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giovedì 5 luglio 2018

Perché mai un re parla con un pastore?

"Per varie ragioni. Ma diciamo che la più importante è che tu sei stato capace di realizzare la tua Leggenda Personale."
Il ragazzo non sapeva neppure che cosa fosse la Leggenda Personale.
"E' quello che hai sempre desiderato fare. Tutti, all'inizio della gioventù, sanno qual è la propria Leggenda Personale. In quel periodo della vita tutto è chiaro, tutto è possibile, e gli uomini non hanno paura di sognare e di desiderare tutto quello che vorrebbero veder fare nella vita. Ma poi, a mano a mano che il tempo passa, una misteriosa forza comincia a tentare di dimostrare come sia impossibile realizzare la Leggenda Personale."
[...]
"Perché parlate di queste cose proprio con me?"
"Perché tu cerchi di vivere la tua Leggenda Personale. E stai per cedere."

L'Alchimista, di Paulo Coelho è un libro da leggere, di quando in quando.
E' un libro magico, per me.
Un libro che, in passato, mi ha resa capace di vedere.
Un libro che, oggi, mi fa riflettere su ciò che è stato. E su ciò che è.
I libri giusti - a me succede di continuo - ti capitano in mano per caso, proprio al  momento giusto, proprio quando le parole che contengono ti servono in qualche modo per comprendere qualcosa.
Oggi sto rileggendo L'Alchimista con mio fratello.
La sua professoressa ha assegnato tre libri da leggere per l'estate (con stesura di relativa relazione) e lui, che odia leggere, ha chiesto a me di sceglierli (corti, più corti possibile). Così io ho scelto. Inizialmente avevo pensato a Branchie, di Ammaniti. Un po' perché è stato il primo libro "da grandi", che mi è arrivato in mano quando grande non ero per niente. Un po' perché mi sarebbe piaciuto farmi raccontare da mio fratello la faccia della professoressa (che io amo tantissimo, come no) nel raccontarle la scena in cui l'orrendo Subotnik fa sfoggio del suo enorme pene di metallo...
Poi però mio fratello l'ha iniziato e ha detto che non ci capiva niente e quindi i tre fortunati, al momento, sono:
Eduardo Mendoza, Nessuna notizia di Gurb; Daniel Pennac, Signori Bambini; e l'Alchimista.
Mi fa specie pensare che, forse, la scelta che ho fatto ha una motivazione valida non solo per me, ma anche per lui. Questi libri dovevano arrivargli adesso, all'alba dei suoi sedici anni. Chissà.

-Perché sorridi mentre leggi?
-Perché ho appena capito una cosa.

"[...] Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini. Tutto è una sola cosa. E quando tu desideri qualcosa, tutto l'universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio."

Oggi sto lavorando per realizzare il mio desiderio. Oggi non mi importa niente di quello che pensa la gente dei pastori e dei venditori di fiocchi di mais. Oggi non mi importa niente di quello che pensa la gente di me.

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

giovedì 25 luglio 2013

A noi ci piacciono i castelli

Mr. Ade in contemplazione mistica
Ultimamente mi gira in testa l'idea di tenere un diario dei posti in cui sono stata (tranquilli, non ho intenzione di annoiarvi facendolo qui), ma è una cosa che richiederebbe del tempo che al momento non ho a disposizione (cercare le foto migliori, cercare un briciolo di storia del posto, descrivere il tutto... vi pare?). Però siccome mi rendo conto che è da un po' che non vi racconto più una cippa della mia vita (perché lo so che vi interessa, eh? non ci dormite la notte, voi. inutile cercare di farmela.) eccovi un post su una delle ultime gite di casa Ade.
Per la verità quel giorno si doveva andare in piscina ma dato che c'erano delle nuvolacce nere e minacciose, abbiamo cambiato rotta e improvvisato un giro al Castello Baradello, a Como (in realtà, come vedrete dalle foto più sotto, del complesso medievale è rimasta solo la torre e dei resti sghangherati. pare siano stati gli spagnoli tipo nel 1500 a ordinare di buttare giù tutto. e questo lo so perché ho letto i cartelli, mica per altro.), luogo consigliato dalla Patty che c'era già stata con La Pelosa Metà e ci ha fatto da Cicerone in quest'avventura (oltre ad averci amorevolmente letto tutta la storia di Federico Barbarossa il distruttore delle città lombarde ed essersi guadagnata la nomea di "donna che sa tutto di tutto". no perché alla Patty, ora ve lo dico, se voi ci fate una domanda, santa pazienza, LEI VI RISPONDE. PERCHE' LA PATTY SA. va bene la smetto perché sto rischiando di prenderle.). E niente adesso ho perso il filo del discorso. Comunque. Abbiamo affrontato la salita senza fine che porta al castello e, una volta arrivati, abbiamo contemplato il bellissimo paesaggio e ci siamo abbuffati di pizza e focaccia.


