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martedì 20 dicembre 2016

Nonostante ormai

Io tutto mi senta, fuorché una blogger, non mi sono ancora decisa ad abbandonare definitivamente questo posto. Credo che, in qualche modo, il saperlo qui mi dia una specie di sicurezza mentale.
Forse dovrebbero internarmi, ma questa è un'altra storia.
Insomma.
Vorrei raccontarvi qualcosa di me, giacché l'Ade che conoscevate un tempo adesso è un'Ade diversa, diciamo un'Ade in transito, o qualcosa di simile.
Ma è piuttosto difficile cominciare a parlare di sé con degli sconosciuti, anzi forse lo è ancora di più iniziare a parlare di sé con qualcuno che ora ci è sconosciuto, ma prima non lo era affatto.
Non so se mi spiego.
Ogni volta che passo di qui mi sento un po' come se entrassi in una stanza che una volta è stata la mia stanza, alle pareti ci sono attaccati tutti i poster che una volta erano i miei poster, nei cassetti vestiti che una volta erano i miei vestiti e, entrandoci, mi sentissi come in luogo mio ma non mio. Mio alla lontana, diciamo.
Ciaone, proprio.
E non mi sono ancora fatta la canna della buonanotte.
Comunque.
Sono qui, seduta alla mia scrivania. Ho tracannato un bicchiere di rosso, mangiato una sgradevole pasta di grano saraceno (no perché, cioè. visto che la sera torni a casa ed è tardi, non vorrai mica mangiare la pasta normale che poi ti vai a coricare e figa fai ciao agli zuccheri nel sangue, ciaoooo. questa è più o meno la spiegazione razionale che mi do quando faccio le cagate e poi voglio convincermi che, alla fine dai, un motivo serio e ragionevole c'era, no?), dell'ottimo tofu con peperoni e capperi, i miei gatti ronfano allegramente sul divano, la lavatrice fa la centrifuga echissenefrega. Tutto questo per dire che, a vedermi così, potrei pure sembrare la solita, cara, vecchia Ade. Gattara, vegetariana, pantofolaia, alcolizzata e con un principio di deficienza congenita. L'ultima l'ho aggiunta perché mi garbava di scrivere "congenita" e comunque questo è ancora il mio cazzo di blog e ci posso scrivere il cazzo che mi pare.
Per giunta, Paco ha appena deciso di interrompere il suo sonno perenne per venire sulle mie gambe a rompere i coglioni.
E niente.
Sapete, di cose qui ne succedono parecchie.
Per esempio, io sono al mio terzo e ormai (spero) ultimo anno di superiori. In camera mia, in cima a una pila di circa venti o venticinque libri da leggere, ce n'è uno sulla cui copertina spicca una roba che fa tipo "guida alle università", o giù di lì.
Poco importa che io abbia quasi trent'anni, mi sento quasi grande. Mi sento quasi all'ennesima svolta della mia vita. Mi sento quasi che ancora non ho capito un cazzo però ce la posso fare.
Mi sento bene, alla fine.
Mi sento in continua competizione con me stessa.
Puoi fare di più, Ade. Lo sai.
C'è aria di cambiamenti, anche. Vestiti e scarpe vecchie da buttare, soppalchi da svuotare, valigie da riempire e poi disfare, amici da perdere, amici da accettare, microfoni da abbandonare, lunghi e dettagliati elenchi da compilare, mille e mille cose da imparare.
Ho un cervello che è una macchina da guerra e mica lo sapevo, prima. Mica ne ero cosciente, prima.
Penso che se mi mettessi a scrivere una lista delle cose che prima non sapevo e adesso so potrei scriverci un post così lungo da riempire un blog intero che, a un certo punto, il capo supremo dei blog mi telefonerebbe e, con fare intimidatorio, mi direbbe oh ciccia hai finito o no.
Sì, ho finito.
Non ho più un cazzo da dire e lo dico come cazzo mi pare, che non ho più un cazzo da dire. Perché questo è o non è ancora il mio cazzo di blog, sì?

