sabato 31 marzo 2012

Tag di Primavera, mi pare.


Allora. Questo tag è carino. L'ho trovato sul blog di Fiona e mi son presa la licenza di copiarlo allegramente. Così. Giusto per fare quella un po’ frivola. E perché, onestamente, in negozio oggi non ho davvero un cacchio da fare. Purtroppo. Comunque.

Qual è l'ultimo acquisto che hai fatto? L'anellino sobrio che noterete qui sopra.
Quale sarà il tuo must have per la prossima stagione? Che?
Unghie lunghe o corte? Medio-corte. Vorrei vedere voi, a fare mille shampoo al giorno (see, magari) con le unghie da fatalona.
Rossetto o gloss? Burrocacao.
Stivali o sandali? Stivali. Siempre.
Abbronzatura sì o abbronzatura no? Ovvio che sì. Vi pare?
Profumo o acqua profumata? Profumo. Al cocco.
Stai già pensando alle vacanze estive? Da quando son finite l'anno scorso.
Occhi o labbra in primo piano? Occhi. Son fortunata, dai.
Hai già mangiato il primo gelato della stagione? Ovvio.
Borsa che mediti di acquistare? Fucsia. A tracolla.
Terra o blush? Se mi spiegate cos'è il "blush" ve lo dico volentieri.
Colore di ombretto preferito di questo momento? Grigio. O nero. Ma non lo metto mai. Cioè quando lo metto è perché me lo mette La Zia. Io sono impedita.
Palestra o dolce far niente? Desperate Housewives sul divano. Ma se mi ricordo faccio gli addominali.
Ombretti mat o shimmer? Che?
Shorts o mini? Shorts. Li ho puntati fucsia.
Mascara nero o colorato? Nerissimo.
Capelli lisci o ricci? Corti e con le punte sparate. Siempre. Ma quando li avevo lunghi in genere ricci.
Collana, bracciali o orecchini? Tutto. Più ne ho e più ne metto. Anche se le braccia in genere sono la zona preferita da agghindare. E più grossi sono e meglio è. I braccialetti, ovviamente. Cosa andate a pensare.
Color block sì o no? Che?
Su quale colore punterai? Fucsia.
Make up colori pastello sì o no? No.
Giornata al mare o in montagna? Mare. Possibilmente in Toscana tra le sue dolci e meravigliose colline.
Fondotinta in estate sì o no? No.
Vestitino lungo o corto? Corto. Siempre.
Pizzo sì o pizzo no? No. ma forse ho qualche canotta col bordino pizzato. 
Vacanze con le amiche o col ragazzo? Coll'uomo, che domande. Ma qualche giorno in Pugghia con La Zia ci starebbe, eh.
Parto con il minimo indispensabile o porto dietro mezza casa? Macché mezza. Tutta, che diamine.
Colletti mania sì o no? No.
Pantaloni fiorati sì o no? Ahahahah. Ma vi pare?

Concludo in bellezza.
Il Disturbatore: Cosa stai scrivendo?
Ade: Una cosa.
Il Disturbatore: Grazie.
Ade: E di che.

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venerdì 30 marzo 2012

Se solo potessero parlare


Forse non li mangeremmo. Forse la faremmo finita di crederli così dannatamente inferiori a noi. Tanto da esserci convinti, nel tempo, che non possano provare sentimenti. Né dolore. E che non abbiano una coscienza. Anche se, chi li uccide, le loro urla le sente. Vi pare? E un essere vivente non urla, se non sente male, se non prova niente. Ora. Io non sono il tipo che si mette a moralizzare sulle scelte degli altri, in genere. Ma si avvicina la Pasqua. Quindi si avvicina la carneficina di agnellini. E questo mi fa incazzare parecchio. L'altro giorno mentre camminavo per andare al lavoro ho visto sulla vetrina di un negozio un cartello con scritto "Se sentissi quanto piango, non mi mangeresti". E la foto di un agnello. Piccolo. Splendido. E indifeso. E ho pensato. Che coraggio, cazzo. Esporre alla propria clientela così sfacciatamente il tuo pensiero. Pur sapendo che tanti, troppi, non saranno d’accordo con te. Avrei voluto entrare, guardarlo in faccia e stringergli la mano. Ti stimo, gli avrei voluto dire, e anche tanto. Quindi ecco. Questo è il mio pensiero. Questa sono io. Il mio agnello, per Pasqua, sarà di marzapane. E spero non solo il mio. Pace.

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giovedì 29 marzo 2012

Ci sono cose

Sì. Ci sono cose che, quando siamo bambini, non ci dicono. È naturale, ci proteggono, lo fanno per amore, lo fanno perché non sono in grado di spiegare cose che per una mente innocente sarebbero terribili, o semplicemente complicate. Io adoro i bambini. E amo i miei, di bambini. I miei tre cuccioli innocenti. I miei splendidi fratellini. Loro sì, che tirano fuori il meglio di me. Avevo 15 anni quando è nato il primo. E senza di lui non andavo più da nessuna parte. Giravo per il quartiere fiera, con lui nel passeggino che faceva le linguacce e rideva. Guai a chi me lo toccava. Quante litigate, per difenderlo dai coglioni del Bronx. Che, per scalfire il mio sguardo d'acciaio, tentavano il tutto e per tutto. Persino a spese di un bambino, cazzo. Certe cose le ricordo come se fossero successe ieri. Io non sapevo vederlo piangere. E, pensavo, per lui voglio il meglio. Voglio che abbia tutto quello che un bambino deve avere. Voglio che non sia mai triste. Voglio che la sua vita sia speciale. Ma, ovviamente, tutto questo non è possibile. Lui cresce e così gli altri due. Io non sono più a casa e li vedo così poco che quando sono con loro me li spupazzo tutti, fino alla nausea. Spesso mi sento in colpa per non essere più lì. Accompagnarli a scuola, andarli a riprendere e portarli al parco. In estate il gelato, i tiri al pallone, i cartoni animati, i compiti insieme. Mancano, queste cose. E diventa difficile accettare che la loro vita ora corre su un binario diverso dalla mia. Che le domande importanti non le fanno più a me, ma alla mamma o al papà. Che non sono più lì per far loro il bagnetto, che una volta volevano fare solo ed esclusivamente con me. Li sento ancora gridare "No! Io il bagno con te non lo faccio! Voglio la tata! Lei è più brava e mi fa ridere! Tu mi butti il sapone negli occhi!". Non sono più lì per convincerli a mangiare le verdure, passando tutto il tempo a raccontar loro come diventeranno forti e belli mangiando tante zucchine. Come Superman, tata? Sì, amore, proprio come lui. Adesso posso solo correre dopo il lavoro alle riunioni con le insegnanti e tentare di reprimere l'istinto omicida quando le vedo dire al mio bambino che deve impegnarsi di più. E a lui scorron giù lacrime sul viso. Si guarda i piedi ed io penso che vorrei prenderlo e portarlo via di lì, dopo aver dato una testata a tutti. Posso scappar via dal negozio un po’ prima e farmi quasi un'ora di strada per mettermi sul divano a studiare storia per la verifica. Perché, dice mamma, lui studia solo con te. Ma rimane, comunque, sempre poco questo tempo che ho per loro. Vorrei averne di più, solo questo. Vorrei raccontare loro mille storie. Leggere libri insieme e portarli in giro a vedere cose che non hanno visto mai. Per vedere i loro occhi brillare come solo quelli di un bambino. E, ancora adesso nonostante i cinque anni che son passati da quando non vivo più lì, ogni tanto lui mi guarda. E, tutto serio, mi domanda. Tata, ma quando torni a vivere con noi? E a lui non mento, no. Glielo spiego, ci provo. È dura ma, lo sai nano, da me tu avrai sempre e solo verità.

