Proviene da siti porno/di incontri sessuali.
Ora, qualcuno mi spiega il perché?
Sarà forse il mio inconscio che vuole dirmi qualcosa?
Comunque.
Ieri ho completato l'iscrizione al Calvino e oggi sono una donna libera dall'ansiAHAHAH.
Ho finito.
Poco fa, mentre passeggiavo sotto la pioggia, mi sono soffermata su un pensiero.
Ma quanto sei fottutamente drastica, tu?
Sì. Credo sia un difetto, ma non ne sono poi così sicura. In ogni caso, è la realtà dei fatti.
Se qualcuno mi delude o mi manca di rispetto, io chiudo.
Ci metto un nano secondo.
Sarà che non amo circondarmi di persone inutili, sarà che la poca energia che intendo dedicare ai rapporti umani la voglio spendere con chi se lo merita, sarà che sono stronza, chissà.
Però, poi, ci penso ancora un po' su.
In fondo, tu sai anche perdonare e ripartire da zero, se vuoi.
Ed è la verità, so farlo, aaah se so farlo.
E allora perché non con tutti? Qual è la mano che guida le scelte che faccio?
Oh, ve lo dico. Queste sono elucubrazioni nude e crude. Scrivo mentre rifletto, rifletto mentre scrivo. Il nonsense è dietro l'angolo.
Forse, è possibile che nel profondo io riconosca le persone su cui mi ero sbagliata - magari sovrastimandole - e quelle su cui invece no, quelle che magari sono inciampate nella merda e si sono solo sporcate un tantino la faccia (per dirla con il mio solito savoirfaire).
Oh beh, a volte me ne dispiaccio, però.
Vorrei essere capace di mantenere quei rapporti tanto sterili quanto tattici che molti portano avanti in eterno, invece di pretendere solo il meglio e se il meglio non c'è, beh, che si fottano tutti, io ho i miei gatti.
Vorrei anche essere capace di sorridere per finta, di plastificarmi la faccia, di non mostrare i miei veri sentimenti ogni cazzo di secondo.
Perché è vero, alla fine. Se ti odio ma quando ti vedo ti saluto, sorridendo gioviale, non ti darò modo di pensare, voltate le spalle, "guarda quella, che mi dà ancora così tanta importanza che nemmeno riesce a salutarmi.".
Però non ce la faccio, no.
Ed è un difetto, forse.
Però, alla fine, chissenefrega.
E no, santa pazienza, non voglio cambiare chissenefrega con chi se ne importa, dannato correttore formale.
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giovedì 11 ottobre 2018
Il boom delle visualizzazioni
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domenica 26 agosto 2018
Sono una persona difficile.
È vero.
Non sono estroversa ed espansiva, non parlo di me con cani e porci, tendo ad osservare la gente a lungo prima di aprirmi - e spesso non lo faccio - , sono molto, molto selettiva, non mi interessa avere una lunga lista di finte amicizie solo per avere qualcuno da chiamare quando mi annoio, non mi piacciono le persone superficiali - ma non per questo non mi piace divertirmi - , non amo essere al centro dell'attenzione, non sono l'anima della festa, spesso preferisco ascoltare piuttosto che parlare - quello lo faccio solo se ho davvero qualcosa da dire, che questa sia o meno in accordo con chi tiene le redini del discorso - , non muto la mia opinione per compiacere il prossimo, non m'interessano gli stupidi, non sopporto chi non ascolta, non guardo la televisione - nemmeno ce l'ho - , non seguo le mode, mi tedia girare per locali a spendere tre volte tanto il giusto prezzo per una birra solo perché "figa hai trent'anni cazzo fai stai a casa il sabato sera", tendo a non fidarmi della gente, odio lamentarmi e chi si lamenta, per questo non parlo quasi mai dei miei problemi e mi tengo tutto dentro finché non esplode in un fragoroso boom che mi sfrangia gli organi interni, disprezzo i presuntuosi, non tollero i maleducati e chi mi manca di rispetto, ho molta pazienza, ma se la perdo non la recupero più, difficilmente perdono chi si prende gioco della mia fiducia, ho poca autostima e tendo a svalutarmi, per questo non sono per niente brava a "vendermi", non so fingere e fatico a mentire, infatti se mi stai sul cazzo magari non te lo dico ma, fidati, me lo leggi in faccia, detesto l'ignoranza, detesto ignorare, faccio presto a sentirmi piccola, a volte sono arrogante, non mi piace essere criticata, ma rifletto sempre su ogni critica che ricevo, sono competitiva e non so perdere, a volte mi arrabbio per delle minchiate, ma non smetto mai di lavorare su me stessa. Amo leggere, scrivere, i miei gatti, gli animali tutti, le patate, la musica, cantare, la natura, il silenzio, me stessa.