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato

sabato 2 febbraio 2013

No, non ti sta ascoltando.

Sta solo aspettando il suo turno per parlare. Ti sembrerà strano. Ma quel modo di guardarti, come se fosse realmente in attesa. Quello sguardo interessato. Quel suo appoggiare il mento tra indice e pollice. Non sono altro che anni e anni di preparazione psicofisica al finto ascolto delle problematiche altrui. E io questo lo so. Perché io so tutto. A parte i tempi di cottura di certe verdure che non cucino mai. E come si passa la cera sul pavimento. E perché io osservo tutto. A parte i cani che fanno la cacca. Perché sono esseri estremamente timidi, in quei momenti. E dunque so anche che tu potresti tranquillamente starmi sul cazzo. E invece non so perché, mi piaci. Ed esco con te. Anche se ti piace attirare l'attenzione. Anche se sputi merda su chiunque. Anche se non c'entri un cazzo con me. Sì. Questo è il bello dei rapporti umani. Non hanno senso. Nessun senso apparente. Se t'incontrassi per la prima volta, oggi. Probabilmente ti prenderei a schiaffi. E invece, guarda. Quanto bene ci vogliamo. Tantissimo, proprio. Tanto che io faccio finta di non vedere cosa dicono i tuoi occhi quando la tua bocca sta dicendo tutt'altro. Tanto che, poi. Quando perdo la pazienza e ti faccio notare che a me per il culo non mi prendi, tu neghi spudoratamente. Dimenticando. Che io osservo tutto. Che io non mi lascio scappare mai niente. Che io amo i dettagli. Li analizzo. Li scompongo. Li ricompongo al contrario. E poi mi addormento sul divano. Questi sono i pensieri dell'Ade che esce. Che si ritrova in mezzo alla gente. Che cade di faccia, da seduta. E che poi ride da sola per venti minuti abbondanti. Così dannatamente annoiata. Sono i pensieri dell'Ade che osserva la gente. E ascolta. E capisce che niente sarebbe più bello, adesso. Della sua scrivania, il computer e una tazza di caffè. Io non sono come te. Fortunatamente. E tu non sei come me. Perché altrimenti, mi ci gioco le mutande. Avresti già dato fuori di matto.


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domenica 13 gennaio 2013

Come dire

Sono quasi le due del mattino e io non mostro nessun sintomo di sonnolenza. Così ecco che il mio cervello, dopo avermi molestata psicologicamente per convincermi a giocare al giochino ammazza-zombie (cosa che, giuro, fosse dipeso da me...) per un tempo indefinito, si è incredibilmente sintonizzato sul canale a pagamento "ehi, io ho un blog, cacchio!" ed eccomi qui. A ricordarmi che, teoricamente, sarei una blogger. Certo, una blogger un po' del cazzo, parliamone. Ma pur sempre blogger. E quindi devo piantarla di fissare il monitor con questa faccia da ebete. E devo smetterla di concentrare tutte le mie attenzioni sul mio secondo romanzo (sì, lo ammetto. vi tradisco per lui.), sulle peripezie sessuali di Steele e Grey, sulle feci del mio gatto (magari poi questa ve la spiego, eh? che detta così suona male male.), sulla depressione pre e post giornata lavorativa e su tutte quelle cose lì sulle quali mi concentro per poi dimenticarmene immediatamente. La verità è che mi sono un po' persa, qui dentro. Ogni volta che cerco di scrivervi, beh. Mi sento un'idiota. E questo non significa che io stia cercando di negare l'evidenza, ci mancherebbe. Semplicemente, ecco. E' come se fossi stata lontana da casa per molto tempo. E al mio ritorno non la sentissi più casa mia. E non riuscissi neanche più a trovare il pigiama e le ciabatte, santa pazienza. Insomma. Non so nemmeno che cazzo sto cercando di dire, in realtà. Quindi mi viene da pensare che, in fondo, questo mio ciarlare potrebbe essere un chiaro sintomo di sonnolenza. E, per evitare il peggio, credo che tenterò di prendere una decisione saggia. E me ne andrò a letto.
Magari poi torno, eh? Ma magari anche no.