La torre del Baradello

Il cortile del Baradello (ossia i resti)
A quel punto, siccome io avevo deciso di non spalmarmi l'olio di Jojoba, è uscito il sole (e mi sono scottata le spalle. imprecazione.), così abbiamo deciso di fare felici I Nani e portarli al lago.
Mentre la Patty disegnava sul suo taccuino, io mi rilassavo seduta sul muretto e Mr. Ade guardava le tette di una tedesca, I Nani facevano il loro primo bagno stagionale e in quel momento la vita era bella.

I Nani sguazzanti
Una volta ordinato ai mocciosetti di uscire dall'acqua, abbiamo girato come dei matti per trovare LA GELATERIA (sì perché noi non ne volevamo una qualunque. noi siamo dei cazzo di viziati, ecco.) e dopo un attento girovagare, l'abbiamo trovata e siamo stati premiati per la lunga camminata con un gelato buonissimo (io e la Patty abbiamo preso cioccolato alla ciliegia. libidine, proprio).
E niente. Cosa abbiamo imparato da questa gita?
Allora. Sicuramente che la Patty è un genio.
Poi. Che la pazienza è la virtù dei forti.
Che Federico Barbarossa radeva al suolo le città più e più volte ma è morto affogato come un pirla.
Che Nano uno ha la pancetta.
Che Nano uno e Nano due quando si addormentano in macchina (esausti e in posizioni assurde), sbavano copiosamente sulle loro magliette.

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venerdì 19 luglio 2013

Sono strafatta di bianchetto

E niente. Che Nano numero uno a Settembre va in prima media e io sto già pensando a che macello sarà aiutarlo a studiare. Che in questi cinque anni ci siamo dati da fare, io e la polpetta. Sempre alla rincorsa del modo giusto, sempre alla ricerca di metodi per stimolare il suo (scarso) interesse. Io preoccupata che non riuscisse a farcela, quando mi guardava con quel faccino e mi diceva "ma io non capisco...". E Nano numero due che invece ce la faceva sempre da solo e si divertiva a canzonare il fratello che aveva sempre bisogno di aiuto. Un'insegnante diversa ogni anno, poi, non ha certo aiutato lo scopo. Il poverino non faceva in tempo ad abituarsi a una, che l'anno dopo puf. Sparita. Ma ce l'ha fatta, il pivellino. Nonostante tutto. E adesso inizia la fase due. Ed io sono più in ansia di lui. Terrorizzata all'idea che possa inciampare e farsi male, come è successo a me. Ma io non glielo dico, questo. Io per lui sono la sorella che "sa sempre tutto", che "fa la pasta più buona che abbia mai mangiato, che "menomale che ci sei tu". Quella che corre a comprargli lo zaino figo e passa quattro ore a sbianchettare gli esercizi fatti a penna sui libri usati, anestetizzando il suo olfatto per del tempo indefinito. Quella che per lui, per loro, sarà sempre qui.

"Ciao..."
"Ciao, allora??"
"Niente... sono stato bocciato."
"Dai non prendermi per il c... ehm, in giro."
"Davvero..."
"Smettila!"
"Guarda che non sto scherzando."
"...."
"Ci sei?"
"Passami la mamma."
"AAAAAAh!! Te l'ho fattaaaa!!!"
"Quando ti prendo, stronzetto, ti stacco le unghie a morsi. Giuro."

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giovedì 16 agosto 2012

Potete stare tranquilli.

L'Ade non è morta. Non è nemmeno ai Caraibi, per intenderci. E, quest'anno, non è stata coinvolta in nessun incidente automobilistico (almeno per il momento. e comunque non guido praticamente più. da quel giorno). Insomma. Sono in ferie, è vero. Ma sono a casina bella. Anche se ancora per poco. Già. Perché FINALMENTE abbiamo trovato il luogo giusto. E domani partiremo alla sua volta. Sarebbe bello aggiungere "per non tornare". Ma, ahimè, non è fattibile. E niente. Sono qui per giustificare la mia assenza (oltre che per il semplice motivo che mi siete tanto mancati). Domenica doveva essere una giornata di apatia totale. Invece, dopo appena dieci minuti dalla fine del mio caffè, ci telefona Il Disturbatore e ci domanda se, per caso, ci va di andare in montagna a mangiare la polenta. Sì. Lo so a cosa state pensando. La polenta il 12 Agosto? Ma voi, cari miei blogger, non avete idea di cosa sia quella polenta lì. Quindi, tacete. E lasciatemi andare avanti. Insomma. Come dire di no a una richiesta del genere? Perciò eccoci, noi. Lavati e vestiti in un attimo. E via. Direzione, guardate un po' qui.




