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mercoledì 3 ottobre 2018

Luglio col bene che ti voglio

Settembre vaffancul e Ottobre pure tuuuu. Zàzàzà.

No, regà.
Mi dovete perdonare.
Non è che io non voglia intrattenermi in vostra compagnia, è che - porca mignotta - qua siamo tornati a pieno regime, proprio.
Ho la scadenza del Calvino che mi ansima sul collo e sto facendo la terza revisione del romanzo perché sono una cazzo di perfezionista dimmerda (ma è giusto così, se lo ritengo ancora da revisionare, dovrà pur esserci un motivo).
Mio fratello quindiciquasisedicenne ha ripreso la scuola a bomba e siamo già a livelli tali che ci tocca studiare fino a tarda sera.
Ho ricominciato a seguire anche altri ragazzini, il che mi porta via qualche altra ora giornaliera.
Leggo come se dovessi battere un record (e sono molto competitiva), perciò viaggio su una media di quattro libri a settimana (ma posso migliorare).
E, per concludere, non ho ancora smesso di adorare il mio essere allegra massaia/contadina, e anche questi compiti, da molti nemmeno ritenuti tali, portano via tempo (la pasta madre è il male, io ve lo dico. e anche il terrazzo con mille piantine da orto che non si curano da sole - però ti danno tante, tante soddisfazioni -).
Enniente.
Per il resto continuo a odiare laggente, la società, il mondo e le canzoni napoletane.
Quindi tutto a posto, non è cambiato niente tra di noi, no?

Senz'e te nun pozzo stà pecché tu m'appartienneeee
Ok, ho finito.
Non vi faccio promesse - perché detesto infrangerle - , però sappiate che, di tanto in tanto, vi penso.

Ci vediamo alla prossima, spero quando sarò un po' meno schizzata di così.

Vi lovvo.

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

martedì 15 maggio 2018

Sono le dieci del mattino

E i programmi per questa mia fantastica giornata attualmente sono:
-scrivere questo post
-leggere l'articolo di copertina di Internazionale
-andare in palestra a sfondarmi di braccia e addominali (e, forse, avventurarmi per la prima volta verso il corso di PILOXING; non chiedetemi cosa cazzo sia perché non ne ho idea. Diciamo che, sulla base delle mie conoscenze palestritive, posso supporre che si tratti di un mix tra Pilates e Boxe. Però diciamo anche che non ho idea di cosa sia Pilates, quindi le mie supposizioni sono pressoché inutili. Vi saprò dire.)
-nutrire il cervello di un dodicenne per un paio d'ore
-nutrire il cervello di un quindicenne per un paio d'ore
-passare l'aspirapolvere
E poi credo di poter affermare che, a quel punto, la giornata starà volgendo al termine ed io potrò infilarmi nuovamente sotto le coperte, afferrare il best-seller di turno e dirmi che sì, anche oggi non ho pensato a cosa voglio fare della mia vita.
Che peccato.
Non ne ho avuto il tempo, si capisce no?
A volte mi domando perché il mio telefono mi comunichi di continuo che tempo fa, quanti gradi ci sono e tra quanto passa l'autobus sotto casa. Cerca per caso di lanciarmi qualche messaggio subliminale? Vuole per caso che io faccia qualcosa?
Non so.
Settimana scorsa ho fatto un colloquio di lavoro.