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mercoledì 28 marzo 2012

Muffin CioccoAranciati/OrangeChocolate Muffin


Ecco. Siccome sto per andare all'amatissimo corso, vi posto velocissimamentissimamente i  miei ultimi muffin. Così. Giusto per fare finta che questa giornata andrà bene. Che io non mi incazzerò. Che non litigherò con nessuno. Che non imprecherò selvaggiamente. E che non ingoierò un sacco ma proprio un sacco di saliva amara per trattenermi dal dire cose estremamente cattive. Cosa che, però, non sono sicura che riuscirò a fare. Ma va bene. Avrete ormai capito che ultimamente i muffin sono la mia passione. Sì, dai che l'avete capito. Riguardo a questa faccenda, ovviamente, c'è una spiegazione. Prima di scoprire questi dolcetti mi dilettavo nella preparazione di diverse torte. Però. I muffin sono veloci da fare, pratici da maneggiare (nel senso che se abbiamo fretta ne acchiappiamo uno e ce lo mangiamo in macchina senza rischiare che ci si spatasci addosso al primo morso), sono carini (sì, l'ho detto. non vi sembra una risposta troppo convincente, per caso?!), posso farne tanti e di gusti diversi e, cosa piuttosto importante e per niente relativa, io sono estremamente monotona e abitudinaria. Perciò, finché non mi sarò nauseata da sola a forza di prepararli, sì, non smetterò di postare ricette di muffin. Spero di essere stata abbastanza chiara. E adesso basta cazzeggiare. Che le aspiranti estetiste mi aspettano ansiose. Puah.

Ingredienti/ingredients:
  •  250 grammi di farina 00/250 grams 00 flour
  • 100 grammi di zucchero grezzo di canna/100 grams brown sugar
  • un vasetto di yogurt bianco intero da 125 grammi/125 grams white yogurt
  • due uova/2 eggs
  • 3/4 di bustina di lievito vanigliato in polvere/3/4 sachet baking powder
  • scorza di mezzo limone/half lemon peel
  • scorza di un'arancia/orange peel
  • 100 grammi cioccolato fondente/100 grams dark chocolate
  • 70 grammi di olio extravergine di oliva/70 grams olive oil
  • una presa di sale/a pinch of salt
Preparassiòn:
Allora. Solite robe, vi pare? Mischiate le uova, lo zucchero, il sale, la scorza del limone e dell'arancia con la frusta elettrica finché non diventa spumosella. Poi. Aggiungete a filo un po’ di farina. Mescolando assai. Aggiungete l'olio. Altra farina. Lievito. Altra farina. Yogurt. Finite la farina. E fate pure una piccola pausa per riposare il povero braccio. Ecco. Finito? Avete fumato la sigaretta? Fatto pipì? Bene. Spezzettate il cioccolato grossolanamente e sparatelo nell'impasto. Riempite gli stampini (non avete ancora preso quelli in silicone fighissimi?? male. molto male) e infornate a 170° gradi per circa 20/25 minuti. Oh, questa volta sono riuscita a non bruciacchiarli sotto, eh? Faccio progressi. Sì, sì lo so. Non c'è bisogno di applaudire. Grazie, grazie mille.
Preparation:
-First, whisk the sugar with eggs, salt and the orange and lemon peel.
-Then, add some flour, oil, still flour, baking powder, yogurt and the chocolate grossly chopped.
-Next, fill the muffin pan and bake 170° for about 20/25 minutes.
-Finally, let cool down and eat them! They are fabulous!

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martedì 27 marzo 2012

Per cominciare bene, rissa!

Ecco. Ieri ho imparato un sacco di cose. Intanto che Il Disturbatore non è in grado di non telefonarmi per qualche futile motivo nemmeno quando sono alla laurea di una mia amica. Insomma. Mentre lei discuteva la tesi a me vibrava il telefonino. Ho fatto un tentativo in extremis mettendo giù la chiamata. Ho pensato, capirà. No. Mi arriva all'istante un messaggio su whatsapp. Testuali parole. Rispondi cazzo. Son dovuta uscire. Sul più bello, ovviamente. E li ho pensato. Boh, gli starà morendo qualcuno fra le braccia, sarà stato investito da un camion o qualsiasi altro avvenimento catastrofico che possa giustificare un tale disturbo. No, certo che no. Lui voleva dirmi che era appena arrivato il corriere con i miei prodotti. Eh beh. Un'altra cosa simpatica che ho appreso nella fantastica giornata di ieri è che sono molto portata alla rissa. No, cazzata. Questo lo sapevo già da un pezzo. Comunque. Ho scoperto che con uno sguardo assassino prolungato metto paura. L'ho allegramente sperimentato su una ragazzina del corso che pensava di essere simpatica. Ho scoperto anche di essere trasparente. Sì. La gente mi frega il posto al tornello della metropolitana come se io non fossi per niente lì, con la mano a penzoloni che stringe l'abbonamento pensando, digrignando i denti, a quanto la gente sia maleducata, e si prende gli insulti continuando a camminare come se nulla stesse accadendo. Qualche anno fa gli avrei lanciato una scarpa. Ora no. Sono adulta, cacchio. Non si fanno certe cose. Ma andiamo avanti. Ho scoperto che se qualcuno lascia il suo profilo facebook aperto sul mio pc, scrivere sulla sua bacheca "puzzo parecchio" potrebbe non essere una buona mossa. Soprattutto se si tratta di persone permalose che potrebbero poi mandarti sms con scritto "non abbiamo più niente da dirci". Cioè, ma vi sembra? Ad ogni modo. Ho imparato che le giacchine azzurre son carine ma addosso a me fanno tanto bidella di scuola elementare. Ho imparato che se ti fai i capelli biondo platino ma il tuo colore naturale è nero, ti prego, fai qualcosa per le sopracciglia. Ho imparato che anche a me piacciono molto le mie gambe ma questo non mi farebbe sentire giustificata ad indossare shorts e infradito di gomma il 26 di Marzo. A parte che, voglio dire, le infradito di gomma al mare o in piscina, vi pare? Ho imparato che non sono in grado di smettere di fissare una camicetta trasparente da cui si intravede un reggiseno sportivo a top. Sì. Di quelli che ti schiacciano prepotentemente le tette. Non gliela faccio proprio. E, fossi stata più irriverente, giuro che sarei intervenuta. Ma soprattutto, e qui lo dico qui lo nego, ho imparato che se mi faccio un sacco di risate su tutto ciò che mi accade e sulle cattiverie che il mio cervello elabora durante il giorno (ogni tanto, lo ammetto, mi sento in colpa), seduta in macchina con il mio bel fidanzato percorrendo l'infinita strada che ci separa dal mondo reale a casa nostra, tutto prende un'altra piega. E sì. Diventa molto più divertente.

