Una che della vita non ha ancora capito niente.
Ma sapete cosa c'è?
Non me ne frega un cazzo.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
domenica 9 marzo 2014
Il fatto è che non ho nessuna voglia di esistere
Svegliarsi e sorridere. Che cosa meravigliosa, no?
E chi lo sa? Io mi sveglio e penso vaffanculo.
È triste, davvero. Vorrei amare e invece odio.
Odio la sua voce, la sua faccia, la sua presenza.
Odio chi mi ostacola, anche se il permesso di ostacolarmi gliel'ho dato io.
Odio le domande idiote, le affermazioni stupide, la falsità.
Odio chi non dice le cose in faccia, chi interrompe mentre un altro parla, chi cammina fissandosi i piedi, perché incapace di vedere che esiste tutto un mondo intorno alla propria preziosa aura d'esistenza e che ognuno lo vede a modo suo.
Sono felice quando sono sola, quando posso godere del mio silenzio e concentrarmi sulla voce che mi canta quella canzone che io ascolto ancora e ancora e ancora.
Sono felice quando chiudo gli occhi e posso immaginare cose che nessuno può vedere, nessuno può sentire, nessuno saprà mai. Il mio mondo ideale dove posso vedere un sorriso e sorridere anch'io, dove niente di ciò che faccio è sbagliato ed io so esattamente dove sto andando e non importa se poi cambio improvvisamente direzione perché non ci sono dubbi, lì, non ci sono baci freddi, abbracci non dati, parole non ascoltate e non c'è dolore e tutto va bene, lì. Perché non importa se sbagli, non tutto deve essere perfetto, tu non devi essere perfetto e niente niente niente è perfetto e va bene così, lì.
Come ci si sente a sapere di aver fatto la scelta giusta?
Come ci si sente ad essere diversi da me?
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
martedì 28 gennaio 2014
Sbarra la porta
E non permettere a nessuno di entrare. C'è spazio solo per te.
Piangi di rabbia, l'esperienza ti ha insegnato che prendere a pugni il muro non è la soluzione.
Chiudi a chiave, lui non deve entrare, non capirebbe. Non ha mai capito e mai lo farà.
La speranza è inutile quanto un bagno occupato quando devi cagare.
Non sfidarmi, dovresti fartelo tatuare sulla fronte. Non sfidarmi perché è la cosa peggiore che tu possa fare.
Sei una mina vagante, e lo sai. Ci vuole un attimo per farti perdere il controllo.
Una lacrima, una soltanto.
Perché non è mai tristezza, mai. È sempre rabbia. E quando arriva è violenta, possessiva, maledetta, traditrice, puttana.
E tu la ami, lo sai. La adori e la veneri e la odi e la detesti e vorresti liberartene, vorresti non essere così, vorresti tornare indietro click click click tutto finito. Tutto finito così.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Piangi di rabbia, l'esperienza ti ha insegnato che prendere a pugni il muro non è la soluzione.
Chiudi a chiave, lui non deve entrare, non capirebbe. Non ha mai capito e mai lo farà.
La speranza è inutile quanto un bagno occupato quando devi cagare.
Non sfidarmi, dovresti fartelo tatuare sulla fronte. Non sfidarmi perché è la cosa peggiore che tu possa fare.
Sei una mina vagante, e lo sai. Ci vuole un attimo per farti perdere il controllo.
Una lacrima, una soltanto.
Perché non è mai tristezza, mai. È sempre rabbia. E quando arriva è violenta, possessiva, maledetta, traditrice, puttana.
E tu la ami, lo sai. La adori e la veneri e la odi e la detesti e vorresti liberartene, vorresti non essere così, vorresti tornare indietro click click click tutto finito. Tutto finito così.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
venerdì 24 gennaio 2014
Livelli
Stamattina metto la musica così l'Ade non mette le cuffie.
Tanto le metto lo stesso. (livello di acidità 88%)
Sei asociale.
Lo so. (livello di acidità 94%)
Allora io alzo il volume al massimo così ti disturbo.
Tu provaci. (livello di aggressività 100%)
No, non ci ha provato.
Ma non possiamo ascoltare la musica tutti insieme?
No. (livello di acidità 96%)
Perché?
Perché per almeno una quarantina di minuti al giorno gradirei non dovermi subire le tue stronzate. Ti sembra una spiegazione abbastanza gratificante? (livello di acidità oltre i limiti massimi di legge, praticamente potrei diventare un serial killer, a breve.)
Tanto le metto lo stesso. (livello di acidità 88%)
Sei asociale.
Lo so. (livello di acidità 94%)
Allora io alzo il volume al massimo così ti disturbo.
Tu provaci. (livello di aggressività 100%)
No, non ci ha provato.
Ma non possiamo ascoltare la musica tutti insieme?
No. (livello di acidità 96%)
Perché?
Perché per almeno una quarantina di minuti al giorno gradirei non dovermi subire le tue stronzate. Ti sembra una spiegazione abbastanza gratificante? (livello di acidità oltre i limiti massimi di legge, praticamente potrei diventare un serial killer, a breve.)
