venerdì 2 agosto 2013

Sono le 6:00

Un debole sole filtra dalla tapparella chiusa e lui apre gli occhi. Rimane immobile svariati minuti, le braccia dritte e rigide lungo i fianchi, le gambe leggermente divaricate, lo sguardo rivolto al soffitto e la mente impegnata a contare ogni battito di ciglia, l'unico movimento corporeo che non è in grado di controllare.
Oggi è il giorno.
Ma lui non si sente agitato, non ha nessuna paura. Tutto ciò che vuole è percepire questa giornata nella sua assoluta completezza, carpire ogni secondo, afferrare ogni minuto, legare a sé ogni ora e dimenticare tutto il resto, che non serve più.
Sono le 6:07.
Novantuno battiti di ciglia e il telefono comincia a squillare. Lui solleva la cornetta, se la porta all'orecchio e resta in attesa. Dall'altra parte, un respiro smorzato e due parole.
-Sei pronto?
Non risponde e mette giù. Oggi non si parla, questo è deciso. E lui non ha mai infranto una regola da lui stesso imposta.
Quando, otto anni fa, decise che non avrebbe mai più toccato un alcolico, l'aveva fatto, senza nessun ripensamento, nonostante non abbia mai potuto nascondere quanta fatica gli sia costato.
Quando, sette anni fa, decise che non avrebbe più rivisto i suoi genitori, sì allontanò con convizione da loro e nessuna lacrima o vago senso di colpa l'aveva mai scosso in alcun modo.
Quando, sei anni fa, decise che non avrebbe avuto più niente a che fare con la donna che aveva sposato, se n'era andato e nessuna sensazione di vuoto nell'anima o mancanza di contatto l'aveva mai indotto a pensare che avrebbe potuto tornare sui suoi passi.
Quando, cinque anni fa, decise che all'alba di ogni mattina avrebbe corso per quarantacinque minuti e avrebbe lavorato incessantemente sui suoi muscoli in modo da portare il corpo a raggiungere la forma e la forza necessaria ai suoi scopi, l'aveva fatto e nessun impegno o malessere l'aveva mai persuaso a rinunciare.
Quando, quattro anni fa, decise che non gli importava di lavorare, aveva mollato e mai i morsi della fame o il bisogno di soddisfare qualche inutile desiderio l'aveva convinto che così non avrebbe potuto funzionare.
Quando, tre anni fa, decise che non aveva bisogno di una casa e che avrebbe potuto benissimo vivere in strada, nessun brivido di freddo e nessuna ferita l'avevano mai convinto del contrario.
Quando, due anni fa, aveva conosciuto lei, si era lasciato sedurre, l'aveva accettata e aveva deciso di donarle ogni centimetro del suo corpo e ogni sfaccettatura del suo cuore e nessun impulso o provocazione l'aveva mai distolto dal suo obiettivo.
Quando, un anno fa, decisero insieme che oggi sarebbe stato il giorno, la sua vita aveva finalmente iniziato a svolgersi in funzione di tale decisione, e niente e nessuno l'aveva finora scostato dalla convinzione che fosse cosa buona e giusta.
Sono le 6:21.
Il telefono squilla e lui si porta la cornetta all'orecchio, in silenzio. L'unico rumore percepibile è il ticchettio delle gocce d'acqua che, arrivando da chissà dove, s'infrangono sulle pareti ormai logore delle vecchie tubature di questa casa un tempo abbandonata a sé stessa.
-Sei pronto?
Due parole, a rovinare un istante così perfetto di silenzio contemplativo.
"Sono pronto", pensa lui. Ma non lo dice, e mette giù.

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato 

6 commenti:

  1. Un barbone macho. E' il mio tipo.

    RispondiElimina
  2. un barbone macho
    non è il mio tipo

    :-D

    RispondiElimina
  3. Alle 6 non possono esserci parole...
    Adesso, però, io ho domande. Ma tante.
    Alcune decisamente futili. Ma tant'è.

    RispondiElimina
  4. se oggi fosse il mio compleanno vorrei un regalo come questo.

    RispondiElimina
  5. voglio sapere che succede. ora. no va bè pure domani...

    RispondiElimina

Grazie per aver fatto finta di non avere niente di meglio da fare che commentare il mio post... vi lovvo

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