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venerdì 23 marzo 2012

Vedi di non morire

Che dire. Fenomenale questo tizio. Uno di quei libri che quando hai finito di leggerlo preghi che l'autore ne abbia scritti minimo minimo altri cento. E invece no, cacchio. Josh Bazell ne ha scritto uno. Ma per la miseria se gli è venuto bene. Insomma. C'è questo tipo, no? Che la mafia ci ha fatto fuori i nonni. E, detto in parole povere, lui con la mafia finisce per farci amicizia vera. Ovviamente dopo aver fatto secchi i due bastardi che hanno premuto il grilletto. Lui è un vero duro, accidenti. Li spacca tutti. E questo il capo dell'organizzazione lo sa. E anche bene. Perciò comincia ad assoldarlo per certi lavoretti. E così lui diventa il Killer Numero Uno. Finché non succedono un po’ di casini, ecco. E lui si ritrova nel programma protezione testimoni e diventa medico. Ma mica un medico qualunque. Un medico coi controcazzi. Incazzato, cinico e simpatico da morire, lasciatevelo dire. Mi fanno impazzire i suoi asterischi. Roba tipo: “Gli abbiamo fatto un PCA*. *Vorreste sapere cosa significa? Nemmeno ve ne importasse qualcosa.” Sei un genio, Josh. Sul serio. Ad ogni modo. La storia è un mix tra la sua vita di dottore e i racconti della sua vita da killer. Finché le due cose non si mischiano quando tra i suoi pazienti ritrova una vecchia conoscenza. Che, con una telefonata, lo mette nella merda fino al collo. Riuscirà ad uscirne? Dico, stiamo parlando di uno tosto, qui. Mica cazzi. Comunque. Fantastico questo libro, davvero. Sparatevelo che non ve ne pentirete affatto. 
Quasi mi dimenticavo. Tra l'altro Di Caprio (che io amo alla follia) ne ha comprato i diritti e, si spera, che presto ne farà un film. Con lui nella parte del fighissimo medico killer. I love this.

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giovedì 22 marzo 2012

Ok


Allora. Premetto che ieri mi hanno fatto girare veramente le palle. Col risultato che mi è andato a rotoli il pomeriggio. Sì. Perché io quando mi incazzo poi non c'ho più voglia di fare un accidenti né tanto meno di parlare con qualcuno. L'unica persona a cui ho rivolto parola è stato un tizio dal tabaccaio che mi ha braccata per farmi un'intervista ridicola (ok e adesso tocca un'icona colorata, su. da brava.) per una marca di sigarette a cui ho risposto con un'acidità tale che penso si sia pentito immediatamente di avermi fermata. O forse no. Perché ieri ero anche parecchio figa. O per lo meno io mi sentivo così. Prima che mi trucidassero i coglioni e mi si sciogliesse tutto il mascara. Beh. Per calmarmi mi sono comprata del cioccolato e mi sono fatta venire il culo a strisce per il troppo tempo passato seduta su una scomodissima panchina a leggere. Per quantificare, circa tre ore e mezza. Comunque. La cosa bella di questa giornata è la mia sciarpina nuova. Che io amo profondamente. Quella brutta è che mi sono messa le scarpe nuove (no. non quelle nere. ne ho comprate un altro paio, ovvio.) e, camminandoci, mi son resa conto che mi fanno un male di quelli che ti fan venire voglia di imprecare pesantemente. Ora. Pensate che rinuncerò ad indossarle? Assolutamente no. Anzi. Sono qui che sto analizzando il problema per trovare al più presto una soluzione. E giuro che se non la trovo divento una bestia. Sbaverò e mostrerò i denti e masticherò qualche piastrella. Comunque. Oggi è Giovedì e io odio il Giovedì e quindi già so che non potrò aspettarmi nulla di buono. Se sbrano qualcuno, però, vi avviso. Promesso.

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martedì 20 marzo 2012

Tagliatemi le mani

Sì. Io non so resistere a certe cose. Boh. Sarà una patologia congenita, che ne so. Qualcosa insito nella mia struttura cerebrale che non posso proprio cambiare, mio malgrado. Insomma. Passeggiavo per corso Buenos Aires e la mia attenzione è stata profondamente attirata da un cartello fucsia (io adoro il fucsia!) che citava. 40% di sconto. Mmm, interesting. Ci sono pochi negozi che io adoro con tutta me stessa. Uno di questi è Pimkie. E lo adoro non solo perché ha un sacco di cose fighe. Ma anche perché ci sono spesso sconti  fuori dal periodo saldi. Ecco. Siccome ero un po’ giù di corda causa litigata con La Madre (peraltro scatenata da motivazioni che danno sull'assurdo), ho deciso di entrare, armata di una grande consapevolezza: mi sarei scatenata. Questo perché già dalla vetrina ho notato una cifra di colori sgargiantissimi. Morale. Ho speso un sacco di soldi che non avrei dovuto spendere. Ma non sono certo qui per farmi la predica da sola. Anzi. Sono qui per mostrarvi quanto questi soldi siano stati spesi bene.


Scarpine lullosine che lumavo da tempo orsono (e che spero stiano bene con gli swanza. e nel qual caso sto già rimuginando di accattarmele anche marroncine..)
Giacchina molto rossina che con la kefiazza rossa e nera sta da God
Magliettina fuffosamente blu
Magliettina fuffosamente fucsia
 



Magliettina e basta
 

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lunedì 19 marzo 2012

Va bene

Allora. A questo punto vi racconterò qualcosa del corso che frequento. Sto posto è una specie di scuola per estetiste, no? Che pullula di ragazzine deficienti. Non che io voglia togliere qualcosa alla categoria delle sedicenni, s'intende. Ma queste sono davvero cretine, non so se mi spiego. Comunque. Sto postaccio fa anche corsi privati a strapagamento. Ed io mi sono iscritta a uno di questi. Manicure, per intenderci. Oggi sono entrata in classe e ho detto ciao. Che da parte mia è già un enorme passo avanti. E sto gruppetto di disadattate sento che mormora cose tipo. No quindi oggi facciamo le mani? No ma io volevo fare il massaggio. Che palle e giù di lì. Una addirittura dice vabbè io vado a casa che non ho voglia di perdere tempo. E se n'è andata, eh? Cioè qui dentro ognuno fa quello che più gli gira. Ad ogni modo. Arriva l'insegnante, in ritardo come di consueto. Sì perché doveva bere il caffè e quant'altro. Qui funziona così, pare. E chiede alle alunne chi di loro ha voglia di prestarsi per farsi fare le mani da me. Morale. Hanno tutte la ricostruzione. Bene. No perché io invece di tempo da perdere ne ho a bizzeffe. E il bello è che ho pure pagato per venire qui a fare niente. Cosa che so fare benissimo anche da sola, ovviamente. Insomma. Alla fine una di ste tusette, sempre con aria piuttosto scazzata, acconsente a farsi fare un massaggio alle mani. Certo. Una di quelle cose difficili difficili, no? Ecco. E ho passato due ore così. No, dico. Do forse l'aria di essere una stronza patentata se affermo che non vedo l'ora che tutto questo finisca? No, ditemelo eh.

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Banana Muffin



Eccoli. Li ho bruciacchiati un po' sotto ma va bè. Comunque buoni, se vi piace la banana. Che detta così suona un po' male ma va bene lo stesso. Devo scappare al corso quindi non mi dilungherò. Ma so che non vi offenderete, o no?