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
lunedì 23 dicembre 2013
Quando tuo padre si rompe una gamba
Tutto può diventare difficile e cristoddio.
Per cercare di riassumervi la pappardella in poche righe e senza farmi venire un'ischemia cerebrale, vi dirò questo: mio padre (aka Il Disturbatore, e il fatto che io gli abbia affibbiato codesto soprannome dovrebbe già essere un indizio per voi affezionati lettori) da circa otto mesi e per motivazioni che non ho nessuna voglia di spiegare perché per oggi di rotture di coglioni ne ho avute già abbastanza, vive a casa con me e Mr. Ade. Che scenetta felice, eh?
Se al miscuglio di scassamenti di cazzo, ci aggiungiamo che ci lavoro insieme (io e lui, lui ed io. la gioia della mia vita, proprio.) e che andiamo d'accordo per circa un quarto d'ora al giorno, poi ci urliamo dietro come nemmeno nella puntata più triste di Uomini e Donne, forse comincio a rendere l'idea.
Insomma. Circa un mese e mezzo fa, splat. Il mio caro papino (e smettetela di immaginarvelo come un adorabile vecchietto, perché non lo è. vi dico solo che porta i capelli biondi. e ci siamo spiegati.) ha ben deciso di spiattellarsi sull'asfalto con lo scooter e di rompersi una gamba. E qui ci ricolleghiamo all'allegro titolo di questo post. Ora, se anche non siete dei geni della matematica, l'operazione è piuttosto facile:
PADRE AKA IL DISTURBATORE + ADE + 24 ORE SU 24 INSIEME + GAMBA ROTTA = ?
Davvero volete che ve lo dica io? Non pensate che abbia già raggiunto il limite massimo di imprecazioni in queste sedici righe?
E niente. Tutto questo per giustificare la mia apatia, la mia totale assenza di stimoli, la mia assoluta non-voglia di scrivere, i miei tic nervosi, la diarrea a spruzzo e tutto il resto (sì, sto esagerando come al solito. mi spiace. in realtà no.). Il punto è che sono pervasa da un odio tale, che non sono più in grado di afferrarlo, spingerlo e incanalarlo nella direzione giusta, ovvero quella che mi permette di piazzare le mie stronzate qui, e farvi fare due risate. Inoltre non ho nemmeno più il tempo materiale per smollare il culo davanti al pc, un po' perché sono ESAUSTA, un po' perché ho SEMPRE qualcuno in mezzo alle palle. Cosa che, voi lo sapete, mi manda assolutamente FUORI DI TESTA. Come scopare in silenzio, per dirne un'altra.
E basta.
Buon natale, eh?
Stigrancazziproprio.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Per cercare di riassumervi la pappardella in poche righe e senza farmi venire un'ischemia cerebrale, vi dirò questo: mio padre (aka Il Disturbatore, e il fatto che io gli abbia affibbiato codesto soprannome dovrebbe già essere un indizio per voi affezionati lettori) da circa otto mesi e per motivazioni che non ho nessuna voglia di spiegare perché per oggi di rotture di coglioni ne ho avute già abbastanza, vive a casa con me e Mr. Ade. Che scenetta felice, eh?
Se al miscuglio di scassamenti di cazzo, ci aggiungiamo che ci lavoro insieme (io e lui, lui ed io. la gioia della mia vita, proprio.) e che andiamo d'accordo per circa un quarto d'ora al giorno, poi ci urliamo dietro come nemmeno nella puntata più triste di Uomini e Donne, forse comincio a rendere l'idea.
Insomma. Circa un mese e mezzo fa, splat. Il mio caro papino (e smettetela di immaginarvelo come un adorabile vecchietto, perché non lo è. vi dico solo che porta i capelli biondi. e ci siamo spiegati.) ha ben deciso di spiattellarsi sull'asfalto con lo scooter e di rompersi una gamba. E qui ci ricolleghiamo all'allegro titolo di questo post. Ora, se anche non siete dei geni della matematica, l'operazione è piuttosto facile:
PADRE AKA IL DISTURBATORE + ADE + 24 ORE SU 24 INSIEME + GAMBA ROTTA = ?
Davvero volete che ve lo dica io? Non pensate che abbia già raggiunto il limite massimo di imprecazioni in queste sedici righe?
E niente. Tutto questo per giustificare la mia apatia, la mia totale assenza di stimoli, la mia assoluta non-voglia di scrivere, i miei tic nervosi, la diarrea a spruzzo e tutto il resto (sì, sto esagerando come al solito. mi spiace. in realtà no.). Il punto è che sono pervasa da un odio tale, che non sono più in grado di afferrarlo, spingerlo e incanalarlo nella direzione giusta, ovvero quella che mi permette di piazzare le mie stronzate qui, e farvi fare due risate. Inoltre non ho nemmeno più il tempo materiale per smollare il culo davanti al pc, un po' perché sono ESAUSTA, un po' perché ho SEMPRE qualcuno in mezzo alle palle. Cosa che, voi lo sapete, mi manda assolutamente FUORI DI TESTA. Come scopare in silenzio, per dirne un'altra.