e qui tocca fare un preludio

Nell'ultimo post in cui vi ho parlato dei cazzi miei (sì, lo so che non lo faccio spesso e che il più delle volte i miei post sono un flusso di coscienza depressincazzata di cui voi non capite assolutamente niente), avevo accennato al fatto di avere tre lavori. Beh, sintetizziamo il tutto dicendo che uno dei due lavori l'ho piantato perché me ne si stava concretizzando un altro (il secondo) che poi alla fine non si è concretizzato e quindi mi è rimasto il terzo (che però non è sufficiente a pagarmi l'affitto). La cosa negativa è che ho pianto per cinque minuti sentendomi una fallita. La cosa positiva è che ho smesso di fumare perché io "i soldi a quelli lì non ce li do più". Che è un ragionamento da cinquenne ma la cosa non mi tocca anzi posso dire che me ne compiaccio perché i cinquenni sono meglio dei trentenni e comunque fumare fa male, ecco. Quindi, in pratica, sono di nuovo alla ricerca di un lavoro. Anche se, a dirla tutta, non mi sto particolarmente impegnando perché non sono affatto sicura di voler trovare un lavoro. E non sono nemmeno sicura di voler fare l'Università (però sono andata a informarmi). Non sono sicura di voler creare un blog serio -senza offesa per il mio swanza- e dedicarmi completamente a quello che una volta, ne sono sicura, era il mio sogno. Non sono sicura di rimettermi in gioco con la musica. Non sono sicura di voler piantare tutto e andare a cercare me stessa in un altro posto, lontano da qui.

preludio's end

E quindi niente, ho fatto 'sto colloquio. Ed è vero che l'ho fatto proprio alla cazzo di cane, eh. Volevo boicottarmi da sola, pare. Non mi sono preparata per niente, non sono nemmeno andata a vedere che cazzo facessero in 'sta azienda, niente. Mi sono presentata lì senza nemmeno un filo di trucco dicendomi che vaffanculo ho passato gli ultimi mesi a preoccuparmi di come apparire, di sembrare figa e al passo coi tempi perché il-cazzo-di-mondo-reale-chiede-questo, di frequentare i posti giusti, sistemare i capelli nel modo giusto, pubblicare le foto giuste ed essere giustagiustagiusta e quindi oh, se mi volete in questa azienda che fa non-so-cosa-e-me-ne-sbatto mi prendete così. E alla fine, ecco, mi fanno LA DOMANDA.

"Ma tu, se potessi scegliere, cosa vorresti fare?"

Allora, in primis, sticazzi. Il mio cervello ha fatto tipo "oh, ma sfigato. ma tu se potessi scegliere, dì un po', staresti qui di fronte a me con quel cazzo di gilet grigio-topo e la riga di lato a farmi 'sta domanda del cazzo, oppure te ne staresti beato su una spiaggia, con in mano una birra ghiacciata e nessun fottuto pensiero in testa?". Sticazzi l'ho già detto?
Poi credo di aver aperto la bocca per far entrare un moschino che, l'avevo visto, stava proprio cercando un posto caldo e umido dove passare la notte e aver fatto "beeeeh". No, non stavo imitando il verso di un ovino. Cercavo di prendere qualche secondo per elaborare una risposta plausibile e alla fine mi è uscito qualcosa tipo "valorizzare le mie competenze, imparare, crescere professionalmente"... ARIA FRITTA.
Perché alla fine, io, cosa voglio fare NON LO SO PERDIO.
A me piacciono un sacco di cose e sono brava in un sacco di cose ma non chiedetemi che lavoro io voglia fare perché non lo so.
E forse è proprio questo il problema. Anzi, uno dei problemi, non minimizziamo.
E quali sono 'sti problemi? Vediamoli insieme, che oggi non so che mi è preso, le dita vanno da sole.

Problema 1) Io so benissimo cosa non voglio fare e vagamente cosa mi piacerebbe fare. E quello che mi piacerebbe fare NON è una cosa sola (tipo voglio fare l'avvocato, il veterinario, l'onicotecnica), giusto per aggiungere un capitolo alla saga idee-chiare-mai-eh?. Mi piacerebbe fare UN SACCO di cose, questa è la verità. O almeno credo, perché non è che io le abbia provate tutte per potermi permettere di dire che mi piacerebbero. Voglio dire, bisogna provare nella vita, no? Cioè, volete dirmi che non capita mai a nessuno di dire "voglio fare l'avvocato", studiare millemila anni per poi scoprire che fare l'avvocato gli fa cagare? Quindi io posso solo dire, a spanne, cosa credo che mi potrebbe piacere. Poi, boh. Fatemi provare.

Problema 1bis) Se non hai le idee chiare, non sai stare al mondo. Se non hai un obiettivo (uno e uno soltanto) da perseguire, non sarai mai nessuno. Se preferiresti sperimentare, viaggiare, scoprire, vivere con poco invece che elaborare un business plan della tua vita, finalizzato al profitto sempre crescente, sei una sega.

