
Eggniente. Che sono una vegetariana doc, già lo sapete. Ciò che non
sapete, però, è che spesso e volentieri mi capita di trovarmi nel bel
mezzo di poco simpatici conflitti interiori. Siccome oggi sono in vena
di confidenze (prendetela al volo, questa. quando vi ricapita?), mi
ritrovo qui a cercare le parole per spiegarvi come mi sento. Cosa
difficile. Cosa che non faccio mai. Cosa che mi sto già quasi pentendo
di aver anche solo pensato di fare. Ma tant'è. Sono riuscita a
confondervi in cinque righe, vero? Bellina, io. Va bene, la smetto.
Dicevo. Ah, sì. I conflitti interiori. Quasi quotidianamente mi capita
di fermarmi a riflettere sulla mia scelta. Non è stato difficile,
rinunciare alla carne. Che poi il verbo rinunciare è inesatto. Perché
non vedo rinunce, in quel che faccio. Non mi sono mai pentita, non ho
mai avuto ripensamenti, non ho mai ceduto. Dal momento in cui mi sono
resa conto che sì, ciò che mangiavo non era un "cosa" ma un "chi", non
ho più potuto essere parte di tale abitudine mangereccia. È stata una
cosa fisica, proprio. Una cosa che non potevo più fare. E basta. Non è
stato difficile nemmeno abituarmi alle battute della gente. Quelle che
arrivano come fulmini a ciel sereno, mentre mangi una pizza in pace con
te stessa, e l'idiota di turno ha il buon gusto di dirti che "ciò che
fai non cambierà niente" che "è una cosa inutile" che "non sai cosa ti
perdi" che "morirai presto" che "prima o poi te ne accorgerai" che "è contro natura" che "l'abbiamo sempre fatto". Non è
stato difficile documentarmi, prendere decisioni, combattere,
boicottare, cercare la verità, andare controcorrente, prendermi insulti,
litigare. Non è stato difficile nemmeno spiegare alla gente che no, non
avrei avuto conati di vomito nel veder loro mangiare carne e no, non
avrei cominciato a girare per le strade indossando magliette con scritto
"assassini" e ancora no, non avrei cercato di convincere nessuno a fare
la scelta che ho fatto io. Perché è una cosa che non si impone. È una
cosa mia e basta.
Però, ecco, c'è stato un momento in cui sono
andata in panico. Perché va bene essere vegetariani, ma vogliamo parlare
della sofferenza che c'è dietro alla produzione di latte e uova? Già.
Dentro di me volevo essere perfetta e fare
TUTTO CIO' che mi era
possibile fare, per essere coerente con me stessa e con la strada che
avevo deciso di intraprendere. Ciò che ero diventata, mi spaventava.
Giravo per il supermercato, in preda a crisi compulsive. Questo no, c'è "estratto di latte in polvere". Questo no, c'è "grana padano 1%". Questo no, questo no. Questo lo puoi mangiare? No.
Ed ero
triste. Ero una ragazza triste e in panico totale. Non sei perfetta,
cazzo. Ade, lo vuoi capire o no? Devi fare di più, puoi fare di più,
impegnati per fare di più.
E sono crollata. Perché le persone come me, quelle che "o tutto subito o niente", quelle che "non puoi permetterti di sbagliare", sono delle incasinate croniche. Presumibilmente i loro cervelli esploderanno all'alba dei trent'anni, di questo sono quasi sicura. E allora mi sono detta che vaffanculo. Non devo essere perfetta. Non
devo per forza catalogarmi, per essere perfetta.
Però, adesso,
quando mangio un pezzo di formaggio o metto un uovo nell'impasto,
SENTO
che c'è qualcosa di profondamente sbagliato in questo mondo infame. Che
tutto sarebbe più semplice, se solo rispettassimo di più. E sto male.
Perciò mi sono detta che non importa. Perché qui non è questione di perfezione. Qui non è questione di come mi vedono o mi giudicano gli altri. Qui è questione di quello che sento io, quello che voglio io. E io voglio fare il possibile, sì. Tutto ciò che è possibile
PER ME.
Questo
per dire che l'Ade ha deciso, questa volta in pace con se stessa e non
più in preda al panico, di provare nuovamente a limitare al minimo il consumo di
latticini e uova. Perché non mi servono, essenzialmente. Però, e questo
so già che verrà considerato egoista e poco coerente da molti, non ho
intenzione di soffrire per questo.
Cosa ne verrà fuori, non lo so. E comunque presumibilmente non è un problema di nessuno, solo mio.
E adesso che vi ho scartavetrato i coglioni con le mie paranoie, passiamo alla ricetta.
Ingredienti:
- spinaci surgelati quanto ve pare
- una manciata di noci
- olio extravergine d'oliva
- lievito alimentare in scaglie (per chi non lo sapesse, è una cosa buona. e no, non serve a far lievitare il vostro stomaco. è una specie di integratore alimentare piuttosto saporito, che si usa un po' come si usa il formaggio grattuggiato, per intenderci.)
- aglio in polvere (poco, per carità)
- pepe
- sale
- acqua q.b.
- linguine o altro formato di pasta
Preparazione:
È tutto molto semplice e veloce. Lessate una quantità indefinita di spinaci e scolateli, strizzandoli per benino. Frullateli con le noci, un paio di cucchiai di lievito in scaglie, olio, un pizzico di sale e aggiungete acqua se dovesse risultare troppo denso. Cuocete la pasta, scolatela e conditela con il pesto. Che altro dire. Io lo ADORO a mille.
Ps
Una volta ho comprato gli spinaci freschi in cascina. Ovvio, è tutta un'altra cosa. Ma le due ore e mezza che ci ho messo per pulirli mi hanno convinta che quelli surgelati siano il bene. Non so voi.
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