MUFFIN ALLA BANANA

Ingredienti/ingredients:
  • 250 grammi di farina 00/250 grams 00 flour
  • 100 grammi di zucchero grezzo di canna/100 grams brown sugar
  • un vasetto di yogurt bianco intero da 125 grammi/125 grams white yogurt
  • due banane mature/2 bananas
  • 3/4 di bustina di lievito vanigliato in polvere/3/4 sachet baking powder
  • scorza di mezzo limone/half lemon peel
  • 70 grammi di olio extravergine di oliva/70 grams olive oil
  • una presa di sale/a pinch of salt
Preparazione:
Allora. Schiacciate bene bene le banane con lo zucchero, la scorza di limone e una presa di sale. Aggiungete a filo la farina continuando a mescolare. Aggiungere l'olio. Ancora farina. Poi il lievito e lo yogurt. Il tutto sempre mescolando. Sì, lo so. Avere quattro braccia sarebbe più pratico. Comunque. Finite di mettere la farina e mischiate bene. Riempite gli stampini per muffin e via in forno a 170° per 25/30 minuti. Teneteli sott'occhio, comunque. Che io coi tempi sono un disastro.
Buona giornata... e auguratemi buona fortuna. Ma mica per me, eh. Per le mie compagne di corso. Che non ne sbrani nessuna. Si sa mai.
Preparation:
-First, mash the bananas with sugar, lemon peel and salt.
-Then, mixing it, add some flour, the olive oil, still flour, baking powder and yogurt.
-Next, fill the muffin pan and bake 170° for about 25/30 minutes.
-Finally, let cool down and eat them all!

Attention: this recipe is good for people who like bananas very very much!

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domenica 18 marzo 2012

Io la Domenica mi punto la sveglia

Sì. Perché altrimenti sono in grado di dormire ad oltranza. Ed è una cosa che odio. Perché la Domenica, porcaccia la miseria, io non la posso, non la devo sciupare. E se mi alzo a mezzogiorno mi ci vuole un attimo ad arrivare alle 18 e questo significa che la giornata sta per finire ed io no, non me lo posso permettere. Infatti oggi è stata una giornata estremamente costruttiva. Stamattina ho fatto i muffin (sì, posterò a breve un'altra ricetta), ho strappato pagine interessanti dalle riviste, ho guardato due episodi di Prison Break e tre delle Desperate Housewives, ho preparato il pranzo, ho messo a caricare l'e-book perché è da un sacco che non lo accendo, ho fatto una cosa che non vi dirò, ho fumato due drummini, ho pelato le patate per stasera, ho mangiato biscotti al cioccolato e bevuto il succo e adesso mi preparo un bagno caldo con l'ultima pallina profumosa della Lush che mi ha regalato al compleanno La Giallona. Sì. Lo so che la doccia è più ecologica. Ma noi il bagnetto lo facciamo in due e Mister Planet dice che è anche meglio. Se non conoscete Mister Planet dovete ascoltare Virgin Radio. Cosa che io faccio tutti i giorni, tutto il giorno. Quello che invece non ho fatto è mettere a posto i miei vestiti sparsi per la camera da letto. E fare andare la lavatrice. E lavare i piatti. E innaffiare le piante sul balcone (ho freddo. io ho sempre freddo). E anche altre cose che non starò ad elencare perché sono troppe. Però. Però non me ne frega un accidenti perché oggi è Domenica ed è l'unico giorno in cui posso fare quello che mi va. Domani devo pure andare al corso e al pensiero mi viene la morte. Solo che ho già bigiato tre volte e proprio non lo posso più fare. Dannazione. Comunque. Sono soddisfatta perché nonostante la mia insegnante sia una fregnaccia e ogni volta che arrivo a scuola, a qualsiasi ora io arrivi stanno tutti facendo merenda e durante la lezione sono più le volte che questa sparisce e non si capisce bene dove cazzo va, ieri ho fatto la manicure a Mister Ade (che mi odia profondamente per questo) e, a parte aver tentato di tranciargli via un pollice, tutto sommato gliel'ho fatta proprio bene. Adesso ha le mani belle belline e morbidine come il culo di mio fratello prima dell'eritema da pannolino. Adesso telefonerò alla Madre che son tre giorni che stranamente non si fa sentire. Devo salutare un nano che domani parte con la scuola e sta via una settimana. Sigh sigh. I miei nani sono tre ed io li amo profondamente. Anche se dopo tre ore sola con loro potrei vomitare, lo ammetto. E poi sono a dir poco terribili. Ormai è quasi un anno che sono inguaiata con sto apparecchio ai denti ma il nano numero uno ogni volta che mi vede mi chiede con la sua vocina simpatica "Tata ma che cos'hai in bocca? Sembri un mostro." Ed io lo vorrei picchiare. Forte. Però è una cosa che non si fa. Perché io sono adulta e devo ragionare da adulta. E i bambini, si sa, sono la bocca della verità. Ma io gliela chiuderei volentieri con la spillatrice, ogni tanto. Però poi lui mi viene vicino e mi dice "Lo sai che ti voglio tanto bene? E tu?" Ed io mi sciolgo come una medusa morta sulla spiaggia. Sì. Non avrei potuto trovare paragone più azzeccato.

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sabato 17 marzo 2012

Io dico no alla vivisezione, e voi?


OGNI ANNO
MILIONI DI ANIMALI 
MUOIONO DI ATROCI MALATTIE
 
VENGONO FATTI AMMALARE NEI LABORATORI,
USATI PER TESTARE OGNI COSA,
DALLE MEDICINE AI COSMETICI AI DETERSIVI.
QUESTI TEST NON SONO SOLO CRUDELI.
SONO ANCHE INUTILI E DANNOSI.
GLI ANIMALI SOFFRONO COME NOI,
MA NON SONO COME NOI.

Come ogni dannatissimo anno, vado in piazza a mettere la mia firma contro la vivisezione. Nella speranza che serva finalmente a qualcosa. Il 17 - 18 e il 24 - 25 Marzo la Lav (Lega anti vivisezione) sarà in moltissime piazze italiane con i suoi volontari coraggiosi a cercare di far capire alla gente che no, la vivisezione non serve a un cazzo. E che sì, noi la possiamo fermare. Tutti insieme. Se ne avete voglia, poi, potete anche farvi lasciare qualche foglio e raccogliere personalmente le firme di tutti i vostri amici, parenti, conoscenti ecc. che magari sono un po’ restii ad avvicinarsi ai banchetti e riportarli dove li avete presi o anche spedirli alla sede centrale della Lav (c'è scritto comunque tutto su ogni modulo). Troverete, inoltre, le uova di pasqua realizzate con cioccolato equo-solidale (buonissime!). Sul sito della Lav (che trovate qui) c'è l'elenco di tutte le piazze che ospiteranno i banchetti. Se poi avete tempo di navigarci un po’ potrete trovare informazioni utili sulla vivisezione e sui cosmetici cruelty free. Per chi fosse a Milano come me i ragazzi della Lav vi aspettano in piazza San Babila dalle 10.00 alle 17.00. Un piccolo gesto per una grande causa. Pace.