E poi ditemi che non ne valeva la pena. Comunque. 
A fine giornata, carichi di polenta uncia e di vino, passiamo da casa della Madre. E tiriamo su Nano numero uno e Nano numero due, con i loro zainetti e le faccette da culo. E ce li portiamo a casa. Ora. Chi, tra voi, ha dei marmocchi in casa, sa perfettamente di cosa sto parlando. Quando dico che non ho avuto il tempo di sedermi davanti al computer, fintanto che i Nani han soggiornato qui da me. Non è vero?
Insomma. Abbiamo passato tre giorni stupendi. Siamo stati al fiume a fare pic nic e un sacco di bagni nell'acqua gelata. Compiti delle vacanze, la maledizione della prima luna, gelato al cioccolato, bacini della buonanotte, x-box e giochini al pc. Nano numero due ha cercato di uccidere Il Disturbatore con una pietra e ha, come sempre, attentato alla mia sanità mentale. Nano numero uno è il mio piccolo principe adorabile e non ha fatto niente per cui io possa dire di non averlo adorato. E niente. Questa mattina mi sono svegliata e il silenzio di casa mia mi ha rattristata un sacco. E allora ho detto "sono triste, stamattina" e Mister Ade ha detto "non esserlo". Ma io lo so che, in fondo, mancano un po' anche a lui.


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giovedì 19 luglio 2012

Eccola qui

Come di consueto. Sono le 23.20 e sono in vena di sparar cazzate. Perciò. Chi, meglio di voi, può starmi a sentire? No. Scusate. Chi, meglio di voi, può starmi a leggere? No. Così non si dice. E' una cosa che no. Non si può. Ma va bene uguale. In fondo. Faremo finta che sia una forma dialettale. Tanto qui non siamo mica in word. Che arriva la correzione automatica, col suo sguardo saccente e il dito puntato. A dirmi che, no. Non dovresti tu, donna, scrivere questa parola. E' dialettale. Dunque, è il male. Cambiala subito. Altrimenti il tuo computer esploderà. 10. 9. 8. 7...
E niente. Oggi giornata scoglionatissima. E domani uguale. Perché già lo so, io. Sento le vibrazioni.
No. Non è il vibratore che si è acceso per sbaglio in borsetta. Giuro. E' che preveggiengio, io.
Va bene la smetto.
Allora. In effetti a pensarci bene una cosa seria da dire ce l'avrei anche. Sì. Che ieri mi si è avverato un sogno, a me.
No. Non ho incontrato per caso Thiago Silva che, dopo un unico, fuggente sguardo, si è inginocchiato ai miei piedi e mi ha detto "Sposami, Ade. Mi renderesti l'uomo più felice della terra. Ormai so, che la mia vita senza di te non avrà più un senso!".
E no. Non ho trovato il telecomando antipersonalitàmoleste.
E no. Non ho moltiplicato pani e pesci e spalancato le acque di. Che mare era? Ma poi, era un mare? O un fiume? Mah.
Insomma. Il fatto importante è che, in un momento di riflessione estrema tipica dei ragazzini di nove anni, nano numero uno mi ha rivelato le TreCoseChePiùGliPiaccionoNellaVita. E io, povera sorella stolta. Che avevo ormai quasi perso le speranze. Io. Ci sono rimasta secca. Ecco. Perché io, in fondo, l'avevo capito, eh? Che non poteva essere che non gli piacesse nulla. Che non poteva essere che lui, uscito dalla mia stessa tana, solo un tantino invecchiata, fosse così. Privo di idee. E di sogni. Fatto solo di alzate di spalle. E di "Io di questo libro non ci capisco un tubo". Lo sapevo, cazzo. Me lo sentivo. E niente. Io, tutta curiosa, gli faccio. Eh, di un po'. Cos'è che ti piace?
E lui.
E a te?
Dunque. A me piace. Fammi pensare. Leggere. Scrivere. Cantare. E poi altre cose che non ti dirò. E a te?
A me piace disegnare. E ballare. E suonare. Però non so suonare niente. Però mi piacciono le chitarre.
E io. Che dentro stavo esplodendo come un getto di diarrea improvvisa (scusate. non mi è venuto un paragone migliore). Mi sono contenuta a forza e gli faccio.
Oh, davvero? Bello. Mi piacciono le cose che ti piacciono.
Notare. Io lo sapevo. Lui non me l'aveva mai detto ma io lo sapevo. Perché? Perché l'ho visto ballare in modo divino, che diamine. E mi sono commossa come una scema. E perché ho visto i suoi disegni, cacchio. Ed erano belli ma io non sapevo che diamine dire perché in certe cose sono una frana. E perché. No. Un momento. La chitarra me l'ero bellamente sognata. Sì. Perché dopo il fallimento in libreria dovevo pur attaccarmi a un altro sogno, no?
Insomma. Alla fine interviene nano numero due che fa.
Anch'io voglio dire la lista! Anch'io!
Eddai. Dilla, su.
Mi piace il calcio. Voglio vincere le coppe. E anche il pallone d'oro.
Vabbè. Andiamo in piscina, va. Momento della verità finito, per oggi.