E basta.
Buon natale, eh?
Stigrancazziproprio.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Etichette:
Cose di cui in genere non parlo,
Fatevi amorevolmente i cazzi miei,
Il Disturbatore,
Incazzature gigantesche,
Irritabilità,
Istinti omicidi,
Odio tutti,
Oggi mi girano,
Vita
domenica 10 novembre 2013
Tanto tempo fa
Se mi fossi trovata in una condizione simile a quella in cui mi trovo adesso, probabilmente sarei andata nel panico. Avrei pianto. E urlato. E chiesto alla vita o a Dio o a non so chi il perché. Cosa ho fatto di male, io? Sono una persona così terribile, io? Me lo merito per davvero, io? Poi avrei preso la bottiglia di sambuca e mi sarei chiusa nel mio angolino della tristezza. Bestemmiando contro una vita che fa schifo. Imprecando contro gli eventi che, ancora una volta, mi stavano sbattendo a terra. Avrei versato ogni lacrima possibile e, quando la stanchezza avrebbe preso il sopravvento, mi sarei addormentata. Sperando che la notte mi donasse un sogno migliore. Qualcosa in cui sperare. Qualcosa in cui credere.
Non lo so, precisamente, quand'è che ho smesso di essere quella persona.
Forse quando è nato il primo dei miei fratelli e ho dovuto prendermi cura di lui.
Forse quando ho lasciato mia madre e le ho detto che non potevo più prendermi cura di lei.
Forse quando ho capito che farsi del male non era la strada migliore.
Forse quando ho capito che nella vita sei tu che ti aiuti, e nessun altro. E se rinunci ad aiutarti tu, allora puoi anche mandare tutto a fanculo e lanciarti da un ponte. O vivere con una bottiglia in mano, fino a quando non saprai più chi sei, i tuoi denti marciranno, il tuo sangue puzzerà come una distilleria e un bel giorno, splat, il tuo fegato imploderà e ciao ciao.
Non voglio essere abbracciata. E se piango, succede per cinque minuti, perché il mio subconscio mi risbatte subito sulla retta via, a calci nel culo. Ho sempre trovato una soluzione, spesso quella sbagliata, certo. Ma pur sempre una soluzione. E se, adesso, sono in mezzo a tutto questo, è perché mi devo svegliare.
Svegliati, bambina. Essere buoni non porta a niente.
Non chiamarmi bambina, o ti faccio ingoiare la lingua, maledetta vocina del cazzo.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
mercoledì 6 novembre 2013
Vorrei chiudere gli occhi
E risvegliarmi in un'altra vita.
Potrei essere Alice, figlia di un ricco commerciante, uno di quelli che non si capisce mai che lavoro facciano. Avrei diciott'anni, magari. Sarei alta, magra e dall'aspetto piacevole. Porterei i capelli seguendo la moda del momento, spendendo per la mia immagine soldi che non mi appartengono ma di cui non conosco e non m'importerebbe conoscere il valore. Indosserei capi firmati, e giacche fatte di pelle di animali ignari, e sarei così superficiale, che nulla potrebbe turbare la mia quiete d'animo o scalfirmi in qualche modo, a parte un'unghia spezzata, ovvio.
Mia madre, Susanna, sarebbe una donna dal poco talento e dalla pelle tirata a dovere. Le sue massime aspirazioni, trasmesse sapientemente a me, sarebbero di così scarso interesse da non esser degne nemmeno di nomina.
L'importanza dell'apparire, mi accompagnerebbe fin dai tempi in cui ero bambina, ed io, ridacchiando ogni mattina di fronte allo specchio, pizzicandomi una coscia scheletrica per controllare l'assenza di cellulite, mi sentirei profondamente grata per essere una noiosa snob del cazzo, ma con due tette così.
Certo, potrei finire per sposare un vecchio ricco e disidratato che, invece di morire nel giro di un paio d'anni, mi venderebbe a una setta di ex stilisti di moda scadente, che sfogherebbero su di me le frustrazioni sessuali del caso. Il bastardo, poi, camperebbe più di me, che morirei giovane, per overdose precoce da silicone.
Mia madre, Susanna, sarebbe una donna dal poco talento e dalla pelle tirata a dovere. Le sue massime aspirazioni, trasmesse sapientemente a me, sarebbero di così scarso interesse da non esser degne nemmeno di nomina.
L'importanza dell'apparire, mi accompagnerebbe fin dai tempi in cui ero bambina, ed io, ridacchiando ogni mattina di fronte allo specchio, pizzicandomi una coscia scheletrica per controllare l'assenza di cellulite, mi sentirei profondamente grata per essere una noiosa snob del cazzo, ma con due tette così.