Problema 2) Mi ruga tantissimo che la vita delle persone debba essere basata (e giudicata) al novanta percento sul lavoro che fanno. Cioè, quando incontri una persona è come ti chiami, quanti anni hai, di dove sei, CHE LAVORO FAI. E nella maggior parte dei casi se il lavoro non è giudicato interessante la conversazione si conclude lì. Ma cristo. Io non sono il mio lavoro. Io sono una persona, ho degli interessi, dei talenti, magari sono anche simpatica ma se non ho un lavoro interessante, morta lì. Next one.

Problema 2bis) La seconda cosa su cui si basano i giudizi e i conseguenti rapporti con le persone sono gli studi fatti. Ok, non hai un lavoro interessante? Beh, però studi, no? Stai facendo il quinto-master-and-commander-dottorato-ricerca-di-sto-cazzo, giusto? Ah, no? Ok, next one.

Problema 3) Se non sei estroverso, non sei nessuno. Puoi essere falso, ipocrita, malvagio però, ehi, ma quanto sai essere brillante in mezzo a un gruppo di persone? Poco importa che tu non stia assolutamente ascoltando cosa dice il tuo interlocutore, se sai fare le domande giuste al momento giusto, le battute giuste al momento giusto, è fatta. Tu sei il top. Sei introverso? Non ami parlare giusto per far prendere aria alle tonsille? Preferisci conoscere meno persone ma in modo più approfondito? Non ami intrometterti nei discorsi degli altri solo per dimostrare di aver qualcosa da dire? Preferisci evitare le chiacchiere inutili? Beh, ma cazzo. Impara a stare al mondo, no? O altrimenti rifugiati in qualche borgo di montagna in mezzo ai vecchi e parla con le mucche.

Problema 4) Io non so più se le mie scelte sono state e sono ancora guidate da quello che realmente voglio io oppure se sono tutte frutto del mio bisogno di riscatto. E' triste, non trovate? Io non so se voglio veramente fare l'Università oppure se voglio farla solo per dimostrare al mondo che gnegne, l'avreste detto voi? Io, cresciuta in periferia, con due genitori diciamo "maldestri", ai margini della società, tra quelli che la scuola ama "scremare" per non doversene occupare, laureata? E magari col massimo dei voti? NOMADICOAVETEVISTO? E perché adesso non fate tutti un simpatico suca-suca? E la stessa cosa si applica al resto: perché voglio un bel lavoro? Perché penso di fare questo quello e quell'altro? Mi piace? Voglio ottenere dei risultati che mi daranno soddisfazione? Oppure voglio solo riscattarmi e dimostrare a tutti che non sono una fallita ignorante?

Problema 5) La paura del tempo che scorre. Sì, perché io sto sempre a pensare al dopo. Ok, mi iscrivo all'Università, e poi? Cioè, se mi iscrivo adesso vuol dire che, se va bene, mi laureo a 36 anni. E il resto della vita? E se poi voglio un figlio? No, perché, mica posso fare un figlio se sono troppo vecchia, poi. Poco importa che io adesso un figlio non lo vorrei manco se mi bussasse alla porta una cicogna e mi dicesse "ehi, solo per te oggi c'è un'offerta speciale, ti lascio due poppanti al prezzo di uno e ti evito anche di tirare giù santi e madonne per nove mesi: pensaci, niente pancia esplosiva, niente mal di schiena, nausee, piedi gonfi, vagina che si allarga... solo un paio di neonati freschi freschi e già lavati, con i tuoi geni, eh? Chiaro.". E se poi non mi piace? E se mi nego cose belle per studiare e poi non mi serve a un cazzo? E se sticazzi?

Problema 6) Io non ho mamma e papà che finanziano le mie cazzate. Le mie cazzate, signori, sono ufficialmente autofinanziate. 