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mercoledì 18 luglio 2012

E' che

A me, no? Guardare Veline offre degli spunti intellettuali mica da ridere, eh. Non per dire. Ma se rinasco, giuro, faccio la velina. Nel frattempo, mi sto scolando una birretta. Per dimenticare che mi girano i coglioni. Cosa che in genere non dimentico così facilmente. Infatti mi sono anche mangiata mezzo pacchetto di patatine a non so che gusto però erano buone e ho appena iniziato ad addentare un panino. Cosa volete che vi dica. Ognuno si consola a modo suo. Io lo faccio così. E vi posso assicurare che Veline mi dà un gran bell'aiuto. Ma anche la birra.
Oddio. Ma questa come cazzo ride? E questa che "fa il rap"? E quest'altra che si presenta parlando l'alfabeto farfallino?
Santa pazienza. Che poi, devo ammetterlo. Io queste qui le ammiro anche, eh? Cacchio. Ci vuole fegato a salire su un palco sapendo che a nessuno frega un cazzo di quello che sai fare (ammesso che sappiano fare qualcosa. ops. l'ho scritto davvero? Ero convinta di averlo solo pensato. Vabbè) ma solo di quanto tu abbia la faccia da troia. Perché è così, no? O forse sono io che sono una stronza. Anzi. Che io sia una stronza è ormai un fatto certo. Quindi toglierei il forse. Insomma. Tanto voi mi volete bene lo stesso, no? Beh. Mi metto le cuffie e la faccio finita.
Ma no. Mica nel senso che la faccio finita finita.
E' che stasera mi faccio i cazzi miei, io. Stasera non me ne sbatte un piffero di nessuno, a me. Stasera io. Cazzo. Ho finito la birra. Magari ne apro un'altra, no?
Che oggi ho portato i nani in piscina e un tizio che assomigliava molto a Gesù Cristo (ammesso che io abbia sola una vaga idea della faccia che dovrebbe avere Gesù Cristo ma questi son particolari.) mi si avvicina, sorridendo. E mi fa. Scusa se te lo chiedo ma, sono tuoi? E mi osserva, annuendo. In attesa di una risposta. Io, in tutto il mio splendore, lo guardo. Guardo i nani. Lo riguardo. Gli sorrido. Con uno dei miei sorrisi, no? Quelli che vogliono dire più o meno così. TiStaiAvvicinandoAlMioSpazioPrivatoEmeritaTestaDiCazzoSeiPregatoDiLevartiDaiCoglioniOGiuroCheIo.
E gli faccio.
Ma ti pare?
E lui scoppia a ridere.
Ma che minchia ti ridi.
E mi fa. Ah no perché sai. Mi sembrava che tu fossi troppo giovane. E la scena era curiosa, ecco.
E ride. Di nuovo.
Santa Pazienza. Alla fine il mio sguardo lo convince che forse è il caso di levarsi dalle palle e si allontana un po'. Senza però smettere di fissarmi. Io faccio bellamente finta che non esista e continuo a chiaccherare di cose immensamente interessanti con i due nanetti al mio fianco. Dopo un pò Gesù si alza e mi si piazza davanti. Di nuovo. E mi fa.
Scusa, sai. Se vi osservo.
E ride.
E io. Senza sorridere.
Ma va. Fai pure, eh. Figurati.
Mi augura buona giornata e scende.
E io ho pensato. Questo me la tira dietro. Questo pezzente malefico lo so io, lo so.
E infatti.
Quindi adesso. La sottoscritta che fa?
Niente. Se ne va nell'altra stanza.
E ciao ciao.
Che non ho mica voglia, eh? Che c'avrei anche altro da fare, io.