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Il mio matrimonio combinato



Jasmine ha ventidue anni e poche certezze. Sa che le piacciono gli animali, ma non riesce a finire l'università per diventare biologa. Sa anche di non essere un granché nei rapporti con le persone. Proprio come suo padre, iraniano trapiantato in America. Quando viene riportata a casa dopo il fallimento universitario scopre che quel padre che conosce così poco e persino la madre ex cheerleader che più frivola non si può hanno in serbo per lei un matrimonio combinato. Cosa che lei, ovviamente, non ha nessuna intenzione di accettare. Mentre si oppone con rabbia ma anche con ironia e sarcasmo alla volontà dei genitori, Jasmine intraprende una strada di conoscenza della sua persona e della sua famiglia. Scoprirà che il suo papà, così strano, misterioso e così diverso dal papà americano che arrostisce salsicce in giardino che ha sempre sognato e immaginato, a suo modo la ama profondamente. Scoprirà che la sua mamma, all'apparenza una donna così debole e succube del marito, è in realtà forte e perfettamente in grado di prendere in mano la situazione. Ma soprattutto capirà ciò che vuole dalla vita, riuscendo a conciliare i suoi desideri con le aspettative dei genitori. Mi aspettavo un romanzo triste. Uno di quei romanzi che ti raccontano come, in certi paesi, la volontà delle donne conti così poco. Ma ho scoperto ben presto che in realtà stavo leggendo una storia leggera, delicata e divertente. Adoro il sarcasmo della protagonista. Il suo dire sempre quello che le passa per la testa. E, perché no, anche il suo modo di reagire piuttosto istintivo e infantile. Insomma, giudizio globale molto buono. Approvato!


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Ho fame

È la mia più tipica espressione. Sì. Perché io adoro il cibo. E il cibo adora me. Insomma noi ci amiamo. E si sa che quando due si amano niente e nessuno li potrà mai ostacolare. Ecco. Io la mattina mi sveglio e il mio primo pensiero è la colazione. Caffè e muffin. Succo di frutta e toast con la marmellata. Spremuta e fetta biscottata con la nutella. Che poi non è nutella vera perché a me piace di più quella del discount che viene tipo dalla tedeschia. Mmm. Comunque. Quando arriviamo a Milano a volte facciamo una seconda colazione perché abbiamo di nuovo fame. Caffè e brioche. Sì. Io e Mister Ade siamo fatti l'uno per l'altra. Intorno alle 10 pero il mio stomaco sta già urlando. Ha bisogno di altro cibo. Così attacco quello che ho a disposizione in negozio. Patatine, crackers, tè coi biscotti, noccioline. Cioè è una cosa a cui davvero non posso sottrarmi. Poi arriva l'ora di pranzo ed ecco che mangio di nuovo. E vado avanti così tutto il santo giorno. Il mio pancino chiede di essere riempito circa ogni due ore. Sarà mica una malattia? No perché io proprio mi sento svenire se non ingurgito qualcosa eh? Quando avevo 18 anni pesavo dieci chili in più. Ero grassottella e non mi piacevo neanche un po'. Però devo avere un metabolismo rapido come pochi. Perché nel giro di qualche mese tra sport e mangiar sano li ho persi tutti, quei cacchio di chili di troppo. E ho dovuto rinnovare il guardaroba. Che disdetta. Io poi che odio fare shopping con tutta me stessa. Sì, sto facendo dell'ironia. Ma andiamo avanti. In effetti a guardare la cosa da un'altra prospettiva il fatto di perdere e mettere su peso così velocemente è controproducente. Vedi sezione smagliature. Ma ormai voglio bene anche a loro. Ci ho dato anche i nomi, per sdrammatizzare. Ho sentito dire che se non si vuole ingrassare basta non colpevolizzarsi ogni volta che si mangia qualcosa che non si dovrebbe. Prenderla con filosofia, insomma. Leggevo anche da qualche parte che se si è a dieta e si ha una voglia intensa di cioccolato o di patatine o quant'altro è meglio fare uno strappo alla regola e mangiarne piuttosto che stressarsi a manetta perché non lo si può fare. Perché è il cervello che fa tutto, per la miseria. Decide lui. Per quel che riguarda lo sport posso dire che mi piace un sacco. Mi sono anche comprata uno step, di recente. E mi metto li tutta convinta un quarto d'ora al giorno a fare su e giù. Lo faccio per il culo. Perché sto invecchiando, porca zozza. E non voglio rammollirmi. Anche se io e lo sport abbiamo un rapporto strano. Ma io ho un rapporto strano un po' con tutte le cose. Nel senso che sono estremamente pigra. Anche se una cosa mi piace farla, eh. Il problema è cominciare. Poi vado via liscia, superato il problema inizio. Quando lo supero. Per esempio mi piace un sacco camminare. Ma non ho mai voglia. Perché penso cose tipo "Seeee finoallàà??". Però se mi prendi, mi posizioni in direzione e mi dai una spintarella poi lo faccio e sono felice. Perché posso ascoltarmi l'iPod in santa pace. E svoltare giù di là. Così mi compro la focaccia.



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venerdì 16 marzo 2012

Oggi no. Non ci sto dentro.

Sono fuori fase. Ho il mal di testa e pure il ciclo. Questo significa che le cose che in genere mi danno fastidio oggi mi danno fastidio di più e le cose che in genere non mi danno fastidio oggi mi danno fastidio. Ecco. Dopo aver ripetuto la parola fastidio ad oltranza posso ufficialmente decretare di essere parecchio infastidita. Rischio di traumatizzare il prossimo con qualche rispostaccia. C'è il sole. Ed io vorrei essere ovunque meno che chiusa qui dentro. Nel cesso del negozio a tentare di fumare un drummino che mi si è spento e non va più l'accendino. Potrei sempre tentare di darci fuoco con gli occhi come Clark Kent. Ma forse non sarebbe opportuno. Anche perché se avessi questa capacità credo che sarebbe la fine per molti. L'unica cosa che mi ha dato un po' di soddisfazione oggi è stato leggere l'intervista sullo stile di vita vegetariano a Margherita Hack su Tu style. Ormai sono diventata una collezionista di riviste femminili. Quando le scarto settimanalmente dal mucchietto riservato alle clienti me le porto a casa e le rileggo, estrapolando le cose che mi interessano di più. Il tavolino del salotto è diventata la loro dimora, per la gioia del mio fidanzato (ma le devi portare per forza a casa? Ma non le puoi buttare?). Vi chiederete, ma non hai di meglio da fare? Può essere. Ma non me lo ricordo. Se mi va bene ovvero se riuscirò a mettere piede fuori di qui prima che cali la notte, andrò a comprarmi un libro e qualcosa di colorato. Così. Per tirarmi su il morale. In fondo basta così poco per rendermi felice.