Sono le undici e mezza e la mia conclusione è che probabilmente andrò in terapia. L'alternativa è che io mi dia alle droghe pesanti nella speranza di lobotomizzarmi il cervello e smetterla di pensare a quale cazzo sia lo scopo della mia vita. Cosasonoquiafarecosasonoquiafarecosasonoquiafare. Mi sembra di essermi rimbecillita. Ma un po' di sana ignoranza, no? Menefreghismo e superficialità? No, non è fattibile. Ho scoperchiato il vaso di Pandora ormai troppo tempo fa. Non c'è più tempo per ritrattare. Non si torna indietro. Vivere come penso di voler vivere io è davvero un macello, lasciatemelo dire. Non fai in tempo a connetterti con te stesso che, boom, cambia qualcosa. Ed io devo avere qualche seria difficoltà. Forse mi odio. Lo penso perché ogni volta che vado a yoga e l'istruttrice dice "ok, adesso sentitevi", piango.
Se sentirmi mi fa questo effetto forse non è proprio un buon segno.

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giovedì 20 luglio 2017

Fotte sega

In questo periodo sono un po' così.
Ho finito la scuola e mi sento vuota. Avrei giurato che mi sarei sentita felice. In realtà non provo un cazzo. Forse non ho ancora veramente capito.

Che è successo? Chi? Parli con me?

Vabbè.

Luglio 2015. Saltellavo allegra per le strade, convinta che non ci fosse più speranza quindi tanto valeva sbattersene.
Luglio 2016. Stavo in ansia. Tiamonoforsenosentiscusanonloso.
Luglio 2017. Pensavo di poter essere me stessa e invece no. Ma poi chi sono io? Tutto si ribalta.

Un po' di pace, no? 

Vabbè.

La verità è che ci credevo, poi ho smesso, poi ho ricominciato, e adesso ho smesso di nuovo.

Ciao sono Ade e vaffanculo.

Comunque. Lo so che non ci state capendo un cazzo. Ma d'altronde se non capisco io non vedo perchè dovreste capire voi, vi pare?

Non so più come si fa a scrivere, credo. Ma almeno su questo punto non mi darò per vinta.

In realtà io non mi do mai per vinta. Però ci sono un sacco di cose che mi fanno incazzare e a volte vorrei davvero essere capace di darmi per vinta. E ciao.

La dura realtà credo sia che io sono una piccola testa di cazzo ingenua.

No, ma dai?

A volte sono davvero davvero convinta che le cose possano essere GIUSTE. Che la verità vinca. I buoni pure. L'amore per sempre esiste. Le persone che ti amano non ti mentono. Il profitto non è il primo pensiero dell'uomo. Le crudeltà un giorno finiranno. Il mondo tornerà ad essere bello. E cazzate cose così.

Mi viene in mente quella sera, io e te.

Sì, tu. Coglione.

Seduti in un bar a Granada, ubriachi, a discutere su quanto positivi siano la presenza dell'uomo sulla terra e il progresso.

Pensa alle cose buone che abbiamo fatto.

Sì, ma a che prezzo?

Pensa che, piano piano, alla fine miglioriamo.

Penso che se ci estingueremo, un giorno, ce lo saremo meritato.


Ecco. Quella sono io. Quella sono io oggi, ancora.
Io la odio la gente. Odio te. Odio tutte le cazzo di cose di cui pensiamo di non poter fare a meno e non capiamo che non servono a una sega. Odio chi non dice quello che pensa. Odio chi mente. Odio i superficiali. Odio gli stupidi.

Forse, scrivendo questo post, mi sto rendendo conto di quale sia il problema.

Ho ricominciato ad avere il tempo per pensare.

Però voglio guardare il lato positivo.

Ho ricominciato ad avere il tempo anche per scrivere.