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giovedì 28 giugno 2012

Abbelli

Ieri sera vagavo per casa con espressione sofferente. E la motivazione è molto semplice. Ho fatto la figa. Già. Ho portato i nani in piscina e ho pensato. Beh. Se sto all'ombra stai a vedere se mi scotto. Infatti. Mentre mangiavamo comodamente seduti sugli asciugamani mi è scappato l'occhio sul decolléte e. E cazzo ero un peperone. Ho passato le restanti ore della giornata a girare per la piscina sotto un asciugamano bagnato e a spalmarmi tutta con olio di jojoba. Una cretina, insomma. Siccome li ho anche portati leggermente lontano da casa, ho dovuto anche affrontare due metropolitane, al ritorno. Carica di borse, avvolta in una sciarpina messa a mò di scialle, che sembravo non vi dico cosa. Che c'era la gente che mi guardava e mi veniva da chiedere se non avessero mai visto una ragazza un pò rossa. Con i capelli scombinati e gli occhiali da sole fucsia. Dico io. Che poi non avrei nemmeno avuto la forza di litigare. Quindi tanto valeva tacere e andare per la mia strada. Sono arrivata da Mister Ade che quando mi ha vista si è messo a ridere e mi ha chiamata peperoncina. E io l'avrei picchiato. Soprattutto perchè poi ha tentato di abbracciarmi e mi ha fatto un male dell'ostia. Caino. Che poi ha passato tutto il tempo a dirmi che lui me l'aveva detto, di non andare in piscina. Che mi aveva avvisata, di prendere prima un po' di sole sul balcone al tardo pomeriggio. No. Ma vi pare? Io, che non so stare ferma nemmeno cinque minuti, che mi piazzo sul balcone per la tintarella. Non si può fare. Mi scoccio. Ecco tutto. E quindi niente. Mi sono fatta una mega doccia fredda e mi sono rispalmata con olio di jojoba in abbondanza. E alle dieci ero a letto, nuda. Che tentavo di addormentarmi per non pensarci più. Non vi dico poi stamattina. Per trovare dei vestiti che non mi facessero del male fisico, un'agonia. Alla fine ho messo gli swanza e una magliettina morbida e larghina. Poi mi sono avvolta in una sciarpa per andare in scooter. E fanculo mi sono accorta che i miei adorati swanzini hanno uno strappo. E quindi adesso quando arriva Il Disturbatore lo obbligo a cucirli. Che io non sono capace. Che la Patty mi dice sempre "ma che ci vuole"? E io rispondo. "Qualcuno che lo faccia al posto mio". Insomma. Mi sono pure persa il mercato del biologico al paesello mio. Me ne sono ricordata stamattina e mi girano. Cerco di consolarmi convincendomi che sicuramente era una cagata. Ho fame. Devo lavorare. Non ho voglia. Devo cercare un posto per andare in vacanza. Ma è uno sbatti assurdo. Passare mille ore al pc per cercare un campeggio decente e a buon mercato. Che poi ancora non so se dovrò portarmi nano uno e nano due perciò anche volendo non posso ancora prenotare una cippa. Comunque di una cosa mi sono quasi convinta. Tornerò in Toscana. Perchè me ne sono troppo innamorata. Sempre che io riesca a trovare qualcosa, ovvio. E adesso basta. Vado a fare finta che sarà una bella giornata. O giù di lì.



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giovedì 21 giugno 2012

Assenza giustificata

No. E' che io sono una sorella fantastica. E volevo passare il mio giorno libero coi nani. L'idea era di portarli in biblioteca per prendere qualche lettura estiva. Così alle nove in punto ero in Cadorna convinta di prendere un treno che mi portasse a destinazione. Ovviamente non è andata così. Perchè ho scoperto che da qualche giorno i treni per casa dei nani da lì non ci passano più. Tipo io guardo il cartellone. Niente treni. Mmm. Scusi, buon uomo. Ma i treni per casa dei nani? Ah no. Da qui non partono più. Deve andare in Bovisa e cambiare. E capirai. Dopo un paio di imprecazioni mi sono avviata verso la fermata dell'autobus. Tempo di attesa: dieci minuti. E attendiamo. Sono salita sul mezzo, mi sono seduta, e dopo due minuti questo si ferma e ci fa scendere tutti. Vado in deposito. Inutile dirvi le bestemmie. Va bene. Ho fatto un paio di telefonate perchè avevo immensamente bisogno di sfogare la mia frustrazione su qualcuno e sono andata a prendere la metro. Alle dieci e mezza sono arrivata. Sudata e incazzata nera. Mi sono fatta un caffè e ho fumato un drummino lungo come la torre di Pisa.
-Tata?
-Non ci sono per altri dieci minuti. Fila.
Alla fine ci siamo messi a giocare a Monopoli. Un'ora per spiegare le regole, tre lunghe ore di partita passate a rispiegare le regole e a dividere i fanciulli quando si azzuffavano.
-Tu hai più soldi di me! Ti odio!
-Tu sei scemo!
-E tu sei stupido!
Alle quattro e mezza siamo usciti. Stavamo camminando verso la biblioteca quando, puf. Un'illuminazione. Ma davvero io sono convinta di prendere in prestito dei libri quando in casa c'è un nano numero tre che distrugge tutto quello che trova? No. Non è un'idea intelligente. Perciò li ho portati al mercatino dell'usato. Nano numero uno girovagava con aria assente. Io gli mettevo in mano un libro, speranzosa. E lui.
-Io non ci capisco niente.
Ottimo. Nano numero due correva e toccava tutto. Poi tornava verso di me con in mano libri dai titoli che non ripeterò.
-Questo? Posso questo?
-Vedere un pò? No. Direi di no.
-Ma...
-Mettilo giù!
Abbiamo comprato nove libri. La maggior parte scelti da me. Anche se nano numero due ogni tanto ci metteva becco e io non riuscivo a dirgli di no. Perchè dentro di me c'era una vocina che mi diceva. Ehi! Ti sta chiedendo un libro! Sta mostrando interesse! Compragli tutto ma proprio tutto quello che vuole! E così è stato. Quando siamo usciti ne voleva ancora. E io gongolavo allegramente.
-Mi compri "I viaggi di Gulliver"?
-Certo. Appena lo trovo te lo prendo.
-E Geronimo Stilton?
-Si, tesoro. Promesso.
Abbiamo anche trovato un libro per bambini di Daniel Pennac. E io ho tentato di spiegar loro quanto fosse bravo questo scrittore. Nano numero uno mi fa.
-Eh? Come hai detto che si chiama? Ah.
Nano numero due mi ha chiesto di fargli leggere tutti i suoi libri. Inutile dirvi che li ho riportati a casa camminando a un metro da terra. Diventeranno degli avidi lettori? Chissà... ma la speranza è sempre l'ultima a morire. Anzi. Nel mio caso, non muore mai.