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Considerazioni traumatiche

Sta per finire la stagione degli stivali, porca zozza. Me ne sono resa conto questa mattina e così ho deciso che li metterò tutti a rotazione finché non verrà il momento dei sandali e a quel punto sarò felice perché vorrà dire che potrò tirare giù gli swanza da sopra l'armadio. In realtà vorrei comprare un bel paio di anfibiozzi aggressivi. Magari colorati. E vedere se con gli swanza ci stanno o meno. Li ho visti su una tipa e l'avrei picchiata. Forte. Ma va bene. Sono in negozio e da qualche parte nel palazzo stanno facendo come di consueto i lavori. Sfonda di qui, sfonda di qua. Giusto per rompere i coglioni a me. Ci sono delle volte che non ci si può parlare dal casino che fanno. Cose tipo. "Mi passi la lacca?" "Cosa? No oggi non l'ho ancora fatta la cacca ma se la faccio ti avviso!". Psicolabilizziamoci un po’. Insomma. Sono in una fase di stanca. La mattina apro i cassetti e mi viene da piangere. Prima di trovare qualcosa da mettermi so che tirerò fuori quasi tutto. E la sera mi toccherà rimettere a posto e non ne avrò nessuna voglia perciò ammucchierò il tutto sul comò e la vita andrà avanti fino a che non avrò una crisi di nervi e urlerò contro al mio fidanzato perché la casa fa schifo. E lui farà finta di essere dispiaciuto e mi darà una pacca sulla spalla. Oppure mi dirà che non gliene importa un fico secco perché lui sta giocando ad Assassin's Creed e la vita è bella. Anzi cucina, donna. Tutto questo perché? Perché io mi sono stufata dei soliti colori e voglio le cose sgargianti. E non le ho. Cioè sì le ho ma sono poche e dopo un po’ mi rompo di metterle perché ne voglio di nuove. Sì. Io avessi una carta di credito illimitata sarei la rocker più felice della terra. Comprerei tante cinture con le borchie. Una rossa. Una gialla. Una blu. E occhiali da sole di tutti i colori. E sciarpine sgargianti. E magliette con i teschi. E braccialetti di finto cuoio tanto grossi. E anelli d'acciaio tanto grossi anche quelli. E mangerei tanti gelati e tanta pizza. Insieme. E non lavorerei più. Mi chiuderei in casa a scrivere nelle giornate di pioggia. Cucinerei un sacco di cose cantando a squarciagola. E nelle mattine di sole mi butterei sotto un albero al parco a leggere i libri. E annoterei i particolari che mi acchiappano delle persone. O delle nutrie. O delle anatre. O anche dei cani. Io adoro i cani. Ma non posso averne uno perché a casa non ci sono mai. Sto sempre a sgobbare in questo stupido negozio. E mi meraviglio ancora oggi dopo anni dell'idiozia della gente. Qualche volta penso che dovrei raggrupparle tutte le loro cazzate e scriverci un libro. E non è mica detto che non lo farò. Forse un giorno. Quando arriverò a casa a un orario decente e non dovrò alzarmi alle 5 del mattino. Quando mi sveglierò e realizzerò che non me ne frega un cazzo. In realtà il mio sogno segreto sarebbe andare a vivere in una cascina lontana lontana. Su una collina. Vicino al mare. E avere tanti animali che mi scorrazzano intorno e preparare le verdure che mi sono coltivata io. Anche se quando vedo un insetto urlo. Mmm. Facciamo che alle verdure ci pensa Mister Ade. Che tanto viene con me. Perché un pochino lo vorrebbe anche lui. Io raccolgo le mele. E le pesche. Le ciliegie però no. Ve l'ho già raccontata quella delle ciliegie? Temo di no. Beh. L'anno scorso ho preso tante ciliegie nella mia cascina bio preferita. Quanto erano buone! Ne ho mangiate a bizzeffe. Finché non ne ho vista una un po’ ammaccata. E allora l'ho aperta, per vedere se fosse abitata. E lo era. Così mi è venuta la fobia e ne ho aperta un'altra. Ed era abitata anche quella. Così le ho aperte tutte. E si. Erano tutte con l'ospite. Inutile dirvi che mi si è rivoltato lo stomaco. Lui mi parlava e mi diceva "Cosa hai fattoooo!! Cosa hai fattooo!!". Da allora non ho più mangiato ciliegie. E penso che non ne mangerò mai più. La cosa interessante, però, è che quando sono tornata la volta dopo in cascina ho spiegato alla Donna Mm Mm (amorevolmente chiamata così perché non l'ho mai sentita dire altro che Mm Mm. A parte una volta che mi ha detto che avevo dei bei pantaloni. Swanza, ovviamente. Ed io mi sono sentita tanto orgogliosa) cosa mi era successo lei mi ha guardata con un'espressione di intenso stupore e mi ha detto "Beh? Quindi non hai potuto mangiarle?". Mi sono immaginata dall'altra parte del banco che le stringevo il collo alla Homer Simpson urlando "Brutta Bacarospa!!". E me ne andavo con le mie zucchine sottobraccio. Intonando I'm reckless dei Papa Roach. Mente perversa.

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giovedì 15 marzo 2012

No cioè

Che stamattina c'ho un brufolo terrificante su una guancia. Lui vuole dialogare, addirittura. Vuole che facciamo amicizia. Pretende solidarietà. Perché, dice lui, fare il brufolo è un lavoro dimmerda. E a lui proprio non ci piace. Voleva fare il camionista, come suo nonno. Gli sarebbe piaciuto viaggiare per il mondo con il suo grosso carico di banane. E fermarsi la notte all'autogrill a mangiare la rustichella. Ma suo padre non ha voluto. Diceva che non era lavoro per lui. Non era adatto, insomma. Tanto per cominciare non aveva la panza. E, si sa, che i camionisti devono averla per forza. È un dato di fatto. Poi bisognava che sapesse guidare. E avere la vista buona, anche. Ed essere forte abbastanza per scaricare le casse. E lui queste qualità non le ha mai avute. E non le ha nemmeno ora. È anche miope, pare. E la cosa lo rende infelice parecchio. Ha provato altri lavori, comunque. Ma dice che non era portato. Non ci sapeva fare, con la gente. Così suo papà all'ennesimo licenziamento se l'è presa moltissimo. E l'ha spedito a fare il brufolo. Perché non ci vogliono molte abilità, per questo. E la pagnotta a casa qualcuno la deve pur portare, no?


 