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lunedì 10 luglio 2017

The End

E niente.
E' tutto finito ma io non me ne sono ancora veramente accorta.
Sono ufficialmente una donna diplomata da ormai qualche giorno, con il massimo dei voti, of course.
Perché sia mai che io decida di fare una cosa e poi la faccia mediocremente, ci mancherebbe.
Questi tre anni sono stati una dura prova, una strada sempre in salita, e ora che ne sono uscita mi sento come un enorme vuoto nello stomaco.
Ora più che mai ho bisogno di dare un senso a tutto quanto. E' finito il tempo in cui me ne stavo seduta a guardare la vita che mi scorreva davanti, troppo impaurita per fare qualsiasi cosa.
Adesso so cosa posso fare.
Posso fare TUTTO.
Potrà sembrare banale ma per una come me, cresciuta con la convinzione di essere stupida e di doversi sempre accontentare di quello che arriva, questa lotta durata tre anni è stata la prova lampante, per me stessa in primis poi per il mondo, che SI SBAGLIAVANO.
Io come un carro armato ho distrutto tutto quello che avevo costruito perché l'avevo costruito su false certezze. E mi faceva schifo.
Troppo spesso ho subito l'ingiustizia dei pregiudizi, ancora più spesso ho lasciato che quell'ombra si abbattesse su di me e provasse a piegarmi, se non a spezzarmi.
E, ops, scusate. Sono ancora in piedi.
E' giunto il momento di imparare a GRATIFICARSI, mi ha detto qualcuno.
Credo di averlo imparato.

Non so quanto spesso tornerò qui.
Ho poche certezze e molte idee.
E sono felice.

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mercoledì 7 giugno 2017

Di Ade e di me

I muri sono stati abbattuti. I confini non esistono più.
Ade è me. Io sono Ade.

Questo mio percorso sta per concludersi. Ho imparato così tante cose di me, e di Ade. Così tante.
Così tante ne ho lasciate andare, anche.
Tra due settimane esatte darò il mio ultimo esame.
Chi sono diventata, nel frattempo?
E chi diventerò?

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martedì 20 dicembre 2016

Nonostante ormai

Io tutto mi senta, fuorché una blogger, non mi sono ancora decisa ad abbandonare definitivamente questo posto. Credo che, in qualche modo, il saperlo qui mi dia una specie di sicurezza mentale.
Forse dovrebbero internarmi, ma questa è un'altra storia.
Insomma.
Vorrei raccontarvi qualcosa di me, giacché l'Ade che conoscevate un tempo adesso è un'Ade diversa, diciamo un'Ade in transito, o qualcosa di simile.
Ma è piuttosto difficile cominciare a parlare di sé con degli sconosciuti, anzi forse lo è ancora di più iniziare a parlare di sé con qualcuno che ora ci è sconosciuto, ma prima non lo era affatto.
Non so se mi spiego.
Ogni volta che passo di qui mi sento un po' come se entrassi in una stanza che una volta è stata la mia stanza, alle pareti ci sono attaccati tutti i poster che una volta erano i miei poster, nei cassetti vestiti che una volta erano i miei vestiti e, entrandoci, mi sentissi come in luogo mio ma non mio. Mio alla lontana, diciamo.
Ciaone, proprio.
E non mi sono ancora fatta la canna della buonanotte.
Comunque.
Sono qui, seduta alla mia scrivania. Ho tracannato un bicchiere di rosso, mangiato una sgradevole pasta di grano saraceno (no perché, cioè. visto che la sera torni a casa ed è tardi, non vorrai mica mangiare la pasta normale che poi ti vai a coricare e figa fai ciao agli zuccheri nel sangue, ciaoooo. questa è più o meno la spiegazione razionale che mi do quando faccio le cagate e poi voglio convincermi che, alla fine dai, un motivo serio e ragionevole c'era, no?), dell'ottimo tofu con peperoni e capperi, i miei gatti ronfano allegramente sul divano, la lavatrice fa la centrifuga echissenefrega. Tutto questo per dire che, a vedermi così, potrei pure sembrare la solita, cara, vecchia Ade. Gattara, vegetariana, pantofolaia, alcolizzata e con un principio di deficienza congenita. L'ultima l'ho aggiunta perché mi garbava di scrivere "congenita" e comunque questo è ancora il mio cazzo di blog e ci posso scrivere il cazzo che mi pare.
Per giunta, Paco ha appena deciso di interrompere il suo sonno perenne per venire sulle mie gambe a rompere i coglioni.
E niente.
Sapete, di cose qui ne succedono parecchie.
Per esempio, io sono al mio terzo e ormai (spero) ultimo anno di superiori. In camera mia, in cima a una pila di circa venti o venticinque libri da leggere, ce n'è uno sulla cui copertina spicca una roba che fa tipo "guida alle università", o giù di lì.
Poco importa che io abbia quasi trent'anni, mi sento quasi grande. Mi sento quasi all'ennesima svolta della mia vita. Mi sento quasi che ancora non ho capito un cazzo però ce la posso fare.
Mi sento bene, alla fine.
Mi sento in continua competizione con me stessa.
Puoi fare di più, Ade. Lo sai.
C'è aria di cambiamenti, anche. Vestiti e scarpe vecchie da buttare, soppalchi da svuotare, valigie da riempire e poi disfare, amici da perdere, amici da accettare, microfoni da abbandonare, lunghi e dettagliati elenchi da compilare, mille e mille cose da imparare.
Ho un cervello che è una macchina da guerra e mica lo sapevo, prima. Mica ne ero cosciente, prima.
Penso che se mi mettessi a scrivere una lista delle cose che prima non sapevo e adesso so potrei scriverci un post così lungo da riempire un blog intero che, a un certo punto, il capo supremo dei blog mi telefonerebbe e, con fare intimidatorio, mi direbbe oh ciccia hai finito o no.
Sì, ho finito.
Non ho più un cazzo da dire e lo dico come cazzo mi pare, che non ho più un cazzo da dire. Perché questo è o non è ancora il mio cazzo di blog, sì?