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sabato 9 giugno 2012

Bello. No no ma bello


 

Giovedì è stata una giornatona. Innanzitutto sono andata a vedere il nano numero uno che ballava la tektonic allo spettacolo della scuola ed è stato troppo figo. In realtà lui è troppo figo. Ma io sono di parte. Poi col Disturbatore e Mister Ade siamo andati al Live di Trezzo a sentire i Puddle of Mudd. Io, che sono nota per essere una ragazza di compagnia, durante il tragitto in auto ronfavo che era una meraviglia. Potete immaginare che bel faccino sveglio e attento avessi una volta arrivati a destinazione. Insomma. Delle canzoni che conosco ne hanno fatte giusto tre. Il resto è stato molto chenoiamifannomaleipiedihosonnovogliofumareandiamoacasa. L'acustica poi era uno schifo e, come di consueto, avevo davanti due belle pertiche e non vedevo un cacchio. E purtroppo non avevo con me il Vin Diesel della situazione che mi prendesse in spalla. Comunque sono molto fighi, i Puddle. Bisogna dirlo. Però io sono un pezzo di ghiaccio e, a meno che io non sia fortemente ubriaca, non sono il tipo che si esalta più di tanto. Ovviamente questa regola non sarà valida durante il concerto dei Blink 182. Si. Perchè lì credo che salterò, urlerò, canterò, piangerò e cose così. E sono sicura che Mister Ade si vergognerà di essere con me e andrà a nascondersi in mezzo a qualche gruppetto di punk sconosciuti. Mi girano perchè non ho una macchina fotografica decente e so già che non potrò fare delle foto meravigliose ai miei tre ragazzotti. E mi girano anche perchè vorrei tanto andare a vedere anche i Sum al Rock in Idro ma probabilmente non ci andrò perchè mi rompe spendere tutti quei soldi e poi magari suonano mezz'ora. Comunque. Sono felice perchè oggi finisco di lavorare alle due e posso andare a casina a fare la fancazzista. Ci vuole così poco per mettermi di buon umore. Infondo.

 

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lunedì 28 maggio 2012

Indovinate dove sono?

In cesso a fumare. Che ve lo dico a fare. Tra un po' arriva una cliente e io non sono emotivamente pronta per affrontare la cosa. Sarà che stamattina Mister Ade mi ha preparato il caffè e la brioche mi faceva schifo e l'ho rifilata a lui (che poi le ho comprate io e l'altro giorno ne ho tuffata una nel tè e mi era piaciuta un sacco. mah). Allora quando siamo arrivati in negozio ho proposto una visita al bar per cercare di rifarmi e ho preso una brioche che doveva essere ai cinque cereali (a vederla era uguale e poi era li dove c'era il cartellino cinque cereali. la vita è ingiusta) e invece aveva dentro una marmellata rossiccia e dolciastra (ciliegie?) che mi ha dato la nausea. Parliamone. Insomma è iniziata così. Ieri ci siamo fatti mezza Milano coi mezzi per andare dalla Madre e ci abbiamo messo un'eternità causa giro d'Italia. Due palle che non vi dico. Poi alle tre dovevo essere dalla Patty per lo swap e sono arrivata alle quattro sudata come un operaio a petto nudo sulla tangenziale il quattro di Agosto a mezzogiorno. Però ho ricevuto un bracciale con le borchie stupendo che quando Mister Ade è venuto a riprendermi alle sei mi ha guardata e mi ha detto sei una metallara del cazzo. Si. Ti amo anch'io. E niente. Stasera vado a vedere lo spettacolo di fine scuola di uno dei miei nani e poi torno a casa che ci dobbiamo guardare la puntata 237956 di Dragonball. Che c'è Vegeta incazzato nero che vuole uccidere Goan. Che poi a un certo punto mi addormento sul divano e Mister Ade mi sgrida perché non so rispondere alle domande che mi fa per constatare se sono stata attenta. Che vita spericolata, la mia. Ah e poi abbiamo trovato un simbolino scritto a penna sul muro di fianco alla porta di casa e ci siamo autoconvinti che i ladri ci abbiano puntati. E siccome su internet dicono che ogni simbolo ha un suo significato, l'abbiamo modificato. Io volevo trasformarlo in un bel dito medio che sappiamo tutti cosa vuol dire ma il mio fidanzato coscienzioso me l'ha impedito. Allora volevo fare una faccina felice ma a lui non piaceva nemmeno quella e quindi niente gli ho lasciato la penna e gli ho permesso di fare uno sgorbio qualunque. Per il quieto vivere. Poi sono andata a fare un giro del palazzo per vedere se c'erano altre porte segnate e in effetti ne ho trovata una con una m appena sopra al campanello. Mah. Comunque. Ho deciso che non me ne frega niente perchè tanto a casa mia non c'è davvero una cippa da rubare. Anzi. Vabbè facciamo che vado a lavorare, va.