  
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mercoledì 14 marzo 2012

Non ci sono per nessuno

Ecco. Ci sono dei periodi in cui proprio non mi va di interagire con il prossimo. Tutto ciò che voglio è starmene seduta a leggere il mio libro del momento. Non che di solito io sia poi così propensa alle chiacchiere, diciamo. Ma ci son volte che sì, lo sono ancora meno. E posso essere anche più acida del solito. La persona che più risente di questo mio stato d'animo è Il Disturbatore. A lui, si sa, i chiacchiericci ci piacciono assai. E in genere io tendo a dare risposte tipo "mmm", "mm mm", "ah ah", a qualsiasi sua domanda o richiesta, offendendolo parecchio. Ma va bene. La cosa che però determina le nostre litigate è quando lui decide che è ora di farsi i fatti miei. Cose tipo "Ma cosa scrivi, le tue memorie?" o anche "Guarda che mi devi rendere partecipe di quello che fai". Sì, a questo punto potrei cominciare a pensare seriamente di castrarlo. Un'altra cosa che mi disturba abbondantemente è il telefono. Non si sa mai come potrebbe reagire agli insulti il malcapitato che me lo fa squillare quando non dovrebbe. E qui voi direte, beh, spegnilo. Niente di più facile. Però no, non si può fare. E posso dirvi anche il perché. Le poche volte nella mia vita in cui non ho risposto in maniera fulminea al telefono o, peggio ancora, l'ho spento, sono successe cose paragonabili a delle catastrofi. Tipo gente che mi immagina appesa per un piede ad un lampione in corso Buenos Aires con la gola tagliata che muoio dissanguandomi. O tipo gente che mi immagina annegata in una piscina piena di persone che non vedono il mio cadavere a parte chi mi sta immaginando lì, sul fondo della vasca con il corpo gonfio e bluastro. Sto esagerando, penserete. Lo faccio sempre. Ma, credetemi, cose simili son capitate davvero. Dunque io no, non posso spegnere il telefono. E no, non posso evitare di rispondere. La persona che assalgo di più in questi periodi è La Madre. Sì. Perché La Madre è in grado di chiamarmi anche una quindicina di volte al giorno. Robe tipo: “Sì ciao ti chiamavo perché sono sul treno e mi sto annoiando”. O anche tipo: “Ciao niente volevo sapere cosa stai facendo”. E, penserete voi, carina dai. Sì, carina. Ma non vi ho ancora detto delle conversazioni che cominciano con "Ciao, ho bisogno di un favore enorme...". Ecco, giusto per elencarne qualcuna: "Ciao puoi chiamare il mio commercialista e dirgli che papapapapapà?". "Tuo fratello vuole un gatto, lo trovi?". "Devo uscire per una ventina di ore, vieni a guardare i bambini?". "Mi fai una ricarica?". "Chiami la mia collega e le dici che non vado perché sto male?". "Chiami la mia responsabile e la minacci per me?". Lo so. Nelle vostre menti il termine "carina" è già sparito da un pezzo. Succede così anche a me. Perciò potrete capire perché quando vedo il suo nome sul display mi preparo il tono di voce con cui dovrò dire pronto. C'è quello seccato, quello finto impegnato, quello che vuole dire "Adesso mi hai davvero rotto i coglioni". Col tempo ho anche imparato a non sentirmi più in colpa quando, alla fine di una telefonata, mi fa la vocina offesa come per farmi capire che, a causa mia, il mondo presto finirà. Ed io potevo davvero salvarlo. Milioni di vite sulle mie spalle. Come fai tu, acida del cazzo, a non capire l'importanza del favore che mi devi fare? Comunque. Lei è la mamma. Quindi nonostante tutto non può, proprio non può smettere di volermi bene. E nemmeno io. Ecco. Quindi poi la richiamo e la sfotto un p’'. Così può insultarmi e ce la ridiamo di gusto. Va bene così.


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martedì 13 marzo 2012

La bambina nata due volte




Questa è la storia di tre donne. Forti, ribelli, indipendenti, sognatrici. Pajarita, Eva e Salomè. In un Uruguay di fine '800 una bambina viene alla luce con la morte di sua madre. Subito odiata dal padre, sparisce in circostanze misteriose dopo pochi giorni dalla nascita. La vecchia zia guaritrice e il fratellino Artigas non smettono mai di cercarla e lei ricompare il primo giorno dell'anno 1900, in cima all'albero più alto del paese. Viva. Forte. Sana. Un miracolo. Ogni inizio secolo, laggiù, accadeva un miracolo. Pajarita fu il loro. Una bambina misteriosa con uno straordinario talento per curare con le erbe qualsiasi malattia. La vita di Pajarita si incrocia con il giovane Ignazio. Un ragazzo italiano di Venezia, venuto nel nuovo mondo per scappare ai demoni che si erano impadroniti della sua famiglia. I due si sposano e sono felici. Ignazio costruisce quella che sarà la loro casa a Montevideo, città che ospiterà gran parte della storia. La coppia ha due splendidi bambini e tutti fila liscio finché la crisi non colpisce il paese e il giovane si lascia trascinare via dal suo brutto passato. Comincia a bere e una notte picchia la moglie e fugge via per non tornare più. Pajarita deve tirare avanti e diventa famosa per i suoi poteri curativi abbastanza da sfamare lei e i suoi bambini, soprattutto la bimba che porta in grembo. Eva. E qui la storia si fa contorta, intricata. I personaggi si intrecciano tra di loro e tu, che leggi, non puoi fare nulla se non amarli e divorare parole per sapere come, cosa, perché. Eva perde l'infanzia e, coraggiosa, affronta il suo diventar donna per poi fuggire in un altro paese insieme al suo amato che l'abbandonerà poco dopo, per farsi ritrovare anni dopo in circostanze inaspettate. Si sposa con un uomo facoltoso dal quale avrà due bambini. Roberto e Salomè. Con cui farà ritorno al suo paese dopo essere stata esiliata dall'Argentina. Deciderà di restare, senza il suo uomo ormai non più suo. Salomè cresce e capisce che la sua famiglia è piena di segreti e leggende. Sua madre è piena di segreti. E lei, a sua volta, si circonderà di segreti che la porteranno ad essere una donna rivoluzionaria. Un romanzo affascinante. Tre generazioni di donne unite tra loro in un paese in continuo cambiamento politico. Amore, forza, coraggio, storia, passione. Ho sofferto e gioito con queste bambine. Con queste ragazze. Con queste donne. Meraviglioso. Nient'altro da aggiungere.

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lunedì 12 marzo 2012

Il dolce far niente


Ed ecco che è appena iniziata una nuova settimana. Sì, sono di buon umore. Mister Ade è stato via tutto il weekend e ho appena finito di sbaciucchiarmelo prima di lasciarlo andare in ufficio. Io ho passato gli ultimi giorni con La Zia a oziare fantasticamente. Volete sapere cosa abbiamo fatto sabato sera? 



Esatto. Il nulla più assoluto. Alcool, patatine, gelato e tante chiacchiere. Facciamo schifo, ne ho ormai preso coscienza. Ieri La Zia ha lavorato tutto il giorno ed io ho fatto la bella lavanderina fino all'ora di pranzo che lei tornava a casa e sono andata a prenderle la pizza. Sì, lo so. Sono un'amorevole mogliettina. Quando però è tornata al lavoro io mi sono stesa sul letto e mi sono fatta un pomeriggio come non me ne facevo da tempo. Ho preso un libro (bellissimo, tra l'altro. di cui vi parlerò non appena l'avrò finito) dallo scaffale della mia amica e mi ci sono immersa per ore e ore e ore. Non avrei potuto chiedere di meglio. Sono uscita dal trans solo alle sette meno un quarto, quando mi sono resa conto che La Zia stava per rientrare e dovevo ancora farmi la doccia. L'idea era di andare al Blender. Cosa che ovviamente non è stata fattibile considerando che siamo arrivate lì davanti alle otto e mezza, ora in cui non trovi un tavolo nemmeno se ti metti a spargere banconote da 100 euro. Perciò siamo andate a mangiare cinese, demoralizzate. Tornate a casa piene come il banco frigo del supermercato quando è appena arrivata la merce, abbiamo indossato i pigiamini e ci siamo guardate, come di consueto, i nostri programmi della buonanotte. Questa volta ci siamo dovute accontentare di quello della donna incinta che non sapeva di essere incinta e lo scopre solo quando gli esce il bambino e, più divertente, quello sulle malattie imbarazzanti. Morale ci è quasi passato il sonno dal ridere. Ma non per le malattie in sé, ci mancherebbe. Noi siamo in grado di prendere per il culo qualsiasi cosa, non so se si era notato. Comunque vi risparmierò i dettagli, per il momento.
Buona giornata!