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venerdì 19 agosto 2016

Bicycle or die

Enniente.
La vostra Ade è qui, miei cari.
Anche se si fa vedere molto poco, lei c'è.
Non dubitatene. Non fatelo mai.
Nemmeno quando sarete colti dalla più totale disperazione dovuta, chessò, alla perdita di un Pokemon.
Nemmeno quando, ascoltando Raphael Gualazzi, penserete "mm, niente male".
Nemmeno quando andrete in sciolta dopo l'impepata di cozze.
Lei sarà lì con voi, miei cari. Ade c'è. Sempre.
Dette le mie cazzate, passiamo al reale motivo per cui sono qui, quest'oggi.
Mi mancavate un ssssaccccooooo.
No, cazzata.
La verità è che non ho nessuna voglia di mettermi a studiare discipline turistiche.
Molto meno romantico, vero?
Oh vabbè, cazzo vi aspettavate. Se volete del romanticismo andate a cercarlo da un'altra parte.
Tipo nei vostri sogni.
Ok, ho finito.
Dovete sapere, miei allegre marmotte, che la vostra eroina sta passando l'Agosto in quel di Milano, a lavorare e a studiare assai.
Questo perché lei ODIA, ma che dico, DETESTA proprio andare in vacanza.
No, cazzata.
La verità è che sono squattrinata e ho un esame a Settembre per il quale sarei più che preparata se non fosse che durante l'anno non ho studiato una sega.
Dunque eccomi qui, a fissare il programma di studio su excel piangendo a cercare di recuperare dieci materie in un mese.
Quando la sera arrivo a casa sono talmente stanca che non ho nemmeno più bisogno di drogarmi per dormire, e ho detto tutto.
Ma passiamo alle cose importanti.
Dovete sapere, mie gioiose cavallette di montagna, che la vostra eroina, da alcuni mesi a questa parte, si è trasformata in un'agguerrita bicycler.
Sì, automobilisti milanesi che mi state leggendo, potete iniziare ad odiarmi a tremare.
Perché io sono il prototipo esatto del ciclista pazzo che brucia i semafori rossi, si lancia in pittoreschi slalom tra le auto in coda, salta su e giù dai marciapiedi e sfreccia davanti ai tram.
Da quando la storia d'amore tra me e il mio bolide è iniziata, non sono più la stessa persona.
Sono perennemente in pantaloncini, ho i capelli sempre più corti, due cosce di marmo e inizio a conoscere e apprezzare zone della mia città che prima manco per il cazzo.
Per non parlare della totale indipendenza dalla mia nemesi: i mezzi pubblici.
È bellissimo.
Però, ecco.
Siccome, mie anguste cimicette, la vostra adorata in queste settimane sta facendo orari assurdi e, se dovesse farsi anche 30 km al giorno, probabilmente diventerebbe una serial killer in tempo zero, ecco che scatta il piano B.
Caricare la bici sulla metropolitana.
AHITU! CHE AFFRONTO! CHE INCREDIBILE IMPRUDENZA!
No, voi non potete capire. Se non avete mai provato questa esperienza, dovete assolutamente rimediare.
È UNO SPASSO.
Gente che, quando sali, si ALZA e si SPOSTA, come se la bici potesse, chessò, farsi esplodere.
Gente che passa tutto il viaggio a guardare prima te, poi la bici, poi di nuovo te, poi ancora la bici e via così finché non scende e può finalmente VOMITARE nel primo cestino per la spazzatura che incontra.
Gente che, se devi scendere, ti ostacola volutamente il passaggio perché CAZZO FAI PORTI LA BICI SULLA METRO, FIGA (questa immaginatevela detta con l'accento giusto, figa).
Insomma, i milanesi sono estremamente turbati dalla presenza della mia bici sulla metropolitana.
Ed io, chiaramente, mi diverto un sacco.
Detto questo, miei amati fagiani rosa, mi metterò a studiare.
Altrimenti stasera il mio fidanzato mi fa un culo così.
Ops, non vi avevo detto del mio fidanzato? Oh, che terribile mancanza!
Che, siete curiosi, per caso?
MUAHAHAHAHAHAH.
Ok, ho finito.
Tanto lo so che siete in spiaggia e non ve ne frega un cazzo.