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martedì 10 aprile 2012

Pasqua a zonzo


Ecco. Intanto buona Pasqua in ritardo a tutti. Oggi sono a casa perché (cosa stranissima) ieri sera Il Disturbatore mi ha whatssappato dicendomi che se volevo potevo prendermi un giorno. Wow. Mi son svegliata alle nove con un gran senso di colpa e sto meditando se docciarmi e prendere il bus per andare in negozio. Non c'è niente da fare. Ce l'ho nel DNA. Comunque. Domenica io, Mister Ade e Il Disturbatore abbiamo preso I Nani e siamo andati a fare un picnic in questo posto stupendo. C'era un gran sole ma anche un discreto vento che rompeva parecchio i maroni. Però ci siamo divertiti lo stesso. Soprattutto i miei Nani che hanno corso come matti e han tentato di uccidersi a vicenda un po' di volte. Li ho riportati dalla Madre con qualche livido e stanchi morti. Ad ogni modo. Il posto stupendo è a Canzo. Precisamente località Gayum, dove ci sono le fonti dell'acqua. Eccovi un mini reportage.


Questa che vedete qui sopra è una delle tante cascatine che I Nani mi han fatto fotografare mentre andavamo su per il sentiero.


Questo è uno sbocco sul fiume, dove ci siamo fermati per tentare di mangiarci i panini, sfidando il vento.


Questa è meravigliosa, lo so.


Qui c'era un gioco di colori nell'acqua che mi piaceva un sacco.



E questa è la meraviglia della natura. Che dire. Bello davvero. Altro che Milano. Io in un posto così ci vivrei mille volte più volentieri. Una bella casetta sul fiume. Che in estate hai talmente tanti insetti in casa che ci puoi tranquillamente fare amicizia. E organizzare party ogni sera. Che la mattina esci e vai a riempirti le bottiglie con l'acqua della fonte. Che se vai a fare jogging non devi usare la mascherina. E che se entri in un bar tutti ti salutano e ti sorridono, chiedendoti come sta la famiglia. Non vi sembra un'ottima idea?

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giovedì 29 marzo 2012

Ci sono cose

Sì. Ci sono cose che, quando siamo bambini, non ci dicono. È naturale, ci proteggono, lo fanno per amore, lo fanno perché non sono in grado di spiegare cose che per una mente innocente sarebbero terribili, o semplicemente complicate. Io adoro i bambini. E amo i miei, di bambini. I miei tre cuccioli innocenti. I miei splendidi fratellini. Loro sì, che tirano fuori il meglio di me. Avevo 15 anni quando è nato il primo. E senza di lui non andavo più da nessuna parte. Giravo per il quartiere fiera, con lui nel passeggino che faceva le linguacce e rideva. Guai a chi me lo toccava. Quante litigate, per difenderlo dai coglioni del Bronx. Che, per scalfire il mio sguardo d'acciaio, tentavano il tutto e per tutto. Persino a spese di un bambino, cazzo. Certe cose le ricordo come se fossero successe ieri. Io non sapevo vederlo piangere. E, pensavo, per lui voglio il meglio. Voglio che abbia tutto quello che un bambino deve avere. Voglio che non sia mai triste. Voglio che la sua vita sia speciale. Ma, ovviamente, tutto questo non è possibile. Lui cresce e così gli altri due. Io non sono più a casa e li vedo così poco che quando sono con loro me li spupazzo tutti, fino alla nausea. Spesso mi sento in colpa per non essere più lì. Accompagnarli a scuola, andarli a riprendere e portarli al parco. In estate il gelato, i tiri al pallone, i cartoni animati, i compiti insieme. Mancano, queste cose. E diventa difficile accettare che la loro vita ora corre su un binario diverso dalla mia. Che le domande importanti non le fanno più a me, ma alla mamma o al papà. Che non sono più lì per far loro il bagnetto, che una volta volevano fare solo ed esclusivamente con me. Li sento ancora gridare "No! Io il bagno con te non lo faccio! Voglio la tata! Lei è più brava e mi fa ridere! Tu mi butti il sapone negli occhi!". Non sono più lì per convincerli a mangiare le verdure, passando tutto il tempo a raccontar loro come diventeranno forti e belli mangiando tante zucchine. Come Superman, tata? Sì, amore, proprio come lui. Adesso posso solo correre dopo il lavoro alle riunioni con le insegnanti e tentare di reprimere l'istinto omicida quando le vedo dire al mio bambino che deve impegnarsi di più. E a lui scorron giù lacrime sul viso. Si guarda i piedi ed io penso che vorrei prenderlo e portarlo via di lì, dopo aver dato una testata a tutti. Posso scappar via dal negozio un po’ prima e farmi quasi un'ora di strada per mettermi sul divano a studiare storia per la verifica. Perché, dice mamma, lui studia solo con te. Ma rimane, comunque, sempre poco questo tempo che ho per loro. Vorrei averne di più, solo questo. Vorrei raccontare loro mille storie. Leggere libri insieme e portarli in giro a vedere cose che non hanno visto mai. Per vedere i loro occhi brillare come solo quelli di un bambino. E, ancora adesso nonostante i cinque anni che son passati da quando non vivo più lì, ogni tanto lui mi guarda. E, tutto serio, mi domanda. Tata, ma quando torni a vivere con noi? E a lui non mento, no. Glielo spiego, ci provo. È dura ma, lo sai nano, da me tu avrai sempre e solo verità.