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mercoledì 31 ottobre 2012

Io amo la V.


Perché mi ha insegnato come fare questo. Ecco.
Cioè, sbarluffi. Qui nasce una nuova era di "tra Ade e La Zia". Eh. Parliamone.
Sono le 23.10
E' tutto ok.
Ho internet a casa. Da circa un quarto d'ora. E come potevo non inaugurare l'evento con le mie cazzate?
Che stamattina è venuto il tecnico. Che sono andata ad aprirgli la porta e voleva fare subito il figo. Poi è entrato in sala e ha visto Mr. Ade. Ha smesso. In compenso prima di andare via si è voltato a salutarmi e ha picchiato duro contro lo spigolo del mio immenso e durissimo tavolo di cristallo. Ho provato dolore per lui. Ma il ragazzo, niente. Ha sorriso e si è allontanato con disinvoltura. So io le bestemmie che ha tirato una volta fuori. Vabbè.
Ho preparato un sacco di post a cui ho scritto solo il titolo. Abbiate fede.
Oggi ho scritto la sinossi. Solo ed esclusivamente grazie alla gentile collaborazione della Patty, la mia musa ispiratrice. L'ho comprata con le lasagne. Questa è la verità. E presto pubblicherò la ricetta. Così magari QUALCUNO non oserà più chiamarmi DOLCIARA.
Mi è venuta voglia di spaghetti. Aglio, olio e peperoncino. Cazzo. Devo smetterla di parlare di cibo durante le ore notturne. Divento pericolosa quando l'ultimo pasto risale a qualche ora fa. 
Ho cominciato un libro del bisnonno. Sono emozionata perché mentre leggo mi rendo conto che è esattamente lui, come in quelle lettere che non ho ancora finito, e la cosa mi piace da matti. E ho anche scoperto che ha scritto almeno una dozzina di libri. E io li avrò tutti. TUTTI.
Bene. Dopo tutto questo vi saluto. Che ho un sacco di cose da fare, io.
Sì, lo so che sono le undici e mezza. E allora? Sono una donna impegnata.

Ah, dimenticavo. Che adesso ci ho preso gusto e per voi è finita.


Per la cronaca, sì. Quello è lo sfondo della mia chat. Problemi?


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sabato 8 settembre 2012

Lo so.

Avevo promesso che vi avrei parlato delle mie vacanze. Cazzo volete che vi dica. Avevo anche deciso di autosfidarmi a scrivere un post senza improperi di nessun tipo. Così. Giusto per capire se fosse una cosa fattibile. E niente. L'ho capito. Non lo è. Comunque. Ero davvero piena di buoni propositi, io. Fino a qualche giorno fa. E adesso? Eh. Adesso fanculo. Non ho voglia. Non ho voglia di parlare. Non ho voglia di scrivere. Non ho voglia di esistere. Che sono in quella fase che boh. C'ho i cazzi ma mica lo so, il perché. O magari un po' sì. La verità è che sto per cambiare casa. E la cosa mi piace ma allo stesso tempo mi fa incazzare perché questa è casa mia da cinque lunghi anni. Me la sono sudata e non la lascerei per niente al mondo. Se solo non fosse così lontana. Se solo non si fosse presentata questa occasione. E io, ecco. Sono triste. Mi immagino questo tizio che entra in casa mia. E guarda le mie cose. Si lamenta della mia parete rossa, magari. E usa la mia cucina. E cammina sul mio pavimento. E usa il mio cazzo di bagno. E mette le sue fottutissime piante sul mio merdosissimo balcone. E io intanto mi allontano. Anche se in realtà mi avvicino, poi. E mi allargo, pure. Ed è figo, se ci penso bene. Fanculo ai trentacinque chilometri, no? Fanculo alla statale. Fanculo alla doppia corsia del cazzo. Che ci avete messo una vita e adesso che finalmente è pronta cristo a me non serve più. Fanculo alla tessera dell'abbonamento al pullman di sta minchia. Fanculo al divano nuovo che non è ancora arrivato e già mi sta sui coglioni. Sì perché oh. Ci ho messo tre anni a decidermi a comprarlo. E adesso che l'ho fatto praticamente non mi serve più. Fanculo alla camera da letto che "la lasciamo qui così l'affittiamo arredata come si deve". Fanculo al tizio dell'agenzia immobiliare che ancora non l'ho visto ma so già che lo odierò dal momento in cui metterà piede in questa casa che tra poco non sarà più mia. O per lo meno. Lo sarà ancora, sì. O forse. Perché io non lo so. Cosa ci rivedrò, un giorno. Quando sarà stata usata da mani che non conosco e che non mi frega un cazzo di conoscere. Quando non sarò più l'unica ad averci camminato scalza. Quando sarà intrisa della vita di qualcun altro. E tutto questo rosso non sarà che un rosa pallido. E niente. Questo è l'umore, gente. Una palla, insomma. L'Ade che si commuove per una casetta del cazzo. Infilata in un paesino di quattro culi, nel bel mezzo delle campagne più remote. Quando fino a ieri non vedevo l'ora di andarmene. No ma perché io sono coerente, eh? Dico, non lo sapevate?


