giovedì 2 novembre 2017

Volevo scrivervi una recensione

Ma poi mi sono detta naaaa. Perché non raccontare loro un po' di cazzi miei?
Ieri stavo ascoltando delle vecchie registrazioni di quando prendevo lezioni di canto ed è stato pazzesco, perché quella voce lì mica sembrava la mia. È un po' la stessa sensazione che mi prende quando leggo i miei vecchi post o quando guardo delle vecchie foto o quando leggo le mie vecchie storie.
QUELLA. NON. SONO. IO.
È una cosa esaltante, non trovate?
Ci sono giorni in cui mi dico che non ho mai passato un periodo più merdoso di questo ma la verità è che non è la verità. Ne ho passati eccome, di periodi più merdosi. Solo che ora sono lontani e non ne sento più la puzza. Ed è tipico, no? Quando qualcosa è lontano e non è in grado di toccarci, semplicemente non esiste. Come quando leggi che in Somalia un attentato terroristico ha ucciso trecentocinquantotto persone e ti rendi conto che nessuno scrive su facebook I am Somalia.
NO. MA. COSA.
Mi raccomando non tirare fuori quel giornale da comunista che ti racconta cose che nessuno vuole sapere. Che qui siamo in Italia aka in Europa aka nel mondo occidentale civilizzato e non è dato porsi domande che siano troppo diverse da "quand'è che inizia xfactor?".
Che il novantanovepercento degli esseri umani mi fa schifo ve l'ho mai detto?
Beh, forse avreste potuto intuirlo.
Ero seduta di fronte a un responsabile di settore con gli occhi azzurri e l'espressione benevola che mi fa "Ade, cos'è che ti fa arrabbiare?".
Le bugie. Le ingiustizie. La mancanza di rispetto.
Cose da niente, no?
A volte mi chiedo cosa esisto a fare io qui.
In questi quasi trent'anni sono stata spesso così ingenua da credere che una persona potesse aiutarne un'altra in difficoltà solo perché conscia di poterlo fare e non perché desiderosa di ottenere qualcosa in cambio, sia pur soltanto gratificazione personale.
Oggi qualcuno mi sta aiutando ed io sono così cinica da domandarmi quale sarà il prezzo.
Eppure da qualche parte dentro di me si cela ancora la speranza che in quell'unopercento rimanente di carne, sangue e ossa vi sia qualcuno in grado di sentire e di vedere nel modo in cui sento e vedo io.
Quella fiammella debole rimasta accesa che è la mia anima sognatrice. O almeno credo che sia lei. Perché, a volte, quando la interrogo e lei non si degna minimamente di rispondermi, mi ritrovo a domandarmi se per caso non sia morta.
Tu devi essere proprio una scrittrice, lo sai?
Ah sì, e perché?
Perché gli artisti sono sempre dei disadattati.
Mi sono soffermata un momento a rileggere ciò che ho scritto finora e mi rendo conto che questo è proprio un bel modo del cazzo di raccontarvi di me.
In questi ultimi anni ho sradicato tante di quelle certezze, smarrito per strada tante di quelle convinzioni e perduto tanti di quegli amici che voi non ne avete idea. E non ho ancora finito. L'altra sera lui mi ha domandato se, secondo me, si arriva a un certo punto della vita in cui si smette di cambiare. Io ci ho pensato e ho risposto che no, non credo si smetta mai. Forse si riesce, se si è disposti a sputare sangue e bile, ad arrivare a una forma più solida, a raggiungere una consapevolezza tale che non si possa più modificare, non nel profondo. Ma qualcosa in noi continuerà sempre a cambiare, che sia un pensiero, un'idea, o il modo di spazzolarsi i denti la mattina.
L'altro giorno facevo scorrere col dito le foto sullo smartphone e vedevo il suo sguardo cambiare al punto che, mettendo a confronto un'immagine di due anni fa e una attuale, quasi non sembrava di avere davanti la stessa persona.
Questo mi basta per credere che forse non sono stata poi così stupida ad aver racimolato quelle poche briciole di fiducia che si sono salvate dalla furia prepotente delle menzogne e ad aver chiesto loro di provare a salvare ciò che di buono restava.
Ed eccomi qui, adesso.
Sedicigiorni ai miei trent'anni.
Ventotto al mio terzo trasloco.
Cinquantanove al termine di questo 2017 che mi ha dato e tolto tanto.
Chissà se sarà in grado, in questo poco tempo che gli rimane, di concedermi ancora qualcosa.

Questo post è stato originariamente scritto su Swanza blog, da Ade. E' possibile copiarlo parzialmente o interamente e modificarlo, basta che il post originale venga linkato


2 commenti:

  1. Non mi ero mai posta la domanda se un giorno si smetta di cambiare. Mentre leggevo, la risposta che mi è nata subito da dentro è stata "Cristo, spero proprio di no". Mi spaventa l'idea di arrivare a un punto nella vita in cui non ci sia più nulla in cui migliorarsi, nulla per cui lottare, NULLA DI MEGLIO IN CUI SPERARE, ecco quest'ultima cosa proprio mi terrorizza. Sarà che sono una scassacazzi cronica e lamentosa, sarà per quello, o forse è perché l'idea di una forma finale e immobile di me e della mia vita mi ricorda molto la morte e allora meglio di no. Preferisco rompere le balle.

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  2. Neanche io penso si possa smettere di cambiare. Se lo fai una volta lo farai per sempre se non l'hai fatto allora non ti poni neanche il problema.
    Onestamente non so come non si faccia a cambiare anche solo idea su una cosa. Non che essere voltagabbana come il vento sia un modo di essere maturo ma neppure restare sempre sulle stesse posizioni per tutta la vita è segno di maturità.
    E poi sai che noia.

    Ma quanto mi mancavano questi post <3

    RispondiElimina

Grazie per aver fatto finta di non avere niente di meglio da fare che commentare il mio post... vi lovvo

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