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domenica 18 marzo 2012

Io la Domenica mi punto la sveglia

Sì. Perché altrimenti sono in grado di dormire ad oltranza. Ed è una cosa che odio. Perché la Domenica, porcaccia la miseria, io non la posso, non la devo sciupare. E se mi alzo a mezzogiorno mi ci vuole un attimo ad arrivare alle 18 e questo significa che la giornata sta per finire ed io no, non me lo posso permettere. Infatti oggi è stata una giornata estremamente costruttiva. Stamattina ho fatto i muffin (sì, posterò a breve un'altra ricetta), ho strappato pagine interessanti dalle riviste, ho guardato due episodi di Prison Break e tre delle Desperate Housewives, ho preparato il pranzo, ho messo a caricare l'e-book perché è da un sacco che non lo accendo, ho fatto una cosa che non vi dirò, ho fumato due drummini, ho pelato le patate per stasera, ho mangiato biscotti al cioccolato e bevuto il succo e adesso mi preparo un bagno caldo con l'ultima pallina profumosa della Lush che mi ha regalato al compleanno La Giallona. Sì. Lo so che la doccia è più ecologica. Ma noi il bagnetto lo facciamo in due e Mister Planet dice che è anche meglio. Se non conoscete Mister Planet dovete ascoltare Virgin Radio. Cosa che io faccio tutti i giorni, tutto il giorno. Quello che invece non ho fatto è mettere a posto i miei vestiti sparsi per la camera da letto. E fare andare la lavatrice. E lavare i piatti. E innaffiare le piante sul balcone (ho freddo. io ho sempre freddo). E anche altre cose che non starò ad elencare perché sono troppe. Però. Però non me ne frega un accidenti perché oggi è Domenica ed è l'unico giorno in cui posso fare quello che mi va. Domani devo pure andare al corso e al pensiero mi viene la morte. Solo che ho già bigiato tre volte e proprio non lo posso più fare. Dannazione. Comunque. Sono soddisfatta perché nonostante la mia insegnante sia una fregnaccia e ogni volta che arrivo a scuola, a qualsiasi ora io arrivi stanno tutti facendo merenda e durante la lezione sono più le volte che questa sparisce e non si capisce bene dove cazzo va, ieri ho fatto la manicure a Mister Ade (che mi odia profondamente per questo) e, a parte aver tentato di tranciargli via un pollice, tutto sommato gliel'ho fatta proprio bene. Adesso ha le mani belle belline e morbidine come il culo di mio fratello prima dell'eritema da pannolino. Adesso telefonerò alla Madre che son tre giorni che stranamente non si fa sentire. Devo salutare un nano che domani parte con la scuola e sta via una settimana. Sigh sigh. I miei nani sono tre ed io li amo profondamente. Anche se dopo tre ore sola con loro potrei vomitare, lo ammetto. E poi sono a dir poco terribili. Ormai è quasi un anno che sono inguaiata con sto apparecchio ai denti ma il nano numero uno ogni volta che mi vede mi chiede con la sua vocina simpatica "Tata ma che cos'hai in bocca? Sembri un mostro." Ed io lo vorrei picchiare. Forte. Però è una cosa che non si fa. Perché io sono adulta e devo ragionare da adulta. E i bambini, si sa, sono la bocca della verità. Ma io gliela chiuderei volentieri con la spillatrice, ogni tanto. Però poi lui mi viene vicino e mi dice "Lo sai che ti voglio tanto bene? E tu?" Ed io mi sciolgo come una medusa morta sulla spiaggia. Sì. Non avrei potuto trovare paragone più azzeccato.

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