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sabato 18 agosto 2012

L'Ade tornerà

Se tutto va bene. Anzi. Se tutto va bene un paio di palle. Perché se tutto andasse bene l'Ade non tornerebbe affatto. Ma andiamo per gradi. E soprattutto con calma. Che qui siamo nell'orario sbagliato, per le cose serie. Qui siamo in un momento critico. Fa caldo. Tanto caldo che ho voglia di picchiare qualcuno. Ho passato la giornata a fare cose utili, prima della partenza. E cazzo sembrava non finissero mai. Ma sono finite. E finalmente posso concentrarmi su di voi. E farvi le raccomandazioni necessarie, perché possiate sopravvivere alla mia assenza. Perché non facciate del cannibalismo. E quelle cose lì che si fanno quando la mancanza di una persona diventa insopportabile. Tipo picchiare la testa contro ai muri. Mangiare gelato al cioccolato. Contare le piastrelle del bagno. Darsi lo smalto sulle unghie dei piedi. Sbucciare una mela. Rifare il letto. Uscire in mutande. Urlare vaffanculo in balcone alle tre del mattino. Togliere le ragnatele dal soffitto. Ascoltare Gianluca Grignani. Leggere un libro di Moccia. Pianificare il matrimonio. Farsi crescere i peli sotto le ascelle. Annusare i pennarelli indelebili. Va bene la smetto. Tra due ore sarò appollaiata sul sedile lato passeggero. Fingerò di essere di compagnia fino a che il sonno prenderà il sopravvento e sbaverò copiosamente sul poggiatesta. E domattina sarò al mare. E tornerò tra una settimana con un sacco di foto e cose da raccontare. Forse. Perché con me niente si può dare per certo. Comunque. Il punto è che ci si vede presto, gente. Fin troppo presto.