Certo, potrei finire per sposare un vecchio ricco e disidratato che, invece di morire nel giro di un paio d'anni, mi venderebbe a una setta di ex stilisti di moda scadente, che sfogherebbero su di me le frustrazioni sessuali del caso. Il bastardo, poi, camperebbe più di me, che morirei giovane, per overdose precoce da silicone.
Sì. Basta guardare le cose da altre prospettive, per provare a convincersi che, forse, non sempre è bene chiudere gli occhi. Anche quando le palpebre son così pesanti che vorresti solo dormire all'infinito, per non pensarci più.
Ma si può, non pensare? Non lo so, ma adesso ci penso.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
sabato 2 novembre 2013
L'Ade sopporta poco.
Anzi, più verosimilmente, l'Ade non sopporta proprio.
In particolare quelle persone che si svegliano la mattina e hanno subito voglia di parlare. PARLARE PARLARE PARLARE. Non importa di cosa. Loro parlano. E se non parlano, borbottano. E se non borbottano, mugugnano. E se non mugugnano, fischiettano. E se non fischiettano, canticchiano. E se non canticchiano, tamburellano con le dita. E se non tamburellano, cristoddio.
L'Ade non sopporta quelle persone che guidano come pazze perché "tanto ho la patente da trent'anni".
Quelle persone che "buono il risotto, però io ci avrei messo una noce di burro", "buona la pasta, però io avrei messo meno pomodoro", "buona la torta, però io..." adesso ti lancio una padella in faccia.
Quelle persone che "sì, sei stata brava, ma io avrei fatto meglio".
Quelle persone che non dicono mai cosa vogliono, perché si aspettano che tu lo capisca e basta.
Quelle persone che "no, non voglio il regalo", ma poi si offendono se non glielo fai.
Quelle persone che DEVONO commentare qualsiasi cosa vedano, perché loro, poverine, se fanno silenzio per cinque minuti, vanno in crisi depressiva esistenziale.
Quelle persone che "io alla tua età già lo sapevo fare...".
Quelle persone che non importa cosa tu stia facendo, se devono raccontarti qualcosa che per loro è estremamente importante (che in genere sta all'ultimo posto, nella scala dell'importanza. cose tipo "sai che ho bucato i calzini", per intenderci.), ti interrompono. E se, per caso, ti permetti di esprimere del fastidio, la stronza sei irrimediabilmente tu.
Quelle persone che non capiscono che se porti le cuffie, probabilmente stai ascoltando la musica. Quindi chiamarti continuamente per dirti "guarda che buca lì a destra", "guarda, quella macchina ha un faro bruciato", "guarda, laggiù c'è un fenicottero", in genere non è una buona idea. Perché tu sei costretta a toglierti un minuto sì e uno no quelle dannate cuffie, cosa che, fin dai tempi dei Backstreet Boys, tira fuori il serial killer che c'è in te.
Quelle persone che mandano messaggi col cellulare mentre guidano e se poi tu vedi che non frenano al semaforo e urli "frena, puttanatroia", ti rispondono che avevano visto e che avrebbero frenato per tempo, sei tu che sei una malfidente rincoglionita e comunque loro hanno la patente da trent'anni, dunque non sbagliano mai.
Quelle persone che sono convinte di non sbagliare mai.
Quelle persone che ti parlano mentre stai guardando un film, e se tu chiedi loro di fare silenzio, o si offendono o, per ripicca (perché dovete sapere che questo tipo di persone generalmente sono anche piuttosto infantili), parlano a voce ancora più alta, oppure si mettono a fare rumore, fingendo di dover fare qualcosa di estrema urgenza.
Quelle persone che si credono simpatiche, ma in realtà sono solo fastidiose.
Quelle persone che parlano a chiunque dei loro problemi, ingigantendoli sempre un po', perché la pietà per loro non è mai abbastanza.
Quelle persone che si comportano sempre e comunque in modo tale che il prossimo si trovi costretto a compatirle.
Quelle persone che hanno sempre da ridire su tutto, se non è stato fatto da loro.
Quelle persone che se al secondo squillo non rispondi al telefono, si può sapere dove cazzo lo tieni?
Quelle persone che se tu dici loro di fare una cosa in un modo, loro la fanno in un altro. Non importa quanto corretto fosse il modo che avevi detto tu, loro non possono permettersi di ammettere che, a volte, anche il resto del mondo può aver ragione.
Quelle persone che "no, non si fa così, perché io non lo faccio così."
Quelle persone che ridono alle loro battute. Non riuscendo a capacitarsi del perché gli altri, invece, no.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
In particolare quelle persone che si svegliano la mattina e hanno subito voglia di parlare. PARLARE PARLARE PARLARE. Non importa di cosa. Loro parlano. E se non parlano, borbottano. E se non borbottano, mugugnano. E se non mugugnano, fischiettano. E se non fischiettano, canticchiano. E se non canticchiano, tamburellano con le dita. E se non tamburellano, cristoddio.