Sono stata timida, poi spaccona, poi timida e ora non lo so che cosa diavolo sono e, francamente, nemmeno m'interessa.
Mi sento sola. A volte sto così male che, davvero, vorrei prendere il telefono e chiamare una mia amica solo per sfogare quel dolore che mi emigra dentro, ma non lo faccio. Lei è troppo impegnata, lei è appena diventata mamma, lei è lontana ed è troppo tempo che non parliamo più, lei ha già i suoi problemi. Allora apro un libro e leggo, talvolta scrivo, ma è ormai da tempo che non sono più così brava a lamentarmi con le pagine bianche. Scorro i social degli altri e vedo gruppi di amici sorridenti che stanno insieme, si divertono, si taggano, vanno in posti. Poi guardo la mia e ci trovo citazioni dei libri che mi piacciono.
Mi chiedo se forse, davvero, non sono sbagliata io.
Sono una ragazza problematica, han detto. Ed io so che l'hanno detto perché, semplicemente, non sono riusciti a scalfirmi. Oggi ho trent'anni e posso dire di essermi fatta da sola. La mia famiglia è quello che è e, vaffanculo, non intendo lasciarmi giudicare per questo. Sfido qualsiasi stronzo snob e paraculo come voialtri che avete sempre il giudizio pronto a farvi un solo anno dell'adolescenza che mi sono fatta io e vedere come cazzo ne venite fuori. Io, che possa strozzarmi con la saliva in questo preciso istante se dico stronzate, ho duecoglionicosì. E sì, va bene, ho lasciato la scuola a quindici anni e a venticinque mi sono rimessa in gioco, mi sono iscritta a corsi serali comunali, ho dato due esami da privatista studiando due anni di programma in uno e lavorando nel frattempo, mi sono fatta la quinta statale, dove la metà dei professori che avrebbero dovuto formarmi vedeva noialtri disadattati del serale come dei poveracci ignoranti sottolamedia e nessuno, nessuno mai, durante questo percorso, si è reso conto di quanto coraggioso e importante fosse quello che stavo facendo. Quando ho comunicato il mio 93/100, mia madre mi ha detto "brava, finalmente hai finito, adesso posso chiederti un favore?" e mio padre "sapevo che ce l'avresti fatta". Notare, che qualche anno prima mi aveva detto "a cosa ti serve iscriverti a scuola, impegnati piuttosto nel lavoro che fai", contribuendo a ritardare di altri tre anni la mia decisione, perché ero solo una povera stupida che faceva sempre, sempre quello che gli altri si aspettavano che facessi. E no, va bene, non ho fatto l'Università. E forse non sono la fidanzata bionda, estroversa, di buona famiglia, laureata con lode che avresti voluto per tuo figlio. Però sono intelligente, sveglia, onesta, buona e so fare un mucchio di cose. E va bene, magari non parlo molto, magari non do fiato alle trombe solo per dimostrare che ho le tette più grosse delle tue, magari non sono così brava a fingere - qualità oggi ritenuta indispensabile - , però sono forte e mi sono tirata fuori dalle situazioni più di merda che tu, povera bigotta ipocrita del cazzo, non sei nemmeno in grado di immaginare. È facile parlare quando si hanno avute tutte le possibilità, difficile comprendere che possono esserci difficoltà diverse, che una ragazza può essere stata costretta a fare le scelte che ha fatto, perché a quindici anni io ero già grande, dovevo esserlo, non avevo altra scelta. Certo, tutte queste cose tu, voi, non le sapete perché io non ve le ho dette. Ma, come accennavo poco fa, io a vendermi non sono per niente brava.
È facile giudicare al primo colpo d'occhio perché a guardare - guardare veramente - ci vuole tanta, troppa fatica.
Meglio giocare con lo smartphone, no?
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lunedì 13 agosto 2018
No, ragazzi.