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giovedì 19 luglio 2012

Eccola qui

Come di consueto. Sono le 23.20 e sono in vena di sparar cazzate. Perciò. Chi, meglio di voi, può starmi a sentire? No. Scusate. Chi, meglio di voi, può starmi a leggere? No. Così non si dice. E' una cosa che no. Non si può. Ma va bene uguale. In fondo. Faremo finta che sia una forma dialettale. Tanto qui non siamo mica in word. Che arriva la correzione automatica, col suo sguardo saccente e il dito puntato. A dirmi che, no. Non dovresti tu, donna, scrivere questa parola. E' dialettale. Dunque, è il male. Cambiala subito. Altrimenti il tuo computer esploderà. 10. 9. 8. 7...
E niente. Oggi giornata scoglionatissima. E domani uguale. Perché già lo so, io. Sento le vibrazioni.
No. Non è il vibratore che si è acceso per sbaglio in borsetta. Giuro. E' che preveggiengio, io.
Va bene la smetto.
Allora. In effetti a pensarci bene una cosa seria da dire ce l'avrei anche. Sì. Che ieri mi si è avverato un sogno, a me.
No. Non ho incontrato per caso Thiago Silva che, dopo un unico, fuggente sguardo, si è inginocchiato ai miei piedi e mi ha detto "Sposami, Ade. Mi renderesti l'uomo più felice della terra. Ormai so, che la mia vita senza di te non avrà più un senso!".
E no. Non ho trovato il telecomando antipersonalitàmoleste.
E no. Non ho moltiplicato pani e pesci e spalancato le acque di. Che mare era? Ma poi, era un mare? O un fiume? Mah.
Insomma. Il fatto importante è che, in un momento di riflessione estrema tipica dei ragazzini di nove anni, nano numero uno mi ha rivelato le TreCoseChePiùGliPiaccionoNellaVita. E io, povera sorella stolta. Che avevo ormai quasi perso le speranze. Io. Ci sono rimasta secca. Ecco. Perché io, in fondo, l'avevo capito, eh? Che non poteva essere che non gli piacesse nulla. Che non poteva essere che lui, uscito dalla mia stessa tana, solo un tantino invecchiata, fosse così. Privo di idee. E di sogni. Fatto solo di alzate di spalle. E di "Io di questo libro non ci capisco un tubo". Lo sapevo, cazzo. Me lo sentivo. E niente. Io, tutta curiosa, gli faccio. Eh, di un po'. Cos'è che ti piace?
E lui.
E a te?
Dunque. A me piace. Fammi pensare. Leggere. Scrivere. Cantare. E poi altre cose che non ti dirò. E a te?
A me piace disegnare. E ballare. E suonare. Però non so suonare niente. Però mi piacciono le chitarre.
E io. Che dentro stavo esplodendo come un getto di diarrea improvvisa (scusate. non mi è venuto un paragone migliore). Mi sono contenuta a forza e gli faccio.
Oh, davvero? Bello. Mi piacciono le cose che ti piacciono.
Notare. Io lo sapevo. Lui non me l'aveva mai detto ma io lo sapevo. Perché? Perché l'ho visto ballare in modo divino, che diamine. E mi sono commossa come una scema. E perché ho visto i suoi disegni, cacchio. Ed erano belli ma io non sapevo che diamine dire perché in certe cose sono una frana. E perché. No. Un momento. La chitarra me l'ero bellamente sognata. Sì. Perché dopo il fallimento in libreria dovevo pur attaccarmi a un altro sogno, no?
Insomma. Alla fine interviene nano numero due che fa.
Anch'io voglio dire la lista! Anch'io!
Eddai. Dilla, su.
Mi piace il calcio. Voglio vincere le coppe. E anche il pallone d'oro.
Vabbè. Andiamo in piscina, va. Momento della verità finito, per oggi.