L'Ade non sopporta quelle persone che guidano come pazze perché "tanto ho la patente da trent'anni".
Quelle persone che "buono il risotto, però io ci avrei messo una noce di burro", "buona la pasta, però io avrei messo meno pomodoro", "buona la torta, però io..." adesso ti lancio una padella in faccia.
Quelle persone che "sì, sei stata brava, ma io avrei fatto meglio".
Quelle persone che non dicono mai cosa vogliono, perché si aspettano che tu lo capisca e basta.
Quelle persone che "no, non voglio il regalo", ma poi si offendono se non glielo fai.
Quelle persone che DEVONO commentare qualsiasi cosa vedano, perché loro, poverine, se fanno silenzio per cinque minuti, vanno in crisi depressiva esistenziale.
Quelle persone che "io alla tua età già lo sapevo fare...".
Quelle persone che non importa cosa tu stia facendo, se devono raccontarti qualcosa che per loro è estremamente importante (che in genere sta all'ultimo posto, nella scala dell'importanza. cose tipo "sai che ho bucato i calzini", per intenderci.), ti interrompono. E se, per caso, ti permetti di esprimere del fastidio, la stronza sei irrimediabilmente tu.
Quelle persone che non capiscono che se porti le cuffie, probabilmente stai ascoltando la musica. Quindi chiamarti continuamente per dirti "guarda che buca lì a destra", "guarda, quella macchina ha un faro bruciato", "guarda, laggiù c'è un fenicottero", in genere non è una buona idea. Perché tu sei costretta a toglierti un minuto sì e uno no quelle dannate cuffie, cosa che, fin dai tempi dei Backstreet Boys, tira fuori il serial killer che c'è in te.
Quelle persone che mandano messaggi col cellulare mentre guidano e se poi tu vedi che non frenano al semaforo e urli "frena, puttanatroia", ti rispondono che avevano visto e che avrebbero frenato per tempo, sei tu che sei una malfidente rincoglionita e comunque loro hanno la patente da trent'anni, dunque non sbagliano mai.
Quelle persone che sono convinte di non sbagliare mai.
Quelle persone che ti parlano mentre stai guardando un film, e se tu chiedi loro di fare silenzio, o si offendono o, per ripicca (perché dovete sapere che questo tipo di persone generalmente sono anche piuttosto infantili), parlano a voce ancora più alta, oppure si mettono a fare rumore, fingendo di dover fare qualcosa di estrema urgenza.
Quelle persone che si credono simpatiche, ma in realtà sono solo fastidiose.
Quelle persone che parlano a chiunque dei loro problemi, ingigantendoli sempre un po', perché la pietà per loro non è mai abbastanza.
Quelle persone che si comportano sempre e comunque in modo tale che il prossimo si trovi costretto a compatirle.
Quelle persone che hanno sempre da ridire su tutto, se non è stato fatto da loro.
Quelle persone che se al secondo squillo non rispondi al telefono, si può sapere dove cazzo lo tieni?
Quelle persone che se tu dici loro di fare una cosa in un modo, loro la fanno in un altro. Non importa quanto corretto fosse il modo che avevi detto tu, loro non possono permettersi di ammettere che, a volte, anche il resto del mondo può aver ragione.
Quelle persone che "no, non si fa così, perché io non lo faccio così."
Quelle persone che ridono alle loro battute. Non riuscendo a capacitarsi del perché gli altri, invece, no.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
venerdì 18 ottobre 2013
Cerco la perfezione
Anche se so che non dovrei.
E allora perché lo fai?
Perché sono programmata così. Non riesco a farne a meno.
Dovresti lasciarti andare... capire che le cose possono essere belle anche se imperfette.
E invece no, amica. Non è così, per me. Io ho bisogno della perfezione. Ho bisogno di dimostrare che posso essere perfetta.
E a chi lo devi dimostrare, scusa.
A me stessa.
Non capisco.
È molto semplice, in realtà. Quando passi la vita a sentirti dire che sei brava ma non lo sei abbastanza, dentro di te scatta qualcosa. E tu vuoi raggiungere quell'abbastanza del cazzo e superarlo. Girarti e fargli il dito medio, gongolando.
Però tu lo sai che non esiste, quell'abbastanza., vero? Lo sai che è fatto di aria, no?
Forse.
E allora perché non lo lasci andare e basta?
Non posso.
E perché?
Perché sono troppo arrabbiata. E non riesco a perdonarmi di essermi lasciata e di farmi ancora adesso condizionare da qualcosa che non si può cambiare, perché appartiene al passato.
Continuo a non capirti, amica.
Non pretendo che tu lo faccia.
Però vorrei. Potrei aiutarti, se me lo permettessi.
A me non serve il tuo aiuto, cazzo. Cosa ti fa pensare che mi serva?
Beh, sei qui.
Siamo arrivate insieme.
Lo so.
Io non sono una vittima. Non cerco attenzioni gratuite e non mi aspetto niente dal prossimo.
Solo da te...
Esatto.