Questa cosa che sono in bici dall'altra parte della città e, boom, esplode il temporale ed io cerco un ponte, lo trovo, mi fermo, sento il rumore della pioggia, il fresco che le gocce mi hanno appena lasciato sulla pelle e mi dico no, io non voglio stare qui sotto, e allora mi rimetto in sella e via, a tutta velocità, i muscoli spingono, sono forti, la bici vola, gli occhiali puntellati di piccoli pallini bagnati, il vento mi esplode sulla gola, in faccia, tra i capelli, sulle spalle nude, le macchine sfrecciano ed io rido, è bellissimo, sono libera, sono veloce come il vento, sono io.
No, tutto questo non mi preoccupa.
A preoccuparmi, invece, è il fatto che, in quest'immagine idilliaca di una me saettante per le strade vuote di Milano, bagnata e gaudente, la mia mente canticchia la Pausini.
Boh, forse sto impazzendo.
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No, tutto questo non mi preoccupa.
A preoccuparmi, invece, è il fatto che, in quest'immagine idilliaca di una me saettante per le strade vuote di Milano, bagnata e gaudente, la mia mente canticchia la Pausini.
Boh, forse sto impazzendo.
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giovedì 19 luglio 2018
Non sono una fanatica degli oroscopi
Anzi, quando ero ragazzina avevo un'amica che non usciva di casa finché non avesse ascoltato l'oroscopo del giorno (mi pare tipo al tg5) ed io ogni volta mi domandavo come fosse possibile crederci sul serio.
Però da quando ho scoperto Internazionale ho imparato ad amare l'oroscopo di Rob Brezsny, che è ben lontano dall'essere una "previsione" quotidiana, piuttosto è un simpatico consiglio - farcito di citazioni e aneddoti - che, non so davvero come, con me azzecca quasi sempre il tiro.
Quello di questa settimana, poi, mi ha lasciato veramente di stucco.
Però da quando ho scoperto Internazionale ho imparato ad amare l'oroscopo di Rob Brezsny, che è ben lontano dall'essere una "previsione" quotidiana, piuttosto è un simpatico consiglio - farcito di citazioni e aneddoti - che, non so davvero come, con me azzecca quasi sempre il tiro.
Quello di questa settimana, poi, mi ha lasciato veramente di stucco.
SCORPIONE
Emily Dickinson ha scritto 1775 poesie, in media una alla settimana
per 34 anni. Mi piacerebbe che tu varassi un progetto profondo
e duraturo che richiederà altrettanta tenacia e dedizione.
Sei pronto ad ampliare la tua visione di quello che puoi fare?
I presagi astrali indicano che i prossimi due mesi saranno
il periodo ideale per impegnarti in una grande impresa,
in cui darai il meglio di te per il resto della tua lunga vita!
Ok, ora parliamone.
Mi sono rimessa a scrivere, e questo voi già lo sapete. In particolare sto rivedendo/modificando il primo romanzo che ho scritto e quello che ne sta venendo fuori è uno spettacolo. Qualcuno di voi, in passato, ha potuto leggere la prima versione ed io ricordo bene le impressioni che ne sono uscite. In particolare, qualcuno mi disse: bello, ma ora parliamo di cose serie. Nel senso che, sì, la qualità c'era, ma era ancora acerba. E, in effetti, quando qualche settimana fa - prima di imbarcarmi in questa impresa - l'ho riletto, anch'io ho pensato la stessa cosa. Mi era già capitato in passato, lo ammetto, ma mi ero sempre rifiutata di modificarlo perché temevo di snaturarlo, di portargli via quella parte di me così diversa che ero al tempo in cui lo scrissi. Poi è successo qualcosa. Intanto mi sono detta: se non piace a te, come puoi pretendere che piaccia a qualcun altro? E direi che questa è una buona, anzi ottima motivazione per rimetterci mano. Poi, oggi, la qualità della mia scrittura è EVIDENTEMENTE migliore di quella di anni fa, che era appunto acerba.
Oh, hai finito di divagare?
Ma che ne so, mi sono persa il punto in cui volevo arrivare.