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mercoledì 18 luglio 2012

E' che

A me, no? Guardare Veline offre degli spunti intellettuali mica da ridere, eh. Non per dire. Ma se rinasco, giuro, faccio la velina. Nel frattempo, mi sto scolando una birretta. Per dimenticare che mi girano i coglioni. Cosa che in genere non dimentico così facilmente. Infatti mi sono anche mangiata mezzo pacchetto di patatine a non so che gusto però erano buone e ho appena iniziato ad addentare un panino. Cosa volete che vi dica. Ognuno si consola a modo suo. Io lo faccio così. E vi posso assicurare che Veline mi dà un gran bell'aiuto. Ma anche la birra.
Oddio. Ma questa come cazzo ride? E questa che "fa il rap"? E quest'altra che si presenta parlando l'alfabeto farfallino?
Santa pazienza. Che poi, devo ammetterlo. Io queste qui le ammiro anche, eh? Cacchio. Ci vuole fegato a salire su un palco sapendo che a nessuno frega un cazzo di quello che sai fare (ammesso che sappiano fare qualcosa. ops. l'ho scritto davvero? Ero convinta di averlo solo pensato. Vabbè) ma solo di quanto tu abbia la faccia da troia. Perché è così, no? O forse sono io che sono una stronza. Anzi. Che io sia una stronza è ormai un fatto certo. Quindi toglierei il forse. Insomma. Tanto voi mi volete bene lo stesso, no? Beh. Mi metto le cuffie e la faccio finita.
Ma no. Mica nel senso che la faccio finita finita.
E' che stasera mi faccio i cazzi miei, io. Stasera non me ne sbatte un piffero di nessuno, a me. Stasera io. Cazzo. Ho finito la birra. Magari ne apro un'altra, no?
Che oggi ho portato i nani in piscina e un tizio che assomigliava molto a Gesù Cristo (ammesso che io abbia sola una vaga idea della faccia che dovrebbe avere Gesù Cristo ma questi son particolari.) mi si avvicina, sorridendo. E mi fa. Scusa se te lo chiedo ma, sono tuoi? E mi osserva, annuendo. In attesa di una risposta. Io, in tutto il mio splendore, lo guardo. Guardo i nani. Lo riguardo. Gli sorrido. Con uno dei miei sorrisi, no? Quelli che vogliono dire più o meno così. TiStaiAvvicinandoAlMioSpazioPrivatoEmeritaTestaDiCazzoSeiPregatoDiLevartiDaiCoglioniOGiuroCheIo.
E gli faccio.
Ma ti pare?
E lui scoppia a ridere.
Ma che minchia ti ridi.
E mi fa. Ah no perché sai. Mi sembrava che tu fossi troppo giovane. E la scena era curiosa, ecco.
E ride. Di nuovo.
Santa Pazienza. Alla fine il mio sguardo lo convince che forse è il caso di levarsi dalle palle e si allontana un po'. Senza però smettere di fissarmi. Io faccio bellamente finta che non esista e continuo a chiaccherare di cose immensamente interessanti con i due nanetti al mio fianco. Dopo un pò Gesù si alza e mi si piazza davanti. Di nuovo. E mi fa.
Scusa, sai. Se vi osservo.
E ride.
E io. Senza sorridere.
Ma va. Fai pure, eh. Figurati.
Mi augura buona giornata e scende.
E io ho pensato. Questo me la tira dietro. Questo pezzente malefico lo so io, lo so.
E infatti.
Quindi adesso. La sottoscritta che fa?
Niente. Se ne va nell'altra stanza.
E ciao ciao.
Che non ho mica voglia, eh? Che c'avrei anche altro da fare, io.