Forse ti stai chiedendo troppo.
Forse non abbastanza.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
E allora perché lo fai?
Perché sono programmata così. Non riesco a farne a meno.
Dovresti lasciarti andare... capire che le cose possono essere belle anche se imperfette.
E invece no, amica. Non è così, per me. Io ho bisogno della perfezione. Ho bisogno di dimostrare che posso essere perfetta.
E a chi lo devi dimostrare, scusa.
A me stessa.
Non capisco.
È molto semplice, in realtà. Quando passi la vita a sentirti dire che sei brava ma non lo sei abbastanza, dentro di te scatta qualcosa. E tu vuoi raggiungere quell'abbastanza del cazzo e superarlo. Girarti e fargli il dito medio, gongolando.
Però tu lo sai che non esiste, quell'abbastanza., vero? Lo sai che è fatto di aria, no?
Forse.
E allora perché non lo lasci andare e basta?
Non posso.
E perché?
Perché sono troppo arrabbiata. E non riesco a perdonarmi di essermi lasciata e di farmi ancora adesso condizionare da qualcosa che non si può cambiare, perché appartiene al passato.
Continuo a non capirti, amica.
Non pretendo che tu lo faccia.
Però vorrei. Potrei aiutarti, se me lo permettessi.
A me non serve il tuo aiuto, cazzo. Cosa ti fa pensare che mi serva?
Beh, sei qui.
Siamo arrivate insieme.
Lo so.
Io non sono una vittima. Non cerco attenzioni gratuite e non mi aspetto niente dal prossimo.
Solo da te...
Esatto.
Forse ti stai chiedendo troppo.
Forse non abbastanza.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
venerdì 21 giugno 2013
Ho voglia di piangere
Piangere non serve, amica.
Forse non serve ma è liberatorio.
Dici? Piangere ti libera dai tuoi problemi?
No... ma poi ci si sente meglio.
Sono false sensazioni, quelle di cui parli.
Beh? E che dovrei fare allora?
Parlare.
Certo. Parlare. E con chi dovrei parlare? Nessuno vuole sentirmi parlare. Nessuno vuole sapere dei miei problemi. A chi altro frega se non a me?
Qualcuno dovrà pur esserci.
Non c'è. E comunque parlare mi lascia solo l'amaro in bocca. Una sgradevole sensazione d'impotenza.
Devi essere positiva. Prima o poi le cose si aggiustano.
Non esistono cose che si aggiustano. Esistono problemi più grandi che prendono il posto di quelli più piccoli.
Se la pensi così non potrai mai essere felice.
Felice? E che cos'è la felicità, sentiamo.
Beh, è quando ti svegli e hai voglia di sorridere.
E tu hai voglia di sorridere, quando ti svegli?
No...
E allora di cosa cazzo stiamo parlando.
Noi... stiamo parlando di noi, no?
Noi non esistiamo, amica. Siamo un viscido insieme di cellule, carne in putrefazione, elementi inutili per la grandezza e la potenza del mondo.
Non credo funzioni così... siamo qui per un motivo, no? Altrimenti tutto questo che senso avrebbe.
Sarà ironia divina, che ne so. Uno spiacevole gioco di società. Dove chi bara se la ride, dandoci le spalle e incassando false vittorie.
Secondo me sei solo pazza. La parte psicopatica di noi.
E tu che parte saresti?
Quella che vuole essere felice. E ci prova.
Carina, tu. E, di grazia. In che modo ci staresti provando, adesso?
Beh... tiro avanti. Mi sforzo di fare sempre meglio e cerco di sorridere di più.
E quando la vita ti sferra l'ennesimo calcio in culo, che fai? Sono curiosa.
Io... chiudo gli occhi e vedo cose migliori. Mi vedo dove vorrei essere. Mi vedo felice.
Cristo. Sei proprio una delusione, amica. Sei una cazzo di delusione del cazzo, amica. Lo vedi? Alla fine riesci sempre a farmi imprecare, perdio!
Va bene, amica. Allora dimmi, coraggio. Tu cosa fai quando la vita ti sferra l'ennesimo calcio nel culo?!
Beh... io...
Tu?
Ecco. Mi viene voglia di piangere...
E allora piangi, stronza. Rannicchiati su te stessa e ficcati nel tuo angolo buio del cazzo, quello dove cerchi riparo quando vuoi stare lontana dalla gente. E piangi. E poi quella patetica sarei io, eh?
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Forse non serve ma è liberatorio.
Dici? Piangere ti libera dai tuoi problemi?
No... ma poi ci si sente meglio.
Sono false sensazioni, quelle di cui parli.
Beh? E che dovrei fare allora?
Parlare.
Certo. Parlare. E con chi dovrei parlare? Nessuno vuole sentirmi parlare. Nessuno vuole sapere dei miei problemi. A chi altro frega se non a me?
Qualcuno dovrà pur esserci.
Non c'è. E comunque parlare mi lascia solo l'amaro in bocca. Una sgradevole sensazione d'impotenza.