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venerdì 9 marzo 2012

Noi festeggiamo così

 
Considerate che è sabato e sono le otto del mattino. E va bene. Considerate che ieri ho finito di lavorare un'ora dopo causa cliente che mi si presenta parecchio in ritardo e cerca pure di rifilare la colpa a me. Voi non capite il nervoso. Ad ogni modo. Adesso sono nella casetta incantata della Zia e mi sto ascoltando i Negrita. Forse sarebbe anche il caso che io mi vestissi per andare a lavorare, ma non ne ho nessuna voglia. E non mi contraddite, grazie. Prima di tutto voglio raccontarvi come abbiamo festeggiato la festa della donna in ritardo io e La Zia. Io volevo andare al cinema a vedere "Quasi amici". A proposito, ma che orari dimmerda hanno adesso i cinema? Cioè 19.35 il primo spettacolo? Ma una volta non era intorno alle 20.30? O mi sono rincoglionita io tutta d'un colpo? Vabbè. Comunque alla fine abbiamo rinunciato e ci siamo sedute sul marciapiede, ingurgitando panzerotti di Luini e prendendo per il culo qualsiasi essere umano ci passava davanti. No perché noi siamo donne costruttive e non ci perdiamo mai d'animo. Mai. Infatti La Zia non faceva altro che dire cose tipo "Ma ti rendi conto che lei ha un marito ed io no?". E giù a ridere. Che volete farci, chi ci ama ci prende così come siamo. Insomma. Quando ho deciso che i miei piedi stavano cominciando a ghiacciarsi abbastanza per i miei gusti ho cominciato a pressare la mia amica per trovarci un altro passatempo. Notare. Lei sarebbe rimasta lì a sparare a zero sui passanti anche tutta la notte. Intrepida. Dunque. A questo punto ho fatto la cagata della serata. Ho pronunciato queste paroline magiche: "Zia, andiamo alla Feltrinelli?". Ecco. Per noi era giunto il momento di morire e sotterrarci. Immaginerete che siamo state lì dentro otto ore. E immaginate bene. Io ho preso tre libri di Palahniuk che mi mancavano (e mi sono trattenuta assai. anzi. se devo dirla tutta non è che mi sono proprio trattenuta. è che avevo finito i soldi. ma son piccolezze, no?) e La Zia ha preso una cosa come sette libri e ho dovuto trascinarla via a forza. Per i capelli. Ah e abbiamo anche giocato con un maialino di gomma che faceva "Onk onk" e abbiamo fatto ridere la gente seria che cercava libri seri. Uscite da quel luogo della perdizione, ci siamo avviate verso la SuperSmart e siamo tornate a casa. Io mi sono messa il pigiama del Venerdì sera e ho tirato fuori tutte le mie riviste nuove (si, io adoro certe frivolezze!). Che poi non sono mie ma del negozio. Giuro che dopo le riporto. La Zia, invece, ha messo a nostra disposizione tutta la sua esperienza e ha preparato due bei VPL con torta mimosa annessa. Che donne di mondo, eh? Così, dopo esserci alcolizzate, ingozzate di schifezze e aver letto e commentato tutte le riviste disponibili ci siamo messe sotto la copertina e abbiamo guardato un programma che si chiamava tipo AAA abito da sposa cercasi. E poi un altro che invece era una cosa tipo AAA vestito da damigella cercasi. Urgente. Inutile dirvi che mi sono addormentata di sasso. Ora, sì. È giunto il momento, gente. Potete deriderci. Avete il mio permesso. Forse è il caso che io vada davvero, adesso. Buona giornata!!

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giovedì 8 marzo 2012

Alle mie donne

 

Oggi è la festa della donna. Posso dire la mia? Sticazzi. Comunque. Voglio cogliere l'occasione di questa inutile festività commerciale per dedicare un post alle mie amiche. Devo dirvi che queste donnine che fanno parte della mia vita si contano sulle dita di una mano. Sapete che sono poco socievole, no? Però ci sono persone che restano. E le mie amiche si, sono rimaste. Alcune. Quelle buone, diciamo. Altre le ho perse strada facendo. E, vi dirò. Vivo lo stesso. Ma andiamo avanti. Per non ritrovarmi a dover dare poi spiegazioni di qualsivoglia genere lo dico ora e non lo ripeto più. Donne, non vi  metto in ordine di importanza. Perciò non voglio sentire cose tipo "Ah brava hai messo prima lei di me vuol dire che le vuoi più bene. Ed io chi sono, eh?". No perché io lo so, che poi va a finire così. Sciocche che non siete altro. Ad ogni modo. Le mie amiche sono tutte belle. Sono tipe toste. E sono piene di difetti, come me. Le amo anche per questo. E, a modo mio, ve le voglio presentare.
Amica, ci sei tu. Ti ricordi il primo sguardo che ci siamo lanciate? Si, quello lì. Quello il cui significato da parte di entrambe era una cosa tipo "Troia! Ti spacco!". È da quell'occhiata che non ci siamo più lasciate e, spero, mai ci lasceremo. Certo, abbiamo litigato. Parecchio, anche. Ma quante ne abbiamo combinate insieme? E quante volte ci siamo prese per mano e abbiamo superato i momenti difficili? Noi no, non siamo amiche che si abbracciano spesso. Ma tu sei l'unica che volendo riesce a strapparmi un abbraccio. Niente gelosie tra di noi. Nemmeno la più banale. E se voglio dirti una cosa, so che non ce n'è bisogno, perché l'hai già capita. Amica, undici anni insieme e non sentirli.
Amica, ci sei anche tu. Ti ricordi la prima volta che abbiamo rotto la barriera dell'asocialità che ci contraddistingue e abbiamo deciso di uscire insieme? È stato divertente, o no? Noi ci insultiamo, ci cazziamo a vicenda e ci prendiamo in giro. E tu sei avanti, donna. Lo sei più di chiunque altro, me compresa. Sei sempre con i piedi per terra. Anche se credo che a volte sogni un po' anche tu. Tu sei quella dei pensieri e dei consigli più crudi. Quelli che nessuno osa mai darti. E ci sei sempre e comunque. Anche quando non avresti voglia di esserci. Noi non piangeremo mai insieme e forse non ci prenderemo mai per mano. Ma non ce n'è bisogno. E questo lo sappiamo io e te. E nessun altro. Amica, quando ti sposi (dai che prima o poi...) facciamo i bagordi. E chiamiamo i nostri figli Eugenio e Abelardo. Non mi dire che non ci stai.
Amica, eccoti qui. Eravamo bambine quando ci siamo viste per la prima volta. Ma di quante cazzate abbiamo parlato? E ti ricordi, i tuoi libricini sulle pantegane? Uno dei pochi ricordi divertenti che mi resta di allora. E quante volte ci siamo difese l'un l'altra dalle perfidie dei compagni di classe? E adesso, dopo tutti questi anni, non potremmo essere più diverse. Tu non potresti essere più fantastica di così. A te non frega niente di quello che pensa la gente. Non ti importava nemmeno allora. O forse eri brava a non darlo a vedere. Ma eri la mia roccia. E per questo ti ammiravo e ti ammiro anche ora. Sei sempre sincera, con me. E quando vuoi dire una cosa la dici. Punto. Amica, grazie di esserci sempre stata, nonostante i miei innumerevoli cambiamenti. Abbiamo mai litigato? Non ricordo. Ma ne dubito. Non si può litigare con te. 
Amiche, che dire. Vi voglio bene. E ve ne vorrò sempre. Che slancio di romanticismo, eh? Mica ve la aspettavate questa, vero?

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