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lunedì 16 luglio 2012

Sono le 23

E io sto cercando di lavorare al romanzo. L'altro. Cosa che non mi riesce perché sono troppo impegnata a mandare e-mail stupide alla Patty. Forse qualcuno se n'è già accorto. Ma io dopo le 22 divento imbecille. Mi trasformo, insomma. Comincio a spararne di ogni. A raffica. E il bello è che poi scoppio a ridere per cazzi miei. Come un imbecille, appunto. E niente. Tutto questo per dirvi che generalmente io scrivo di sera. Perciò potreste bene o male farvi un'idea della serietà di ciò che scrivo. La Patty ha rinunciato a rispondermi. Probabilmente starà pensando di cambiare identità e fuggire per sempre. Ma io ti troverò, Patty. E' inutile che fuggi. Insomma. Mi son messa a scrivere un post perché ho capito che probabilmente stasera non si cava un ragno dal buco. Che poi io un ragno nel buco non l'ho mica mai visto. No, eh. Però ne ho visto uno, prima. Che penzolava dalla mia edera, tronfio. Sto scemo. Ma io l'ho lasciato stare, sì. Perché ho visto quella pubblicità lì, no? Quella dove c'è un idiota che si fa pestare dal ragno mentre la sua ragazza idiota strilla come un idiota. Ecco. Io le ragazze che strillano davvero non le capisco. Ma che cazzo ti strilli. Urla, piuttosto. Cazzo sono quegli strilletti da gallina. Ci pensavo ieri mentre facevo vedere a Mister Ade Spiderman 3. Si, lo so. Tobey c'ha davvero la faccia da pirla. Comunque. C'è quella lì, no? La rossa. Che, detto fra noi, mi sta sulle palle ma sulle palle. E niente. Quella in otto ore di film (contando tutta la trilogia) non fa altro che strillare. E fare quelle faccette da stronza che se me la trovassi davanti giuro che una gliela darei. E poi è una troia. Oddio. Che poi io fossi stata in lei altro che Tobey. C'avevo lì il James e non ci pensavo mica due volte. Però vabbè. Son cose che non si fanno, dai. E quindi. Stavo pensando di mangiarmi una manciata di mirtilli. Solo che ci metterei un secolo. Dovrei aprirli uno per uno per controllare che non ci siano ospiti. Che dopo quella delle ciliegie, si sa. Mi è venuta la psicosi. Adesso apro tutto. Minuziosamente. In effetti non lo so chi cacchio me l'ha fatto fare di comprare i mirtilli. Un po' come con i lamponi, l'anno scorso. Che li ho lavati e poi sono stata a fissarli due ore e mezza perché c'avevano i semini bianchi che assomigliavano a vermetti bianchi e io non ero sicura e allora dovevo constatare che non si muovesse niente. Che poi la Patty un po' di tempo fa ne ha trovato uno pure in un pomodoro. Insomma non c'è un attimo di pace, in questa casa.


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martedì 29 maggio 2012

Quando il cervello si spegne

Non posso farci niente. E' che sono fatta così. Quando devo parlare di cose serie che mi riguardano tac. Il buio totale. Insomma. Sto ricevendo insistenti richieste. Lo so. Ho promesso che avrei parlato del mio libro. Lo faccio, eh? Si si. Adesso lo faccio. No è che voglio fare una premessa. Ecco. Pensate a me, no? Capelli corti e rossicci, occhi azzurri, faccia da schiaffi, tante borchie. Visualizzata? Ok. Pensate a voi, no? Che venite verso di me e mi fate. Oh bella Ade hai finito il libro? Daaaai. Me lo fai leggere? E io, con espressione turbata, vi osservo da cima a fondo e vi faccio. No. E nella mia mente saltellano vocine che fanno. Cazzo vuoi microbo vattelo a comprare un libro se c'hai voglia di leggere. E l'altra. Idiota guarda che se vuoi fare la scrittrice, ammesso che tu sia in grado, prima o poi devi accettare il fatto che la gente legga ciò che scrivi. La gente a parte Patty. O Cresta Blu. S'intende. La gente, no? Sai quelli che di solito ti stanno intorno? Gente. Perfetto. Allora ammettiamo che voi abbiate ancora voglia di passare alla domanda successiva e quindi mi fate. Oh, beh. Allora mi dici di che parla? E io, con occhio vago, mi mordicchio una pellicina e faccio. Oh. Beh. Ecco. Allora. C'è questa tipa, no? No. No no no no, aspetta. Ecco. Dunque la storia parla di. Si. Allora. Praticamente c'è una ragazza, no? No però sai cosa ti dico? Dovresti leggerlo. Perché io a spiegartelo così, proprio no. Cioè non rende, capito? Ecco. Questa sono io. E' che forse la cosa che mamy e papy mi han fatto meglio è la parte incazzosa. Forse. Comunque. C'è questa tipa, no? No. Dovreste leggerlo, ecco. Va bene la smetto. Giuro che domani ci riprovo. Ma se non vi fidate c'è sempre la Patty che ha appena finito di leggerlo e può darsi che sia più seria di me. Ma non ci metterei la mano sul fuoco. Anzi in realtà ce l'ho messa l'altro giorno e adesso c'ho una bolla sul dito che mi fa ciao ciao forse un giorno smetterò di farti male. Però quello è stato uno sbaglio, insomma. Una distrazione. Che va bene tutto ma io mica son scema, eh? Ah, ecco. Pensavate, voi.