Devi essere positiva. Prima o poi le cose si aggiustano.
Non esistono cose che si aggiustano. Esistono problemi più grandi che prendono il posto di quelli più piccoli.
Se la pensi così non potrai mai essere felice.
Felice? E che cos'è la felicità, sentiamo.
Beh, è quando ti svegli e hai voglia di sorridere.
E tu hai voglia di sorridere, quando ti svegli?
No...
E allora di cosa cazzo stiamo parlando.
Noi... stiamo parlando di noi, no?
Noi non esistiamo, amica. Siamo un viscido insieme di cellule, carne in putrefazione, elementi inutili per la grandezza e la potenza del mondo.
Non credo funzioni così... siamo qui per un motivo, no? Altrimenti tutto questo che senso avrebbe.
Sarà ironia divina, che ne so. Uno spiacevole gioco di società. Dove chi bara se la ride, dandoci le spalle e incassando false vittorie.
Secondo me sei solo pazza. La parte psicopatica di noi.
E tu che parte saresti?
Quella che vuole essere felice. E ci prova.
Carina, tu. E, di grazia. In che modo ci staresti provando, adesso?
Beh... tiro avanti. Mi sforzo di fare sempre meglio e cerco di sorridere di più.
E quando la vita ti sferra l'ennesimo calcio in culo, che fai? Sono curiosa.
Io... chiudo gli occhi e vedo cose migliori. Mi vedo dove vorrei essere. Mi vedo felice.
Cristo. Sei proprio una delusione, amica. Sei una cazzo di delusione del cazzo, amica. Lo vedi? Alla fine riesci sempre a farmi imprecare, perdio!
Va bene, amica. Allora dimmi, coraggio. Tu cosa fai quando la vita ti sferra l'ennesimo calcio nel culo?!
Beh... io...
Tu?
Ecco. Mi viene voglia di piangere...
E allora piangi, stronza. Rannicchiati su te stessa e ficcati nel tuo angolo buio del cazzo, quello dove cerchi riparo quando vuoi stare lontana dalla gente. E piangi. E poi quella patetica sarei io, eh?
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
lunedì 6 maggio 2013
Si può fare
Hai gli occhi lucidi. Ma non vuoi piangere. Non qui. Non adesso. Tutti ti stanno guardando. Puntano quei loro fottuti occhi su di te e quasi sembra che vogliano scavarti dentro. Non puoi, non devi lasciare che lo facciano. Butta indietro quelle lacrime e guarda dritto davanti a te. Dove vuoi. Fissa un punto qualsiasi e non distogliere lo sguardo. Fai quella faccia, adesso. Coraggio. Quella faccia di sfida. Quella faccia che vuole dire "andate tutti a fanculo". Sì, quella. Mi hai capito perfettamente. Sei brava, tu. Io questo lo so. Anche se forse avrei dovuto capirlo prima. Prima che tutto crollasse. Prima che cominciasse a puzzare di marcio. Prima di vederti piangere. Sentirti urlare. Schifare il mondo. Sputare a terra e bestemmiare. E poi di nuovo piangere. Chiederti perché. E odiarti con tutto il cuore per non avere le risposte a tutte le domande che ti pesano addosso. Sai che puoi sorridere, se vuoi? Sai che non è colpa tua? Sai che non è nemmeno sua? Sai che, davvero. Non è proprio colpa di nessuno? Sai che c'è un motivo per tutto questo? Lo sai? E allora, forza. Schiaccia quel cazzo di pulsante. E scendi. Sì. Si può fare.