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lunedì 29 dicembre 2014

Tornare a scuola

A ventisette anni, è una decisione che non tutti sono in grado di capire.
Per esempio, Il Disturbatore, non l'ha mai capita.
Non la capiva quando volevo tornare a scuola a ventitre, figurarsi ora.
Solo che, a ventitre, ero ancora succube. Ora no. E c'è una bella differenza.
Ma non sono qui per parlare di lui, certo che no.
Sono qui per raccontarvi qualcosa di me, che non lo faccio da tanto tempo.
Come vi ho già accennato, a Settembre di quest'anno ho iniziato a frequentare una scuola serale per recuperare un diploma che, per cause che non starò a spiegarvi (ma chi mi segue da un po' dovrebbe conoscere), non ho preso quando avrei dovuto.
Per me, che sono l'antisocialità, ritrovarmi in una classe con ventisette cristiani è stato un trauma.
La mia prima vicina di banco è stata una ragazza eritrea con delle fantastiche treccine che continuava a sbattere pericolosamente vicino alla mia faccia. Poi si girava e mi diceva "scusa, sto invadendo il tuo spazio! Vuoi una caramella?". Inutile dirvi che è durata poco, nel giro di qualche giorno si è spostata nella fila dietro.
La seconda vicina di banco è stata una diciottenne pugliese, appena arrivata a Milano per seguire il suo ragazzo. Lei non faceva altro che parlare e parlare e parlare ed io fingevo di ascoltarla bestemmiando mentalmente. Il nostro amore è finito quando ha scoperto che io il sabato sera non vado sui navigli e ascolto musica rock ("che musica ascolti?" "rock" "ah, e che musica è?").
Alla fine ho sfrattato l'eritrea e nella fila dietro ci sono andata io, e fanculo al mondo.
All'inizio è stata dura. Superate le prime settimane, il gioco ha cominciato a farsi pesante ed io ho avuto momenti di sconforto tali, che mi chiudevo in casa a pensare a quanto la mia vita fosse un totale fallimento.
Per una come me, educata a credere di essere una deficiente, non è una cosa poi così nuova. Sono cose che capitano spesso, anzi. Basta veramente poco per far scattare la molla del "non sai fare un cazzo" ma, fortunatamente, ho imparato a uscirne. Con fatica proporzionata alla misura del trauma, ma alla fine ne esco.
E così è stato. Mi sono ripresa e ho iniziato a fare sul serio.
Ce la posso fare, e ce la farò. Vi pare?
Ora però la smetto di fare la sborona e vado a studiare chimica. Che è meglio.

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