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martedì 15 maggio 2012

Allora

Avete presente quando state parlando no? O scrivendo. Ecco. E vi salta fuori una parolina. Una di quelle che dici MINCHIA. Passate qualche secondo in un profondo silenzio perplesso, poi non ce la fate più. E pensate. Ma che cacchio ho detto? Cioè. Io lo so cosa ho detto, eh? Perchè, per la miseria, quella parola lì ci sta davvero bene. E poi io lo so perchè l'ho messa lì, eh? Vabbè. Fammi cercare su google. E allora digito. Stigrancazzi significato. Ed eccola lì. La parolina. Leggete e vi rendete conto che il significato è esattamente quello che eravate sicuri che fosse. E allora come diamine è possibile. Mi spunta una parola che so cosa vuol dire ma non so cosa vuol dire allora la cerco sul dizionario e scopro cosa vuol dire ma anche che sapevo già cosa voleva dire. No. Parliamone. Perchè io certe volte ne tiro fuori alcune che poi mi fermo e penso. Oh. Ustia se parlo fornito. Sembro uscita da uno Zanichelli. No, scusate. Sembro uscita da Wikipedia. Che oggi si fa più così, no? Comunque. In genere mi succede quando sono incazzata. Si. Che quando mi incazzo tiro fuori dei termini che la gente a isolati di distanza si gira e fa. Oooooh. Meglio ancora se l'oggetto della mia incazzatura è un estraneo. Si. Perchè gli insulti a quelli a cui dò del lei vengono bene ma bene. Che sono si insulti ma sono talmente aggraziati che certe volte il tipo mi guarda, mi sorride e mi dice grazie. E' bello parlare con te. No. E' che io questa abilità l'ho imparata nel Bronx. Che lì la media di intelligenza era circa 0,4%. Inutile dirvi quanto fosse divertente. Che dopo cinque minuti di discussione ci facevo. Oh. Chiudi la bocca che c'hai il rivolino di bava. Pirla. E me ne tornavo allegramente a casa. Che poi mi venivano a citofonare in cinque. Abbellaaaa. Scendi che ti sventro! E io giù a ridere. Vabbè. Ma queste sono altre cose. Che poi la tizia che mi ha fregato il walkman io non l'ho mai perdonata, davvero. Che andava in giro a scrivere Gnègnè&Gnagna amiche 4ever e poi mi fotteva le cose. E mi parlava alle spalle. Ciccia, lei. Che l'altro giorno l'ho incontrata e mi ha urlato un ciao che sembrava avesse visto Gesù Cristo. Ma chi te s'incula. Lo so. Divago tremendamente e parlo come uno scaricatore di porto. Che poi io non l'ho mai sentito parlare, uno scaricatore di porto. Però so che potrebbe essere un'esperienza interessante. Insomma. Forse non dovrei dirvi che mi sto immaginando tutta presa in un discorso tra me e uno scaricatore di porto e sto sghignazzando da sola. E' che il mio cervello funziona così. Mica ce l'ho, io, l'autospegnimento. Il cervello di Ade sta per entrare in modalità stand-by. Premere ok per continuare a stare dietro alle sue cazzate. E che ve lo dico a fare.


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lunedì 2 aprile 2012

Benvenute a casa


Si, lo so. Queste sono terribilmente tamarre. Ma. Me ne sono perdutamente innamorata. Sin dal primo istante che i nostri sguardi si sono incrociati. E io ho detto ooooh. E loro fanno aaaah. E io ho pensato cazzo. Ci risiamo. Però. A mia discolpa posso dire. Ehi! Arancione e rosa! E sfoggiare un megasorriso. Può bastare? Non lo so. Sta di fatto che tra un pò ho più scarpe che capelli in testa. E mi ha appena punto una zanzara. Merda. Sarà meglio che vada a dormire. O finirò per scrivere cazzate a non finire. Perchè, voi non lo sapete, ma io dopo una certa ora dò il meglio di me. Comunque. Ehi! Arancione e rosa!

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato.
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