Dunque, ricapitolando. Sto modificando il romanzo, e anche parecchio. Ho fatto mia una frase di non so chi - leggo troppo per ricordarmi di affibbiare ogni citazione al suo autore - che dice più o meno questo "se puoi dirlo con meno parole, fallo". Ed io lo faccio. Inoltre sto tagliando senza remore tutte le parti che non mi convincevano: ho eliminato personaggi e intere scene e, cosa più importante, ORA HO CAPITO COSA VOGLIO COMUNICARE. Già, perché prima mica lo sapevo. Io scrivevo e ciao. E invece poi ho letto quel piccolo manualetto di Jack London che mi ha spiegato un sacco di cose, nonostante sia morto da più di cento anni. E sì, cazzo. Ecco cosa mancava! Cosa vuoi dire, Ade? Cosa vuoi lasciare dentro a chi ti legge? Non vorrai mica scrivere romanzetti asettici buoni solo per adolescenti ormonati, no?
"Come farà, caro signore, signora o signorina, a raggiungere la distinzione nel campo che ha scelto? Col genio? Oh, ma lei non è un genio. Se lo fosse non starebbe leggendo questo righe. [...]"
Corretto, Jack.
Inoltre, il mio defuntissimo guru, mi ha spiegato che per essere scrittore bisogna avere una filosofia di vita, una "scorta personale di idee e esperienze [...], né più né meno qualcosa da dire".
"E tu, giovane scrittore, hai qualcosa da dire, o credi soltanto di avere qualcosa da dire? Se ce l'hai, nulla potrà impedirti di dirlo. [...]"
Sì, Jack. Ce l'ho qualcosa da dire e ho anche una mia propria filosofia di vita, grazie per avermelo fatto notare.
Stai. Divagando. Di nuovo.
D'accordo, torniamo al succo della questione. Giusto ieri ho dato una svolta essenziale al mio lavoro e ne sono molto fiera.
E tu sei pronto ad ampliare la tua visione di quello che puoi fare?
Sì, sono pronta, Rob.
In ultimo, il caro Rob, ci ha preso anche sulle tempistiche. Mi sono data fino a Settembre per terminare quest'opera e, una volta conclusa, proseguirò nella mia impresa e non mi fermerò, perché intendo davvero dare il meglio di me per il resto della mia lunga vita!
Ps
Il manuale di Jack è da leggere minimo una volta alla settimana. Non scherzo.
Ciao belli.
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mercoledì 20 giugno 2018
Trent'anni e siamo ancora qua
A domandarci cose, a singhiozzare sul letto, a chiederci perché.
Quando avevo sedici anni pensavo che a trenta sarei stata grande abbastanza.
Oggi mi vedo piccola e mi accorgo che lo sono.
Le mie amiche si sposano, figliano, hanno lavori stabili.
Io penso che mi piacerebbe occupare quella casetta lì, sopra il Piave, e fare l'eremita.
Di trovare posto in un'azienda, alla fine, non me ne frega niente.
Di avere una stabilità, di annegare nell'abitudine, nemmeno.
Odio la maggior parte delle persone.
Sei ciò che odi.
Eh, allora sono un mucchio di cose brutte.
Non so perché le odio, forse perché sto affogando nella sfiducia globale.
Mi chiedo se sarò in grado di aiutarmi da sola.
Un giorno dico sì, l'altro dico mah, e poi mi abbraccio le gambe.
La verità è che le cose da risolvere sono davvero tante ed io devo mettermi in testa che non le posso affrontare tutte insieme.
Ma come, dai. Vuoi dire che non ci riesci?
Esatto, cazzo. Non ci riesco.
Sei ciò che dici.
Eh, allora sono un mucchio di cose brutte, perdio.
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Quando avevo sedici anni pensavo che a trenta sarei stata grande abbastanza.
Oggi mi vedo piccola e mi accorgo che lo sono.
Le mie amiche si sposano, figliano, hanno lavori stabili.
Io penso che mi piacerebbe occupare quella casetta lì, sopra il Piave, e fare l'eremita.
Di trovare posto in un'azienda, alla fine, non me ne frega niente.
Di avere una stabilità, di annegare nell'abitudine, nemmeno.
Odio la maggior parte delle persone.
Sei ciò che odi.
Eh, allora sono un mucchio di cose brutte.
Non so perché le odio, forse perché sto affogando nella sfiducia globale.
Mi chiedo se sarò in grado di aiutarmi da sola.
Un giorno dico sì, l'altro dico mah, e poi mi abbraccio le gambe.
La verità è che le cose da risolvere sono davvero tante ed io devo mettermi in testa che non le posso affrontare tutte insieme.
Ma come, dai. Vuoi dire che non ci riesci?
Esatto, cazzo. Non ci riesco.
Sei ciò che dici.
Eh, allora sono un mucchio di cose brutte, perdio.
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