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
venerdì 5 aprile 2013
Mi renderebbe davvero felice
Poter dire che la vita non mi sta trascinando, tirandomi per i capelli. Forse dovrei tagliarli, per impedirle di farlo. Forse dovrei non pensarci. Andrà tutto bene? E secondo te io cosa cazzo ne so. Sei felice? La felicità non esiste. Non quella continuativa, per lo meno. Perché la felicità è fatta di attimi. Attimi che durano solo pochi fottuti secondi. E poi? E poi sbatti il mignolo contro lo spigolo della porta e su, coraggio. Vieni a dirmi che sei felice. E poi mangi lo yogurt e vai in cagarella e su, forza cazzo. Vieni a dirmi che sei felice. E allora parliamone, no? Raccontami la tua felicità continuativa. No perché io ho il ciclo in ritardo di due settimane, la testa gonfia di strategie da mettere in pratica per cercare di non finire col culo per terra, dei sogni che vorrei realizzare e che spero non finiranno sotto la suola delle mie scarpe come tanti altri hanno già fatto e un ragazzo che mi domanda se credo che sarà sempre così e io che non ho una risposta da dargli. E al momento non è che mi senta poi così felice. Però stasera tornerò a casa mia, dopo aver passato attimi infelici sull'autobus colmo di gente, di fianco al solito ubriacone che puzza di vino semidigerito. Aprirò la porta e mi sentirò felice. Almeno finché non mi renderò conto di non poter guardare un film in santa pace perché la nuova gattina di casa ha una passione sfrenata per tutto ciò che può essere masticato. Ed ecco che la felicità lascerà il posto all'incazzatura. Però poi mi infilerò nel letto e Mr. Ade mi prenderà la mano, Paco si accoccolerà tra le mie braccia e la piccola si piazzerà sui miei piedi. E allora sarò di nuovo felice. Almeno finché non suonerà quella cazzo di sveglia che mi ricorderà che devo andare al lavoro. Di nuovo. E puf. Felicità che va giù allegra insieme alla pipì quando tiro lo sciaquone. Tu guarda un po'. Ed ecco. Il telefono squilla e qualcuno ti dice che SuaMaestàLaCriticaLetterariaDiStaGranCippa pensa che il tuo libro sia una fregnaccia assoluta. E tu pensi che si sbagli. Ne sei certa, proprio. Ma dentro di te si fa strada un pensiero. Uno di quelli bastardi e infami. Una testa di cazzo, prepotente come quella ragazzina coi capelli neri e la maglietta del Che che, a scuola, ti sfotteva perché scrivevi invece di parlare. E lui arriva e ti chiede. Senti un po', bella. Hai mai pensato che magari il tuo libro fa cagare? Ti sei mai chiesta se, magari, non fai parte di quella cerchia di plebei che credono di essere dei grandi artisti e invece sono artisti di sta minchia? Hai mai pensato di essere un po' troppo volgare? E tu lo guardi e pensi. No, coglione. E adesso fottiti. Già. La felicità. Questa maestra delle sparizioni. Ma cosa vuoi che ne sappia, io, di felicità. Cosa vuoi che ti dica, io.
E comunque. "Nemmeno Dio piace a tutti". (cit.)
E comunque. "Nemmeno Dio piace a tutti". (cit.)
Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Etichette:
Irritabilità,
Lazy,
Mister Ade,
Odio tutti,
Paco,
Sociologia,
Vita
mercoledì 13 febbraio 2013
Salve
-Sono l'idraulico.
-Si, buonasera. Mi dica.
-No, volevo dirle. Che oggi i ragazzi sono passati nel pomeriggio e non hanno trovato nessuno. Certo, è colpa mia che non l'ho avvisata.
-Strano. Sono stata in casa tutto il giorno (a sfondarmi di gelato e rincoglionirmi di Misfits. ma questo non l'ho detto.).
-Guardi. Hanno citofonato più volte (???) probabilmente c'è un guasto ai citofoni.
-Strano. Ho ricevuto altre visite, oggi. E i citofoni funzionavano perfettamente (ma può essere, eh? magari hanno smesso di funzionare giusto quei due secondi in contemporanea col dito che schiacciava il pulsante. per poi aggiustarsi automaticamente, subito dopo. son cose che succedono, no?)
-Vabbè ma guardi non si preoccupi (non mi sto preoccupando. sto pensando che racconti palle, questo sì.) facciamo Mercoledì prossimo?
-Certo. Che problema c'è.
-Alle otto/otto e un quarto va bene?
-Benissimo (spero tu muoia ammazzato.)
Ora. Non è che io voglia fare la pignola, eh? Ma secondo voi. Considerando che mi sono svegliata alle sette (ed è il mio fottuto giorno libero). Considerando che sono le nove e venti e il mio citofono ancora non ha suonato (probabilmente si sarà nuovamente guastato. succede). Sono una persona troppo brutale, se lo aspetto così?
-Si, buonasera. Mi dica.
-No, volevo dirle. Che oggi i ragazzi sono passati nel pomeriggio e non hanno trovato nessuno. Certo, è colpa mia che non l'ho avvisata.
-Strano. Sono stata in casa tutto il giorno (a sfondarmi di gelato e rincoglionirmi di Misfits. ma questo non l'ho detto.).
-Guardi. Hanno citofonato più volte (???) probabilmente c'è un guasto ai citofoni.
-Strano. Ho ricevuto altre visite, oggi. E i citofoni funzionavano perfettamente (ma può essere, eh? magari hanno smesso di funzionare giusto quei due secondi in contemporanea col dito che schiacciava il pulsante. per poi aggiustarsi automaticamente, subito dopo. son cose che succedono, no?)
-Vabbè ma guardi non si preoccupi (non mi sto preoccupando. sto pensando che racconti palle, questo sì.) facciamo Mercoledì prossimo?
-Certo. Che problema c'è.
-Alle otto/otto e un quarto va bene?
-Benissimo (spero tu muoia ammazzato.)
Ora. Non è che io voglia fare la pignola, eh? Ma secondo voi. Considerando che mi sono svegliata alle sette (ed è il mio fottuto giorno libero). Considerando che sono le nove e venti e il mio citofono ancora non ha suonato (probabilmente si sarà nuovamente guastato. succede). Sono una persona troppo brutale, se lo aspetto così?

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato
Iscriviti a:
Post (Atom)